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Editoriale

NEORURALI DE NOANTRI


lunedì 10 dicembre 2012
    
M'affaccio, buon ultimo, sul dibattito innescato in prima battuta in Italia da Stefano Montefiori (Corriere della Sera), che raccoglieva dalla Francia una lamento di Jean Pierre Le Goff, autorevole sociologo d'oltralpe, il quale a sua volta in un suo recentissimo saggio, La fin du village, denunciava la scomparsa della comunità rurale, il villaggio, appunto, intorno al quale si sviluppava fino a pochi anni fa anche in Francia quella che oggi anche da noi ci si impegna ad inquadrare  sotto l'appellativo di “cultura rurale”.

Un paradosso, quello di Le Goff, che nel momento in cui sancisce l'avvenuta morte del villaggio – a causa del mutamento del rapporto fra l'uomo-agricoltore e la terra -  lo dichiara rinato ma solo come contenitore di una realtà tutt'affatto diversa. Lo fa, Le Goff, attraverso la descrizione e l'analisi della vita quotidiana di una antica collettività della campagna provenzale, la mentalità e lo stile di vita dei suoi abitanti, sottolineandone i mutamenti e le trasformazioni che ha subito dal dopoguerra agli anni  duemila. L'urbanizzazione e la modernizzazione – argomenta -  non significano solamente  la fine di un piccolo mondo, schivo, chiuso all'interno di un confine ristretto. Dalla comunità paesana e dal popolo “antico” la trasformazione verso un nuovo mondo passa per lo sviluppo del consumismo, del tempo libero, del turismo, che a poco a poco erodono le antiche tradizioni campagnole. Per traghettare un sempre più brutale individualismo verso una post modernità problematica: i neorurali.

Così li definisce, una sorta di ceto medio urbano e di categorie “fortunate”, che insomma a poco a poco si sostituiscono alle vecchie classi popolari colpite dalla disoccupazione e dalla fine di quella loro “piccola patria” che fu la collettività rurale. Che subisce, la collettività rurale,  con sempre più distacco da una parte le invasioni estive e dall'altra un desolato abbandono negli altri periodi dell'anno. Una specie in via di estinzione, quindi, in permanente conflitto ideologico con queste  singole individualità di massa, che in pratica hanno sottratto  – col denaro – non solo case e terre, ma una vera e propria cultura del vivere. Con l'aggravante, e qui sta il bello – o il brutto, a seconda di come si osserva il fenomeno –  che i nuovi “villeggianti” si stanno appropriando del modello – del brand, si potrebbe dire – riproponendolo in chiave neoconsumistica feste e sagre, tradizioni sociali e culturali, arti e mestieri, che si vanno a riorganizzare in un curioso melange di saccenterie, intrise di ecologismo, idealismo antropologico, moralismo e buoni sentimenti. In stretto rapporto con una natura, concepita come realtà astratta, immobile, non soggetta alle regole della vecchiaia e della morte. Idee, non a caso incarnate, nell'epitome decadente di quel sex-simbol della Provenza, Brigitte Bardot, adirata col tempo che passa, che si circonda di vecchi emblemi provenzali (la casetta fra i pini e altre esteriorità) e di cani e di gatti e di ricordi di un passato in cui aveva tutti gli uomini ai suoi piedi.

Ecco qua. Una bella immagine di come piano piano si riassesteranno in mondi separati, contraddittori, anche le nostre comunità rurali, quando i nipotini di Fulco Pratesi avranno colonizzato – culturalmente - anche l'ultimo brandello di costa,  l'ultima malga, l'ultimo borgo, l'ultima “colonica”.

Già oggi, voglio ricordarlo anch'io, in diverse realtà delle nostre campagne, sta esplodendo l'effetto nimby (not in my backyard; non nel mio cortile), reazione psicotica di masse sempre più folte di “naturalisti” metropolitani, che per sfuggire al caos urbano (creato accettato e favorito da loro stessi, non certo da noi, gente di campagna), si rifugiano nella quiete rurale, comprano il rudere, lo ristrutturano, vi passano il week end, lo recintano, lo punteggiano di cartelli di divieto,  vi lasciano il gatto, e pretendono che quando loro dormono non si senta un rumore. Nemmeno un gallo che fa il suo mestiere. E se ti provi a fare quello che per secoli, ormai, hai fatto, e cioè fai il contadino, fai il boscaiolo, fai...il cacciatore, fanno un esposto alla procura della repubblica. O, peggio ancora, fondano un'associazione. Ambientalista, animalista, anticaccia, organizzano conferenze invitando passionarie animaliste in mercedes, bolsi etologi in pensione.

Il fenomeno è preoccupante. Più preoccupante – per la sua paventata evoluzione – di tante baruffe fra contrapposte schiere di nembrotti. Che anche quelle, bene non fanno.

Perciò, esaurito lo spillaccherato scampolo di “paesani”, si potrà porre un argine all'alluvione  di questa improvvida congerie di neorurali, che di “rurale” hanno davvero poco, solo se riusciremo  a far rivivere boschi e piagge coniugando  le festose canizze dei nostri segugi, con i trilli argentini  dei nostri canori – ahi che pena, non sentir più il francescomio dei fringuelli, il gorgheggio della capinera, lo squittire del prispolone - con l'impegno e l'abnegazione dei nostri selecontrollori. Rurali, anche moderni, si, ma senza neanche un ...neo.
 


Vito Rubini

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25 commenti finora...

Re:NEORURALI DE NOANTRI

Massimo Zaratin, del 2 Feb. 2010 questo commento, copio e incollo: Ciao Zaratin, permettimi: la legge 157/92, nel suo insieme, ha creato profonde spaccature tra i cacciatori, forse l’unico intento che si prefiggeva, invece di andare a favore della caccia nel suo insieme, è stato proprio quello di andare contro i cacciatori; indirettamente è perfino riuscita a far peggio. Come legge, quindi prodotto politico, ha seminato nel nostro mondo un ulteriore scollamento, quello dell’ideologia politica, creando la tipica atmosfera rancorosa che oggi si distingue, praticamente, in ogni discussione che riguardi il nostro paese. La cultura rurale, intesa come vessillo riunificatore che ci possa riaccomunare in un’atmosfera ormai passata, avrà i suoi seri problemi. Come potremo convincere un’opinione pubblica distratta e superficiale, totalmente qualunquista, solo presa dalla paura di essere fucilata? La cultura rurale è ormai un fatto tecnico, che riguarda precisi gruppi professionali, anche la caccia fa parte, o meglio dovrebbe fare parte, di questi gruppi compartimentati. Per continuare ad esistere, continuo a ripeterlo, dove c’è caccia non ci potranno essere rompiscatole contrari ad essa. Noi da una parte, tutti gli altri dall’altra, in mezzo il filo spinato. Cercare di convincere l’opinione pubblica che si può passeggiare tranquillamente dove si esercita la caccia è tempo buttato. Ora siamo nel 2012, e l’ opinione pubblica, o similmente come la chiama Martino, la neoborghesia stracciona, stracciona perché poi non lo so, la risposta ce l’ ha data, col filo spinato, appunto. Martino." che sente il bisogno di affermarsi come proprietaria di qualcosa" sente il bisogno di affermarsi per quello che semplicemente ha, padrona materiale in casa propria, nessuno spazio all’ astrazione. Tutto legittimo. Facile da capire che non lo facciano per dispetto ne verso te ne verso nessun altro, a meno che non si soffra di paranoia persecutoria.

da Fromboliere 15/12/2012 13.05

Re:NEORURALI DE NOANTRI

Ripropongo il mio intervento, perché nel post di prima il sistema ha "impastato" il testo originale e le successive correzioni. Allora... inn merito alle recinzioni – che a me personalmente danno molto fastidio anche solo a vedersi – c'è da considerare che, se da un lato tali istallazioni sono l'espressione di una neoborghesia stracciona che sente il bisogno di affermarsi come proprietaria di qualcosa, dall'altro esse rispondono ad un legittimo e sacrosanto bisogno di sicurezza. Le campagne oggi sono attraversate da vagabondi, malintenzionati in cerca di qualcosa da rubare, quando non di famiglie indifese da rapinare, è non è affatto esecrabile che i proprietari di villette e casette recintino il giardino per rendere meno agevole il "lavoro" a questi delinquenti. Ma il problema è sempre lo stesso: la società tradizionale, le vecchie comunità rurali, si sono disintegrate con l'avvento dell'industrializzazione, dell'urbanesimo e del consumismo, e quei meccanismi di autotutela che un tempo garantivano un buon grado di sicurezza si sono dissolti.

da Martino, Bologna 14/12/2012 20.52

Re:NEORURALI DE NOANTRI

In merito alle recinzioni – che a me personalmente danno molto fastidio anche solo a vedersi – c'è da considerare che, se da un lato tali istallazioni sono l'espressione di una neoborghesia stracciona che sente il bisogno di affermarsi come proprietaria di qualcosa, dall'altro rispondono ad un legittimo e sacrosanto bisogno di sicurezza. le campagne oggi sono attraversate da malintenzionati in cerca di qualcosa da rubare, quando non di famiglie indifese da rapinare, è non è affatto esecrabile che i proprietari di villette e casette recintino il girdino per rendere meno agevole il lavoro a questi delinquenti. Ma il problema è sempre lo stesso: la società tradizionale, le vecchie comunità rurali, si sono disinteIn merito alle recinzioni – che a me personalmente danno molto fastidio anche solo a vedersi – c'è da considerare che, se da un lato tali istallazioni sono l'espressione di una neoborghesia stracciona che sente il bisogno di affermarsi come proprietaria di qualcosa, dall'altro rispondono ad un legittimo e sacrosanto bisogno di sicurezza. Le campagne oggi sono attraversate da vagabondi, malintenzionati in cerca di qualcosa da rubare, quando non di famiglie indifese da rapinare, è non è affatto esecrabile che i proprietari di villette e casette recintino il giardino per rendere meno agevole il "lavoro" a questi delinquenti. Ma il problema è sempre lo stesso: la società tradizionale, le vecchie comunità rurali, si sono disintegrate con l'avvento dell'industrializzazione, dell'urbanesimo e del consumismo, e quei meccanismi di autotutela che un tempo garantivano un buon grado di sicurezza si sono dissolti.grate con l'avvento dell'industrializzazione, dell'urbanesimo e del consumismo, e quei meccanismi di autotutela che un tempo garantivano un certo grado di sicurezza si sono dissolti.

da Martino, Bologna 14/12/2012 20.20

Re:NEORURALI DE NOANTRI

No, "PUR NON CONDIVIDENDOLA, HA PIANO PIANO CAPITO LA CACCIA". Il fatto è che per i primi anni della sua vita in campagna le provò tutte (grazie anche al suo potere di relazione)per estromettere i cacciatori dalle pertinenze del suo.... cortile. In questa operazione, s'imbattè - immagino - prima negli amministratori locali, poi nei dirigenti delle associazioni venatorie del posto. Gli uni e gli altri, probabilmente, furono capaci di spiegargli che la caccia non è solo uno sparo, o poco più, ma nasconde in sè valori che lui - appunto - piano piano, riuscì riuscito a capire e ad accettare. Questo scrisse tempo fa, in una sua apprezzabile nota pubblicata mi pare sull'Unità.

da gino m. 14/12/2012 10.22

Re:NEORURALI DE NOANTRI

http://www.math.unipd.it/~candiler/cats/serra.html ... "Questo" Michele Serra è diventato cacciatore??? Mi pare una notiziona!!! Da non buttare li così... o no??!!

da Ezio 11/12/2012 19.54

Re:NEORURALI DE NOANTRI

Purtroppo la battaglia, non solo giuridica, lo scontro, è già cominciato anche qui in Italia. Tant'è vero che per arginare le recinzioni selvagge, veri e propri ostacoli per i diritti consolidati nel tempo (esempio: usi civici), in Umbria stanno valutando l'adozione di una legge che ne limiti l'invadenza e gli abusi. Meno male che fra questi neorurali nostrani ce n'è anche qualcuno che si sforza - e ci riesce - di integrarsi nel contesto. Fino a diventare cacciatore. Un esempio ben riuscito è quel Miche Serra, giornalista ex umorista satirico e autore televisivo di successo, che da una posizione di chiusura appena arrivato a weekendare nelle campagne del bolognese, mi pare, pur non condividendola ha piano piano capito la caccia e accettato la convivenza con i cacciatori che all'inizio combatteva perchè - a suo dire - gli ammazzavano il gatto.

da gino m. 11/12/2012 17.26

Re:NEORURALI DE NOANTRI

Mi faceva notare una persona che la grande capacità di osservazione, di cui sono dotati i cacciatori e la loro presenza sul territorio, potrebbe costituire un deterrente per coloro che si sono specializzati in furti e ‘rapine in villa’ e che spesso i carabinieri si avvalgono delle loro testimonianze per orientare le loro indagini.

da Fromboliere 11/12/2012 14.16

Re:NEORURALI DE NOANTRI

Lasciare la campagna per trovare la vita in città e nelle fabbriche fù a suo tempo esigenza indispensabile . Lasciare la citta e tornare nel verde diventa sempre più fatto indispensabile per ritrovare un poco di aria ancora respirabile e silenzio a cui nessuno è più abituato. Va da sè che i cittadini che cercano , e per loro fortuna ne hanno possibilità,di tornare all'origine non hanno ne le orecchie ne i sensi di nuovo adatti per sopportare il frastuono della pace . Una pace fatta di assenza quasi totale di clacson , di scappamenti, di sirene, di smog irrespirabile ; concepirne il cambiamento radicale non deve essere semplice. Questo porta alle telefonate ignoranti alle forze dell'ordine per far tacere le cicale, alla denuncia di guerra imminente alla prima schioppettata udita anche in lontananza . Si chiama ,tutto questo , NEVROSI ; difficilissima da curare , quasi impossibile a volte . Chi riesce a farne tesoro è fortunato come nessun altro, ritrova semplicemente il poter chiacchierare e socializzare con il vicino di casa, avere un panorama verde davanti alla finestra, non patire lo stress da parcheggio ad ogni ora del giorno, respirare profumi ormai scordati, ricreare dentro di se finalmente una pace. Io non posso , lasciatemi almeno la possibilità di sognare

da renzo 11/12/2012 11.01

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Il massimo della negatività del neoruralismo si esprime laddove finisce la città, la finta periferia, in cui il paesaggio urbano si fonde con quello rurale. Questi luoghi, centri abitati che rappresentano l’urbanizzazione della campagna, ovverosia luoghi metropolitani per i rurali e luoghi di campagna per i cittadini, sorgono su terreni “agricoli”, in mezzo ai vecchi casolari in cui la vita scorre ancora come un tempo. Sono villette a schiera che assomigliano più a grandi palazzoni ordinati in verticale, provvisti di giardino con aceri ornamentali ed altre piante ovviamente tutte non autoctone. Recinzioni ordinate dove fatalità, a ridosso del loro esterno, si rifugiano le lepri di novembre…guai disturbare la domenica mattina con il latrare dei cani. Due mondi diversi che si fondono assieme come l’acqua con l’olio. A questi cittadini campagnoli, campagnoli cittadini per gli abitanti del posto, da un po’ fastidio tutto. Buona parte di colpa ce l’hanno anche le figure geometriche di queste strutture ed i nuovi materiali “classe A” con le quali vengono solitamente “disegnate”; esse isolano l’uomo da un contesto fatto di travi vecchie e paglia. Questi luoghi di transizione favoriscono l’incertezza esistenziale. Non so francamente se mi faccia più pena l’uomo nel vecchio casolare attorniato da queste strutture o quello che abita in esse.

da massimo zaratin 11/12/2012 8.52

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Ogni medaglia ha le sue due brave facce e ogni legge ha il suo bravo ciclo del ritorno. Conosco neorurali che sono anche cacciatori, persone che come tante hanno deciso di uscire dalle aree metropolitane per motivi di affitti più agevoli, di vita più a misura umana, liberandosi dalle fisime cittadine, dalla mancanza di posteggi sotto casa, dalla vita condominiale. La realtà dei pendolari esiste da sempre, dalla campagna alla città e viceversa, gente non disposta a lasciare i luoghi delle loro origini, dove le loro mogli spesso continuano le attività manuali a cui erano dedite le loro madri e le loro nonne. C’ è anche il cacciatore che non vede l’ ora di andare in pensione per tornare a fare l’ ortolano, per riattare un rudere, per dedicarsi all’ auto produttività. Queste sono le persone che fanno da contrappeso agli eccessi nevrotici di tanti animalisti e queste sono le persone alle quali difficilmente potrai levare sagre di paese e tradizioni e alle quali l’ eco di una fucilata riporta solo immagini conviviali, buon cibo e buone libagioni. 'Notte a tutti.

da Fromboliere 10/12/2012 23.22

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Sapete quante persone chiamano la domenica mattina perchè "stavo dormendo dopo una settimana di lavoto duro in ufficio e un cogl... di cacciatore mi ha svegliato con le fucilate... sembrava l'Afganistan" oppure "ma i contadini devono lavorare anche di domenica????"... povera gente, io dico solo Pietà per loro

da Pier76 10/12/2012 22.33

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Forse mi sono spiegato male, anzi peggio : ho detto che la frase di Frombo è dipinta di Utopia, non ho affermato che sono distante da questa verità , anzi .....

da renzo 10/12/2012 19.17

Re:NEORURALI DE NOALTRI

A' neorurali, solo tre ggiorni fa stavate a fà l'eloggio de' la privatizzazione de' la servaggina, mettendove 'n riga coll'animalisti pè abolì l'842 der coddice civile. Rurali non significa neofeudali. Non significa "padroni a casa nostra", significa essere ambientalisti dentro, e sposare le grandi battaglie ambientaliste. E convertire su questa strada anche molti agricoltori drogati da decenni di contributi pubblici con i quali si sono cotruiti la casa nuova.

da Mino 10/12/2012 18.37

Re:NEORURALI DE NOALTRI

.... ho capito. Mi pare che allora qualcuno tra noi ritenga assolutamente probabile che, esempio, il Palio di Siena... o addirittura la caccia, possano essere proibite. Nulla da dire, ognuno sia pure libero di nutrire anche il peggior pessimismo, anche se è meglio ricordare che la caccia privata, per lo meno riferita a selvatici stanziali d' immissione, non potrà mai essere proibita. Ricordo, quindi, che esiste un codice di buon vicinato, regole che vigono a diffusione internazionale.

da Fromboliere 10/12/2012 18.36

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Più realistico, invece, che entrambi i movimenti possano fondersi, assimilando, l’ un dall’ altro, il meglio che possano offrire, tollerando reciprocamente il loro peggio. -------------------------------------------------- Mi dispiace ma la vedo pura UTOPIA, anche se sarebbe l'unica cosa a salvare tutto

da renzo 10/12/2012 18.19

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Questo processo di espropriazione è cominciato già nel dopo guerra, con la corsa all’ industrializzazione. L’ agricoltura è stata svuotata delle sue braccia dalla guerra e poi dimenticata, perfino osteggiata. L’ offerta industriale è parsa come l’ unica forma di salvezza dalla povertà postbellica, l’ unico mezzo per salvare la capra a costo di rinunciare ai cavoli. E così è andata e da lì il lungo processo di urbanizzazione che ha dato il colpo di grazia alla terra, morti i vecchi, il possederla è quasi diventato un peso, dissociativo, economico e culturale. Ma si sa, quando qualcuno vende c’ è un altro che compra e chi compra, nelle leggi capitalistiche, decide come meglio crede. Così rischiano di spegnersi tradizioni, culture e valori, sacrificati all’ egoismo personale. In America sta succedendo lo stesso con la cultura dei cow boys. A questi ‘movimenti privatistici’ non c’ è altro modo che rispondere con la stessa moneta. A privatizzazione si risponde con la privatizzazione, da cui, per necessità obbligata di convivenza, si presenterebbero due possibilità. La più remota ed inutile sarebbe lo scontro, tra i due gruppi, giuridicamente, muro a muro. Più realistico, invece, che entrambi i movimenti possano fondersi, assimilando, l’ un dall’ altro, il meglio che possano offrire, tollerando reciprocamente il loro peggio.

da Fromboliere 10/12/2012 16.55

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Ma infatti Renzo non è tanto cosa si fa o dove si vive ma come si interpretano e si sentono le "cose" di questo mondo. Aggiungo che mi è parso un bel commento anche quello di Ce. Rere.

da Ezio 10/12/2012 15.42

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Sono nato e cresciuto in città ( purtroppo)ma i geni che mi ha lasciato mio Padre sono di provenienza contadina, precisamente della bassa padana . Come non comprendere che questi nuovi --benpensanti -- cercano di scavare con le unghie un posto di privilegio che mai avranno, anche se lo desiderano tanto ? Io, pur essendo cittadino non per colpa, la differenza tra il grano e il mais la conosco, così come so quando piantare le patate o raccogliere l'uva . Tantomeno vengo infastidito dal canto delle cicale "Dice la cicala al cicalino: il grano al padrone e la paglia al contadino".

da renzo 10/12/2012 15.36

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Un mio vecchio e mai abbastanza compianto amico e mentore, diceva che prima o poi quest'umanità selvaggia (culturalmente) dovrà piegarsi di nuovo alle terra. Io vorrei invece che, pur restando "fortunata" - come dice, mi par di capire, LeGof - s'inginocchi alla bellezza e alla magnificenza delle cose naturali, che contengono la vita e la morte. E' questo, soprattutto, che loro - i neorurali (più o meno in Italia identificabili come "ambientalisti" sempre più in deriva "animalista")- non vogliono ammettere. A' belliii! Avete voglia di fare esorcismi. La morte c'è. Ed è complementare alla vita. E' inutile che umanizziate i vostri gattini e i vosti canini. E' inutile fargli visita al cimitero, quando la loro parabola è finita. Rendetevene conto: non lo fate per loro, lo fate per voi!!! Perchè vi spaventa la vecchia falciatrice. Ma è così. E la caccia è la sublimazione del ciclo, Come le stagioni, come la semina, come il raccolto. Come il sole, come la neve, come il gelo.

da Ce. Rere 10/12/2012 14.42

Re:NEORURALI DE NOALTRI

I neorurali ...fatte salve le ovvie eccezioni di chi magari già lo era stato e poi dopo un periodo di "urbanità" ci è ridiventato.... mi ricordano gli anticaccia onnivori/carrnivori.

da Ezio 10/12/2012 13.57

Re:NEORURALI DE NOALTRI

PARLO DA CONTADINO DA GENERAZIONI è FACILE FARE GLI ANIMALISTI I CONTADINI I SALVATORI DEL VERDE QUANDO SI HA LA PANCIA PIENA E ANCHE IL FRIGORIFERO BISOGNA VEDERE QUANDO SI DEVE ALLEVARE PER CIBARSI E COLTIVARE PER LO STESSO MOTIVO LI SI VEDE LA DIFFERENZA POCHI ANNI FA CON MENO BENESSERE LA CACCIA E L'AGRICOLTURA ERANO COSE NATURALI OGGI PURTROPPO QUESTI RICCHI SIGNOROTTI PENSANO DI DARE I LORO TEWMPI E LE LORO ABITUDINI A TUTTI PERò SIAMO VICINI AL FATTO CHE IL FRIGORIFERO SI STA SVOTANDO QUINDI VEDREMO COME CAMBIERA LA SOCIETA E DI CONSEGUENZA LA CACCIA W X SEMPRE LA NOSTRA PASSIONE

da GIGI 10/12/2012 13.21

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Quello di Tiburzi fa il paio con quello del turista in un agriturismo che reclamava perchè la mattina veniva svegliato da un fagiano che cantava, e quello di un altro perchè cantava il gallo.Di ambedue sono testimone diretto. Nel primo caso non ci fu soluzione,nel secondo fu tirato il collo al gallo.

da vico 10/12/2012 12.45

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Questi "neorurali" di contadino hanno solo la proverbiale ignoranza, per il resto è gente senza radici e senza alcuna coscienza delle regole e dei problemi del territorio. Ne ho incontrati tanti, purtroppo, durante le mie giornate di caccia, e devo dire che sono una delle categorie più spregevoli in cui mi sia mai imbattuto.

da Martino, Bologna 10/12/2012 12.41

Re:NEORURALI DE NOALTRI

E pensare che nemmeno una generazione fa o due al massimo eravamo tutti contadini o almeno campagnoli. E il fucile da caccia era attaccato (provvisoriamente) al chiodo in fondo alle scale, in tutte le famiglie. Oggi, purtroppo, gli italiani che vivono in città capoluogo hanno superato quelli che vivono in provincia. Bisognerà ripensare tutto l'approccio e soprattutto la comunicaziane. Altrimenti, noi parliamo di deroghe e nessuno ci capisce. Teniamo a mente il concetto di chilometro zero della coldiretti e il "metalinguaggio" che il loro ufficio marketing sta perfezionando. Loro si che c'azzeccano. Perchè non farsi consigliare? Ci riflettano bene i nostri caporioni. Riconosciuti ufficialmente o detentori della verità rivelata seppur senza l'imprimatur del ministero.

da McLuan 10/12/2012 11.52

Re:NEORURALI DE NOALTRI

Concordo pienamente vorrei solo aggiungere un anedotto. Alcuni anni fa un paio circa in quel di Tarquinia una signora chiamò addirittura il 113 per far smettere il frinire delle cicale... se non fosse vero ci sarebbe da ridere!

da Tiburzi 10/12/2012 10.39