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Editoriale

ETICA O ETICHETTA?


lunedì 22 maggio 2017
    

Sarebbe bello approfondire la differenza o le coincidenze fra le due parole del titolo. A lume di naso, la seconda, per li rami, deriva dalla prima, attenendo sicuramente ai comportamenti formali, ma che nel suo uso corrente corrisponde sempre di più a un segnale, un simbolo, un emblema che  identifica.
 
E di identità vanno fieri certi moderni cacciatori, che tengono di più alla spilla sul loden che alla considerazione di sodali nella passione venatica hanno di loro, probabilmente conoscendone qualche pur raro malvezzo, spesso ascoso in ampi freezer.
 
In un epoca di grandi e repentini cambiamenti come la nostra, il modesto cacciatorello di piccola penna, il capannista, quello che riforniva lo spiedo di Castagneto, erede di una civiltà agreste che nei millenni pone il tordo (cantato da Orazio e Marziale, allevato già da Lucullo) al vertice delle carni di pregio e ne tramanda le forme di caccia, con un solo sostanziale cambiamento avvenuto ormai due-tre secoli fa con l'avvento dello schioppo, questo modesto cacciatorello mai ha ostentato etichette, purtuttavia ha conservato un'etica.

Quella si, figlia di comportamenti sedimentati nel tempo, deriva olistica di una cultura che si alimentava di un contatto quotidiano con il creato, il divenire delle stagioni, la vita e la morte strettamente e indissolubilmente collegate. Il seme, escremento della digestione di un altro essere vivente, che a contatto con la terra, grazie all'acqua e al sole e agli alimenti concessi dai lenti processi di decomposizione e rigenerazione, esplodeva in nuovo virgulto che diventava pianticina e poi pianta robusta  e poi fiore e frutto succulento, ancora e di nuovo in grado di mutuare energia vitale.
 
Discorso complesso, di cui anche l'illetterato di un tempo aveva tanto da insegnare agli altrettanti saputelli, tuttologi, carenti  tuttavia di esperienze sul campo. Mio nonno, per esempio, che peraltro recitava a memoria  intere  terzine della Commedia, o lunghi brani  dell'Ariosto, aveva tale e tanta dimestichezza con il respiro della vita in campagna, che veniva naturale per lui trasmettermi quella sapienza nelle lunghe mattinate al capanno, in attesa del primo tordo, all'alba o, dopo il sorgere del sole,  fra una schioppettata e l'altra ai prispoloni e ai beccafichi prima, in agosto, ai  fringuelli e alle peppole più tardi, in settembre-ottobre. Il fuciletto, che ogni tanto mi veniva concesso, non era un prezioso 410, anche se di piccolo e a volte piccolissimo calibro. La prima volta, per me, come per tanti di allora, fu con un vecchio Carcano, modificato a canna liscia.
 
Era etica, quella caccia? E' ancora etica oggi? Si, certamente, per ieri. Per l'oggi, ancora un si, seppure condizionato dai mutamenti sociali e obbligatoriamente dalle normative, nazionali e comunitarie. A mio avviso ingiuste, almeno così come sono state espresse e consolidate sotto il martellamento di una vergognosa politica anticaccia.
 
Ieri, il ceto che praticava la caccia al capanno, e comunque ai migratori, non solo piccoli, era quello rurale: agricoltori, mezzadri, gente comunque di campagna (o di bosco, o di palude: e viene in mente Gramignani: "Fra cime, boschi e paludi"). Gli spostamenti a piedi o con i mezzi  di allora (soprattutto una bicicletta o al massimo una motoretta) permettevano "prelievi" contingentati nel tempo e nello spazio, condizionati dal  passo di ogni specie di interesse venatorio. Non c'erano limiti di carniere, e ancora oggi, questa condizione non dovrebbe creare problemi se collegata all'appartenenza a uno o più atc nel periodo di transito, come del resto è previsto dalla legge vigente. Perdipiù, parchi e aree protette, che coprono ormai in alcune regioni più del 30% del territorio, possono essere equiparati a veri e propri santuari per la   fauna migratoria. Ad una condizione, ovviamente: che siano vere e proprie oasi dove gli uccelli possano trovare riparo e ricovero (soprattutto dai predatori, gatti inclusi, che fanno più danni di una poiana o di un gufo) e soprattutto dove si possano alimentare e non morire avvelenati, come spesso sempre più spesso accade, a causa di quella che oggi è sempre più fabbrica del cibo e sempre meno agricoltura. (Nota, la discussione e la probabile definitiva approvazione della aggiornata legge sui parchi e le aree protette non promette, purtoppo, niente di buono).

L'etica? Aldilà del loden e dei bottoni di corno di cervo, l'etica quella vera sta nell'onorare la cosiddetta spoglia, che è spoglia a prescindere dalle dimensioni. E l'onore più grande che le si può fare, alla spoglia, è quello di evocare quell'immagine carducciana ("Gira su' ceppi accesi lo spiedo scoppiettando..."), che richiama una semplicità corale, conviviale, consona a quella dimensione umana, popolare, fraterna, che l'uomo moderno, ormai bionico, sta perdendo inconsapevole. Con tutto il rispetto per il gulash con i mirtilli, sempre più forchetta che etichetta.
 
 
Vito Rubini

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8 commenti finora...

Re:ETICA O ETICHETTA?

BASTEREBBE CHE OGNUNO PRATICASSE LA PROPRIA CACCIA SENZA TIRAR MERDA SU QUELLA DEGLI ALTRI NELLA SPERANZA DI SALVARSI IL SEDERE, VERO MUSTANG? PERCHÉ SPARATE A UN CERVO AL BRAMITO, CIOÈ DURANTE GLI AMORI È UNA VERGOGNA PEGGIORE CHE METTER TAGLIOLE AI BECCAFICHI.

da ALSAZIANO 28/05/2017 20.59

Re:ETICA O ETICHETTA?

Fra pelo e vizio, c'è ancora un abisso, vedo. E il vizio di bello apparire, prevale su quello di ben operare. Non faccio riferimento al club del colombaccio, ma a tutti quei club e associazioni non solo di caccia che proliferano nel nostro paese, che spesso si ammantano di political correct (o ambintalismo/animalismo di maniera) e non di rado sono il risultato di una "scissione" sbandierata pomposamente ai quattro venti, all'ombra di principi ideali (più spesso ideologici), ma che nascondono la voglia di costituire un distintivo nuovo, quasi personale, e mantenere il seggiolone o il presunto scettro, che quasi sempre assomiglia a quel simulacro di bacchetta tuttofare che i fanciulli ostentano immedesimandosi nei personaggi di Harry Potter. Per questo abbiamo tre associazioni di beccacciai, almeno altrettante di padulani, selettori, beccacciai e via discorrendo.

da Plinio 26/05/2017 8.23

Re:ETICA O ETICHETTA?

"...sta il cacciator fischiando su l'uscio a rimirar. Tra le rossastre nubi stormi d'uccelli neri, com'esuli pensieri,nel vespero migrar...." Carducci, ai miei tempi di......"ragioneria" il poeta più amato dal cacciatore studente con la poesia "San Martino" tutta d'un fiato memorizzata. Etica ed etichetta; eh già. Un bel dilemma e una domanda che dovrebbero porsi tanti "esimi consiglieri" del club italiano del colombaccio che da tempo badano più all'etichetta che all'etica barattando volentieri la preapertura per "..qualche tessera in più". Manco fossero associazione venatoria ma associazione di cacciatori appassionati di caccia al colombaccio. Purtroppo corrono dietro a Federcaccia nonostante Sorrenti abbia loro detto papale papale che il colombaccio gode di ottima salute (convegno Rimini 2017 fonte consigliere club) quindi non necessita di ".............protezione alcuna". questa è l'etichetta. Per "l'etica nel club" addàritornarbaffone. p.s. nel forum del club sta scritto che ".....che dovranno essere banditi e comunque adeguatamente sanzionati gli interventi non rispettosi e lesivi delle persone e del Club stesso...." PIU' O MENO COME IN VENEZUELA. O NO?

da pelo 52 23/05/2017 15.39

Re:ETICA O ETICHETTA?

Tristi esperienze le tue, mustang. Che fanno il paio con i frigoriferi pieni di carne che finisce oggi incontrollata nelle macellerie e nei ristoranti di mezza Italia. Poi, per la verità, ci sono situazioni le più variegate, come nel passato (vogliamo parlare delle torri rondinaie che hancora fanno sfoggio di sè, ben restaurate, in capo alle ville di campagna?). Ma per arrivare ai comportamenti austrungarici (nel bene e nel male) ce ne vuole. Quello che capisco io dalla lettura delle note qui sopra è che semmai si dovrebbe acquisire quel quid che ci manca (ma non è solo un problema di cacciatori, basta attingere alla cronaca e non solo quelle parasportiva). Un tempo si chiamava "signorilità". Attualizza te, se vuoi, il concetto.

da B. Rummel 23/05/2017 10.14

Re:ETICA O ETICHETTA?

Per quel che ne so perché vissuto la cosidetta trappolina, laccetto, ecc.va inquadrato nel contesto sociale di allora . Era una pratica quasi esclusivamente posta in essere da contadini appartenenti a quella agricoltura di sopravvivenza e procurarsi quello spiedino che rallegrava la già magra cucina... io lo trovo etico anche se sembra in contrasto con il termine. È stato forse etica l'invasione delle campagne da parte di cacciatori sparatori della domenica provenienti dalle città con maggiori disponibilità economiche in termini di mezzi, armi e munizioni? La bauliera a cui si riferisce il signore qui sotto non apparteneva di certo alla categoria da me menzionata per prima ma ai secondi.

da Carlo rm1 22/05/2017 19.47

Re:ETICA O ETICHETTA?

Quindi... I cacciatori di selezione sono dei citrulli e anche un po' bracconieri. Quelli che sparano alle lodole sono ganzissimi , e anche se mettessero qualche trappolina qua e là ....vabbè ....è la nostra tradizione, e sono etici lo stesso.... Ma solo io mi ricordo le bauliere piene di uccelli che poi sarebbero andati nella spazzatura degli anni '70 e '80?... Solo per farsi belli al bar?... E quelli che passano dalla carabina al capanno e viceversa cosa sono?....bipolari?... Mah...

da Mustang 22/05/2017 17.24

Re:ETICA O ETICHETTA?

Non è mai troppo tardi, direbbe il vecchio maestro Manzi. Ma se non si tiene conto che proprio è passata una vita, e che il mondo è cambiato, come dimostrano le ultime sboronate di Berlusconi, e che quindi l'etica (e per giunta ambientalista, e implicitamente genuinamente animalista, visto che per noi la sopravvivenza e il benessere degli animali insieme all'integrità del territorio sono sempre stati una priorità) è l'ultima carta che possiamo giocare, avremo un futuro davvero gramo. Posso sbagliare, ma se anteponiamo la ciccia (cioè il business) alla "sacralità" del nostro atto di caccia, non ce la faremo. E non ditempi, come qualcuno dei nostri avversari vorrebbe far credere agli ingenui, che il Re Sole (Luigi XIV) avave la caccia come una delle attività più amate, perchè doveva riempire il frigorifero.

da Luciano F. 22/05/2017 14.23

Re:ETICA O ETICHETTA?

mah, è passata tanta acqua sotto i ponti ...

da vecchio cedro 22/05/2017 10.03