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Editoriale

Ambiente: una speranza nella caccia


martedì 9 giugno 2009
    

Una nuova era è alle porteIn attesa di avere un quadro più chiaro e definito dei risultati elettorali relativi soprattutto alle europee, su cui sicuramente ci sarà da riflettere, cerchiamo di fare un ragionamento sull'ambiente, il problema dei problemi anche per chi pratica l'attività venatoria.

Secondo certe analisi, la caccia, insieme alle altre attività intimamente connesse alla natura, potrebbe trovarsi presto a essere oggetto di un cambio di rotta generale rispetto al modo di concepire il mondo e le sue risorse. La partita della rivalutazione dell'attività venatoria, oggi più che mai,  passa infatti attraverso  una nuova idea di progresso sempre più legato all'utilizzo consapevole dei beni naturali in cui essa in particolar modo può fungere da modello, quale metodo di saggio utilizzo delle risorse  nel rispetto degli equilibri della vita sulla terra.

Proprio pochi giorni fa, in occasione della giornata mondiale dell'Onu per l'Ambiente, il mondo è tornato a riflettere sulle nuove possibilità di “un pianeta più verde e più pulito”, per cui, secondo gli auspici del segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon e del commissario europeo per l'ambiente Stavros Dimas, occorre “una nuova intesa mondiale”.

Questa volta pare si faccia sul serio, forse si è finalmente al di là dei soliti proclami che  hanno finora relegato l'ambiente in un angolino di contorno, con alleanze che hanno fissato impegni spesso disattesi e ignorati (vedi protocollo di Kyoto). Siamo giunti, sembra, di fronte a una vera e propria rivoluzione dettata dal mercato.

Non si esagera nell'affermare che i giorni che verranno vedranno gettare concretamente le fondamenta di quella che potrebbe rappresentare una svolta nel modo di concepire l'utilizzo delle risorse naturali, anche e soprattutto in relazione al profitto, unico reale motore della politica economica mondiale.
La giornata dell'Ambiente, istituita appositamente per richiamare l'attenzione dei Governi e dei cittadini sul tema dei cambiamenti climatici e delle politiche a favore del verde, si inserisce ora in quello che è un nuovo e crescente clima (o moda?) di attenzione verso la sostenibilità, che sta gradualmente contagiando  le economie di diversi paesi.

Il nuovo atteggiamento, complice da una parte il dilagare della crisi economica e dei suoi effetti che hanno fatto saltare piuttosto velocemente alcune di quelle che potevano essere considerate “certezze” nel modo di concepire gli investimenti, dall'altra lo stravolgimento politico–economico–strategico globale - che vede non più un unico grande paese come gli Stati Uniti alla guida del mondo ma una realtà ben più variegata con l'affacciarsi di nuove potenze economiche -, può seriamente rappresentare un New Deal dell'ambiente.

Se non fosse così, non staremmo a dialogare su queste che ad alcuni potranno sembrare “remote” possibilità; basta solo riflettere sul fatto che un colosso come la Cina si è posto al centro della questione, proponendo di diventare leader nella lotta alle immissioni di Co2

Una vera e propria conversione (ricordiamo che la Cina è il paese più inquinante del mondo e che negli ultimi 5 anni ha aumentato le sue immissioni di gas tossici dell'11 per cento), che trova le sue ragioni nel mero profitto ma che apre la porta ad orizzonti finora inesplorati.

La novità è che, per fortuna, chi investe in energie rinnovabili e nella sostenibilità attiva nuove dinamiche di crescita economica, tant'è che, sempre la Cina si appresta a finanziare con 220 miliardi di dollari l'industria del verde, del risparmio energetico e delle nuove tecnologie mirate ad una corsa verso una sempre più bassa emissione di gas nocivi nell'atmosfera. Segue a ruota l'amministrazione Obama (che già aveva mostrato un atteggiamento di apertura in questa direzione installando  8300 megawatt di impianti eolici, un record storico) che destina all'interno della manovra di rilancio dell'economia americana 112 miliardi di finanziamenti pro ambiente.

E in Europa?

Forse il vecchio continente non avrà la stessa audacia di queste due superpotenze, ma ha intrapreso questa strada già da tempo e la stessa aria di rinnovamento tira anche qui. Il business delle energie rinnovabili dà già lavoro a 1,4 milioni di europei e a fronte dell'obiettivo di raggiungere il 20 per cento di energia pulita entro il 2020, reso noto dalla Commissione UE; molti altri se ne creeranno. In testa alla corsa al verde c'è da un pezzo la Germania che sta raccogliendo i risultati degli investimenti già effettuati e punta a raddoppiare il peso delle energie pulite entro una decina d'anni.

Il ruolo delle amministrazioni pubbliche si rivela di fondamentale importanza ma una grande attenzione arriva in particolar modo dai privati che hanno investito 140 miliardi di dollari in un anno nelle fonti rinnovabili, 30 milioni in più del totale degli investimenti negli idrocarburi e nelle altre energie fossili (petrolio, metano, ecc.), che resteranno peraltro insieme al nucleare determinanti per la produzione di energia, anche se la sfida si sposterà su come impiegarle meglio.

Molto probabilmente presto verrà lanciata sul mercato la prima auto elettrica accessibile a un vasto pubblico, un settore su cui già Cina e Usa stanno lavorando senza sosta. Ma non si parla solo d'auto, la rivoluzione sta per essere applicata in ogni ambito e presto il risparmio energetico diventerà una regola nella produzione di qualsiasi oggetto. Secondo il nuovo presidente degli Stati Uniti è fondamentale che ambiente e profitto viaggino sugli stessi binari. 

Le elezioni europee dello scorso 6 – 7 giugno confermano l'attenzione del pubblico a queste nuove politiche in favore dell'ambiente:  i Verdi in Europa raggiungono i 54 seggi e guadagnano ben 3 punti in percentuale rispetto alle scorse elezioni (tranne i vetero - ambienatlisti italiani, verdi solo dalla rabbia, perchè non raggiungono neanche la quota minima del 4 per cento nella coalizione Sinistra e Libertà).

Nel quadro complessivo tracciato non si può far altro che prendere atto della grande opportunità che ci si prospetta, quella di partecipare attivamente alla costruzione di un nuovo modello economico–sociale sempre più e sempre meglio legato alle tradizioni e alla vita di campagna, questa volta ponendoci con il nostro bagaglio di esperienze in prima fila, anche come cacciatori e cacciatrici, a partire dalla promozione di un'educazione ambientale che punti a formare generazioni sempre più consapevoli.

Per ottenere questi risultati bisognerà coinvolgere una sempre più vasta fetta di popolazione attraverso iniziative di vario genere che puntino a far conoscere questo sconosciuto mondo dell'arte venatoria ai più (ben vengano feste della caccia, sagre, eventi culturali, incontri nelle scuole) e soprattutto quello che già da tempo e ovunque, seppur nel silenzio più assordante, stiamo facendo per la conservazione e gestione del terriorio e della fauna selvatica. 

“I governi non riescono più a mentire: di fronte al rapido deterioramento del pianeta sono stati messi con le spalle al muro. Nessuno potrà più fare finta di niente. La terra ci sta chiamando”, queste le parole di Vandana Shiva, una delle maggiori voci mondiali in tema di ambiente che facciamo nostre e che cerchiamo di imprimere nella nostra mente e nelle nostre coscienze. Ora serve davvero il contributo di tutti. Noi, per davvero, possiamo fare la differenza.

Cinzia Funcis

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19 commenti finora...

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Complimenti per l'articolo.

da Persico 03/08/2009 23.51

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Egr. sig. dubbioso, i cacciatori non solo si interessano e salvaguardano l'ambiente, ma danno dei consugli e delle soluzioni affinchè l'ambiente venga migliorato o ripristinato il danno, pur troppo, ella converrà che, la soluzione ambiente è diventato un affare e di conseguenza non danno seguito alle aspettative, si è spiegato perchè non intervengono per migliorare o controllare la salvaguardia dell'ambiente gli organi competenti degli uffici comunali del territorio ed ambiente, cosi dicasi degli uffici provinciali e reggionali, se questi uffici funzionassero come dovrebbero non ci sarebbero stati soldi assegnati per le varie associazioni ambientaliste. Cordialmente

da Sparviero 02/07/2009 15.37

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Fabrizio ti ho letto con molto piacere. Grazie.

da Arrigo 14/06/2009 17.37

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

L' uomo non e' un animale sociale come sosteneva Aristotele, perche' quasi tutte le specie animali sono sociali, compresi i ratti o le formiche. L' uomo e' un essere etico, cioe' capace di creare un contesto di valori condivisi con gli altri uomini, e il valore etico di ciascuno di noi - cioe' l' onore- e' la credibilita' della sua parola di fronte ai suoi pari. Ecco perche' gli uomini (veri) non mentono, non ingannano, sanno essere solidali, cooperano per il bene di tutti, e lottano per difendere cio' in cui credono. E qui ritorniamo al cacciatore, guerriero e navigatore, Ulisse: quell' Ulisse che e' nel dna di ognuno di noi, quel predatore sempre teso al superamento dei propri limiti, che deve essere piu' intelligente della preda quando caccia, piu' astuto e valoroso della concorrenza quando lavora, o del nemico quando e' in guerra, piu' curioso e coraggioso di qualsiasi altro animale quando esplora terre o mari sconosciuti, dotato della piu' insaziabile voglia di conoscenza e di scoprire cose nuove e fin dove riesce ad arrivare: perche' questo e' l' uomo, questa e' la via che ci portera' dalle palafitte ad altri pianeti, e questo e' il senso del progresso del genere umano, cioe' l' anima stessa della nostra specie, il senso della vita, sia della nostra specie che di ognuno di noi. Questo e' l' uomo che Dio Onnipotente ha voluto. Gli antiumani, gonfi di odio contro il genere umano e noi cacciatori in particolare, vuole farci chinare la testa e farci vergognare di essere cacciatori e di essere uomini! ma noi andiamo avanti a testa alta! perche' e' proprio questo il momento di lottare e di mostrare la misura della nostra determinazione: o ci salveremo assieme, con la forza di volonta' e la solidarieta', oppure scompariremo uno ad uno separatamente, falcidiati dalle menzogne dei nostri nemici. Siate orgogliosi di essere cacciatori.

da fabrizio 14/06/2009 14.00

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

bravo fabrizio. Tutto sta nell'equilibrio, che solo l'uomo su questa terra è in grado di valutare. Chi si comporta diversamente, cacciatore o non cacciatore, fa prevalere la sua parte animale. Forse fa il suo interesse, ma non fa quello della sua progenie e dei suoi simili.

da emmanuel 14/06/2009 10.44

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Cari amici cacciatori, Non a caso viene evocata, senza demonizzarla -almeno per una volta- la figura del cacciatore. Nel ventiseiesimo canto dell' Inferno della Divina Commedia, Dante, tra le altre anime, trova anche Ulisse (cacciatore di cinghiali) e non mi pare un caso che il sommo poeta abbia messo in bocca proprio a lui quel versetto cosi' celebre : "considerate la vostra semenza: fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" . Non e' un caso perche' Ulisse e' l' archetipo, la radice e la sostanza dell' uomo come noi lo intendiamo: non un ruminante che sa solo brucare erba e defecare, ma un essere che fin dai suoi primordi sulla faccia del pianeta Terra ha sempre lottato per difendersi ed emanciparsi dalla schiavitu' della natura, che non e' madre come ingenuamente si potrebbe pensare, ma matrigna. Contro le asperita' del clima, i terremoti, il freddo, la fame, la sete, le altre specie animali, cioe' contro la natura, non per distruggerla ma per sopravvivere. hanno imparato a dominare il fuoco, a lavorare i metalli, a usare la ruota, ad allevare gli animali, a costruire i propri rifugi, a curare le proprie malattie, e via dicendo, fino ad arrivare alla soglia della colonizzazione di altri pianeti. Come? con l' intelligenza, le proprie mani e l' interazione con altri uomini basata su lealta', solidarieta' e fiducia reciproca: ecco cos' e' il c.d. contratto sociale, che si basa sulla fiducia e sulla lealta' fra gli uomini. Ebbene, gli uomini coltivano, cacciano, pescano, costruiscono, elaborano il loro pensiero, progettano, immaginano e realizzano, camminando lungo il sentiero del progresso del genere umano, perche' se ne sentono -comunque- parte e lo amano, mentre altri sanno solo mentire, denigrare, svilire questo progresso, colpevolizzare l' uomo.

da fabrizio 12/06/2009 18.22

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Come vede Sig. Dubbioso il suo pensiero non ha raccolto gli insulti che si aspettava. Perchè li dava per cosi scontati, anzi certi? Forse le sue certezze non sono così tanto fondate? Il bene tutto da una parte e il male dall'altra come nella migliore tradizione ambientale Italiana e quando il male si chiama CACCIA allora il colpevole è trovato. L'aspetto con me sul furgone alla prossima uscita a raccogliere i sacchetti domenicali appesi come palle di natale agli alberi dei nostri monti, sa ora è caldo e il turista non si porta gli avanzi in macchina: Puzzano!

da Vittorio 10/06/2009 20.00

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Vorrei aggiungere a quanto detto da Ezio che gli stessi misfatti avvengono anche in campo libero con gli sfalci dei contadini, o con il bruciare le stoppie.

da claudio di anzio 10/06/2009 9.43

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

PER IL SIG. EZIO. Qualora fosse interessato a concederci un pò del suo tempo saremmo lieti di conoscerla per meglio approfondire i suoi pensieri. Può farlo con una mail da inviarci tramite la sezione "Amici di BigHunter". Cordialità. REDAZIONE BIGHUNTER MAGAZINE.

da REDAZIONE BIGHUNTER MAGAZINE 10/06/2009 8.31

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

.... iniziative più opportune. E poi, forse, da noi, per definirsi amici della natura o degli animali, è sufficiente avere in tasca una tessera di qualche associazione ambientalista, magari regalata con l’uovo di Pasqua e soprattutto essere anticaccia. Così si ha la coscienza a posto! Rimango e rimaniamo sempre in attesa che gli organismi regionali preposti valutino la possibilità di istituire una norma che obblighi i costruttori e gli agricoltori, rispettivamente ad installare ed utilizzare congegni idonei allo scopo sopra accennato e che tutti gli Ambiti territoriali di caccia intendano il loro compito non solo come mera, seppur oculata (e ci mancherebbe pure!), gestione finanziaria delle più o meno cospicue risorse economiche ma che buona parte delle stesse venga utilizzata per una reale riqualificazione ambientale e conseguente tutela della fauna. Senza habitat idonei non può esistere ciò che speriamo. E’ l’ambiente che determina il successo o meno di una determinata specie e non è certo la caccia, così come la intendiamo noi, ad incidere negativamente. In questo caso specifico, sempre e solo a titolo di mero esempio, affittare quei prati, peraltro in piena ZRC, sarebbe stata una mossa del tutto sconsiderata da parte dell’ATC? La domanda, ovviamente, è retorica. Ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti." APPENA APPENA "SFORNATA" ED INVIATA ALLA REGIONE, ALLA PROVINCIA ED AGLI ATC ... AVRà QUALCHE ESITO??? DUBITO...COME VEDI "DUBBIOSO" QUALCHE DUBBIO CE L'HO ANCH'IO, PERò HO ANCHE LA CERTEZZA CHE DELLA SALVAGUARDIA DI HABITAT E FAUNA GLIENE FREGA VERAMENTE A POCHI...

da Ezio 09/06/2009 22.46

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

"Proprio ora mi hanno riferito che, durante lo sfalcio di alcuni prati ubicati in una zona ripopolamento e cattura della zona in cui vivo, sono state distrutte UNDICI covate di fagiano, con l’uccisione delle relative madri. Sono anni, forse decenni, che ...omissis...., tentiamo di sensibilizzare chi è preposto alla gestione faunistico ambientale (responsabili degli A.T.C., Uffici pubblici competenti,…..) circa l’importanza, tra le altre cose che qui non andrò a menzionare perché già invocate a noia, per la conservazione della fauna selvatica, e mi riferisco chiaramente non soltanto a quella cacciabile e comunque non solo ai fagiani, ovviamente, l’applicazione, particolarmente alle macchine agricole utilizzate per lo sfalcio dei prati, di congegni idonei. le così dette “barre di involo”, tali da consentire se non la salvaguardia delle uova o dei piccoli, almeno la fuga degli animali adulti durante dette operazioni. A scanso di strumentalizzazioni varie, preciso che è lungi da me il voler attribuire agli agricoltori qualsiasi tipo di responsabilità. Loro si limitano a lavorare con i mezzi che hanno a disposizione per mantenere “in piedi” la loro azienda e so che non è facile, essendo io stesso figlio di agricoltori e vivendo da sempre in campagna. Ma a fronte di svariate dichiarazioni in favore dell’habitat e della fauna, non ultime quelle dei presidenti degli ATC CN3 “Roeri”, CN4 “Alba-Dogliani” e CN 5 “Cortemilia”, i quali promuovono e sostengono assurde limitazioni nei confronti di pochi cacciatori, motivandole anche con la necessità di salvaguardare determinate specie, poi si assistono a questi veri e propri disastri, che si ripetono negli anni, senza che alcuno prenda il benché minimo provvedimento. Naturalmente, a distanza di tanto tempo, continuo e continuiamo ad essere una “voce nel deserto”, mentre in vari paesi europei, quelli veramente attenti alle problematiche ambientali e non solo ai facili “slogan”, sono ormai state concretizzate da tempo le i

da Ezio 09/06/2009 22.41

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Carissimo dubbioso, ma se per poter continuare a sparare, fosse anche in modo strumentale, ci occupiamo tutto l'anno della tutela e del ripristino dei nostri boschi o dei nostri ambienti umidi, magari in modo più concreto e assiduo di tanti ambientalisti salottieri o capaci solamente di mobilitarsi per tentare di fermare i cacciatori, spiegami che male ci può essere?

da claudio nuti 09/06/2009 21.42

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Caro dubbioso, per essere uno dubbioso hai un sacco di certezze ...

da Ezio 09/06/2009 20.37

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

caro dubbioso oltre che dubbioso sei anche poco informato o forse ti fa comodo esserlo. dalle mie parti gli unici che tengono pulito i boschi ,il greto dei torrenti ,il sottobosco,che tengono ancora in vita le pozze d'acqua sono i caccitori,gli alpini e i volontari che per qualche domenica regalano il loro tempo libero x ripulire quello che falsi amici della terra e della natura lasciano nei piknik.

da roger BS. 09/06/2009 19.58

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

ehm scusate signori cacciatori, ma perché continuate a fingere di interessarvi di questi problemi? quello che vi preme e continuare a sparare, o no?? anzi vi porgo una domanda: sareste disposti ad occuparvi solo della salvaguardia dell'ambiente, della flora e della fauna lasciando a casa il fucile? quanti di voi sarebbero disposti a farlo? grazie per l'eventuale risposta, anche se so già che arriveranno per lo più insulti, ma non importa.

da dubbioso 09/06/2009 19.36

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Tutto vero, tutto giusto, ecc ecc ecc e ci mancherebbe pure. Intanto conosco almeno un atc nelle cui casse girano 400mila euro l'anno che ne spende TRE MILA per il recupero ambientale... Solo un piccolo fatto per rendere l'idea di come venga intesa da molti l'attenzione all'ambiente. No habitat, no selvatici...TUTTI, anche quelli non cacciabili. Ciao. Ezio.

da Ezio 09/06/2009 19.29

Re:Ambiente: una speranza nella caccia

Per quello che è di mia conoscenza, i Verdi Europei sono di molto diversi dai nostri. Per cui confido che si possa dialogare in maniera costruttiva

da Angelo Ge 09/06/2009 14.44

Re:Ambiente: Una nuova era è alle porte

E’ tutto vero ciò che ha scritto Claudio Nuti, ed ovviamente l’editorialista. Non è sufficiente intercedere con la coscienza della gente per far comprendere le nostre ragioni. E’ necessario creare business! I parchi funzionano per la loro capacità di creare indotto economico. La ricerca delle fonti rinnovabili, l’interesse per l’energia alternativa, le grandi opere a salvaguardia ambientale smuovono le coscienze delle persone nel momento in cui hanno la capacità di creare profitto. In assenza di questo, al massimo si provoca solo indignazione. Per conseguire un risultato etico è necessario l’obiettivo pratico, il risvolto economico, il benessere fisico ed immediato. La raccolta differenziata per esempio funziona bene nei Comuni che si sono attrezzati con leggi ferree e soprattutto con controlli validi dai quali può scattare anche il reato penale per chi non la pratica. Se ci si limitasse ad una campagna di sensibilizzazione senza creare parallelamente il pericolo di toccare il lato economico della gente, solo una bassissima percentuale agirebbe a fin di bene. La stessa caccia, fintantoché costituisce una risorsa economica, posti di lavoro ed un grosso introito per lo stato non può venire sradicata da una ideologia che punta esclusivamente alla sensibilizzazione. Funziona invece quando si sottrae territorio per creare il business-parco. Per questo ritengo determinante, accanto ad una necessaria e corretta comunicazione, creare l’interesse economico che induca verso il nostro mondo. Il turismo “eco-sostenibile” per esempio, inteso come conoscenza della cultura rurale di un luogo, non escludendo le attività umane, caccia in primis, potrebbe essere una buona idea.

da massimo zaratin 09/06/2009 14.18

Re:Ambiente: Una nuova era è alle porte

La storia ci insegna che le ideologie che si limitano a fondare la loro capacità di modificare l’esistente unicamente sulla forza delle idee non fanno molta strada. Se invece per affermarsi riescono a dar vita a regimi totalitari, grazie alla personalità di qualche leader, sono destinate prima o poi a crollare sotto il peso delle loro responsabilità. E così gli ambientalisti della domenica spesso, quando la stagione è buona, preferiscono andare al mare. Solo se si riescono a coniugare nuove idee ed interesse materiale delle persone (inteso anche come migliore qualità della vita oltre che come risposta a bisogni oggettivi e soggettivi) è possibile perseguire obiettivi ambiziosi in modo costruttivo a con ampie possibilità di successo. In questo senso occorre guardare con interesse alle attività economiche connesse alla tutela ambientale. E in questo senso è oggi più che mai necessario, non ostante le posizioni miopi e oltranziste dei verdi nostrani, costruire una sorta di “compromesso storico” tra cacciatori e ambientalisti, in quanto i primi, proprio in virtù della loro grande passione, sono interessati alla conservazione ed alla salvaguardia dell’ambiente quanto e più di ogni altro. Certamente a patto di farla finita con la parcomania a tutti i costi…

da claudio nuti 09/06/2009 12.33