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Editoriale

IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO


giovedì 5 novembre 2009
    
L’argomento non è nuovo. Chi mi segue sulle pagine di Diana – non dirò con falsa modestia manzoniana dieci lettori, perché fortunatamente sono un poco di più – riconoscerà questi miei pensieri perché ho avuto occasione di esprimerli già in altre occasioni.

L’oggetto è la nostra passione per la caccia. Lo stimolo per scriverne di nuovo il fatto che sono impossibilitato a dargli sfogo.

Uno stupido quanto fastidioso incidente, una banale storta, come si dice normalmente, mi ha infatti bloccato proprio all’inizio del più bello della stagione di caccia.

Così, mentre mi struggo al pensiero di birbi fagiani sfuggiti alle sfuriate del primo mese di caccia e che ora mi farebbero divertire a tentare – che non sempre ci si riesce, ma proprio qui sta il bello! – di mettergli il sale sulla coda; mentre sogno di buttate di beccacce, che hanno cominciato come si deve a popolare i boschi; mentre mi sembra impossibile di non essere a una posta ad aspettare l’irrompere sulla scena di un nero cinghiale con l’adrenalina a mille per la canizza dei cani… ecco, che non mi rimane altro che pensarci, alla caccia. Ben poca consolazione al non poterla esercitare, in realtà.

Parziale consolazione l’ultima uscita, con il cane che mi ha appena riportato il fagiano proprio un attimo prima che un piede in fallo mi fermasse per un po’.

Ne ho incernierati tanti di fagiani, in questi decenni di caccia. Quanti nemmeno me lo ricordo, anche se volendo potrei dirvene il numero preciso perché me li sono sempre segnati tutti.

L’importante però è che per ognuno, sempre, anche fosse stato l’ultimo “pollo di stia” della peggiore agrituristica del mondo, ho sempre avuto il massimo rispetto.

E così per tutti gli altri animali sacrificati all’altare della mia passione. E ogni volta, per ognuno di loro, dalla quaglia al cervo, è come fosse la prima e finché durerà questa emozione per me avrà valore continuare ad andare a caccia.

E sempre ho provato e provo gratitudine.  In questo caso, l’ultimo scritto nella mia memoria, per il mio cane, che mi ha fatto emozionare con una ferma scolpita e una guidata là fin dove non avrei scommesso ci fosse qualcosa; per quel maschio variopinto, che regalandomi la sua vita ha fatto in modo che la mia si arricchisse ancora un po’. Di esperienza, di emozioni, di felicità per il bel tiro…
Piccole cose quasi inutili? Forse… Ma per me, e per tanti che la pensano fortunatamente come me un tesoro inestimabile.

E in fondo, dietro a tutti gli altri pensieri, un sentimento di gratitudine soprattutto per chi o cosa che ha fatto sì divenissi cacciatore. Doveva essere scritto evidentemente, perché nella mia famiglia, anche questo l’ho detto più volte, nessuno andava a caccia.

Non ho avuto un nonno che mi iniziasse ai segreti di passo e richiami o che mi facesse caricare cartucce sul tavolo di cucina nelle sere precedenti la caccia. Mio padre non mi ha mai svegliato prima del sorgere del sole  per accompagnarlo per campi e boschi resi magici da bruma e galaverna.
Entrambi, in questo ruolo, mi sono mancati.

Dio solo sa quanto, e quanto ancora oggi quando sento i racconti di chi ha potuto condividere questa passione con gli affetti più cari non provi rammarico e, ma sì confessiamolo, invidia.

Eppure, in un modo o nell’altro, da qualche tuttora sconosciuto e lontano avo i geni del cacciatore devono essere in qualche modo arrivati.

E così, fra la curiosità di chi, appunto, non capiva cosa mi spingeva, non appena ho potuto, sono entrato a far parte della schiera dei fedeli di Diana. Prima intesa come nume tutelare della caccia, poi, guarda tu che film è la vita, alla rivista omonima, facendo della caccia addirittura la base del mio lavoro e il mio principale impegno.

Un impegno che non sempre è facile e che spesso mi porta a scontrarmi con quanti non solo non ci comprendono, ma farebbero di tutto per farci scomparire.

E così, altrettanto spesso, mi trovo a giustificare il mio  andare a caccia con motivazioni etiche, sociali, gestionali, scientifiche e via di questo passo.

Non sono il solo, a dire il vero e lo stesso atteggiamento lo noto sia in quelli che possiamo definire “addetti ai lavori”, sia in tanti cacciatori.

E così, giustificandoci, quasi ce ne vergognassimo, perdiamo di vista il motivo più intimo, ma certo più vero, del perché cacciamo: la passione.

Forse come tanti altri aspetti della nostra vita, per mille cause diverse, anche la caccia ha finito col perdere – anche se fortunatamente non per tutti – un po’ della sua magia, divenendo vittima un po’ dell’abitudine, dello scontato, del superficiale.

Fermiamoci a riflettere un attimo e cerchiamo di riportare il tutto nella giusta luce che merita.
E in questo momento in cui si è riacceso forte il dibattito sull’attività venatoria, sulle sue regole e sui suoi diversi ruoli, troviamo anche il coraggio di dire che andiamo a caccia perché ci piace, perché ci dà gioia!

Abbiamo il coraggio di dire che aspettare l’alba al capanno aspettando che la batteria dei richiami saluti il nuovo giorno col suo concerto, inseguire la beccaccia nel bosco dietro al cane, fare buio nelle lunghe sere d’estate aspettando il capriolo o qualsiasi altra caccia pratichiamo, che tutte sono belle e degne di essere vissute e difese, sono cose che facciamo perché rendono la nostra vita degna di esser vissuta.
Poi è bene ed è sacrosanto che la caccia abbia anche tutti gli altri aspetti che sappiamo e che il nostro ruolo di gestori lo facciamo e lo facciamo anche bene. Le due cose non sono fra loro contrastanti.

Ma a caccia prima di tutto si va per il brivido che ho provato lisciando le penne di quel maschio prima di riporlo nella carniera. Lo stesso brivido che come me provano altre centinaia di migliaia di cacciatori, accumunati dalla stessa identica passione anche se declinata in decine di forme diverse. Viva la caccia e come sempre «In bocca al lupo»!
 

 

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14 commenti finora...

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Cosa state perdendo, Il profumo che viene dal carnire pieno? Hanno perso molto di piu' gli animali che Vi portate a casa ,a parere mio.Si puo' godere della natura anche senza darLe la morte

da StefY 21/09/2010 10.40

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Voi cacciatori siete tanto coraggiosi per sparare agli animali indifesi ma codardi e vigliacchi per confrontarvi con avversari ad armi pari; se vi piacciono i fucili andate a giocare alla guerra. . . . .quella vera, arruolandovi !!! Vili siete vili rimarrete e vili morirete. stefano fuccelli presidente partito animalista europeo

da stefano fuccelli 16/05/2010 1.23

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Scusa Annibale, (iniziale maiuscola)

da nato cacciatore 09/11/2009 16.07

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Per annibale, per quanto in buona parte condivida il tuo commento, sono dispiaciuto, che i miei più cari ricordi, tu li possa considerare una semplice masturbazione mentale, (Onan>onanismo) oltretutto non hanno niente a che fare con l'immobilismo attuale. Cari saluti

da Pasquale Cinquegrana (nato cacciatore) 09/11/2009 16.03

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

sicuri che siano quattro gatti? Molto più verosimilmente sono una realtà trasversale, senza distinzione di ceti sociali e di idee politiche, che non riesce più a capire perchè si va ancora a caccia. E la colpa è nostra, che non siamo ancora stati in grado di digerire il passato, elaborare un nuovo corso e far sapere a tutti quanto di buono facciamo per la fauna, per l'ambiente e per la società. Si può recuperare solo se diamo meno spazio alle nostalgie onanistiche e più spazio a una nuova classe dirigente che sappia raspportarsi col mondo di oggi che è profondamente cambiato.

da Annibale 09/11/2009 15.31

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Cercate di provare questi brividi il più possibile perchè con l'arietta che tira in Italia, non so ancora per quanto proveremo queste emozioni. Bastano quattro gatti( la minoranza della minoranza) per bloccare l'attività venatoria e questo si vede leggendo i vari blogs: blocchi, ricorsi al Tar,inefficienza politica, e quant'altro fanno si che ci sia ben poco da sperare per il futuro.

da elio52 08/11/2009 21.00

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Caro Ramanzini, spero che il tuo infortunio lasci posto a mille nuove avventure di caccia, lo capisco perchè anch'io ci sono passato in questa stagione, un incidente stradale mi ha costretto con la gamba ingessata fino al 17 settembre ed in seguito ad una lunga riabilitazione che ancora prosegue. Ma la passione per la caccia è talmente forte che nonostante il gesso quando possibile (caccia da appostamento) sono andato ugualmente a caccia, con l'ovvia conseguenza di sentirmi dire "sei completamente pazzo", vaglielo a spiegare qual'è l'emozione che si prova ad andare a caccia a certa gente. Il brivido di cui parli è il vero ed unico motivo per cui vado a caccia, ho avuto la fortuna di nascere cacciatore dentro una famiglia di cacciatori e ne vado fiero. Il mio personale impegno, per la nostra amata caccia, lo svolgo perennemente cercando di avvicinare le nuove generazioni alla caccia; specialmente quelle persone che non hanno avuto parenti cacciatori, e quindi trovo difficile riescano a venire a contatto con la nostra realta. Complimenti sempre per il tuo operato ed in bocca al lupo! A proposito di auguri, mercoledì sera un amico cacciatore per rabbia di non poter venire a caccia il giovedì, mi ha augurato per 4 volte BUONA CACCIA! Risultato :due germani reali, un alzavola ed una folaga, presi cacciando con i cani da ferma nei laghetti siciliani. Oggi quando l'ho incontrato gli ho chiesto di augurarmi BUONA CACCIA più spesso.

da Salvo Mazara 06/11/2009 16.06

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Il brivido che cerchiamo Ciao, grande invalido, stordito dai ricordi e dalle emozioni. Leggerti è, come di consueto, piacevole oltre che istruttivo. E commentarti diventa quindi doveroso ma anche intrigante. Siccome il vecchio adagio (contadino o cacciatoresco che sia) dice: “Braccia al collo e gambe a letto”, è giusto che tu te ne stia al massimo in poltrona, a leggiucchiare qua e là o a battere sui tasti del portatile, e lasci a noi poveri mortali, ammalati solo di raffreddore e tosse, l'incombenza di acquietare l'incazzatissimo porco o di accarezzare la prima beccaccia. Ma stanne certo, per l'empatia misteriosa e profondissima che lega noi cacciatori, la stessa emozione la proverai anche tu. In bocca

da Mauro De Biagi 06/11/2009 12.47

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Sottoscrivo la parte finale del caro nino, come già avevamo avuto modo di confessarcelo, dopo tanta fatica ed emozione nella ricerca, mi sono dato il raro piacere della rinuncia, e la felice consapevolezza, di poterla incontrare in un'altra occasione. Saluti

da Pasquale Cinquegrana (nato cacciatore) 06/11/2009 10.48

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Quel brivido, credo sia il brivido di un'emozione, di una stagione, ben descritta da questi versi: Tempo di caccia (di Renato Fucini) Il primo sole del novembre si affaccia malinconico alle ultime cime della montagna, già biancheggianti per la neve caduta di fresco, e, mandando i suoi languidi raggi attraverso ai rami brulli dei castagneti, tinge di rosa la croce di ferro del campanile. Qualche nuvola bianca sta fissa sui monti più lontani, uno strato bigio di nebbia allaga la pianura, e il villaggio dorme ancora sotto un freddo e splendido sereno d'autunno. I cacciatori son già tutti partiti, dopo che ha sonato la campana dell'alba; vi è stato allora un breve segno di vita, qualche latrato, qualche fischio, qualche colpo alle porte per destare i compagni addormentati, e poi deserto e silenzio turbato soltanto ad intervalli dal fruscio delle foglie secche dei platani della piazzetta, che bisbigliano lievi lievi, portate in, giro sul lastrico da radi sbuffi di tramontana.

da anim'ale 06/11/2009 10.35

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Gent.mo Marco Ramanzini, condivido in pieno la descrizione dell'emozione di essere un Cacciatore, della passione che ci fa amare la Natura, la Caccia, gli animali. Vorrei soltanto aggiungere che oggi, con oltre 50 anni di P.A. per me che ho praticato i primi 20 anni esclusivamente alla Caccia agli acquatici ed il resto degli anni alla Beccaccia, senza peraltro disdegnare qualche bella sparata alle tortore (quando era consentita la caccia primaverile) ed oggi al tordo ed al colombaccio (specialmente al rientro nel bosco), l’emozione più grande non è quella di uccidere, ma lasciar vivere. Mi spiego: oggi vado a Caccia per godere del lavoro del Cane nella cerca della Regina, dello spettacolo della guidata sempre estremamente emozionante, il rumore tipico del frullo, la vista trai rami della Regina! Il resto, se lo potessi, (e l’ho fatto quando tra gli anni ’70 ed ‘80 si trovavano veramente tante Beccacce, specialmente nei grandi e ricettivi boschi della Basilicata) non la sparerei alla prima o seconda levata! Ma oggi che il 90% dei boschi è diventato parco, in Basilicata non si può più andare (salvo qualche permesso giornaliero) e si è costretti a cercare una Beccaccia, se sei fortunato, in piccoli canaletti alberati con un fitto sottobosco spinoso, (scampati alle micidiali pale meccaniche), e quindi battuti da mani a sera da cacciatori che spesso non la vedono neppure, oggi, non è possibile più lasciarla andare alla prima levata, . Concludo col ripetermi: mi emoziona più la cerca, la guidata e l’emozione immensa di non uccidere ma lasciar vivere la Regina: Cacciare molto ed uccidere poco, questa è la mia emozione dopo aver per oltre un quarto di secolo incarnierato innumerevoli Beccacce, di cui ricordo, per ognuna il luogo, il lavoro del Cane, le sue guidate, le rimesse ed in fine la stoccata, per averla tra le mani ed accarezzarla e baciarla, con una piccola stretta al cuore. Per fortuna oggi vivo di ricordi e non di rimpianti.

da ninohunter.07@katamail.com 06/11/2009 9.59

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

se riusciremo a capire meglio e farlo sapere agli altri il nostro ruolo di gestori, non solo della fauna e dell'ambiente, ma dell'intero territorio nell'interesse della comunità tutta, forse potremo aspirare a un domani migliore, a una caccia gratificante e al rispetto dovuto da parte di quei tanti che cacciatori non sono, ma che cominciano intanto a capire che certe chimere ambientaliste sono solo delle bufale.

da pippo 06/11/2009 8.42

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

Devo riconoscere di essere stato più fortunato di lei, ho i ricordi di interi pomeriggi passati accanto a mio nonno, intento a caricare cartucce, oppure, mi raccontava delle giornate di caccia al fagiano, l'eterna sfida con la regina dei boschi, il passo dei tordi, in qualche occasione alle prese con i cinghiali, non mi restava altro da fare che fantasticare, e rendere tutti quei racconti carichi di magia. Poi fattomi un ometto, e non ero più un ingombro, ho incominciato a uscire con lui, anche se vista la sua età, erano uscite concentrate nelle campagne circostanti della nostra periferia. Non mancava mai di dirmi che dovevo ricordarmi di guardare la caccia, anche dal punto di vista degli animali che caccciavo, questo mi avrebbe insegnato ad avere rispetto per la natura per i selvatici, e cosa importante,diventare un uomo migliore. Voglio fare una piccola premessa, visto lo scambio di opinioni pregresse, con alcuni amici cacciatori, se vedessi nella caccia lo sport non la praticherei, non fare tanti Km in auto, non uscirei a notte fonda al solo pensiero di lunghe passeggiate in montagna all'aria aperta, tutto questo volendo lo posso fare vicino casa, senza bisogno di levatacce notturne. Veniamo al dunque, amo la caccia in quanto tale, con onestà, devo dire che anche se torno a mani vuote, va bene comunque, ma è tutt'altra cosa, lisciare le penne, (quaglia, fagiano o beccaccia che sia) e mettere in carniere il selvatico di turno. Con piacere mi unisco al suo viva la caccia. Cordiali saluti

da Pasquale Cinquegrana (nato cacciatore) 05/11/2009 14.33

Re:IL BRIVIDO CHE CERCHIAMO

ora ho capito perchè le 2 beccacce alzate ieri se ne sono andate incolumi , aspettavano te. auguri a presto

da vico 05/11/2009 12.34