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Editoriale

FILIERA: i primi passi


lunedì 23 dicembre 2019
    

Cinghiale
 

Come sappiamo, il Governo, sollecitato da più parti, ha dato il via a tutta una serie di proposte normative per regolamentare il consumo e la vendita della selvaggina cacciata. Sulla spinta associazionistica (fondazione Una in primis) e istituzionale (Regioni, Province, Atc, Università) si sta affrontando il tema della filiera delle carni selvatiche, già realtà in evoluzione in diverse regioni (Emilia Romagna, Lombardia, ecc.) in modo organico e pragmatico. Dopo il convegno all'Università di Lodi del novembre scorso, qualcosa è emerso in superficie. Anzitutto la messa a punto da parte del Ministero della Salute di apposite Linee guida che intervengano in materia di igiene delle carni di selvaggina selvatica (per il controllo ufficiale ai sensi dei regolamenti CE) da sottoporre infine al voto della Conferenza Stato Regioni.


Di base c'è la constatazione del fatto che il settore delle carni di selvaggina dimostra un costante incremento della domanda (la carne “selvatica” piace sempre di più) e dell’offerta (tanta selvaggina a disposizione). Ristoranti, trattorie, e perfino supermercati, stanno dedicando sempre più spazio a questo elemento, ricco di proprietà benefiche organolettiche e qualitativamente superiore alle altre produzioni a base di carne. C'è poi la questione della abnorme disponibilità della materia prima, ovvero il problema-risorsa degli ungulati in sovrannumero nel nostro Paese, soprattutto sull'Appennino, che fa tanto dannare gli amministratori pubblici. Se da una parte si mira, senza successo per ora, a ripristinare il contributo volontario dei cacciatori nei piani di contenimento (vedi emendamenti alla Legge di Bilancio, scomparsi con il voto di fiducia del Governo), dall'altra si cerca di tradurre il lavoro di migliaia di cacciatori in entrate monetarie, non solo per i cacciatori, ovviamente, ma ai fini dell'avvio di una produzione parallela che porti il marchio di selvaggina italiana. Che accada, prima o poi, al di là di tutte le considerazioni, è tanto ovvio quanto inevitabile, visto che il mercato della selvaggina non l'abbiamo certo inventato noi, e che di quella filiera, ben avviata – e redditizia - in molti paesi europei (soprattutto dell'Est) ce ne serviamo ogni giorno, recandoci in ristoranti pur immersi in zone folte di cinghiali e caprioli; e di cervi. Da consumatori subiamo distrattamente la suggestione di fruire di un prodotto a km 0 dei nostri boschi, ma spesso così non è. Paradossalmente non veniamo a contatto con il prodotto locale, proprio perché la materia è mal regolata e lascia poco spazio di manovra agli esercizi commerciali.

Eppure già il regolamento (CE) n. 853/2004 stabilisce norme specifiche in materia di igiene degli alimenti di origine animale, e all’allegato III, sezione IV, definisce precisi requisiti per quanto riguarda l’immissione sul mercato delle carni di selvaggina selvatica (sic). Il regolamento non si applica alla produzione primaria per uso domestico privato nonché “ai cacciatori che forniscono piccoli quantitativi di selvaggina o di carne di selvaggina selvatica direttamente al consumatore finale o ai laboratori annessi agli esercizi di commercio al dettaglio o di somministrazione a livello locale che riforniscono il consumatore finale”. La regolamentazione di quest’ultimo aspetto, in applicazione al principio di sussidiarietà, è demandato ai singoli Stati Membri. L’Italia ha provveduto a parziale attuazione di quest’ultima previsione mediante l’accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le P.A. del 9/2/2006, da ultimo aggiornato e modificato con l’accordo tra il Governo, le regioni e le Province autonome relativo a “Linee guida applicative del regolamento n.852/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull’Igiene dei prodotti alimentari” (Rep. Atti n.59/CSR del 29 Aprile 2010).

Le nuove linee guida avrebbero dunque la finalità di armonizzare le indicazioni relative all’igiene della produzione di carni di selvaggina, nonché le relative attività di controllo ufficiale sul territorio nazionale. Quindi, secondo le nuove regole, la selvaggina abbattuta potrebbe finire sulle tavole in diversi modi. Per esempio rientrerebbe nell’ambito dell’autoconsumo la somministrazione presso un esercizio di ristorazione pubblica – in momenti dedicati e non aperti al pubblico - nell’ambito di eventi conviviali (pranzi e cene) ai quali partecipano i medesimi cacciatori che hanno proceduto all’abbattimento. Chi ha abbattuto il capo dovrebbe (proponiamo il condizionale perchè di queste norme non è stata ancora resa pubblica la bozza ufficiale) presentare un documento di tracciabilità, come da disposizioni regionali specifiche, che dovrebbero provvedere anche ad incentivare o a regolamentare la consegna da parte dei cacciatori dei campioni di muscolo di animali sensibili all’infestazione da trichinella, al fine dell’esecuzione di un piano di monitoraggio della presenza del parassita. Nel caso degli eventi conviviali di cui sopra, l’esercente si dovrebbe a sua volta assicurare che le carni impiegate siano state sottoposte all’esame sanitario. Nelle linee guida (per ora ufficiose) si reperisce anche il regolamento per la fornitura di piccoli quantitativi di selvaggina direttamente dal cacciatore al consumatore finale o agli esercizi di commercio al dettaglio in ambito locale. Praticamente parificata all'autoconsumo, la cessione di piccole quantità, prevede massimo 2 “capo grosso equivalente”/anno, per esempio 1 cervo e due cinghiali adulti, oppure 10 lepri e 3 caprioli”. Le operazioni di eviscerazione dovrebbero passare da un Centro di Lavorazione della Selvaggina, che provvederebbe alle analisi sanitarie. Il cacciatore sarebbe anche tenuto a documentare data e luogo di abbattimento e la destinazione tramite apposito modulo. A sua volta il dettagliante sarebbe tenuto a documentare la provenienza delle carni e l'esito favorevole delle analisi sulla trichinella, attraverso appositi moduli.

Per le carni della selvaggina abbattuta nell’esercizio dell’attività venatoria o di attività di controllo (Legge n. 157/92, art. 19 e legge 394/91), sarebbe prevista una preventiva ispezione veterinaria presso un CLS riconosciuto. Il cacciatore a questo punto verrebbe considerato “produttore primario”. Tra le diverse definizioni si trova anche quella del Centro di raccolta, ovvero uno stabilimento funzionale all’area di caccia destinata al deposito temporaneo delle carcasse degli animali abbattuti in attesa della loro successiva destinazione (autoconsumo, cessione di piccoli quantitativi o ulteriore lavorazione presso un CLS). Le carcasse dovrebbero venire spedite entro la giornata nella quale è avvenuto l’abbattimento.


Il capo di selvaggina selvatica grossa, una volta abbattuto, dovrebbe essere dissanguato e privato al più presto di stomaco e intestino. Chi si occuperà della supervisione di queste fasi? Le cosiddette “persone formate”, ovvero appositamente abilitate dalle autorità competenti che dovrebbero (come già in gran parte succede) predisporre adeguati percorsi formativi per i cacciatori o altre figure interessate. Nel caso in cui, subito dopo l’abbattimento, il capo abbattuto fosse esaminato da una persona formata, la testa e i visceri toraco-addominali potrebbero non accompagnare la carcassa al CLS. In questo caso la “persona formata” dovrebbe allegare alla carcassa una dichiarazione, appositamente numerata, nella quale oltre ad indicare la data, l’ora e il luogo dell’abbattimento, si attesti che l’animale è stato sottoposto ad esame a seguito del quale non sono stati evidenziati segni indicanti che la carne presentava un rischio per la salute. Nel caso dei cinghiali o dell’altra selvaggina sensibile alla trichinellosi, la testa e il diaframma dovrebbero sempre accompagnare la carcassa al centro di lavorazione selvaggina (CLS), punto registrato di raccolta e transito della selvaggina.

Per la piccola selvaggina si prevedono analoghi controlli. Una volta giunte al centro di lavorazione le carcasse andrebbero eviscerate e mantenute ad una temperatura non superiore ai 4°C ed ispezionate dal Veterinario Ufficiale. Nel caso in cui la selvaggina “da piuma” sia soggetta a eviscerazione differita, le carcasse andrebbero mantenute a una temperatura non superiore a +4°C sin al momento dell’eviscerazione.

Le potenzialità del mercato e l'educazione dei consumatori

Sulle potenzialità del mercato, già evidenti in Francia e Spagna (etichetta carni cacciate) molto si è detto durante il Congresso di Lodi. Anna Gaviglio (Vespa - Università degli studi di Milano) ha presentato alcuni dati economici, messi a confronto con sondaggi d'opinione fatti di recente nel nostro Paese. E' emerso che quello della selvaggina è un settore in crescita con grandi potenzialità: ha tutti i requisiti cercati dal consumatore moderno (salubrità, etica, sostenibilità, gusto), ma di contro deve fare i conti con un'opinione pubblica critica sulla caccia. Anche tra i consumatori abituali di selvaggina è emersa una conoscenza limitata e spesso negativa della caccia, per questo come punti strategici di intervento per sviluppare il potenziale inespresso della selvaggina, oltre ad una migliore comunicazione delle caratteristiche nutrizionali, sensoriali e ambientali della selvaggina si mira anche ad un incremento della conoscenza del consumatore sull'attività venatoria (ruolo della caccia nella gestione della fauna selvatica, etica). Un dettaglio: proponendo tre diversi tipi di bresaola (cervo, cavallo, bovino), il 56% ottiene un livello significativo di utilità dalla scelta della bresaola di cervo con l'etichetta “filiera di caccia etica certificata”. Di qui la considerazione che questo tipo di prodotti può aiutare i consumatori a prendere decisioni più consapevoli, con ripercussioni positive sul mondo venatorio.

Un'altra ricerca di mercato, presentata dal Dott. Daniel Vecchiato (Università di Padova), ha indagato le preferenze del consumatore per la carne di cinghiale tra quella allevata e quella cacciata. 510 le persone intervistate a luglio 2019 con questionario on line. I consumatori (a maggioranza disinformati sulla caccia) messi di fronte a tre tipi di salame di cinghiale, prediligono quello proveniente da carne allevata, ma preferiscono quello di carne cacciata con etichetta d'origine rispetto a quello con nessuna informazione sulla provenienza. Il dato cambierebbe secondo gli studiosi, se i consumatori fossero messi a conoscenza dell'etica del prelievo e della sostenibilità di queste carni. Di qui la considerazione che in parallelo allo sviluppo della filiera, dovrebbe correre – e pure speditamente – la riabilitazione sociale del cittadino cacciatore. Come? Tramite una maggiore informazione su cosa è la caccia e quanto sia intrinsecamente legata non solo alla carne di qualità, priva di antibiotici, ma a requisiti etici di rispetto del benessere animale, sempre più ricercati dal pubblico consumatore.

C'è da fare, ma il gioco dovrebbe valere la candela. Di sicuro.



Cinzia Funcis

 



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48 commenti finora...

Re:FILIERA: i primi passi

La Toscana è la più bella regione italiana amministrata da incapaci. No , non vivo più in Italia da tempo. Chiunque abbia un minimo di cervello sarebbe già scappato. Però, pago le tasse in Italia e creo lavoro in Italia perchè amo il mio paese ma non la politica italiana. Ho scritto perchè mi sono sentito tirato in causa sul food ! vado anche io a caccia in Italia ( ora sono quà) aspetto che apra il capriolo per le femmine e intanto vado in Delta a caccia di anatre in azienda privata di un amico che lavora nel food. Solitamente chi scrive che tromba non lo fa. Buon 2020

da mario 30/12/2019 9.44

Re:FILIERA: i primi passi

Caro Mario Dubai li uso quando vado a pesca. Scherzi a parte al mondo venatorio occorrono fenomeni come te. Qua in Toscana la legge c’e’ la selvaggina pure i cacciatori pronti a fornirla anche.Vieni qua e rendi a colori la nostra vita inutile. Scrivere post non basta. Io intanto vado a caccia. E trombo.

da Buon 2020 30/12/2019 6.47

Re:FILIERA: i primi passi

la Caritas è una buona idea, sempre. Ma meglio investire in food. Mi venga a trovare a Dubai alla prossima fiera di Febbraio sono l'unico che riesce ad esportare la selvaggina italiana in mezzo Mondo senza tante "seghe" mentali!Certo si deve investire e capire come fare ! Serve coraggio ! Non ho mai amato il posto fisso per gente fessa... Buon 2020 , cosa fa festeggia alla Caritas io sono da Roberto's a Dubai al Building 1,Gate Village, DIFC , c'è un bravo cheff italiano che compra food anche dalla nostra compagnia ITALIANA ! Caro amico lei è la solita nullità italiana , gente che si piange addosso per tutto e non fa niente!! perchè non sa fare niente. E come te l'Italia è piena di queste zecche inutili a tutto e tutti! Povero caro, anche tu sei destinato ad essere il nulla per tutta la tua "insulsa" vita! Buon 2020...

da Mario 29/12/2019 22.00

Re:FILIERA: i primi passi

Mario allora pensaci tu che ancora nessuno ha messo mano al portafoglio. Se era così facile e redditizio (in Toscana è operativa la legge fin dal 2916!!) qualcuno lo avrebbe già fatto, no? Ricordo che centri di sosta ne occorre almeno uno ogni 2 comuni e centri di lavorazione uno/due ogni provincia. Si parla quindi di alcune centinaia di dipendenti di alcune centinaia di immobili. Piuttosto che buttare i soldi in questa avventura li regalerei alla Caritas

da Buon 2020 29/12/2019 21.21

Re:FILIERA: i primi passi

caro Buon 2020 se uno si spaventa per 5 dipendenti, la bolletta della luce, un affitto ( oggi con 1000 euro al mese ti affittano anche 3000 metri di capannone industriale) due frigo, due tritacarne, una impastatrice per carne, e balle varie ( un investimento quasi da terzo mondo) per lei sono costi insostenibili ? ma stiamo parlando di spiccioli!! questo si chiama rischio d''impresa? perchè servono le palle per fare impresa in questo paese di statali e pensionati , SERVONO LE PALLE come hanno tutti i nostri imprenditori italiani, le palle non la paura che traspare dalle sue righe ! lei è uno che nella vita non farà mai niente nel privato , mi tolga una curiosità ma lei lavora?

da mario 29/12/2019 18.59

Re:FILIERA: i primi passi

Per mettere in piedi una filiera occorrono i centri di sosta con almeno un dipendente h24 presente più luce ed acqua e affitto della struttura. Poi occorrono i centri lavorazione carne con 2 o più dipendenti oltre a frigoriferi luce ed acqua oltre all affitto della struttura. Inoltre occorrono dipendenti che portano gli animali dai centri di sosta ai centri di lavorazione. Costi insostenibili visto che il cinghiale viene pagato 1,5 euro al kg.

da Buon 2020 29/12/2019 11.27

Re:FILIERA: i primi passi

Buon 2020! tutte le attività hanno costi fissi , dov'è il problema? ma lei ne sa qualcosa di attività in proprio oppure scrive per scrivere ? ma lei che lavoro fa ? sto qua se bevuto il cervello con la coca cola!!

da mario 29/12/2019 9.25

Re:FILIERA: i primi passi

bretone.. ma fai interventi sensati invece di accanirti contro chi ti fa capire che sei un idiota ah ah ah la verità ti fa male!

da ah ah ah 28/12/2019 18.10

Re:FILIERA: i primi passi

Si ognuno abbattesse solo il necessario alla propria alimentazione e a quella di parenti e amici non ci sarebbero problemi. Cercare di inventarsi business inesistenti porterà danni economici a chi si lascerà convincere.

da Peggio x lui 28/12/2019 10.50

Re:FILIERA: i primi passi

"La Repubblica" Torino 27-dicembre-2019: Un macello clandestino dove veniva lavorata la carne di selvaggina cacciata nel comparto alpino nel Canavese, nello specifico cinghiali, camosci, cervi e caprioli, è stato sequestrato dai Nas e dai carabinieri forestali di Torino a Castellamonte, che hanno denunciato una persona. Sequestrati, su decreto della Procura di Ivrea, inoltre più di 400 insaccati con carni di selvaggina e un quintale di carni provenienti da animali cacciati. Sono state inflitte sanzioni per la mancanza di preventivi controlli sanitari. Una persona è stata denunciata.

da Bugia nen 28/12/2019 8.03

Re:FILIERA: i primi passi

Altro che Lombardia ed Emilia Romagna, la prima regione che ha messo la Filiera in legge è la TOSCANA, con la legge 10/2016. Sarebbe il caso di correggere l'articolo. Grazie

da x la redazione 27/12/2019 22.18

Re:FILIERA: i primi passi

Sig.(si fa per dire) ha ha ha, se prima potevano esserci dubbi sul tuo stato di salute mentale, adesso dopo il tuo ultimo intervento non ce ne sono più. Ti sei qualificato per quello che sei veramente un misero disagiato bisognoso di cure !

da bretone 27/12/2019 18.35

Re:FILIERA: i primi passi

E allora se funziona che cerchi? Potete approvare qualsiasi norma, ma il business non sta in piedi se non come ora, senza costi fissi e senza tasse o regolamenti sanitari. Chi investirà in questo business perderà i propri soldi. Se lo faranno le regioni saremo tutti noi a perdere denaro.

da Buon 2020! 27/12/2019 17.42

Re:FILIERA: i primi passi

Bretone anche tu sei un morto che cammina ma cosa vuoi da me? invece di cambiare nickname ( da povero idiota) pensa , ragiona , studia, impara da chi ne sa più di te! poveretto mi fai pena con questo tuo intervento senza alcun senso … da minorato mentale! Dario va a lavorare vagabondo ! la filiera è anni che funziona ma non per i morti di fame come te che vai alla mensa comunale ah ah ah che gente !! morti he camminano ah ah ah

da ah ah ah 27/12/2019 17.34

Re:FILIERA: i primi passi

Giusto. Tant'è vero che lo stanno per approvare in Conferenza Stato-Regioni, questo regolamento. E, in sintesi, vedo che c'è tanta gente che ha imparato a postare e riflettere all'accademia del bar Sottocasa. Del resto, ognuno ha quel che si merita. Anche riflessione zero. E mi convinco sempre di più che come diceva un mio amico, il 14 luglio sarebbe considerarlo giorno di lutto. Prima di allora, 1789, parlavano solo coloro che ne avevano titolo. La stragrande maggioranza "per censo". Oggi, uno smartphone in tasca da diritto a considerarti "classe dirigente". Senza renderti conto che quando ti mandano a votare, sempre più spesso, i giochi li hanno già fatti. Più o meno, sempre gli stessi.

da Auguriiii 27/12/2019 14.26

Re:FILIERA: i primi passi

Non so in quale pianeta abbiate visto,le proposte elencate qui sopra.Risulta invero che i pronunciamenti legali dicano che nel nostro paese,la storiella della filiera è e rimane tale,e la vendita di carne cacciata,non sia fattibile.

da Norberto 27/12/2019 13.49

Re:FILIERA: i primi passi

Mai sentiti fior di grossi imprenditori difendere la caccia in pubblico. Mai visti mettere le mani in tasca per organizzare la filiera (costosissima) della carne di selvaggina. Questa è solo l’ultima delle idee fallimentari partorite dalla mente di quelle associazioni venatorie responsabili della situazione della caccia in Italia, idee alimentate da quei disperati che abbattono numerosi ungulati e non sanno come utilizzarli. Assolutamente in disaccordo sul fatto che ci sia poco di presentabile nella caccia italiana. Ci sono solo incapaci e parassiti ai vertici delle associazioni venatorie italiane. Comunque auguri per il prossimo anno e per l’ennesimo buco nell’acqua.

da Dario 27/12/2019 12.47

Re:FILIERA: i primi passi

Alla faccia del gluttammato monosodico!!!!!!! Con Baluginio e sinaspi l'amico "ah ah ha" ci va a nozze! Brutti bastardi cacciatori non acculturati! beccatevi questo ed andate a a nascondervi nella selva oscura a cercare la retta via smarrita...... O NO? Belin la stagione di caccia sta chiudendo e Noi ( me compreso ) facciamo uscire il peggio!!!

da ZERO ASSOLUTO + breton INOX 27/12/2019 12.42

Re:FILIERA: i primi passi

Dario, convinto te, convinti tutti. Spaice pensare che vengano sprecati fior di tanti quattrini, non solo da certi "minus habens" come li consideri te, ma anche da fior di grossi imprenditori per salvaguardare quel poco di presentabile che c'è ancora nella caccia italiana. Gente che intercetta fior di intelligenze, ha peso sui media, ha lobbisti in parlamento e ha dimostrato nella sua attività di ottenere successi planetari. Ma, convinto te, va bene, dai! Riscaldati al baluginio delle tue sinapsi... Verrebbe da dire: il peggior nemico della caccia sono certi cacciatori. Saccenti, aggiungerei!

da N. Andretti 27/12/2019 11.52

Re:FILIERA: i primi passi

Se lo scopo della fantomatica filiera è quello di riqualificare la caccia è destinato a fallire. Poi è impossibile mettere in piedi il business in Italia. Magari se ci fossero solo riserve e si consorziassero portando tutte insieme giornalmente i capi abbattuto a un macello pubblico potrebbe anche starci. Ma dover organizzare E PAGARE tutta la filiera la cosa è antieconomica. E quindi non praticabile.In Emilia e in Toscana è una cosa ridicola in fase di stesa.

da Dario 27/12/2019 11.39

Re:FILIERA: i primi passi

Certo che questo"ha ha ha "che offende a destra e sinistra deve essere un bell'elemento , si dichiara istruito ma da come scrive e offende di istruzione ne ha ricevuta poca, sicuramente meno di chi offende. Gente come tè, che si crede sopra la media e ritiene di avere la soluzione giusta ad ogni problema , se ne può fare a meno anzi,è meglio che viva nel suo piccolo guscio e si comporti da despota con la famiglia e si astenga dai suoi offensivi consigli che nessuno gli ha richiesto !

da bretone 27/12/2019 10.52

Re:FILIERA: i primi passi

Primo: basta andare in Austria, o nei paesi dell'est, per capire che la carne di selvaggina, ungulati ma non solo, fanno parte a tutto tondo della filera della carne. Confermo anch'io che anche da noi c'è una filiera sotterranea piuttosto consistente. I supermercati li lascerei stare, anche se - basta frequentarli - per capire che insieme a prodotti di largo consumo, esiste anche l'angolo delle specialità. Non c'è bisogno di manuali di marketing per capire la situazione, basta aver letto "Il pendolo di Foucault" (Umberto Eco) per sapere come funziona. Secondo: anche se non fosse remunerativa per la scarsità di tonnellaggio, l'operazione sarebbe comunque meritoria perchè, qualificandola a tavola, magari con l'aiuto di gastronomie chef stellati, come già si fa, la carne di sevaggina contribuirebbe a riqualificare l'immagine dei cacciatori (italiani, ovviamente) nei confronti dell'opinione pubblica, scaduta oggi a livelli inaccettabili, grazie anche all'incapacità diffusa di capire che il mondo è cambiato.

da Celso Peruzzi 27/12/2019 9.16

Re:FILIERA: i primi passi

In Emilia è già attivo da anni ! ma i vecchi poco informati no lo sanno! naturalmente, ma si tratta di cibo di "elitte" ( non per te) tu sei da grande distribuzione ! Merce ideale per extracomunitari , rom , disoccupati, cassaintegrati e idioti che non capiscono niente di alimenti sani e buoni! ma gente che mangia per riempire lo stomaco … come le CAPRE ...sebbene le capre sono preziose per il latte con il quale si fanno formaggi DELIZIOSI non per la grande distribuzione ma solo per intenditori … ma cosa ne vuole sapere un vecchio INCOLTO come te… non scolarizzato che pensa che gli imprenditori siano tutti ladri … il motore di questa nazione di merda guidata da un governo di pazzi e seguita da cittadini NON ISTRUITI come te ,,, ma il vento sta cambiando …. ciao Idiota …

da ah ah ah 27/12/2019 9.13

Re:FILIERA: i primi passi

Se nessuno ha finora messo in piedi il business qualcosa vorrà dire, no?

da Dare e Avere / Utili e Perdite 26/12/2019 20.39

Re:FILIERA: i primi passi

il vecchio pensionato Komunista con la V elementare ha parlato! Augh!! ma va a dormire morto di sonno !! ahahah

da ah ah ah 26/12/2019 19.00

Re:FILIERA: i primi passi

Per ora imprenditori non ne ho visti. Ho letto solo post di [email protected] che ridono ma nulla hanno fatto meno che meno la filiera. Solo chiacchere e nulla più. Soldi investiti meno dei pensionati. Ah già in Italia non ci sono imprenditori ma solo PRENDITORI

da Ridi ridi che mamma ha fatto gnocchi 26/12/2019 17.52

Re:FILIERA: i primi passi

ammazza che manica di IGNORANTI senza cervello. nessuno che abbia un minimo di spirito imprenditoriale … ma è chiaro la platea che scrive qui sopra è composta da pensionati, vecchi cacciatori alla frutta, dipendenti statali ops mi correggo IMBOSCATI statali, gente con la terza media e un QI sotto la media. Cinzia ma cosa perdi tempo a scrivere a delle capre ! gente cosi stupida che mi fa sorridere. Gente che non ha un euro da sbattere contro l'altro ! Cinzia questa non è la tua platea questa è la platea dei disperati ah ah ah

da ah ah ah 26/12/2019 16.49

Re:FILIERA: i primi passi

E' una filiera che si esaurisce tra amici, famigliari e conoscenti. Al supermercato la selvaggina non ha clienti, chi si sognerebbe mai di occupare degli scaffali e frigoriferi per un prodotto che al momento non ha mercato : nessuno !

da bretone 26/12/2019 12.12

Re:FILIERA: i primi passi

Economicamente insostenibile. I Centri di sosta chi li paga? Dipendenti, acqua luce e affitto? E i Centri di lavorazione? Anche la dipendenti acqua luce affitto chi paga? E con quali faranzie di rifornimento continuo di materia prima? Vi informo che in Toscana il conferimento di carne di cinghiale viene remunerato a 1, 5 euro al kilo. Le carni di Capriolo daino e cerco non vengono ritirate perché prove di mercato.

da Stiamo parlando del nulla. 26/12/2019 12.02

Re:FILIERA: i primi passi

Quando non c’era la carne agli antibiotici, i diserbanti e i pesticidi la vita media era di 55 anni. Oggi che ci sono è di oltre 80 anni. Smettiamola con le fregnacce e chi abbatte più del necessario al suo consumo si arrangi. Tanto illudersi di creare una filiera abborracciata è puerile

da Duccio 26/12/2019 11.50

Re:FILIERA: i primi passi

ma davvero qualcuno pensa di " salvare " la caccia in Italia in questo modo?

da ZERO ASSOLUTO + breton INOX 26/12/2019 11.19

Re:FILIERA: i primi passi

Illusi, non esiste codesto mercato. Continuate pure a sognare di far soldi andando a caccia. Il risveglio sarà brusco. E intanto buttate i 20 ungulati abbattuti nel cassonetto. Ih ih ih ih ih!!

da Mirko 25/12/2019 22.34

Re:FILIERA: i primi passi

Mirko la grande distribuzione commercializza carne proveniente da tutto il mondo la MONDEZZA allo stato puro! carne australiana, cilena, argentina , merda di ogni nazione! la carne di selvaggina invece DOVREBBE ESSERE un "elitte" che DOVREBBE essere super pagata e venduta in ridotte quantità SOLO PER POCHI ! Mirko MA CHI SE NE FREGA DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ?? Ma di che caz stai parlando??? qui si parla di prodotti genuini di altissima qualità la grande distribuzione è per i morti di fame senza cervello ! mangialo te l'angus con gli antibiotici anche nella scatola ! ah ah ah certi idioti non so perché danno fiato alle trombe ah ahah

da ah ah ah 25/12/2019 20.58

Re:FILIERA: i primi passi

Ma lo sapete quante TONNELLATE di carne smerciano in una settimana ESSELUNGA, COOP, CONAD ecc ecc ecc? E non può esistere che una settimana non ci sia disponibilità di carne FRESCA. 10 ungulati a stagione?? Ah ah ah non rifornisci nemmeno la macelleria dello sfigato di paese. Non avete idea di cosa sia alimentare la grande distribuzione. Poi magari qualche sciacalletto che vende il capo al ristoratore e pensa di essere un fenomeno salta sempre fuori a sparar minchiate

da Mirko 25/12/2019 19.32

Re:FILIERA: i primi passi

Bravo Rino. Il problema sta proprio qui. Aggiungerei che una filiera c'è già, sotto traccia, in mano ai cacciatori, o a certi "cacciatori", singoli o organizzati. Di più: in Emilia Romagna sono già avanti, anche con tante difficoltà, e hanno già un progetto operativo, che sta in piedi, tenendo conto di appena il 30% del cacciato. Che sarebbe supercontrollato dal punto di vista sanitario. Cioè: lo puoi mangiare anche crudo, mentre per l'altra filiera, quella sotto traccia,devi cuocere tutto molto bene. Per questo impera il gulasch. La guerra sui danni (spesso fittizi) nasconde l'antica aspirazione dei proprietari terrieri di appropiarsi di questo patrimonio, che invece i cacciatori (più i selettori che le squadre che litigano fra di loro proprio per la stessa ragione) vorrebbero tenersi stretto. Quando si dice che la caccia è passione (o, peggio, divertimento)...

da Basterebbe studiare 25/12/2019 10.41

Re:FILIERA: i primi passi

Effettivamente se vuoi un po' di carne di selvaggina la trovi nei supermercati proveniente soprattutto da Ungheria e blocco Est Europeo. In Italia con gli idioti delle ASL che fanno cucinare ai cinesi anche i topi e a noi ci fanno chiudere i ristoranti! Oggi fare 10 ungulati a stagione ( io ne faccio molti di più) è quasi la regola e cos fai ti mangi 10 ungulati all'anno ? ai quali devi aggiungere almeno 50 colombi 50 anatre … 100/ tordi 100 storni ….allodole...ecc. questo è il carniere medio di un buon cacciatore in Italia che fai lo butti nella patumiera? chi ti prende i colombi/anatre/ tordi ecc. se non sono spennati? e chi mangia un trancio di carne non messo sottovuoto magari prima abbattuto e ben conservato? questo per dire che c'è una filiera solo se … si volesse ma non la si vuole…

da Rino 25/12/2019 10.13

Re:FILIERA: i primi passi

Resto della mia idea. E confermo che ho studiato. Forse qualcosa di più...

da di più... 25/12/2019 9.30

Re:FILIERA: i primi passi

Hai abboccato come una alborella alla storiella narrata dalle aavv per canzonare i cacciatori. Dietro ai referendum (che seguivano quello vincente contro il nucleare del 1986) c’erano i VERDI e l’arcipelago anticaccia. Sconfitti sul campo anche grazie anche ai fessi come me e poi vincenti a tavolino grazie alla legge Fermariello Rosini. DAL 1992 SEMPRE ASSICURAZIONE PRIVATA. Nel 1990 gli agricoltori non andarono a votare anche per difendere l’uso dei concimi chimici anche loro sotto referendum. Questi i FATTI. Poi chi aveva svenduto il mondo delle aavv ha raccontato altro. Bugie.

da Hai studiato SUPERFICIALMENTE 24/12/2019 18.30

Re:FILIERA: i primi passi

" ben vi sta ".......... santo subito!

da ZERO ASSOLUTO + breton INOX 24/12/2019 17.55

Re:FILIERA: i primi passi

Hai fatto bene, sig. studiate, perchè se l'hai vissuta, hai capito proprio poco.

da io ho studiato 24/12/2019 17.37

Re:FILIERA: i primi passi

Non c’è a sufficienza carne di selvaggina italiana da alimentare una filiera. Perfino di pesce pescato nel mediterraneo non ce ne è a sufficienza per rifornire i supermercati che hanno necessità di quantitativi grossi e di certezze di consegna. Quanto si referendum abrogativi furono fatti per chiuderla la caccia o per renderla molto più complicata. Gli agricoltori erano per il boicottaggio dato che un altro referendum voleva abolire l’uso dei concimi chimici. Io l’ho vissuta quella battaglia e so tutto. Non ci facciamo raccontare novelle da quelle associazioni di M...A che hanno barattato quella grandissima vittoria (fu la prima volta che un referendum non raggiunse il quorum!!) per dei posti da parassiti negli ATC per far la cresta sulla fornitura di fagiani. Vergogna massima. Da allora assicurazione GENERALI.

da Studiate, leggete, informatevi 24/12/2019 17.12

Re:FILIERA: i primi passi

Nella legge di bilancio sembra sia stato mantenuto un articolo che finanzia il funzionamento del comitato tecnico venatorio. Un organismo che non ha mai funzionato, che serviva solo a distribuire gettoni e che non ha mai prodotto altro, se non liti anche fra le associazioni venatorie. Al massimo serviva al governo a comunicare le decisioni già prese e a farle ratificare. Niente a che vedere con l'analogo (si fa per dire) organismo francese. Sarebbe bene andare a dargli un'occhiata, a quello francese, e una volta per tutte eliminare quel comparto ispra (ex INFS) che costa una cea e fa solo danni.

da Un po' di p...lle almeno una volta tanto 24/12/2019 11.56

Re:FILIERA: i primi passi

Ho letto in ritardo la nota di Vito Rubini riguardo alle cause dell'attuale situazione della caccia italiana, attribuibile alla polemica sui danni (soprattutto da cinghiale) e alla deriva legislativa intercorsa nell'ultimo mezzo secolo. Una disamina abbastanza coerente con i fatti, anche se nelle note a commento qualcuno evidenzia inesattezze. Che peraltro, per quanto riguarda i referendum, per esempio, non mi pare ce ne siano di sostanziali visto che nel '90 i quesiti riguardanti la caccia erano due e uno di essi verteva proprio - sfacciatamente a mio parere - sull'abrogazione dell'842. Mentre l'altro mirava ad abrogare tutti gli articoli che in sostanza autorizzavano i cacciatori e le loro associazioni venatorie ad usufruire di un diritto (allora ancora) sancito dalla Costituzione (che restava), consentendo di attribuire successivamente, con una nuova legge, la competenza esclusiva del prelievo di fauna selvatica ai proprietari terrieri, che sotto sotto l'avevano promosso. E che a poco a poco, stante la situazione anche legislativa in corso, stanno comunque per ottenere. Quanto alla "selvaggina patrimonio indisponibile dello Stato", fra l'art. 1 della cosiddetta 968/77 e l'art. 1 della 157/92, c'è intanto una parolina in più, "internazionale", a cui nel tempo è stato aggiunto l'art. 1 bis, che invito a rileggere, come l'art. 2 e seguenti, che caratterizzano inequivocabilmente i contenuti ambientalistici e nello stesso tempo riduttivi del valore della attività venatoria. Mentre, nella 968/77 niente c'era di tutto questo. Grosso errore non percepire queste diffrerenze concettuali, che non aiutano certo a capire le ragioni dell'attuale situazione e - di conseguenza - a farsi carico di quel rilancio ideale, con elementi di vero ambientalismo, che servirebbe alla caccia ma soprattutto ai cacciatori di oggi. Smarriti come sono fra un'abbondanza di "carne" come non mai e una mancanza di punti di riferimento, in un egoismo da basso impero.

da Lorenzo Lovati 24/12/2019 9.59

Re:FILIERA: i primi passi

Sfido a credere che la carne di cinghiale o di cervo o di capriolo che si trova in vendita presso certe macellerie e ormai diversi ristoranti e trattorie provenga dall'estero. Anche se - sotto controllo - l'esercente di turno mostra la fattura di pragmatica. Di carne di cinghiale ce n'è in abbondanza quasi ovunque. Di capriolo e di cervo se ne comincia a trovare. Ci sono più cervi in Appennino che sulle Alpi. E' per questo che gli agricoltori fanno casino, ormai in coro, proseguendo sulla scorta delle litanie che da cinquant'anni a questa parte hanno propalato soprattutto i latifondisti (proprietari delle allora riserve di caccia, grandi tenute anche di migliaia di ettari), inventando prima le associazioni ambientaliste italiane (per proteggersi dalla "libera caccia in libero terrtorio") e poi armandole di strumenti giuridici come il referendum abrogativo, che cavalcarono fino agli anni novanta. Adesso stiamo attraversando l'epilogo di quella stagione che da una parte ha mantenuto "diritti" che la caccia popolare ha ritenuto inalienabili, ma che nel frattempo le fasulle campagne anticaccia hanno minato alla base, demonizzando i cacciatori e facendo pressione per ottenere restrizioni legislative che hanno reso la caccia non più appetibile per le giovani generazioni e invisa a un'opinione pubblica che - ormai rimbecillita dai martellamenti mediatici - le beve tutte. Non avendo ancora capito, gli uni (gli agricoltori) e gli altri (l'opinione pubblica sobillata dagli ambientalisti, ormai animalisti per interesse) che mal gliene incolse, perchè senza i cacciatori i danni arriveranno davvero e il territorio, non più presidiato come un tempo, sarà sempre più povero.

da Ben vi sta 24/12/2019 9.00

Re:FILIERA: i primi passi

No Gigi,parlo di cinghiali, caprioli, cervi, daini, mufloni,colombacci,tordi,beccacce,lepri. Tutti abbattuti in terreno non recintato. E non mi riferisco ad episodi isolati. Io il mio carniere lo mangio, o lo regalo. Ma se ti serve il listino si può rimediare.

da Andrea, ecc. 23/12/2019 15.48

Re:FILIERA: i primi passi

di quale carne parli Andrea ecc.? di quella piena di antibiotici? Tu mangia un piatto di cinghiale in umido e poi ne riparliamo.

da gigi 23/12/2019 15.34

Re:FILIERA: i primi passi

Secondo me non è la carne che manca. Solo che è già arrivata al consumatore finale. E questo praticamente da sempre. Od almeno da quando non si caccia più per mangiare.

da Andrea, ecc. 23/12/2019 15.13

Re:FILIERA: i primi passi

Non esiste abbastanza carne per avviare una filiera di carne di animali cacciati in Italia. Questa è la verit

da Mirko 23/12/2019 13.39