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Editoriale

Iniziazione del cucciolone


lunedì 30 novembre 2015
    

Cani da fermaE' noto a tutti che la bravura di un cane da ferma è il frutto della sinergia tra doti genetiche e ambiente faunistico di iniziazione ma non tutti sanno che è quest'ultimo che determina la "resa venatoria" del cane adulto.
Per questa ragione nella mia lunga esperienza (allevo personalmente i cani con i quali caccio, in quanto credo che il cane da lavoro debba possedere caratteri specifici), ho sempre iniziato i cuccioloni sulle starne naturali, secondo me insostituibili per la formazione di base del cucciolo.

Quando nel Lazio a metà degli anni '70, le starne naturali si sono estinte, ho avuto la fortuna di trovare nelle sterminate steppe dell'Est Europa (dove le starne naturali sono ancora presenti, ma non abbondanti), un paradiso per tutte le attività cinofile.
Queste note sintetizzano le straordinarie esperienze fatte in quell'ambiente, sopratutto in riferimento alla maturazione del cane da lavoro con la speciale avvertenza che i fatti riportati valgono solo per l'ambiente e per i cani che (circa 100) ho sperimentato.

Va premesso che la steppa è una pianura incolta, omogenea e sconfinata, quasi priva di vegetazione, dove le starne (irregolarmente distribuite e più erratiche che sedentarie) sono in grado di scorgere già da molto lontano ogni potenziale pericolo, difendendosi o con il volo precoce o con una veloce fuga di piede.
In queste condizioni estreme, il lavoro di un cane da ferma, (iniziato altrove), anche se esperto e di eccellente qualità è quasi inutile, tanto che i locali cacciano le starne "alla levata" stringendole in grandi semicerchi di 10/15 cacciatori.
Secondo ogni logica un ambiente così sfavorevole, parrebbe del tutto inadatto alla iniziazione dei cuccioloni, ma con grande sorpresa ho constatato che accade il contrario.

Quasi tutti i cuccioloni (di buon sangue) dopo appena 30/40 uscite consecutive nella steppa, sviluppano tutte le loro potenzionalità genetiche, conseguendo con una completa maturità, e tutte le doti venatorie fondamentali (senso del selvatico, facilità di incontri, ampiezza di cerca, sensibilità nel fermare il selvatico alla distanza “giusta”, scelta assai difficile perché troppo vicino si invola, troppo lontano si sottrae “di piede”).
Il tutto, senza alcuna necessità di pressioni didattiche o addestrative da parte del padrone! (soprattutto se il cucciolo è stato allevato e tenuto in casa del padrone).
Ogni esperto cinofilo, troverà sorprendente che in un tempo così breve e in circostanze così sfavorevoli un cucciolone possa acquisire una tecnica venatoria adatta a trattare animali tanto diffidenti (in Italia un cucciolone maturo dopo 2 o 3 stagioni caccia!).

E la tecnica venatoria, (da cui dipende la “resa venatoria”), non si può apprendere né per imitazione dei più esperti, né per insegnamento, né per trasmissione ereditaria, ma deve essere acquisita dal cucciolone, sfruttando quelle capacità cognitive, che gli consentono di immagazzinare le esperienze significative, selezionare le reazioni più adatte ad ogni situazione, memorizzarle in modo stabile e definitivo, per effetto di una stabilizzazione sinoptica selettiva (analoga “all'imprinting” neonatale studiato da K. Lorenz), così da renderle stabili per sempre.
Per spiegare, la velocità del processo di maturazione che presuppone una elevata capacità di apprendimento per metabolizzare le esperienze e adottare comportamenti efficaci occorre sapere che l'ambiente di iniziazione innesca una spirale virtuosa di eventi sinergici.

In proposito occorre ricordare che neurologi ed etologi ritengono che il cervello del cane sia (nel “periodo sensibile” che dura fino ai 20/24 mesi di età) un organo plastico, con un sinaptogenesi il cui sviluppo è direttamente influenzato dalla qualità e dalla quantità delle esperienze ambientali.
Per ciò queste ultime (le steppe) sono in grado di dimensionare struttura e funzioni dell'apparato neuronale e quindi la capacità di apprendimento, ecco perché, le difficoltà ambientali determinano lo sviluppo di capacità cognitive adeguate, e per conseguenza adeguata tecnica venatoria, influendo direttamente e indirettamente sia sul cane che sul cacciatore.
Nella steppa le starne sono irregolarmente posizionate in spazi assai estesi, e solo un cane di grande cerca e di buona qualità è in grado di individuarle e fermarle.

Il cucciolone capisce per istinto che allargando la cerca aumenta le possibilità di incontro, incoraggiato dall'essere sempre collegato (a vista) con il padrone, il quale si astiene da qualunque richiamo o intervento, che possa limitarne l'iniziativa.
Libero di dare sfogo all'istinto venatorio il cucciolone nel misurarsi con le difficoltà dell'ambiente può far conto solo sulle sue risorse di cui sviluppa ogni potenzialità.
In un certo senso il cucciolone viene a trovarsi nelle stesse condizioni in cui in natura si trovava il predatore carnivoro da cui discende, la cui sopravvivenza dipendeva dall'esito della caccia.
La lotta per la vita tra prede e predatori si inserisce in un disegno complesso, nel quale i valori evolutivi che presiedono all'autoconservazione (evolutasi per selezione naturale dei più adatti) coevolvono secondo strategie di compatibilità, per mantenere l'equilibrio che se troppo alterato porterebbe all'estinzione di una delle specie.
Questo spiega come alla scaltrezza della preda, il predatore risponde con corrispondente astuzia.

Il processo di precoce maturazione del cucciolone, è prevalentemente legato all'ambiente, ma è reso possibile dall'assenza di interferenze didattiche e addestratore da parte del cacciatore che ostacolano la concentrazione del cane impegnato in un compito che lo assorbe completamente.


Enrico Fenoaltea

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6 commenti finora...

Re:Iniziazione del cucciolone

III° Parte I gruppi dirigenti (molto meglio se ridotto a 1 solo) di nostro gradimento, dovranno si essere consapevoli, ma con piglio battagliero, decisi al recupero di quella libertà quasi del tutto persa da 20 e più anni a questa parte, di quella storia dal retaggio millenario di civiltà e cultura contadina oltre che venatoria, oramai vilipesa e umiliata da più parti. Ciò non ostante resta la culla di chi così tanto la offende e disconosce. Quasi Anno Domini 2016, io e la dirigenza del Sindacato Venatorio Italiano a cui ho esposto le mie perplessità abbiamo notato cambiamenti... in peggio! E voi?

da Pasquale Cinquegrana 03/12/2015 9.51

Re:Iniziazione del cucciolone

II° Parte Mi rendo conto che chi propone una simile visione della tanto osannata unificazione, è pronto a sostenere che ci sarà piena partecipazione e discussione sui temi proposti e le azioni da intraprendere da parte di tutte le teste "coronate" riunitesi sotto una sola sigla, che è cosa ben diversa dall'essere UNITI sotto una sola bandiera. A questo proposito mi sorge spontanea una domanda: (visto tutte le teste "pensanti" disposte al dialogo) Chi sarà disposto a far un passo indietro quando ci sarà diversità di vedute su una qualsiasi iniziativa, non ritenuta propriamente prioritaria rispetto ad altre disposte sul vassoio "UNICO" da portare avanti con fatti tangibili? Questo potrebbe essere solo uno dei motivi per cui è difficile credere a quanto sostenuto lassù in alto. A dire il vero, il modo ci sarebbe per non cadere in quello che potrebbe costituire il "peccato originale" di una ipotetica, ma molto più realisticamente utopica unione delle AA. VV. Basterebbe procedere all'azzeramento dei vari statuti e dei vertici di ognuna della associazioni partecipanti, provvedendo a riformulare lo statuto unico con regole di "gioco" diverse, in modo sostanziale rispetto a quanto ci propongono le attuali realtà associative. A questo proposito prendo a prestito una frase (anche questa di qualche tempo fa) del presidente Marco Castellani. Tengo a precisare che non sono un tesserato Anuu Mig.) "Le singole associazioni e gli uomini che nel tempo si succedono a rappresentarle sono solo lo strumento e non il fine ultimo" Spero solo che in futuro questo pensiero possa essere coniugato al singolare, e non più al plurale. Un'ultima considerazione va a quel: "gruppi dirigenti consapevoli e responsabili" Se per consapevoli e responsabili si intende; pronti a calarsi le braghe sull'altare dell'animalismo imperante, menzognero, avido di potere e di soldi, bene, a noi non interessano.

da Pasquale Cinquegrana 03/12/2015 8.55

Re:Iniziazione del cucciolone

I° Parte "Pronti al confronto". Così titolava un suo articolo l'organo ufficiale bimestrale della più grossa associazione venatoria nazionale, e per la precisione il nr. 2 Aprile/Maggio dell'Anno Domini 2013. Prima di passare alle considerazioni che mi venne spontaneo fare nel leggere il suddetto articolo, voglio riportare un paio di stralci che ritengo propedeutici alle mie elucubrazioni mentali al riguardo. "Siamo convinti della necessità di aprire una nuova stagione della caccia, all'esterno, ma anche all'interno del mondo venatorio, in un percorso che Federcaccia ha già avviato per meglio affrontare questa tematiche in un'ottica europea. Un cammino che prevede anche l'evoluzione verso un altro soggetto associativo che riunisca le diverse anime dell'associazionismo italiano, al quale abbiamo già invitato a partecipare chiunque voglia portare proprie esperienze e idee riconoscendosi in un percorso e in obbiettivi comuni, Arci caccia compresa. Siamo quindi ben lieti di registrare queste aperture pronti a confrontarci sia su singoli punti che su politiche di più ampio respiro". "per costruire insieme la nuova casa dei cacciatori italiani, consapevoli all'unità si arriverà o per convinzione o per consunzione; la differenza la faranno i gruppi dirigenti consapevoli e responsabili. Bla bla bla" E' pura demagogia populistica, se non addirittura irreale e/o ipocrisia identitaria sostenere che l'unificazione del mondo associazionistico venatorio, (o chiunque voglia sostenere questa tesi) non sia un modo per accentrare e annullare tutte le resistenze sul territorio, affinché le proprie (del più forte) teorie e proposte possano essere sostenute senza timore di trovarsi di fronte dei bastian contrari, pronti a sbugiardarti in ogni occasione, spalleggiati dai tesserati di questi ultimi, pochi o molti che siano. Le spine pur se piccole, procurano un po' di dolore comunque.

da Pasquale Cinquegrana 03/12/2015 8.28

Re:Iniziazione del cucciolone

A proposito di steppe, mi dicono di starne abbondanti in mongolia. Chissà di che ceppo saranno. se naturali o se alloctone. e poi, i cani? Qualcuno ce li porta dall'italia? Chissà!

da Chissà 01/12/2015 17.06

Re:Iniziazione del cucciolone

LE STARNE NATURALI ORMAI SI TROVANO, FORSE, IN QUALCHE LANDA DELL'EUROPA DELL'EST. FORSE IN FRANCIA (QUALCUNO PUO' CONFERMARE?) IN QUALCHE RISERVA DI CACCIA DELLA MITTELEUROPA. UNA VOLTA C'ERANO A CHAKOVEZ, CHISSà SE CI SONO ANCORA. PERSONALMENTE LE TROVAI NELL'ISOLA DI LUSSINO, MA ORMAI LA CACCIA ERA GIà CHIUSA. SAREBBE BELLO SAPERE DOVE POTERLE TROVARE. AVEVANO PROVATO IN MAREMMA E IN QUALCHE ENCLAVE DELL'APPENNINO CENTRALE. MA CHISSà SE C'E' RIMASTO NULLA. SPERIAMO!

da MARCELLO M. 01/12/2015 14.20

Re:Iniziazione del cucciolone

Portatelo a beccacce, che male non gli fa. Poi, con quelle di oggi, le beccacce, che hanno cambiato abitudini proprio in relazione all'aumento della frequenza dei "predatori", leggi: cani da ferma, e delle azioni predatorie, beccaccia e cinghiale sono ormai il refugium peccatorum di tanti cacciatori insoddisfatti, con queste beccacce il cucciolone entra subito all'università. Provare per credere.

da Gianni P. 01/12/2015 7.54