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Editoriale

Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio


lunedì 18 gennaio 2021
    

 
 
Bella è la caccia in tutte le sue forme. Da migratorista convinto, devo riconoscere però che non c'è caccia che non abbia il suo fascino. Soprattutto se la si considera nel suo contesto culturale e sociale. Arte, cultura, storia fanno da testimone a quello che dico. Pagine, migliaia e migliaia di pagine di letteratura, tante storie,  ci hanno tramandato il nostro essere uomini prima ancora che cacciatori. Grazie alla caccia, appunto.

I mezzi e gli strumenti di caccia, nella loro evoluzione, dalle trappole alla doppietta, hanno segnato il progresso dell'uomo, ma lo spirito della caccia, la passione profonda per questo rito ancestrale  sono rimasti immutati dentro di noi. Solo una società alienante come questa contemporanea sta inculcando in certe menti malate un'avversione di cui l'umanità stessa dovrà temere per il suo futuro di specie.
Ma torniamo alla caccia. A quella che su e giù per lo stivale prova a dare colore a questi giorni drammatici, segnati anche da lutti gravi nelle nostre schiere. Diverse sono  le nostre comunità. Diverse le forme di caccia. Al sud prevale la migratoria, al centro si vivono realtà variegate, fra migratoria e stanziale piccola e grande, stessa cosa fra gli Appennini e le Alpi, con qualche differenza da est a ovest. E sulle Alpi...

Sulle Alpi, piccole o grandi cacce che siano, si respira un'altra aria. Diversa. La maestosità di quelle montagne rende tutto più  ricco di significati. Intanto per le difficoltà. Per giungervi, per viverci, per praticarvi la caccia. Poi, per una tradizione che mutua certe regole da terre vicine, ricche di storie e di cacce anche diverse dalle nostre. La selvaggina stessa, storicamente, è in parte diversa. Comprese certe presenze alate di migratori, che di rado si affacciano nelle valli giù giù fino alla vista, o quasi, delle... Piramidi.

Tutto questo, nel tempo, dalla seconda metà del secolo scorso ha un punto di riferimento ormai immutabile, direi monumentale: l'UNCZA, nata come settoriale della Federcaccia e cresciuta - eccome se cresciuta - grazie ai propri uomini, alla ricchezza del patrimonio faunistico che ha saputo gestire e proteggere, grazie a un modello che custodisce gelosamente. Ne fanno fede le indagini e i censimenti che oggettivano i risultati, pur nel chiaroscuro delle modifiche ambientali e sociali intervenute anche nelle comunità alpine.

Per questo, nelle tre macroregioni, mentre si consolida un trend in crescita per camoscio, cervo e capriolo, per la piccola stanziale, coturnice, forcello, pernice bianca e lepre variabile, il quadro è più variegato, in dipendenza anche degli avvenuti (o non avvenuti) recuperi ambientali. In ogni caso, l'impegno, l'approccio tecnico scientifico, gli scambi culturali interfrontalieri, le rassegne, le collaborazioni con Ispra e FEM, la sintonia con le comunità locali denotano passione e lungimiranza, amore per la propria terra, pacata modernità. L'auspicio che se ne può trarre è che sistemi e metodi, ormai ultradecennali, dei nostri colleghi  alpini possano riverberare la necessaria consapevolezza anche più a sud, per tutto il nostro paese. Un'espressione corale che dia nuovo impulso a questa nostra "civiltà della caccia", sempre più impegnata non solo a prelevare ma anche a gestire, attraverso una maggiore conoscenza. Da qui, un amabile invito a  fare tesoro delle ultime fatiche dei cacciatori alpini, espresse con la pubblicazione "Ungulati e tipica alpina - Presenze, gestione e ricerca sulle Alpi" . Studi e ricerche 2, che raccoglie i dati della Commissione Tecnica Ungulati UNCZA, accompagnati da preziose riflessioni per tutti.  "L'innovazione del ruolo sociale, culturale e ambientale del cacciatore  - scrive a chiusura di questo lavoro il presidente della Commissione tecnica Ungulati Uncza, Luca Pelliccioli - dovrà seguire nei prossimi decenni due vie. Da un lato la crescita delle competenze e la loro messa in rete con altre esperienze nazionali e internazionali.  Dall'altro la diffusione del proprio valore e ruolo nella conservazione della biodiversità e nella riqualificazione ambientale sviluppando campagne di awareness raising (sensibilizzazione)  interne e specifiche per la società. Attraverso la piena consapevolezza del suo ruolo nell'attuale società, peraltro sancito anche dalla normativa europea, il mondo venatorio potrà porsi nei prossimi anni come figura contemporanea e gestore dell'ambiente".

Una sfida, non c'è dubbio, a dir poco impegnativa, che potrà essere vinta se saremo capaci di tradurre simili processi - ma non siamo all'anno zero - nelle diverse realtà delle nostre convalli più a sud, senza dimenticare il capitolo migratoria. Che resta il patrimonio più significativo della nostra cultura venatoria.


Paolo Barbieri

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15 commenti finora...

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Paride, prendo atto che cercare di discutere con te è tempo perso. Continua pure a credere di avere la verità in tasca e seguita a bollire nel tuo brodo.

da Frank 44 25/01/2021 11.12

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Mi sembri come quei mezzi bambocci, ai quali viene assegnata un area di caccia per gli ungulati e di colpo credono di avere una riserva privata solo per loro! Si fai parte di quella schiera di poverini , contento te contenti tutti. Discussione noiosa con il solito egoista prepotente e mezzo cacciatore...siete la maggioranza per questo siamo ridotti cosi! RAGIONA !

da Paride 24/01/2021 20.17

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Bene, ricorda soltanto che in questo Paese quando una cosa è di tutti viene purtroppo trattata come se fosse di nessuno. Per questo bisogna fare in modo che il cacciatore viva il territorio come se fosse suo, solo così lo rispetterà. Cordiali saluti.

da Frank 44 24/01/2021 19.43

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Caro amico, ho solo scritto quello che penso sui cacciatori-egoisti che proprio non sopporto. Quelli che vedono solo la chiusura per gli altri , quelli che hanno il territorio e non lo vogliono dividere con nessuno ( perchè incapaci). IL TERRITORIO DOVREBBE ESSERE DI TUTTI E NON DI POCHI anche se con gli atc sta succedendo questo. Rilassati sono di estrema destra ma non sopporto i prepotenti sopratutto per una semplice passione come la caccia.

da Paride 24/01/2021 16.42

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Chiaro che il mio discorso non vale per la migratoria, ma per la stanziale e gli ungulati è tassativo. Quando non cera grande disponibilità per gli spostamenti, ma si cacciava solo vicino a casa cera maggior rispetto per la selvaggina perchè se si esagerava un anno si pagava con la carestia l'anno dopo. Ora non è più così, infatti se si impara un branco di fagiani o di pernici in un posto, ci si da addosso fino a finirlo dalla paura che arrivi qualcun altro. Tanto poi se li non rimane niente, la prossima volta si va da un'altra parte. Io non mi ritengo incapace o pauroso, non ho paura del forestiero e non sono razzista ma sono certamente più educato di te. Certo è che il tuo modo di giudicare gli altri ( egoismo, invidia, mezzi uomini ) ti colloca inevitabilmente a sinistra.

da Frank 44 24/01/2021 14.49

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

per me legare un cacciatore al territorio è come chiuderlo in galera e chi auspica a questo è un cacciatore incapace e pauroso. Dalla notte dei tempi, l'uomo è nato per viaggiare , scoprire , imparare, se a te piace stare chiuso in casa perchè hai paura del forestiero oltre ad essere un razzista temi anche per la tua media preparazione. RICORDATI che c'è sempre da IMPARAE e un forestiero che viene a casa tua . Purtroppo, però, l'incapacità e l'egoismo dei mezzi cacciatori , gli ATC gestiti da incapaci , mentalità obsolete e antiquate porta a questa chiusura mentale. Siamo circa 600 ( forse meno) una volta in 2.000.000 avevamo spazio da tutte le parti ora con gli atc la 157 e l ignoranza siamo uno sopra all'altro. Forse per la stanziale potrebbe essere anche giusto ma per gli Ungulati un minimo di apertura ci deve essere mentre per la e la migratoria non vedo perchè non si possa andare dove si vuole? L'egoismo e l'invidia sono il male più brutto della società civile e dei mezzi uomini!

da Paride 24/01/2021 10.34

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

La salvezza della caccia sta nel legare il cacciatore al proprio territorio, solo così sarà rispettoso dell'ambiente e della selvaggina che lo popola.

da Frank 44 23/01/2021 14.36

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Bravo vai hai pienamente ragione concordo con te e posso dire che si sono inventati la selezione pure per lo storno e il piccione.....

da Mauro 22/01/2021 14.35

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

X Vai. Abito a Modena , circa una decina di anni fa ho assistito a quello che hai scritto Tu!

da Massimo 21/01/2021 9.06

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Trovo qualche contraddizione in quello che dice il sig. Vai, ma purtroppo la dice giusta. Credo che implicitamente Paolo Barbieri volesse proprio invitare i non alpigiani ad organizzarsi nello stesso modo. Per modificare la cultura di certi macellai, sulle Alpi o nelle pianure, credo ci voglia invece molto tempo. Tutto ciò cozza con un limite normativo che non responsabilizza proprio nessuno nella gestione della selvaggina, passata da res nullius a "cosa" dello stato, cioè di nessuno secondo l'accezione corrente del termine. A mio parere ci deve essere un "proprietario" responsabile dei risultati (sempre negato dalla sinistra anche per i dirigenti degli ATC), privato (per gli abbienti) o in gruppi associati (per la gente comune). L'esempio francese potrebbe calzare. Ultima considerazione: Uncza o non Uncza, siamo italiani. Individualisti puri, polemici e campanilistici.

da Adelmo 20/01/2021 11.19

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Per la redazione : come mai è impedito inserire commenti in tutte le discussioni presenti sul sito tranne che in questa ?

da A.le 20/01/2021 7.34

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

A leggerti sembra un elogio alle Alpi ( che io frequento da 30 anni) ma "loro" hanno avuto l'intelligenza di saper fare le cose e le leggi a loro favore. Io vado a caccia sulle Alpi sia per la mia buona disponibilità finnaziaria e qualche scambio di selvaggina ( sempre a mio sfavore) loro NON TI REGALANO NIENTE LORO. Pero dovrebbero stare a casa SUA e non venire a far strage in Appennino di Ungulati solo perchè sono dei veri esperti e noi dei perfetti idioti. Hanno distrutto aziende private e continuano a farlo l'Etica per loro è la macelleria A CASA DEGLI ALTRI naturalmente . Certo fanno bene fino a quando nei nostri ATC c'è gente che non capisce una mazza , gente che caccia lo storno o il piccione al capanno e poi gestisce gli ungulati ! C'è da sbellicarsi dalle risate. Fortuna che il COVID li ha bloccati a casa a loro e molti cervidi si salveranno dal frigo di questi malati mentali della carne e sai cosa ci devi fare con l'UNCZA ???

da vai 19/01/2021 11.47

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Tutto deve avere un misura. Ormai, nel nostro pianeta piccolo piccolo, e in uno stivale affollato e urbanizzato, si potrebbe fare ancora una bella caccia se ci fosse maggiore responsabilità e consapevolezza. Quella manca. Ma è un problema soprattutto italiano.

da Italo 19/01/2021 11.30

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

Giusto, ma dovrebbero leggerlo anche l'80% dei cacciatori italiani lontani anni luce da questo tipo di caccia.

da Aiace 19/01/2021 10.36

Re:Dalle Alpi alle piramidi. Un auspicio

bravo Barbieri lo scritto che ai pubblicato dovrebbero leggerlo quelli che ci governano ma purtroppo è come voler vuotare il mare con un secchio.

da cacciatore e agricoltore 18/01/2021 19.03