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Editoriale

FRA STORIA E ATTUALITA'


martedì 16 novembre 2010
    
Gorlani “E’istituita in Roma la Federazione Nazionale Fascista dei cacciatori italiani, che si compone delle Associazioni Provinciali dei cacciatori e delle rispettive Sezioni…e fa capo al Comitato Olimpico Nazionale Italiano”.

“La Federazione, organo nazionale, che presiede a tutta l’attività sportiva dei cacciatori italiani, ha il compito di inquadrare e di organizzare, attraverso alle Associazioni provinciali e alle rispettive Sezioni, i cacciatori e i concessionari di bandite e di riserve, al fine della più rigorosa disciplina nella applicazione della legge in armonia con i superiori interessi nazionali”.

Così recitava l’art. 79, commi 1 e 2, del R.D. 15 gennaio 1931 –IX, n. 117 Approvazione del T.u. delle leggi sulla caccia, che faceva seguito alla legge 24 giugno 1923, n. 1420 (che aveva unificato le diverse leggi vigenti in varie regioni anche dopo l’unificazione nazionale) e abrogava tutte le altre nome vigenti in materia di caccia.

Quali erano i superiori interessi nazionali ? Erano la tutela e l’incremento della selvaggina stanziale.
Come si vede, attraverso il t.u. del 1931 il regìme si arrogava la potestà di organizzare la caccia e i cacciatori, così come aveva fatto con gli agricoltori (Confagricoltura), gli industriali (Confindustria), i commercianti (Confcommercio), gli artigiani (Confartigianato), ecc. Il segno dominante del fascismo in campo sociale ed economico non poteva essere più chiaro anche in campo venatorio.
 

 Nello stesso decreto si fonda (o rifonda con personalità, compiti e finalità nuovi) la Federcaccia, l'unica associazione venatoria italiana. Infatti  “i cittadini che abbiano ottenuto la licenza di caccia o di uccellagione ed i concessionari di bandite o riserve, fanno parte di diritto della Associazione per la durata della rispettiva licenza o concessione” (art. 82 comma 2). Ma il trattamento monopolistico di cui godeva Federcaccia quale organo unico rappresentativo di tutti i cacciatori muniti di licenza è finito a seguito delle sentenze della Corte cost. 26 giugno 1962 n. 69 e 15 maggio 1963 n. 71, che avevano fatto cessare l’obbligo di iscrizione dei cacciatori alla Federcaccia. Sulla scorta delle pronunce della Corte, infatti, a’sensi dell’art. 35 della legge 799 del 1967, “le associazioni venatorie sono libere” (libertà intesa come diritto positivo di associarsi e negativo di non associarsi).

L’ultimo atto di questa peculiare vicenda normativa (ma non solo: anche culturale) si consuma con l’esclusione della Federcaccia dal CONI, a seguito della quale cessa il carattere sportivo della Associazione e la Federcaccia assume i tratti di una associazione del tempo libero come tante altre. Essa, in altre parole, perde il suo statuto non soltanto di membro del CONI, ma anche di ente associato al CONI, con le conseguenze a tutti note.

La storia della caccia italiana e  la collegata legislazione venatoria si identifica o, per lo meno, si intreccia in buona sostanza con quella della Federcaccia, per tutto il secolo scorso. La sua articolazione territoriale (che si estrinsecava all’origine nelle competenze della Federazione nazionale, e nelle filiazioni  provinciali e locali) è la fedele versione associativa del sistema venatorio concepito dal regìme. Il punto è essenziale per comprendere quale potrà essere l'evolversi dell'associazionismo venatorio italiano, con particolare riferimento, ovviamente, alla principale associazione. Un associazionismo competitivo ed efficiente nei riguardi dell’attività venatoria, o meglio, faunistico-venatoria, e dei cacciatori (liberamente) associati. E se, da un lato, c’è una emergenza economica, che  obbliga tutti a rivedere l'organizzazione  e a razionalizzare i costi, dall’altro, si apre il delicato problema di individuare le linee portanti del riassetto.

Occorre per questo riferirsi alla connotazione storica che vede  una sostanziale aderenza  alla dislocazione delle competenze ordinamentali con specifico riguardo a quelle statali e provinciali (prima) e statali-regionali (poi). La Federcaccia nasce, infatti, nel 1931 in un ordinamento che accentrava nello Stato e specificamente nel Ministero dell’agricoltura ogni competenza in materia. Il t.u. n. 1016/39 ha, poi, attuato un decentramento amministrativo rinvigorendo i Comitati provinciali della caccia (istituiti con il dPR 10 giugno 1955, n. 987, in sostituzione delle Commissioni venatorie provinciali istituite con il decreto del 15 gennaio 1931 n. 177), che sono stati per decenni il fulcro della organizzazione venatoria in ambito locale. Nel corso della seconda metà dello scorso secolo, moltissimi dirigenti venatori si sono formati nei Comitati provinciali.

Nel 1967 si fa la riforma – la prima vera riforma post-fascista - della materia alla luce della Costituzione repubblicana. Dieci anni dopo, a seguito dei decreti di trasferimento delle competenze del 1972 e, soprattutto, del 1977 (con il fondamentale dPR 616) si attua, con la legge 968/77, il decentramento regionale che rappresenta il primo esempio organico di legislazione imperniata sul rapporto fra Stato e Regioni: rapporto che si concretizzava, secondo la legge Scelba del 10 febbraio 1953, n.62 e l’art. 117 della Costituzione, nella legge quadro di principi e nelle leggi attuative regionali nelle materie di competenza regionale. La caccia era, infatti, materia di competenza regionale e quindi governata, a livello di principi fondamentali, dalla legge dello Stato. 
 
Alla legge 968 èseguita la legge 157/92: sono – entrambe- di iniziativa parlamentare e portano il marchio della Federcaccia, anche se fra i due atti normativi ci sono differenze essenziali. Ne cito una, fra le più rilevanti: nella legge 968 l’impianto venatorio era riconducibile essenzialmente al Ministero dell’Agricoltura (che, a questo scopo, aveva istituito dal 1923 una apposita Direzione Generale), con la legge 157 entra in scena il Ministero dell’Ambiente con il quale l’Agricoltura deve spartire o co-gestire le competenze. La mezzadria si è rivelata difficile, ma segna un effettivo sviluppo nella direzione ambientale della caccia, a fronte di una tendenza europea che ha inciso fortemente sulle legislazioni nazionali: anche sulla legislazione francese, nel cui Code Rural aveva concentrato le disposizioni sulla caccia. Attualmente la materia è saldamente in mano del Ministère de l’Environment, mentre nel Code Rural si annidano (ancora) le disposizioni concernenti il regime del diritto di caccia che, come è noto, è strettamente connesso con la proprietà del fondo, come lo era anche da noi prima della introduzione dell’art. 842 del Codice civile.

Quest’ultima disposizione ha comportato una autentica rivoluzione nell’assetto venatorio che ha finito con il favorire il processo di ambientalizzazione della caccia: se con la legge 968 si afferma il principio della proprietà statale indisponibile della fauna selvatica e si profila la caccia controllata dell’art. 10 ed un primo timido tentativo di pianificazione faunistico-venatoria, con la legge 157 si completa il processo con la previsione dei piani faunistico-venatori regionali e provinciali, degli ambiti territoriali di caccia e degli organismi di gestione, della opzione obbligatoria fra caccia vagante e caccia da appostamento, ecc...

In questo trend è fallito et pour cause il tentativo di inserire la caccia nel redigendo Codice agricolo, che non ha ancora visto la luce (se mai la vedrà) e dal quale il comitato redattore lo ha escluso
In corrispondenza con la regionalizzazione della caccia, la struttura associativa ha di conseguenza individuato nella propria organizzazione un livello appropriato per assecondare un processo (che pareva) inarrestabile: vale a dire la concentrazione nelle Regioni della materia e dei compiti più significativi, dalla gestione della fauna selvatica e più in generale delle risorse naturalistiche alla pianificazione faunistico-venatoria, passando per gli ambiti territoriali di caccia. La nuova organizzazione territoriale è stata tanto necessaria quanto artificiosa, perché – a mio sommesso avviso - non rispondente alle esigenze di una effettiva articolazione associativa. E tale rimane ancorchè, nel nuovo assetto dell’art. 117 Cost., la caccia non sia di competenza dello Stato, ma riconosciuta – nel silenzio della Costituzione - come competenza regionale residua.

L’esperienza recente dimostra che, rispetto al passato, si è sviluppata una linea di trasformazione della caccia da materia di sicura ascendenza agricola – come dimostra l’evoluzione normativa appena descritta - a materia eminentemente ambientale e, come tale, riconducibile alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117 lettera s) Cost.). Lo Stato, in altre parole, si è ripreso la materia lasciando alle Regioni un sempre più ristretto margine di competenza e di iniziativa. Come dimostro subito.
 
L’evoluzione (o involuzione a seconda del punto di vista) porta a questo esito: il processo di regionalizzazione ha invertito la tendenza e lo Stato si va riappropriando della materia. Per questo parlo di deregionalizzazione della caccia. Alle Regioni è rimasta, bensì, la competenza per la pianificazione faunistico-venatoria e per i calendari venatori, ma tale potestà appare fortemente indebolita dalla politica, europea e nazionale, di individuazione delle aree protette (si pensi a Rete Natura 2000 e alle sue dinamiche e alla vasta rete di Parchi nazionali istituiti ex novo dalla legge 394/91, per non parlare delle aree protette regionali, che negli ultimi anni hanno conosciuto una accelerazione). Inoltre il controllo delle specie – con evidenti riflessi su quelle cacciabili e sui periodi di caccia – è sfuggito di mano alle Regioni.  

La storia recente ha conosciuto sviluppi restrittivi, specialmente ad opera della della Corte Europea di Lussemburgo, nonché della Corte costituzionale, che hanno affermato, rispettivamente, il primato della legislazione europea (ed in particolare della direttiva 409/79) su quelle nazionali, e della legislazione nazionale imperniata sulla legge 157/92 rispetto a quelle regionale.

- Per la Corte CE la direttiva rappresenta il punto di ancoraggio e, al tempo stesso, il parametro di  giudizio delle politiche nazionali e regionali sulla caccia. Punto alto, molto alto, rispetto al quale le legislazioni nazionali e regionali  arrancano, manifestando significative carenze e subendo dure condanne. Ne fa fede anche l’ultima decisione della Corte CE del 15 luglio 2010 relativamente alla legge 157 e ad alcune leggi regionali (Abruzzo, Lazio, Lombardia, Toscana, Marche, Calabria, Emilia Romagna, Puglia). Nella sentenza la Corte rileva che la stessa legge italiana sulle aree protette n. 394/91 “non contiene alcun riferimento specifico alle considerazioni ornitologiche previste dall’art. 4 della direttiva 409” e ricorda che “la circostanza che uno Stato membro abbia affidato alle proprie regioni l’attuazione di direttive non può avere alcuna influenza sull’applicazione dell’art. 258 TFUE. Infatti, sebbene ogni Stato membro sia libero di ripartire come crede opportuno le competenze normative sul piano interno, tuttavia, a norma dell’art. 258 TFUE, esso resta il solo responsabile nei confronti dell’Unione, del rispetto degli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione (vedi sentenza 10 giugno 2004, causa C-87/02, Commissione/Italia)”.

Non sfugge pertanto la negazione della personalità giuridica internazionale delle Regioni di tal che, anche a questo riguardo, è lo Stato l’interlocutore diretto e unico della UE.

- Per  la Corte italiana, il compito è diverso (rispetto a quello europeo), ma non meno incisivo. Essa ha individuato i contenuti minimi irrinunciabili, detti standards minimi (ed) uniformi di tutela, unificando sotto la regìa europea e nazionale gli obiettivi di tutela della fauna selvatica, degli habitat naturali e delle zone protette. Si vedano – ad esempio - le sentenze 405 del 2008 e n. 272 del 2009. Quest’ultima, in particolare, a proposito del territorio protetto (parchi regionali) e della stagione venatoria, dice: “questa Corte ha più volte sottolineato che “la disciplina statale che delimita il periodo venatorio …è stata ascritta al novero delle misure indispensabili per assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili, rientrando in quel nucleo minimo di salvaguardia della fauna selvatica ritenuto vincolante anche per le Regioni speciali e le Province autonome” (sent.n.165 del 2009). Parimenti “le disposizioni legislative statali che individuano le specie cacciabili “hanno carattere di norme fondamentali di riforma economico-sociale” (sentenza n. 227 del 2003 che richiama la sentenza n. 323 del 1998)”.

La individuazione, di volta in volta, degli standards minimi (e) uniformi ha messo in crisi il tentativo delle Regioni di affrancarsi dalla tutela statale. La Corte ormai considera alla stregua di standard immodificabili non soltanto i periodi di caccia, ma anche la composizione degli organismi direttivi degli ATC (sent.268 del 2010); ed ha ritenuto illegittimo il prolungamento della giornata di caccia  di un’ora dopo il tramonto anche per gli acquatici da appostamento perché non rispetterebbe gli standards di tutela uniforme dettati dall’art. 18 della l.157 (sent.391 del 2005); ha dichiarato illegittimo “il prolungamento della stagione venatoria per determinate specie di animali nel periodo dal 21 febbraio al 21 marzo” violando così gli standards minimi uniformi di tutela della fauna nei quali rientrano, da un lato, l’elencazione delle specie cacciabili e, dall’altro, la disciplina delle modalità di caccia” (sent.313 del 2006);  ha castigato la Regione Lombardia che aveva previsto la possibilità di rimuovere l’anellino inamovibile dei richiami vivi con la tenuta di apposita documentazione perché la fissazione di standards minimi e uniformi di tutela della fauna spetta in via esclusiva allo Stato (sent.n.441 del 2006). Mi fermo qui.

In tutti i casi appena menzionati il parametro di riferimento è, appunto, l’art.117, secondo comma, lettera s) della Costituzione. Ne deriva che lo Stato, attraverso una interpretazione estensiva della competenza esclusiva in campo ambientale, si è riappropriato della materia. Si profilano tempi duri per l’autonomia regionale.

Veniamo alle organizzazioni dei cacciatori. Se un associazione venatoria coltiva per statuto l’obiettivo di tutelare gli interessi dei cacciatori su scala nazionale, mi viene spontaneo pensare che la partita della caccia continui ad essere consegnata alla sua responsabilità e alla sua iniziativa. E’il caso della Federcaccia.

 La presenza di una  struttura associativa ad ogni livello operativo è essenziale se correlata all’ente dotato di poteri pianificatori e programmatori incisivi. Questo ente è sicuramente la Provincia in quanto titolare per delega regionale della potestà pianificatoria e, in qualche misura, anche programmatoria. Le leggi regionali hanno individuato in questo livello intermedio il referente amministrativo più titolato a svolgere la funzione di raccordo con la Regione. E pertanto il livello associativo provinciale mantiene, anzi rafforza, la sua funzione: la vedo nella veste di attenta e responsabile suggeritrice delle scelte pianificatorie e programmatorie territoriali, ma anche referente diretto delle altre realtà locali.

Giudico non irrilevante anche il livello comunale, ma per ragioni diverse, essenzialmente associative, sto per dire identitarie. L’incontro dei cacciatori nella sezione comunale non ha perso importanza anche in considerazione della sua capillarità territoriale, pur se ragioni organizzative ed economiche possono suggerire sezioni intercomunali. Non Vi sembri blasfemo, ma la Chiesa cattolica si è data un assetto territoriale nuovo con le unità pastorali: più parrocchie rette da un medesimo parroco, più comunità ricondotte alla guida di un unico pastore.
 
La mia lunga frequentazione della Federcaccia mi fa dire che il futuro della caccia italiana e quindi del suo livello associativo sarà condizionato dalla immagine – degli obiettivi, dei compiti, dei numeri, della cultura - che  riuscirà a proiettare all’esterno. E’stato così anche nel passato, benché in condizioni diverse. E non alludo soltanto al periodo in cui il monopolio associativo fu esercitato da Federcaccia, ma  anche a quelli posteriori quando la stessa associazione diresse il movimento venatorio affrontando dure battaglie con gli ambientalisti e gli animalisti. Lo scontro è ancora in atto, ma in condizioni svantaggiate, se non di minorità culturale,  non essendo riuscito il mondo della caccia a piazzare una idea di sé diversa da quella costruita dalla martellante propaganda ambientalista nei riguardi di una opinione pubblica sprovvista di autonomi mezzi di conoscenza del fenomeno faunistico-venatorio e fuorviata da superficiali e emotive campagne diffamatorie.

Nello sforzo di riqualificare la presenza di un associazionismo riorganizzato  mi paiono essenziali:
a) la capacità dei suoi vertici di rappresentare efficacemente i cacciatori nelle più alte istanze nazionali sia a livello politico sia a livello amministrativo-ministeriale.

b) un confronto aperto con tutte le realtà operanti sul territorio. Alle rappresentanze dei cacciatori è toccato, per legge, il compito di operare direttamente sul territorio gestendo gli A.T.C. Questa esperienza è lungi dall’essere compiuta: chè anzi si è assistito alla progressiva dequalificazione degli ambiti e conseguentemente alla trasformazione del ruolo dei cacciatori da autentici tutori e gestori del territorio agro-silvo-pastorale come disegnato dalla legge 157 a utilizzatori spensierati di fauna selvatica.

c) la collaborazione con il mondo agricolo verso traguardi condivisi. Voglio ricordare che questo mondo sta vivendo una trasformazione culturale, sociale ed economica quale non si era conosciuta prima d’ora: è in gioco la stessa nozione di attività agricola. La strumentazione normativa europea punta a traguardi ambiziosi nel campo della tutela dell’ambiente e del territorio, cioè dell’habitat in cui vive e opera l’agricoltore. La tutela è elevata a funzione tipicamente agricola: non più accessoria o accidentale, ma primaria ed essenziale. Ebbene: una caccia intesa in senso ambientale e produttivo (si caccia la selvaggina che c’è e/o che si produce mediante opportuni strumenti di gestione del territorio) può dare ai cacciatori una legittimazione nuova anche nei riguardi della opinione pubblica.
 
Le conclusioni della recentissima indagine condotta da Astraricerche su gli italiani e la caccia, rovesciano il giudizio negativo imperversante. Sono significativi – e per certi versi sorprendenti - i dati della indagine: il 47% degli italiani 18-80enni è – con maggiore o minore intensità – ostile all’attività venatoria, mentre i filo-caccia costituiscono una esigua maggioranza: senza riserve il 22% del campione (con prevalenza di maschi, anche giovani) ma con il “tipo” di maggioranza relativa (33%: al di sopra della media maschile, men che 45enne, con scolarità e reddito medi, moderato e cioè estraneo a posizioni estreme) – quello decisivo – favorevole alla caccia solo se normata, limitata, responsabile e sostenibile. E’essenzialmente un problema di comunicazione.

Ma non solo.

Le conclusioni di AstraRicerche, che faccio mie, sono queste: “Dunque la partita pro o contro la caccia si gioca in Italia su questo cluster peraltro destinato a crescere qualora si estenda e si intensifichi l’informazione sugli attuali vincoli dell’attività venatoria nel Bel Paese. In altre parole, se la partita viene giocata fra “fondamentalisti” anticaccia e quelli “filo-caccia”, essa è e sarà sempre vinta dai primi. Se il mondo venatorio, invece, saprà conquistare consensi all’idea e alla pratica della caccia sostenibile, esso potrà godere di un sostegno maggioritario e sempre più esteso all’interno della popolazione”
 
Traduco in parole mie: fin tanto che le associazioni venatorie faranno a gara per rompere i delicati equilibri introdotti dalla 157, come dimostra la corsa dei 18 disegni di legge depositati all’inizio di legislatura; se l’obiettivo – costi quel che costi – è l’ottenimento di cacce in deroga come avviene in alcune Regioni del Nord, a dispetto dei verdetti punitivi della giurisprudenza europea e nazionale e contro ogni logica di moderazione; se il cacciatore non saprà condividere con i produttori agricoli gli obiettivi di una razionale gestione del territorio in funzione del mantenimento di adeguati equilibri numerici della fauna, migratrice e non; il futuro della caccia e dei cacciatori è incerto.
Toccherà pertanto a un associazionismo rinnovato mantenere la caccia nei binari della ragionevolezza, traghettando il mondo venatorio verso obiettivi sostenibili.            
 
Innocenzo Gorlani
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52 commenti finora...

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

x Bekea: Si suol dire merito al merito.... non sempre le deroghe risolvono, ma se da voi l'hanno fatto allora molto merito. Sono parecchio lontano, viceversa sarei tentato di venire anch'io.

da Fromboliere 21/11/2010 17.46

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Frombo.. concordo con le tue conclusioni,e ribadisco che se qui in Veneto noi capannisti non avessimo avuto le deroghe, che ci hanno risollevato il carniere, avremmo speso soldi e tempo per dare aria ai nostri tordi da richiamo. Come vedi le realtà regionali sono molto lontane rispetto alle direttive che certi dirigenti nazionali vorrebbero imporre in modo egualitario a tutti i cacciatori Italiani.

da Bekea 19/11/2010 22.50

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Gente non mollate comunque: abbiamo fatto congetture, almeno quelle sono gratis. Siamo così bastonati che nessuno osa più chiedere. Basterebbe rifarsi ai semplici risultati aritmetici. Tanto mi dai? e tanto mi devo prendere, tu legge stabilisci il come e io cacciatore stabilisco il quando. E' inutile che mi concedi 20 tortore se poi non posso cacciare ad Agosto e a Settembre mi dai due soli giorni di caccia settimanali. Se penso d'averle pagate ho anche diritto di pensare che sono stato gabbato. Rimarrebbe ancora da discutere sul dove, poter andare a caccia.... e qui finiremmo forse a coltellate. Questo, forse più di tutto, sta a dimostrare come siamo messi male. Vi saluto

da Fromboliere 19/11/2010 10.28

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

X Incazzata, questo non è un buon motivo per prendertela con la categoria. Il tuo è un problema soggettivo, pensa che ci sono tante famiglie che la domenica, anzicchè essere tutti insieme a tavola, i mariti se ne vanno allo stadio e se la squadra perde la sera al ritorno diventa un lutto. Dipende da te, fagli capire che è più appagante la passerina che l'uccellino. Un saluto.

da Gimessin 19/11/2010 10.13

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Fromby, inutile che te lo ripeta, concordo appieno con te. Mi sa che chi non caccia al passo si conceda troppe divagazioni egoistiche. Oggi ho pulito il fucile e fino al prossimo ottobre non avrò più i miei amati colombacci. In bocca al lupo a chi può continuare e con buona pace degli altri. Mi resta l'opzione di andare in Francia o in Corsica per qualche tordo a febbraio ma se potessi farlo qui avrei anche il tempo di occuparmi di casa e figli, quindi dovrò rinunciare. Ciao Andrea

da andrea ge 19/11/2010 3.28

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

carissimo fromboliere concordo pienamente con quello che hai detto!!!!purtroppo le tue proposte non andrebbero bene alla stragrande maggioranza dei cacciatori.perchè in linea di massa le persone non si accontentano mai!!!

da corvo rosso 18/11/2010 22.17

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Allora, amico mio, un caloroso in bocca al lupo e relativa buone notte.

da Fromboliere 18/11/2010 22.10

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

a frombolie, c'hai ragione! Tanto se si fanno proposte azzardate comunque tu c'hai ragione...

da A 18/11/2010 22.03

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Ora, siccome son tentato di mettere pace, voglio fare io alcune proposte: perché non chiudiamo un anno la caccia ai tordi e apriamo quella agli storni? Chiudiamo un anno la caccia alle quaglie e l'anno dopo quella alle beccacce, stabilendo 15 capi massimi annuali, limitiamo anche gli anatidi, 10 capi indifferentemente dalle specie, 2 lepri, due starne e 4 fagiani all anno, ma permettiamo d'andare a caccia anche ogni giorno. Almeno alla Domenica ce ne stiamo a dormire, certi che prima o poi qualche giorno feriale ce lo facciamo uscire, non siamo mica indovini da sapere che ci può uscire un permesso dal principale sempre e solo solo nei giorni fissi del calendario venatorio. Chi sgarra sui prelievi si prende 3000 euro di multa, ci rimette il fucile. Se non paghi Equitalia si occuperà di te della tua macchina e magari anche di casa tua e del tuo stipendio..... E se neanche così non basta, allora rassegnamoci, c'è sempre l'estero per andare.

da Fromboliere 18/11/2010 21.33

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

sono ancora io..... inc@@@@a come una belva.vi metterei voi nei miei panni!!!sabato,domenica e mercoledi... o che piovi o che nevichi sono sempre sola..... E lui... se la spassa con gli uccellini!!!

da donna incazzata 18/11/2010 21.14

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Qui si esprimono concetti sempre più rappezzati. Dalle premesse sarebbe parso che A conoscesse ogni verità su ogni tipo di caccia. Oggi scopro invece che lui si limita a 'pensare', nel senso probabilistico. Cita esempi, ma non supportati da dirette esperienze, però sa tutto su tutti: fa, prevalentemente, la caccia col cane, alle quaglie e punta alla qualità più che alla quantità e si sa che se piove, per quanto il cane possa essere un campione, ci sguazza sempre male, ma si sa anche che se il tempo è bello non è che il carniere sia comunque assicurato, non ostante la 'qualità'. I giorni vanno stabiliti fissi e chi non ci può andare s'arrangia, è evidente che lui sa già, per se stesso, di poterci andare; se poi piove è felice di pensare che non piove solo per lui ma per tutti, con la massima soddisfazione delle quaglie, sopratutto. Ecco come, alla fine, la caccia possa essere regolamentata a livello nazionale, con la massima gioia di chi paga anticipato senza nemmeno aver la possibilità di esercitare la minima compensazione. Ma perché poi volergliene mai: con simili argomenti chi non ha capito che lui ha sacrosanta ragione?

da Fromboliere 18/11/2010 21.05

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Prima che arrivino le beccacce, anch'io mi dedico alle quaglie, vale lo stesso discorse come per le beccacce, e ovviamente concordo con la tua osservazione, quindi anche per le quaglie è quasi inutile uscire la domenica, anche se la passione e la speranza non muoiono mai.

da Nato cacciatore 18/11/2010 21.01

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

ovvio N cacciatore,io caccio con il cane, quaglie per lo più.Dalla mia Esperienza penso che il perchè principale sia che il giorno precedente essendo silenzio venatorio gli animali abbiano tempo e Pace per fermarsi.. ecco perchè! ma molti altri esempi ci sono in giro per l'Italia. Ad esempio nel Lazio ci sono molte riserve di caccia per la migratoria. Le migliori(vedi alcune a Canino) Sparano pochissimi giorni all'anno e tempistica ben precisi.Premesso che non sono uno dei fortunati a possedere la quota in talune riserve, LA' tutti e dico tutti si divertono! Diciamo così, purtroppo io punto molto alla qualità piuttosto che alla quantità dei giorni di caccia! Non me ne vogliano chi può scegliere i giorni in base al meteo...

da A 18/11/2010 20.14

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Proverbio : DONNA INCAZZATA E' DONNA POCO STRAPAZZATA, TANTO ANTIPATICA CHE NESSUNO SE LE MAI SCOPATA. Fine del proverbio e tante scuse alla Redazione di B.H.-------

da Gimessin 18/11/2010 18.59

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

PENSACI BENE, FROMBOLIERE NOI ABBIAMO BISOGNO GENTE COSI'.OVVIAMENTE LA LIBERTA' E' SACRA. NON MOLLARE. AUGURONI

da GIAN 18/11/2010 16.50

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Per ciò che riguarda la beccacci va bene il mercoledi, dopo due giorni di tranquillità se ci sono arrivi le trovi li perche nessuno le ha disturbate, per i tordi concordo per il sabato, ci sono più cacciatori ma non troppi, così da permettere che si muovano e si possano incarnierare qualcuno in più, i due eccessi opposti sono deleteri, credo non ci sia bisogno spiegarti perchè? La tua espeienza è diversa? Ciao

da Nato cacciatore 18/11/2010 16.39

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Hei GIAN, veramente ti ringrazio, ma non mettermi nei guai......Sto benissimo come sto ora, schiavo.... ma della libertà. Ti saluto

da Fromboliere 18/11/2010 16.21

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

A: perché la maggior parte della gente è al lavoro!

da Inforziato 18/11/2010 15.03

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

sinceramente oggi come oggi i giorni migliori per ucìscite alla migratoria sono Sabato e Mercoledì! Indovina perchè?

da A 18/11/2010 14.55

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Strano, una recente ricerca scientifica al di là di ogni ragionevole dubbio che chi fa molto movimento vive all'aria aperta pratica sport mascolini ha indiscutibili vantaggi dal punto di vista delle prestazioni sessuali. E il cacciatore dispone di tutte queste caratteristiche. Allora, donna inc...., non è che il tuo cacciatore ti ha mollato? Ti sei ghiesta perchè?

da O. Knauss 18/11/2010 14.16

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

HO NOTATO, CON SODDISFAZIONE CHE IN TUTTI I SITI DEL BIG HUNTER IL SIGNOR FROMBOLIERE RISPONDE IN MERITO A TUTTI, ED HA UNA VISIONE GIUSTA SULLA CACCIA MI AUGURO CHE CONTINUI, SEMPRE COSI'. CON L'AUGURIO CHE I CAPOCCIONI SI ACCORGANO DI LUI. GLI FACCIO TANTI AUGURI.

da GIAN 18/11/2010 13.52

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

donna incazzata: qual è il tuo problema, nessuno ti si fila?

da Inforziato 18/11/2010 13.50

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Per Vince50, forse il punto è proprio questo lei non è in......cazzata, lo vorrebbe essere e non sa a chi rivolgersi.

da Nato cacciatore 18/11/2010 13.39

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

X donna incazzata:mi dispiace tantissimo sapere che sei incazzata,non prendere calmanti,fatti qualche amico cacciatore di passera se ne intendono.Su con la vita,auguri!.

da vince50 18/11/2010 13.26

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Scusa A, non per polemizzare, ma ora dovresti aggiornarci sulle tue osservazioni riguardanti le giornate migliori per andare a caccia. Personalmente ti posso dire che le mie scelte sono condizionate dal lavoro e posso uscire la domenica e qualche volta il sabato, diversamente se avessi la possibilità economica/lavorativa per alcune specie (vedi Beccaccia) uscirei in settimana. Per me che esco con il cane da fermo è quasi inutile uscire di domenica dopo che il mercoledi e il giovedi sono stati ripuliti in lungo e in largo da chi ha la fortuna di poterlo fare, senza contare il sabato un po' più affollato nel quale si passa l'aspirapolvere per eventuali residui. In merito ai giorni fissi la penso come gli altri amici. Ciao

da Nato cacciatore 18/11/2010 8.46

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Sicura di essere in......cazzata?

da Nato cacciatore 18/11/2010 8.09

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

donna incazzata hai proprio ragione ma se il amrito và troppo a caccia il postino arriva sempre.Per A potrei essere in accordo con te, se il tuo pensiero fosse verità cercherei anche la possibilità di non essere più attaccato da chi non ammette la caccia con una legge specifica (la Francia insegna), sul discorso migratoria, la Spagna la francia il portogallo dove si radunano per il passo di Ottobre milioni di uccelli anzi miliardi di uccelli poichè le rotte di migrazioni più importanti finiscono proprio in questi stati, l'Italia sarebbe buona per il ripasso e non per il passo.

da nappa 17/11/2010 22.44

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

per tuttti i cacciatori!!!! invece di pensare solo ed eclusimamente agli uccellini.perchè non pensate un po'di piu' alle vostre mogli e alla passera in genere!!!

da donna incazzata 17/11/2010 22.18

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Tre giorni a scelta, coi limiti già stabiliti dalla legge che già comprende possibilità di prelievi variabili. Libera scelta non libera caccia. Gentil uomo.... e la democrazia dove la mettiamo? buona notte

da Fromboliere 17/11/2010 22.12

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

no la domenica no! infatti, il fine settimana e al max il mercoledì! comunque, si hai ragione, è meglio andare tutti i giorni! visto mai mi dovessero scappare qualche allodola o colombaccio... poi come si fa'...?

da A 17/11/2010 21.53

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

X A: non te ne sai più uscire. Se alla domenica è brutto tempo si rimane tutti col palmo di naso. Se c'è tanto da sparare da far uno sterminio, saltare l'unico giorno di caccia, la domenica in cui si va tutti, diventa un patrimonio ecologico e salva è la selvaggina per il resto della settimana, il che è ancor più ecologico. Se tu poi insisti con i giorni fissi, credi che si possa levare proprio la domenica? Suvvia sii gentil uomo!

da Fromboliere 17/11/2010 21.17

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Hai proprio ragione Gian! non conosci la caccia!! tu sabato e domenica ci vai a caccia? e tutti gli altri? c'è qualcuno in questo sito che non va' a caccia il fine settimana??? il concentramento avviene se si fa' quello che dice Cacciatore anche domani! le realtà non sono tutte uguali. In umbria fra strade e case isolate, parchi e riserve alla fine non c'è posto neanche a pagarlo e i cacciatori per forza di cose si concentrano e ovviamente sterminano tutto!

da A 17/11/2010 19.53

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

tre giorni fissiiiiiiiiiiiii è chi li decide?sara' meno caro il permesso? ma ,a dove vivi, mica sei un pensionato, e se sti 3 giorni piove cosa fai? ma smettilaaaaaaaaaaaaa tre gioni puo' andar bene, ma a mia scelta. anzi no perche' gia' li teniamo 3 giornate. almeno da noi son tre giornate migratoria e 2 stanziale.saluti

da francuzzo59 la spezia 17/11/2010 19.47

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Divagazioni, coscrizioni delle vacanze, dov'è la libertà? il ritorno al passato, ai costi del passato, fa capire che oggi la 'caccia sociale' è una chimera. Oggi, gli introiti di ogni balzello venatorio, dove vanno a finire? nei costi della burocrazia passiva e io dovrei perfino rinunciare ad una settimana di vacanze? mia moglie chiederebbe il divorzio e la ministra del turismo, se non riesce a far chiudere la caccia, ci querela immediatamente per atteggiamento sovversivo..... e prendila per come deve essere presa. Ti saluto

da Fromboliere 17/11/2010 15.07

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Il problema vero è la migratoria. La soluzione - sembra buffo - ma sta nel ritorno al passato. Caccia libera ma vincolata al territorio di residenza. Chi vuol andare altrove, paga l'atc che lo ospita. Se va qui non va lì. Se vuole andare ovunque, chiederà la residenza venatoria in tutti gli ATC d'Italia, ma saranno faccende del suo portafoglio. Ritiro della licenza di caccia per sei mesi (in periodo cacciabile) alla prima infrazione, un anno alla seconda, tre anni alla terza. Chi vuole cacciare la stanziale dedica una settimana delle sue ferie alle attività sul territorio. E via di seguito. In Trentino, meglio ancora a Bolzano, i cacciatori sono abbastanza soddisfatti. Cacciano quasi tutto, dai cervi alla migratoria, ma vivono responsabilmente la caccia nel loro territorio di residenza (Comprensori Alpini e riserve di diritto hanno superfici molto ridotte). Sono amati e rispettati dalla gente.

da Cacciatore anche domani 17/11/2010 14.32

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

POVERO-A-NON CONOSCERE LA' REALTA' DELLA CACCIA ODIERNA E' GRAVE, 3 GIORNI FISSI VUOL DIRE ACCUMULARE I CACCIATORI CONTEMPORANEAMENTE NEI SITI DI CACCIA CREANDO SOLO CAOS.

da GIAN 17/11/2010 10.50

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Dimenticavo: io caccio esclusivamente da appostamento fisso senza uso di richiami vivi. Lì ho una sorta di domicilio venatorio, chiunque mi può controllare quindi anche volendo non potrei fare mai il "furbo" e qualunque cosa accada nel perimetro dell'appostamento (dal 1/10 al 30/11) ne rispondo io, sia amministrativamente che penalmente, ed ho l'obbligo della manutenzione del sito per tutto l'arco dell'anno, fino al 2015. Pensi sia sufficiente?? scommetto che nemmeno gli animalari lo sanno, pur godendo del mio terreno per i restanti 10 mesi.

da andrea ge 17/11/2010 0.44

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

a mio parere posso dire:cercate di capire che alla caccia non verrà mai dato un di più!!!se cambia qualcosa sarà solo in meno!quindi cerchiamo di non cambiare nulla e di tenerci stretto quello che abbiamo!quando viene tolto qualcosa alla caccia,non la avrà mai piu indietro!!io la penso così!

da Luca p. 17/11/2010 0.36

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

X A: tu confondi il passo con lo svernamento. Io caccio prevalentemente colombacci durante il passo ottobrino e quelli a cui sparo oggi, sparerò solamente l'anno successivo. Non posso abbatterne più di 10 al giorno e da 43 anni mai ho raggiunto tale cifra. Quest'anno a passo finito ne ho abbattuti 24 in tutto, ora la mia caccia è finita e non avendo possibilità di cacciare nel periodo di ripasso come facevo da ragazzo, dovrò aspettare un altro anno. Nella mia regione la Liguria non ci sono svernanti come in spagna, a parte gli storni che distruggono gli oliveti ma non si possono cacciare. Grazie ad un meteo sfavorevole quest'anno ho cacciato sul serio solo 6 volte, le altre giornate le ho consumate solo per portare il fucile a far pipì. in un mese non sparato più di 40 colpi. Però pago per ciò che non ho e tu mi vieni a dire anche di limitarmi ulteriormente?? Ma dove vivi?? A Disneyland??

da andrea ge 17/11/2010 0.30

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

x A: Senti se piano piano vuoi estendere il ragionare a tutto il mondo, lasciamo perdere. Vai su bighunter, calendari venatori, scegliti una regione e controlla le limitazioni di cattura riservata ad ogni selvatico sia giornalmente che cumulativamente. Fai il conto di quante cartucce ci vogliono. Ora io vado al passo prevalentemente con giornate serene, secche, con venti provenienti da quadranti settentrionali e tendenti a temperature medio basse. Evito le giornate di forti piogge, con venti sciroccali, con alta umidità e temperature medio alte o superiori alla norma stagionale. Ma sempre e comunque in tre soli giorni settimanali, e quelli devo scrivere sul tesserino. Io sono una persona onesta. Se non la fossi ci sono sempre le guardie che mi controllano. Penna indelebile e obbligo di segnare l'inizio giornata come metti il naso fuori dalla macchina col fucile, anche se imbustato, in mano. Ce n'è più che a sufficienza. Dimentichi che l'Italia è la regione più restrittiva d'Europa. Evitiamo di discutere sul sesso degli angeli, da bravi gentil uomini. Ti ringrazio e saluto. A domani.

da Fromboliere 16/11/2010 22.34

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Piaccia o non piaccia, la caccia è inscindibile da una visione del mondo tradizionale. L'uomo-cacciatore non è uno sportivo nel senso moderno del trmine: se lo si considerà così, la caccia diventa qualcosa d'insensato. Il cacciatore è portatore di valori antichi e in questo senso l'andare a caccia è già in qualche modo un atto politico. Un affettioso in bocca al lupo a tutti gli amici cacciatori.

da Martino, Bologna 16/11/2010 22.22

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

innanzi tutto parliamo fra gentil uomini e ti assicuro che di passo e di caccia me ne intendo! Le tortore non fanno assolutamente testo!domanda: quali giornate sono le migliori per andare a caccia durante la settimana? c'hai mai pensato? e perchè chi va in spagna uccide così tanti tordi? sai per caso come funzia là?In quelle bellissime riserve spagnole quante volte si va a caccia in una settimana?

da A 16/11/2010 21.38

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Tutti siamo furbi? limite numerico di munizioni? scacciare i migratori? Ma non è che è il passo naturale che li scaccia? Ma ti credi che se lasci tranquille le tortore si passano l'inverno qua da noi, vanno a sciare? Da un cacciatore mai sentito niente di simile. 50 anni fa si cacciava in mare, in barca, fino a tutto marzo, si cacciava sui litorali, nella maremmata di allodole col civettaro portavi via quintali di migratori. Torna in te, torna alla lac.

da Fromboliere 16/11/2010 21.25

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

ma lo vogliamo capire o no che tutti siamo furbi?? 3 significano 5! e per rispondere all'amico andrea ge, significano 7! l'unico modo per non scacciare tutti i migratori, come accade ogni anno, è proprio diminuire le giornate! chi lavora nei giorni di caccia, non andra a caccia! lo so' che è molto poco popolare, ma se vogliamo cambiare qualcosa bisognerà fare così! ci sono troppi che soprattutto durante il passo vanno a caccia ogni giorno, dalla mattina alla sera! fino a qualche anno fa' dalle mie parti nessuno nemmeno pensava ad andare a caccia il pomeriggio prima di dicembre, oggi già da settembre iniziano! come fanno gli animali a fermarsi fuori dalle riserve? LI CACCIAMO VIA!!! Vi dirò, forse bisognerebbe mettere anche un vincolo sull'orario per ogni giornata e un limite numerico di porto di munizioni! oggi per fortuna abbiamo tutti la possibilità di avere a disposizione centinaia di cartucce ogni giorno. Questo porta a delle stragi vere e proprie, numeri da pazzia e, aggiungo, da fame!!!ecco proprio riflettendo su questo che sto sempre più pensando a dei limiti che ''ci RIportino indietro di 50 anni'' (quando la caccia era veramente caccia)

da A 16/11/2010 20.57

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

A ma sei matto?? Ci mancano anche le giornate fisse!!!!!! e quelli che lavorano, i terzoturnisti?? Semai togliamo i silenzi, sono anacronistici e come dice Fromby passo e meteorologia sono imprevedibili!!!!!!!!!!!!!

da andrea ge 16/11/2010 20.31

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Almeno tre, ma aperte, il passo e la meteorologia sono imprevedibili.

da Fromboliere 16/11/2010 19.29

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

diminuzione delle giornate venatorie, al massimo 3 fisse e in tutta Italia, reintroduzione della possibilità di cacciare in tutto il territorio nazionale, eliminazione dei richiami da canto, reintroduzione anche se limitata di alcune specie.

da A 16/11/2010 19.00

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

x cal.20: MAGARI!

da VINCE50 16/11/2010 18.26

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Per un mondo più pulito, ci vorebbe zio Benito !

da cal.20 16/11/2010 18.23

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Io cacciatore sarei disposto a condividere con i produttori agricoli gli obbiettivi di una razionale gestione del territorio, come lei enuncia, a conclusione di questo interessantissimo editoriale. Ma succede più spesso, nella mia ristretta realtà, che sia proprio il 'contadino' che non sia disposto a condividere. Lui mi chiede, a volte, di abbandonare cortesemente il suo terreno, per non impensierire, con la mia presenza, gli ospiti del suo agriturismo. Alcune mie battute di caccia non sono mai cominciate, si sono esaurite nell'acquisto di prodotti a 'chilometri zero' dove per arrivarci e tornarci i chilometri fatti sono diventati duecento e più, nel vano tentativo d'imbonirmi il 'villano'. Cacciare di domenica può diventare problematico, se non si sa rinunciare, io che giro armato sono costretto ad essere arrendevole, ogni parola, con un fucile sulla spalla, va pesata, ho solo una ruota di scorta e per tornare a casa ce ne vogliono 4. Nei territori fortemente antropizzati l'incompatibilità tra cacciatori e giracampi si acuisce sempre più ad ogni incidente venatorio. Alcune persone mi fanno notare 'd'essere lì', come se non si sentissero i loro cagnetti abbaiare, le loro radio cicalare le loro motocross rombare. La caccia sopravvive nella solitudine, nella pace interiore, nella soluzione di un'enigma, come arrivare a tirare finalmente il grilletto. E sempre meno sono i posti dove questo mi può succedere.

da Fromboliere 16/11/2010 17.12

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Nel settore della caccia c'è troppa politica e troppa gente che a caccia non c'è mai stata.Troppi teoremi,troppi paroloni campati in aria,troppi galli nel pollaio e troppi interessi.Facciamola FACILE FACILE,ABOLIAMO LA 157/92 e applichiamo le leggi del giorno prima,meno fannulloni da mantenere,più dignità alla caccia e tutte quelle persone che ci lavorano e campano le famiglie.

da vince50 16/11/2010 17.00

Re:FRA STORIA E ATTUALITA'

Ragionevolezza si, ma anche riposizionamento della caccia e dei cacciataori ad un livello più decoroso dell'attuale. Concordo in sostanza che il cacciatore "spensierato" è un'immagine da mettere nell'album dei ricordi, ma nello stesso tempo bisogna garantire al cacciatore "responsabile" che già esiste e si adopera nell'interesse generale, quella dignità che troppe mistificazioni hanno ingiustamente offuscato. Non si tratta di rinunciare alle deroghe, ma invece è necessario ristabilire la verità, anche e soprattutto a livello europeo: i fringuelli, le peppole, altre specie sono abbondantissime e non c'è ragione al mondo se non le balle della Brambilla e di molti ambientalisti da dopolavoro ferroviario, per non consentirne la CACCIA. La 157 fu il risultato di un'acordo a livello politico a cui contribuirono tutti, agricoltori e Unavi, con un patto per battere i referendari. L'essere stati cancellati dal Codice agricolo significa che anche gli agricoltori non ci considerano più come prima. Quanto alla gestione centralistica della caccia, sarà bene che i federalisti (lega in testa) si diano da fare.La caccia alle regioni, e prima ancora al ministero dell'agricoltura. La direttiva uccelli garantisce tutti, ambientalisti compresi. Basta con il fondamentalismo animalista. Lo dico anche a quelli di noi - Arciccaccia - che se non lo assecondano, sicuramente gli strizzano l'occhio.

da polifemo 16/11/2010 16.38