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Editoriale

C'era una volta il cinghiale


lunedì 22 febbraio 2016
    

Mentre la Lipu si arrovella per ostacolare il contrasto ai piccioni che invadono e imbrattano le città (vedi ultimamente a Noto/Ragusa), proponendo metodi alternativi probabilmente lucrosi, mentre il WWF lancia l'allarme addirittura contro gli zoologi, rei in questo caso di aver proposto piani di controllo per il lupo che ormai straborda anche nelle periferie delle città, mentre tutti insieme appassionatamente queste congreghe animaliste tornano all'attacco per bloccare un emendamento al collegato agricoltura, che a loro avviso mira all'ennesimo favore ai cacciatori per i quali si vorrebbero aprire le porte dei parchi, ormai invasi (e questa è verità) da torme di ungulati, mentre tutto questo accade, e tanto di più, mentre tutto questo accade, impazza la battaglia sul cinghiale.

Il cinghiale. Un tempo recluso in ascosi anfratti della Maremma, poco più poco meno, oggi presente dalle Alpi al Lilibeo. Odio e amore di tutti. E' inutile negarlo. Il porcastro sta diventando oggetto di cronaca quotidiana. E di appetiti. Non per niente, non è altro che un porco. Il suo appellativo scientifico - Sus scrofa, omologo di quello del più “gentile” maiale - lo testimonia. Con l'aggiunta che la sua carne, priva di grassi, è più sana e più congeniale alla nostra salute. Tanto che, tanto che... fa gola a tanti.

Fa gola ai cacciatori, ovviamente, che ne conoscono da millenni qualità e caratteristiche, venatorie e culinarie; fa gola agli agricoltori, che ne vedono le opportunità di integrazione al reddito, mentre oggi devono arrovellarsi per recuperare qualche miseria attraverso il meccanismo del rimborso dei danni. Fa gola agli operatori gastronomici, che a diverso livello ne valorizzano le carni. Gulash e spezzatini, per la bassa cucina popolare, raffinati piatti che ormai interessano anche la futuribile cucina “fusion”. Fa gola ai tanti tecnici, che nella gestione faunistica (e anche venatoria) vedono possibilità d'impegno e d'impiego. Dei burocrati della stessa categoria non dico, tanto loro sono impegnati comunque a rendere complicate le cose semplici, soprattutto in una materia così problematica e discussa come quella della gestione della fauna selvatica.

Insomma, un groviglio di interessi contrastanti, che rendono inestricabile la questione, alla stregua dei forteti all'interno dei quali gli stessi cinghiali si appartano per evitare guai.
Interessante in quanto attualissimo, il bisticcio che si è venuto a creare in queste ultime settimane, quando in Parlamento (collegato ambientale) è stato approvato un dispositivo che nelle intenzioni intende limitare il proliferare della specie (peraltro, già in fase di modifica, stando alle denunce delle suesposte congreghe), seguito a pochi giorni di distanza da un provvedimento della Regione Toscana (Legge Obiettivo, della durata di tre anni) che mira a ridurre drasticamente i contingenti cinghialeschi nelle cosiddette aree non vocate e, seppur timidamente (“con tenerezza”, verrebbe da dire), anche nelle aree protette, dove checchè ne dicano i gestori dei parchi, in effetti sta il vero problema di tali esuberi. Gli unici a non volersene rendere conto sono ormai quelli dell'Ispra, che pungolati dalle risummenzionate congreghe, ignorano ormai annosi rapporti di colleghi cattedratici (vedi Cirsemaf) che da tempo questo stato di fatto certificano. E che finalmente, anche in Parlamento sembra che abbiano acquisito.

Ma il problema, a questo punto si sposta sul territorio, perché fra tutti questi appetiti si sta consumando una sempre meno sorda querelle fra filosofie e categorie di caccia. Da una parte stanno le tradizionali squadre di cinghialai (ormai uno stuolo sterminato di appassionati, che probabilmente supera le decine di migliaia), da tempo strutturate e depositarie di esperienze (venatorie), competenze (faunistiche), poteri sociali (risvolti economici, presidio del territorio, influenze politiche). Dall'altra si configurano le cosiddette élite emergenti, i selettori, di (spesso maldigerita) cultura mitteleuropea, che appoggiati da tecnici (dire scienziati sarebbe una parola grossa) e burocrati, ma anche da operatori della gastronomia, puntano a sostituirsi alle masse di postaioli e bracchieri, con gli agricoltori terzo incomodo che si palleggiano fra le varie opzioni per usufruire al meglio di tutto questo bendiddio.

La decisione della Regione Toscana (così difficile nell'applicazione sul territorio nel momento in cui si andrà a disquisire sulle competenze e sulle attribuzioni) - se non sarà il Parlamento, appunto, a metterci una pezza per tutti - è destinata ad essere presa in considerazione anche altrove, visto che il fenomeno cinghiale (ed ungulati in genere) si sta espandendo a macchia d'olio. Si profilano pertanto enormi responsabilità per la nostra vituperata classe dirigente venatoria, sempre più attraversata da ulteriori sussulti scissionistici, mentre servirebbe coesione, responsabilità e lungimiranza. Senza contare il terzo incomodo, la sciagurata e trascurata pluricategoria dei migratoristi (e dei cinofoli), che se non sta attenta rischia per l'ennesima volta di fare la parte del vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro, sempre più tetragoni e affamati.

E mentre tutto questo imperversa, le serafiche anime belle propugnano l'ennesima soluzione per gli stornelli romani, che pur evocando “la società dei magnaccioni” resa popolare da Gabriella Ferri e Lando Fiorini, oggi più che altro richiama alla mente odore di guano, che a Roma, per la verità, non fa difetto comunque.


Metello Gori

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10 commenti finora...

Re:C'era una volta il cinghiale

E si come da titolo, c'era una volta il cinghiale. Ora però ci sono molti cinghiali!!!...

da s.g. 26/02/2016 20.35

Re:C'era una volta il cinghiale

ottimo riassunto, grande Metello Gori!

da arturo 23/02/2016 13.49

Re:C'era una volta il cinghiale

I cinghiali fanno danni alle colture.Quando sono in sovrannumero.Ora a fine stagione dov'è questo sovrannumero?in questo comune sono stati tolti di mezzo circa 600 animali.Eppure lo scorso fine settimana qualcuno si è dilettato a continuare(e iniziare) lo sterminio.In una ZRC qui vicino abbattute due femmine gravide.Dico iniziare, riferendomi alla recente legge della Regione Toscana il cui obbiettivo è togliere di mezzo la specie.Pulizia zoo-etnica.In tre anni, moltissimi cacciatori chiuderanno lo schioppo nell'armadio.Altro che favore!Le squadre di caccia sono numerose e con numerosi iscritti.Se la specie si estingue molti stanno a casa, con soddisfazione delle anime pure animaliste.E dei governanti regionali, che cavalcano le tendenze create dai mass media(o fanno dire agli organismi scientifici quel che fa comodo), così si tolgono facilmente un problema.Senza considerare il ritorno economico che sta dietro alla caccia.Le colture vanno protette, certo, QUANDO vi è evidente,accertato danneggiamento.Non c'è bisogno di dare addosso ai cinghiali 365 giorni all'anno.E i cacciatori complici, dovrebbero boicottare le battute odiose di questi giorni, non partecipandovi.Obiezione di coscienza.Nell'interesse del mantenimento della specie.Contenimento, non sterminio.

da mircacciut 23/02/2016 10.47

Re:C'era una volta il cinghiale

I cinghiali fanno danni alle colture.Quando sono in sovrannumero.Ora a fine stagione dov'è questo sovrannumero?in questo comune sono stati tolti di mezzo circa 600 animali.Eppure lo scorso fine settimana qualcuno si è dilettato a continuare(e iniziare) lo sterminio.In una ZRC qui vicino abbattute due femmine gravide.Dico iniziare, riferendomi alla recente legge della Regione Toscana il cui obbiettivo è togliere di mezzo la specie.Pulizia zoo-etnica.In tre anni, moltissimi cacciatori chiuderanno lo schioppo nell'armadio.Altro che favore!Le squadre di caccia sono numerose e con numerosi iscritti.Se la specie si estingue molti stanno a casa, con soddisfazione delle anime pure animaliste.E dei governanti regionali, che cavalcano le tendenze create dai mass media(o fanno dire agli organismi scientifici quel che fa comodo), così si tolgono facilmente un problema.Senza considerare il ritorno economico che sta dietro alla caccia.Le colture vanno protette, certo, QUANDO vi è evidente,accertato danneggiamento.Non c'è bisogno di dare addosso ai cinghiali 365 giorni all'anno.E i cacciatori complici, dovrebbero boicottare le battute odiose di questi giorni, non partecipandovi.Obiezione di coscienza.Nell'interesse del mantenimento della specie.Contenimento, non sterminio.

da mircacciut 23/02/2016 10.47

Re:C'era una volta il cinghiale

questo e il primo dei frutti FIDC Coldiretti Anuuu ARCI caccia e Legambiente saluti e auguri

da andrew 23/02/2016 10.31

Re:C'era una volta il cinghiale

Ma davvero non avete ancora capito che se siamo in questa situazione la colpa è "essenzialmente" di Coldiretti ???....no...perche se non loavete ancora capito allora siete ###***### (sciocchino)davvero. O siete conniventi...

da mustang 22/02/2016 18.23

Re:C'era una volta il cinghiale

Se ne sentono di tutti i colori. Oggi ho visto un dibattito su rainews24 dove sull'argomento un certo ecologo del Parcozoo di Roma (da qualcuno citato fra uno dei tanti odierni regalini della capitale) che blaterava certezze a tutto spiano. A cui ribatteva un a volte spazientito Stefano Masini della Coldiretti, che se non altro è uno che se ne intende, avendo seguito davvero da almeno trent'anni il fenomeno caccia in tutte le sue sfaccettature, non ultima nella componente ambientalista. Non ho dubbi che prevarrà l'opinione dell'ecologo, rispetto a quella dell'esperto vero. Comincio a pensarla come Umberto Eco a proposito del cosiddetto fine vita (oggi si ha paura anche a menzionare l'altro e più appropriato termine). Il quale Eco diceva che "tanto più siamo preparati al trapasso, quanto più ci convinciamo che il mondo è pieno di imbecilli." Ecco, io penso che statisticamente, in questi ultimi decenni, in Italia,la categoria degli ecologisti (a cui fanno capo animalisti e ambientalisti nostrani) ci facilita di gran lunga questo arduo e ingrato compito.

da Guglielmo da R. 22/02/2016 17.18

Re:C'era una volta il cinghiale

Bello, bravo!!!!

da Lucio Parodi 22/02/2016 14.06

Re:C'era una volta il cinghiale

Ho letto sul Fatto quotidiano un articolo di un certo Fabio Balocco che dice un sacco di imprecisioni sulla caccia agli ungulati, sul lupo e sul potere dei cacciatori. Ha anche, questo Balocco, una pagina Facebook. Provate a fargli capire tutte le cose sbagliate che scrive.

da Umberto E. 22/02/2016 11.30

Re:C'era una volta il cinghiale

EVVAI! MA ALLOERA QUALCOSA SI MUOVE. QUELLO CHE SEMBRA ORMAI IMMOBILE, TASSIDERMISTIZZATTO, COME DIREBBE CROZZA/MARONI, E' IL COMPARTO MIGRATORISTA, CHE VIVE SOLO GRAZIE A SUSSULTI NEOSCIENTIFICI, PURTROPPO CONTRASTATI E ANNULLATI DALLE CONTESTAZIONI DI FRANGE INTEGRALISTE CHE ATTRAVERSANO IL PAESE, CON EPICENTRO A VICENZA.

da CABOTO 22/02/2016 10.35