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Editoriale

Urbanismo e Wilderness: un confronto impari


lunedì 27 dicembre 2010
    
Mentre il mondo della caccia si occupa di difendersi dai continui attacchi politici e di portare in risalto la vera essenza del cacciatore: ambientalista e detentore di antichi e nuovi saperi sulle silenziose dinamiche della natura selvaggia, un botta e risposta sulle origini della filosofia wilderness e sulle sue moderne applicazioni è rimbalzato nelle ultime settimane in rete su autorevoli siti che si occupano a tutto tondo di filosofia, società e ambientalismo.
 
Tutto è partito da un intervento televisivo di Massimo Zaratin (delegato regionale in Veneto dell'Aiw) il quale ha affermato che sulla base dei principi dei padri dell'ambientalismo occidentale: H. D. Thoreu e Aldo Leopold che hanno ispirato e ideato il movimento Wilderness,  la caccia è ben compatibile con la conservazione della natura: se non altro perchè l'uomo ad essa appartiene ed è alle sue regole che risponde, anche attraverso la caccia.

A confutare tale teoria e a respingere l'idea che la caccia moderna possa essere accomunata a quella a cui pensavano i due naturalisti è il professor Paolo Scroccaro nel saggio Wilderness: "Thoreau, Leopold e la caccia".  “Dov'è la spiritualità della caccia, citata dall'AIW – scrive - in un contesto di sproporzione abissale tra la potenza tecnologica a disposizione del cacciatore e l'impotenza delle vittime?” e ancora: “cosa c'entra tutto questo con lo spirito della Wilderness così come vissuto da Thoreau? Cosa c'entra la piccineria prepotente del cacciatore odierno con l'etica della terra propugnata da Aldo Leopold? Per Scroccaro non bisogna poi sottovalutare i segnali di una sorta di distanza dalla caccia presa da entrambi i personaggi. Thoreu viene descritto come un propugnatore del vegetarianesimo, mentre a Leopold viene attribuita un'inversione di marcia sulle sue teorie riguardo alla conservazione della fauna attraverso la gestione della selvaggina, fino alla “svolta ecologista radicale”.

Posizioni che per Zaratin, nel saggio di risposta  al professor Scroccaro "Dove sta andando la filosofia ambientale dell'”homo urbanis”?, si discostano dalle questioni puramente filosofiche che i paladini della Wilderness hanno messo in campo: ovvero salvaguardia ambientale, conservazione del territorio e conversione dell'uomo ad una vita il più naturale possibile. Un concetto, per Zaratin, “chiaro in molte parti del mondo, specialmente in America" ma non laddove c'è “una predominanza culturale tendenzialmente “urbana” che continua a voler negare alcuni aspetti della natura che risultano invece senz'altro più chiari a chi vive un rapporto diretto con il territorio ed in esso vi pratica le più strette ed "intime" attività”. Il problema dunque è la percezione negativa che gli stessi cittadini urbanizzati, filosofi e non, mantengono sull'intera questione caccia e “che il più delle volte – scrive Zaratin - deriva da una scarsa se non nulla conoscenza sia tecnica che "psicologica" della materia”. Così come ampiamente dimostrato dal sondaggio Astra Ricerche.

Se poi si vogliono analizzare i tentennamenti dei due filosofi, per il delegato veneto dell'Aiw occorre contestualizzare le loro vite e il loro pensiero. La visione ambientalista dell'epoca (in pieno '800) era estremamente antropocentrica. Non si parlava di ambientalismo (arrivò solo dopo il grande inquinamento delle fabbriche e la deforestazione) e nemmeno di gestione faunistica, se non in maniera del tutto pionieristica. Nella sua idea di razionalizzazione delle risorse faunistiche Leopold fu influenzato dal programma conservazionistico di Gifford Pinchot che considerava ancora l'uso delle foreste a stretto vantaggio immediato dell'uomo, non ci si poneva affatto quindi il problema di intervenire in maniera massiccia sui predatori. Fu proprio questa una molla fondamentale per far nascere nel filosofo, che amava profondamente la natura, l'idea illuminante di “pensare come una montagna”, intuizione che, spiega Zaratin “pose le basi della moderna biologia di conservazione”. Nessuna svolta anticaccia: “egli, ricordiamolo bene, non smise mai di andare a caccia ed i suoi studi, affiancati a questa passione, gettarono le basi dell'attuale modello di gestione faunistica il cui relativo approccio alle varie tematiche è impostato su canoni rigorosamente scientifici”.

Il discorso improntato su termini prettamente teorici dei nemici della caccia, secondo cui la natura selvaggia può essere vissuta anche evitando il prelievo degli animali, appare quindi la tipica forzatura di un antropocentrismo moderno, figlio di una civiltà orientata prevalentemente verso il benessere tecnologico e all'apparire piuttosto che all'essere. E' chiara quindi semmai la crisi esistenziale in cui l'uomo moderno è immerso, avendo abbandonato il contatto con le cose reali e con la natura di cui fa parte.

L'uomo, per Thoreau, è dipendente dal "mostro sociale" avendo perso egli la capacità di costruirsi un rifugio da solo e di procacciarsi il cibo indipendentemente "uscendo" dalla catena industriale. “Questa praticità del vivere a contatto con la natura, in un luogo freddo come quello di Walden – spiega Zaratin - creò infatti non pochi problemi conflittuali al filosofo ambientalista che ideologizzava una dieta vegetariana, mai perseguita però fino in fondo durante la sua permanenza in quei luoghi solitari. Una "piccola" contraddizione, questa del filosofo, anche teorica in quanto Thoreau ereditò la concezione di natura trascendentale da Emerson che nel saggio "Nature", in uno degli otto punti essenziale della sua filosofia, affermava che "tutto in natura ha un utilizzo" esattamente come pensa il contadino che vive immerso nella natura e ne conosce i segreti;  figura questa che Thoreau trovava interessante in proporzione alla sua povertà nonché valido sostituito del saggio e del filosofo”.

“Nella concezione di "uomo inserito nella natura", nel rispetto dei suoi cicli e dei suoi ritmi così come predicato da Leopold e filosofeggiato da Thoreau – spiega Zaratin - la figura dell'uomo cacciatore, del "buon cacciatore" intendo, entra quale comparsa fondamentale ed inalienabile nella scena la cui protagonista è la natura. Si potrà disquisire sui metodi e sui tempi della caccia (e solo dal punto di vista scientifico) ma non sulla figura dell'uomo cacciatore quale parte integrante ed armonica del territorio che sta vivendo”.

Tutto sta nel cogliere la differenza tra chi di natura parla senza conoscerla e chi pensa e agisce come lei. Tornando all'illuminazione di Leopold “pensare come una montagna”, il saggio di Zaratin, ne spiega bene l'essenza applicata alla “cultura rurale”. “Colui che nel dibattito in questione disquisisce ad esempio se sia giusto o meno eliminare dalle nostre acque la presenza dei gamberi della Luoisiana che fanno razzia delle uova di tutti gli altri pesci sta forse pensando come il fiume? Chi, se non il pescatore, può pensare come il fiume? Chi si oppone agli "abbattimenti scientifici" dei troppi ungulati o si interroga se sia giusto o meno che l'uomo li "uccida" sta forse pensando come una montagna? Chi se non il cacciatore, l'agricoltore, chi abita e vive quel territorio può pensare come una montagna? Chi meglio del "buon giardiniere" può curare il "bello" del suo luogo?

Cinzia Funcis

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45 commenti finora...

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

L'homo giudiziosobilis è in Italia, pressoché estinto. Tra le cause principali della sua estinzione l'emigrazione e le difficoltà riproduttive derivanti dalla responsabilità di affidare i nuovi nati ad un futuro incerto ed oscuro.

da Fromboliere 03/01/2011 11.01

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Poco, molto poco forse, solo che, nella tua scala evolutiva manca l'homo giudiziosobilis, ma tant'è!!...............

da Nato cacciatore 02/01/2011 23.04

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Mi domando quali siano poi i confini tra l'homo urbanis e l'homo ruralis, se parliamo solo di rispetto per la natura l'ISPRA ci aiuterà a capire a che punto siamo, almeno questa volta: essa ha rilevato, nel suo monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque, l'abbondante presenza di parte di quelle 150000 tonnellate che annualmente vengono utilizzate nell'agricoltura, dall homo ruralis. Tali veleni inquinano indistintamente acque superficiali e profonde che poi 'per legge' vengono dichiarate potabili, dal sempre utile homo politicus: tali veleni, congiuntamente tra prodotti vegetali ed animali, confluiscono sulla tavola dell homo urbanis dove vengono doverosamente e doviziosamente consumati e da lui trasmessi alle nuove generazioni, homo futuribilis, che ereditano un aumento del 3,2% di tumori infantili e solo nel primo anno di vita, (fonte Patrizia Gentilini, oncologa). E la caccia? L' homo venantibus, in seno all'ambiente, è lui che rimane nocivo, per via del piombo dei pallini, in seno alla biodiversità perché sempre lui sottrae, quando riesce a sparare, animali alle loro razze, in seno alla società perché è lui che primariamente pratica la sua attività... con piccineria e per tutto questo qualsiasi pretesa di vantare una interiore spiritualità deve rimanere 'universalmente' inaccettabile. E di fronte a tutto ciò che rimane altro da dire?......

da Fromboliere 02/01/2011 19.13

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

scusate se mi intrometto ma a mio parere si fa troppa demagogia. L'attività venatoria è accettata e regolamentata in tutto l'emisfero, molto più permissiva che in italia. In democrazia la tua libertà finisce dove inizia la mia e viceversa, a me sembra chein questo paese conta chi più urla e chi meno conta perchè fa da bilancere a questi politicanti dell'ultim'ora che pur di rimanere attaccati al carro si prostituiscono più delle prostitute. D'altronde abbiamo i governanti che ci meritiamo perchè siamo avvezzi a pingerci addosso e in piena commiserazione abbiamo un celato dasiderio.....speriamo che la chiudano almeno ci togliamo il dente. Non è così dobbiamo combattere ancora di più considerando il motto : CHI PICCHIA PER PRIMO PICCHIA DUE VOLTE e fino a che non facciamo così questi s.......! l'avranno vinta e ci spazzeranno.

da falco 02/01/2011 18.02

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Con "noialtri" non se ne può veramente più!!! Mi rendo conto che una bugia se ripetuta all'infinito diventa verità, che la propaganda è il propulsore di tutte quelle idee sballate che ne hanno bisogno per potersi radicare nella testa della gente ma ripeto, ridico, ribadisco, ancora ed ancora ed ancora che i cacciatori non godono ad uccidere un bel nulla, altrimenti farebbero in blocco per mestiere i macellai ...con tutto il rispetto per questi ultimi che ovviamente fanno ciò che fanno per lavoro.... I cacciatori godono semplicemente nell' andare a caccia. E non hanno bisogno di alcuna propaganda per convincere alcun'altro perchè nascono così: semplicemente ed innocentemente cacciatori. Così come lo nasce la volpe, il lupo, il leopardo, il gatto e così via. Con l'unica differenza che l'essere cacciatori UMANI è uno stile di vita, un modo di essere, un modo di pensare con annesse masturbazioni mentali che producono leggi e leggine, norme e normette. Dico e ribadisco tutto ciò ariovviamente non per tentare convincere "noialtri" e quelli come "lui/lei"ma solo per ribadire una semplice, scontata verità. AMEN!!

da Ezio 01/01/2011 23.36

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

X Nato c.: dici giusto quando parli di leggi e di animali e come distinguerli. Le macchinosità burocratiche applicate alla caccia l'hanno resa ostica, costosa e spesso impraticabile senza peraltro giovare alla selvaggina. Al di fuori della mia città, oggi non faccio carniere ne vedo animali selvatici, pressoché di sorta, a parte corvi e cornacchie, quando la caccia era veramente libera e noi eravamo milioni (2,5), alla stessa maniera non facevo pressoché carniere ma in compenso selvaggina, stanziale e non, ne vedevo quasi sempre. Sono questi i fattori che hanno reso molti cacciatori cittadini ancor più cittadini, spenti e relegati nella metropoli..... e molto ci sarebbe ancora da dire sul cemento 'rurale' e sulla sua influenza sull'equilibrio naturale, già di per se precario, della nostra Italietta. Buon anno, comunque.

da Fromboliere 01/01/2011 13.26

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Scusate l'errore, commesso ben due volte; mazzanguanguero dorato, (mazzanguanguerus creduloneus) e mazzanguanguero coda lunga. (mazzanguanguerus incredibilus) Faccio pubblica ammenda, Buon 2011 a tutti

da Nato cacciatore 31/12/2010 9.57

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Per i "noialtri non abbiamo bisogno di affinare alcunchè, e sufficiente il "bastone tonante" e facciamo delle stragi, nella nostra cacciatora finiscono un paio di turisti, qualche fotografo naturalista, 4/5 ciclocrossisti e appassionati di trekking ed un centinaio, fra mazzaguagueri dorati e coda rossa. Ora è pur vero che i bipedi non alati e i mazzanguagueri sono i più facili da predare. I primi, istinto di conservazione dormiente e poco reattivo, tecniche elusive nei confronti dei predatori nulle, i secondi sono il frutto della mia fantasia, e in poche ore ne uccido a centinaia di migliaia senza intaccare minimamente il loro numero. (si riproducono ad una velocita allucinante) Per i nostri amici alati è ben altro discorso, mi sembra ovvio pensare, contrariamente a ciò che sostengono i "noialtri" che non sia sufficiente essere armati di fucile, ma bisogna conoscere le nostre eventuali prede, in primis le leggi che ne dispongano la cacciabilità e i limiti temporali e territoriali, distingerli da altri uccelli, conoscere le loro abitudini, i loro canti e tutti gli strattagemmi che usano per sfuggire alla predazione, che sia essa da bastoni tonanti o altre spicie di predatori, è molto spesso tutto questo non è sufficiente, alla faccia delle sconclusionate accuse dei "noialtri". Ciao Frombo cari auguri anche a te

da Nato cacciatore 30/12/2010 18.48

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Ad ognuno il suo ruolo e se c'è da imparare, la filosofia, come materia, non è il mio forte, è sempre meglio stare in prima fila e forse nemmeno basta. Deglialtri che dire, come fans del professor Scroccaro non hanno potuto aggiungere altro che i soliti pregiudizi, da lui hanno imparato solo questo, molto probabilmente. Che siano così ottusi? Allora non gli resta che fare i trolls e a noi non ci resta che raccontarcele reciprocamente. Non mi sorprende che finisca così, è, in linea di massima, la prerogativa dei blogs, sfottersi quando non si hanno idee condivisibili e proprio come dici tu, succede come nella nostra società, campanilistica, provinciale e troppo spesso retrograda o all'opposto, utopistica. Ti saluto e ti faccio molti auguri.

da Fromboliere 30/12/2010 18.24

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Certo che ci siamo tutti necessari, non solo perchè c'è sempre da apprendere per ognuno noi ma anche per le professionalità che esercitiamo, visto che si parla di filosofia, è forse per questo che siamo gregari, e tendiamo a riunirci in gruppi sempre più numerosi, e strano a dirsi ma questo ci allontana sempre più gli uni dagli altri se non in senso fisico in quello intellettuale certamente si, ma questo non devo spiegarlo a te. I "noialtri" ne sono un esempio lampante di questo allontanamento filosofico culturale, loro entrano nelle nostre discussioni pretendono di darci lezioni di etica preconfezionata, sparano le loro verità senza argomentarle minimamente, e quando sono sollecitati a farlo spariscono ingloriosamente. Purtroppo di esempi di questo genere la nostra società ne è piena.

da Nato cacciatore 30/12/2010 17.46

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Affinare le strategie di cattura richiede conoscenza quotidiana per sapere come, quando e dove poter portare a termine una battuta fruttuosa e queste condizioni non sono comuni per lui che vive lontano dalla campagna. Quindi il cacciatore di città va spesso a caso ed i risultati che ottiene lo confermano, ma lui continua ad andare, spinto da quel mondo che ha dentro e che di nuovo sente pulsare mentre respira l’aria pura dei monti, lo scrosciare delle acque, gli odori dei boschi. Incrociare un selvatico, centrarlo con il suo fucile e poi recuperarlo è molte volte un premio inaspettato, l’avverarsi del sogno della notte prima, quando si rigirava tra le lenzuola in attesa che venisse l’ora d’andare. Ecco, solo questa è la caccia per il cacciatore urbano, certamente un bene che gli è necessario, ovvio non per il solo consumo alimentare, ma per riprovare quella precarietà del risultato che la fatica del camminare, dell’affrontare avversità e contrattempi, da sé, non è sufficiente a garantire ma che ti ripaga metaforicamente, con la preda abbattuta, nel rivivere, per una giornata, quella vita essenziale, tanto diversa da quella odierna, dove si fatica altrettanto, ma solo per ottenere spesso solo beni superflui. Ed è qui che il cacciatore, soprattutto quello urbano, al ritorno da una giornata di caccia, s’ imbatte nella PICCINERIA, quella dell’Italietta, contorta, nelle leggi, come nel proporsi e che magari l’indomani, al lavoro, lo accusa o lo deride solo perché pensa che lui sia fuori moda.

da Fromboliere 30/12/2010 16.18

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Per Nato cacciatore: tutti ci siamo necessari, comunque, perché sempre, per ognuno di noi, c‘è qualcosa da imparare. “Gli uomini di questo universo non vivevano un’età dell’oro, come non erano coinvolti, se non formalmente, con l’ Italietta. Essi vivevano l’età del pane. Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo, forse, che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita.” Parole di Pier Paolo Pasolini, in un commento sulla vita rurale dei primi anni 60, o giù di li. Ebbene, visto che non c’è partecipazione filosofica ne seria ne scherzosa, dopo che si è riso dietro a ‘queglialtri’, spariti, noi cacciatori ‘urbani‘, che questa Italietta hanno dovuto imparare a conoscerla forse meglio di chi in città non ci vive, vogliamo dire alcune cose ma in chiave realistica: che può dire la filosofia di questa realtà della nostra caccia? è la scienza che ne sancisce la sostenibilità, nella persona dell’ ISPRA e quindi, alla filosofia non rimane altro che essere possibilista nei suoi confronti, anche se, a certuni, dover accettare questo verdetto causa una forte frustrazione: “la caccia? che esista ma nel piccinismo di chi la pratica“. Ebbene, nonostante questo, il cacciatore urbano continua a perseverare. Si alza al mattino, parte, armi e bagagli, verso mete lontane, sia con il freddo che con la pioggia, sapendo bene di avere poche possibilità di riuscita.

da Fromboliere 30/12/2010 16.17

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Perfettamente ragione caro Mario, mi cospargo il capo di cenere, ma a parziale giustificazione era la voglia di seguire la sfida(comunque merito un quattro meno).

da marcello lentini 30/12/2010 15.28

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Ritengo che di fronte a posizioni come quella espressa dal sedicente “noialtri” occorra rivendicare pacatamente ma con estrema fermezza il diritto per l'uomo di essere cacciatore e predatore, diritto ovviamente esercitato con razionalità e intelligenza, costantemente ben cosci dell'enorme responsabilità che, per la nostra appartenenza al genere umano, dobbiamo accollarci verso tutto ciò che accade, esiste e vive intorno a noi. La legittima soddisfazione che traiamo da un'azione di caccia condotta nel rispetto delle regole e conclusa positivamente è la stessa che prova un agricoltore che miete il grano o un pescatore che tira le reti. Ovviamente diverse sono le emozioni che si provano, in quanto derivanti dal soddisfacimento di differenti attitudini o passioni, tutte comunque legittimamente connaturate all’uomo. E’ giusto e doveroso confrontarsi e discutere con chi ha a cuore, così come i cacciatori più avveduti, una corretta gestione e conservazione del patrimonio naturale. Non è affatto necessario farlo con chi ci odia e ci vorrebbe distruggere, condannando moralmente l’uccisione di un animale da parte di un cacciatore, mentre magari giustifica allevamenti intensivi e uccisioni di massa a scopo di profitto, mangia sushi al giapponese di moda e lascia che i suoi figli sulla spiaggia raccolgano granchietti e pesciolini, lasciandoli morire lentamente al sole in un secchiello. Questo unicamente perché ritiene che i cacciatori traggano sadico piacere dalla sofferenza degli animali cui tolgono la vita. Se c’è al mondo qualcuno che ha perduto il senso delle cose e della natura, questi non siamo certamente noi cacciatori…

da claudio nuti 30/12/2010 15.23

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Che dirti Mario, hai ragione, mi sono accorto dopo dell'ignobile errore, (sono ignorantello, ma a questo ci arrivo) non ho corretto perchè comunque era chiaro il concetto. Marcello accomodati, ci sarà da divertirsi. Cosa vuoi prenotare tu Frombo, la tenzone è fra te Massino e noialtri. Lo so, lo so, fra te e Massimo uno è di troppo, già probabilmente sarebbe impari con uno di voi due, figurarsi insieme.

da Nato cacciatore 30/12/2010 12.13

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

non per polemizzare ma, rispettiamo l'italiano. tenzone (contesa) è femminile: quindi "la singolar tenzone"

da mario 30/12/2010 7.54

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Prenoto in prima fila....

da Fromboliere 29/12/2010 22.52

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

x Nato cacciatore, desidererei godere anch'io, posso sedermi accanto a te per il singolar tenzone ??. Ciao

da marcello lentini 29/12/2010 22.33

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Massimo Zaratin, ti ha invitato ad argomontare ti senti abbastanza pronto e preparato per farlo? se si, son pronto a godermi il singolar tenzone

da Nato cacciatore 29/12/2010 21.29

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Noialtri, poverino ne uscirai con le ossa rotte, altri c'hanno provato, e ancora si odono i lamenti.

da Nato cacciatore 29/12/2010 21.23

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Voglio, devo, conoscere fromboliere ... qualcuno mi aiuti! :)

da massimo zaratin 29/12/2010 21.16

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Parla della morte.... ma quella della filosofia, lui è un esperto delle depravazioni umane: 'sa' che ben il 90% dei cacciatori gode ad uccidere. Generosamente, o stoltamente, attraverso quel risicato 10% di parte sana non si avvede che anche lui legittima la caccia. Ora, tocca forse ai buoni filosofi fargli capire che quel 10% è invece molto, ma molto, più ampio? Addirittura capovolto. 90% non gode ad uccidere, il 10% forse. Giusto ad onor di statistica, la depravazione affligge senza distinzione di ceto, ruolo di potere o posizione sociale. Esempio: può essere depravato un padre di famiglia, un prete o un educatore, questo non condanna la categoria alla quale appartengono. Nemmeno un pugile può essere accusato di essere sadico o masochista solo perché si batte, ma è probabile che, in ragione di una corretta statistica, possa appartenere a quella percentuale di depravati, alla stessa maniera di un animalista.

da Fromboliere 29/12/2010 19.48

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

beh...però il nostro amico sta parlando di "morte" quindi c'entra moltissimo con la filosofia...forse dovrebbe argomentare un pò di più!

da massimo zaratin 29/12/2010 19.10

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Il concetto dell'animalismo: mangiare per sopravvivere...... appunto come gli animali. Meglio solo vegetali, da cui chi non fa lo stesso sarebbe solo un sadico depravato.... una filosofia che sa andare oltre alla caccia.

da Fromboliere 29/12/2010 19.10

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

.... ecco che arrivano i soliti concetti 'filosofici', la ben nota piccineria animalista.

da Fromboliere 29/12/2010 18.47

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

a parte il fatto che i vari utensili citati sono utilizzati principalmente per altri scopi mentre i fucili servono esclusivamente a uccidere, il discorso è molto semplice: voi cacciatori non cacciate per sopravvivere come fa una parte del mondo animale, ma per soddisfare la vostra porca goduria che vi eccita all'idea di sparare.

da noialtri 29/12/2010 18.22

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Se è per quello anche i coltelli, i matelli, i cacciaviti, le stesse mani nude sono mezzi utilizzati per dare la morte come e più delle armi, per non parlare di reti, ami, arpioni, pesticidi, pistole da mattatoio ecc. ecc. Già che ci siamo eliminiamo direttamente tutti gli esseri umani e restituiamo il mondo agli animali. Loro, almeno, possono permettersi di uccidere, predare e cibarsi di altri animali senza che qualche missionario illuminato si senta in diritto di mandarli tutti all'inferno.

da claudio nuti 29/12/2010 17.39

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

...interessante.....

da Fromboliere 29/12/2010 14.52

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

le armi non sono un pregiudizio. Sono strumenti che servono a dare la morte. A tutti gli animali (quindi anche all'uomo).

da noialtri 29/12/2010 13.43

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

X noialtri: grazie dell'intervento: si rischiava di dimenticare che proprio di piccineria si sarebbe dovuto parlare. Quella piccineria che pretende di trovare, da ragioni filosofiche, il motivo per offendere. Ed è proprio l'insulto ripetuto e sempre servito condito in ogni salsa, che priva la vostra filosofia della necessaria dignità. I vostri argomenti hanno un 'unica dignità, quella del pregiudizio, ammesso e non concesso che al pregiudizio si possa riconoscere una dignità.

da Fromboliere 29/12/2010 10.38

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

sei molto spiritoso noialtri,sai a roma come si dice......noartri,ma trastevere e trastevere,ti consiglio di cambiare nik name.ciao

da max 60 29/12/2010 0.04

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

cacciatori lasciate perdere non fa per voi. Il 90% di voialtri gode all'idea di uccidere la preda, la filosofia non c'entra niente. E Zaratin non è il Buddha (eventualmente chiedete al sig. Baggio se non ci credete).

da noialtri 28/12/2010 23.31

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

IO Vorrei una caccia regolamentata simile ad adesso ma che ci permetta di cacciare. Non possiamo avere a distanza di pochi metri tre quattro regolamenti perchè c'è ZPS, AREA CONTIGUA, TERRITORIO NORMALE... Fra atc FI4 e FI5 stessa provincia 2 regolamenti diversi, piccolo esempio FI5 il cinghiale in zona non vocata finisce il 31/12/10 in FI4 finisce il 31/01/11 vi sembra normale? Noi cacciamo anche al confine con PISA esiste altro regolamento. A quale filosofia si attaccano le associazioni venatorie? Come facciamo ed essere filosofici? DOBBIAMO RISOLVERE PRIMA I PICCOLI PROBLEMI SE NO COME FACCIAMO AD AFFRONTARE QUELLI GRANDI...!

da Marco da Cerreto Guidi 28/12/2010 16.25

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Ora capisco meglio: questo cacciatore comincia a rompermi i coglioni.

da Fromboliere 28/12/2010 12.33

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

E’ vero quel che dice Agostino. E’ una cosa che ho ripreso anche nella mia risposta. Non è colpa però del cacciatore…o meglio, ne ha una parte e forse dovremmo riflettere veramente di più su questi argomenti. Il cacciatore, come del resto qualsiasi altra “figura” occidentale si è fatto travolgere dalla frenesia, dal consumismo, dalla velocità dei tempi e, come appunto evidenziato sullo scritto originale, dall’apparire piuttosto che dall’essere. Insomma…risulta molto facile difendere la caccia come valore in sé rispetto all’immagine di un cacciatore un po’ più urbanizzato e, purtroppo, al passo con i tempi. Al cacciatore d’oggi, l’urbanizzazione ha rubato i sogni. Qualcuno più sopra scriveva…ci vogliono le azioni per salvare la caccia! Ma quali azioni? Per ottenere cosa? Come si vorrebbe la caccia? Cresce sempre più forte in me l’idea che senza quei sogni molti cacciatori siano confusi e non sappiano nemmeno loro descrivere che caccia vorrebbero! Forse un mese in più? … No, non credo affatto sia questo che vogliono! Ri-vogliono i loro sogni e per riaverli dovrebbero imparare a staccarsi da un mondo che li sta travolgendo, quello stesso mondo che vorrebbero combattere ma al quale invece appartengono sempre più! Compreso questo, e dovrebbero comprenderlo in particolare le nostre AAVV, le azioni da intraprendere sarebbero di una semplicità estrema.

da massimo zaratin 28/12/2010 12.01

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Caro Fabrizio, mi pare che tu viva nel medioevo. Noi siamo attaccati perchè il mondo va da quella parte. E i più tirano i meno. Un tempo erano i cacciatori,non gli sparatori, i cacciatori, a partire dagli indiani d'america e dai più prosaici nostrani (principi, re, filosofi e, recentemente, borghesi illuminati, ovvero quella che si può definire "classe dirigente") che si facevano carico della salvaguardia del territorio, col pensiero e con le azioni. Oggi, molti cacciatori, quando hanno riposto il fucile si comportano nè più nè meno come un "metropolitano". Non è certo colpa loro, se sono stati educati così. E' invece colpa loro se non si impegnano e riflette sulle questioni del futuro dell'ambiente e della società stessa. Amen

da Agostino 28/12/2010 11.08

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

come al solito non abbiamo capito una mazza.......la politica si "occupa" della caccia, e lo fa con finalita' vessatorie e distruttive, perche' sui mass-media siamo denigrati con un vero diluvio di menzogne, da ben 4 lustri......quindi occorre invadere la meta' campo dei nemici e svelare al pubblico le loro mistificazioni, prima di pensare ai politici. Le AA.VV. non hanno capito che non si puo' restare sulla difensiva: occorre attaccare SUI MASS-MEDIA le congreghe che sulla diffamazione dei cacciatori vivono e prosperano, E GLI ARGOMENTI CI SONO.

da Fabrizio 28/12/2010 10.00

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Una volta si andava a caccia,poi è arrivata la politica,adesso ci si mette anche la filosofia.Ecco perchè ci fanno uno straccio,teorizziamo tanto ma facciamo un c...o.

da vince50 27/12/2010 20.51

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

iniziamo terra terra. aiutiamo a crescere questi ambientalisti che uniscono la tutela dell'ambiente e la caccia. ci sarà poi anche il tempo per questi elevati voli pindarici.

da mario 27/12/2010 18.48

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

E' forse chi accusa di piccineria il cacciatore "moderno", è lui stesso l'esempio lampante piccineria filosofica applicata alla caccia?

da Nato cacciatore 27/12/2010 18.35

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Chi pensa troppo,dovrebbe chiudere con la caccia.Un saluto.

da Pietro IncazzatoSchiappaHunter Vico FR 27/12/2010 18.10

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

x CHICCO: condivido la vicinanza al naturalismo, immagino sempre inteso in buona relazione con l'attività venatoria, non vedo come ciò possa essere duro per molti di noi se comunque 'vige' la legge dell'ISPRA. Condivido anche l'utilità del dibattito filosofico e non. Ma sicuramente per molti è duro sentire caccia e cacciatori accusati di 'piccinismo' e sopratutto da un filosofo: 'Piccineria prepotente'. Bene: se si vuol fare filosofia che la si faccia, ma quando ci si lascia scappare simili allusioni, puramente 'sociologiche' e che si voglia partire con citazioni cominciando proprio dai cacciatori, come se nella classifica delle piccinerie antinaturalistiche noi fossimo proprio all' ultimo posto, allora trovo più che giusto che sia molto duro accettare la vicinanza con un simile pensatore, a cominciare da me per primo.

da Fromboliere 27/12/2010 17.46

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Credo anch'io come Massimo che si debba uscire dalla nostra nichia ed avviare un dialogo esterno, fuori dai nostri siti. x CHICCO capisco i tuoi dubbi ma aimè significa che anche nel nostro molti hanno vissuto e rischiano di vivere con la testa girata all'indietro, ecco perchè sarà dura come sospetti.

da marcello lentini 27/12/2010 16.51

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

Ringrazio la Redazione per aver pubblicato con estrema professionalità un riassunto dei due saggi. Quello del prof Scroccaro lo trovate a questo indirizzo: http://www.filosofiatv.org/downloads/216_WILDERNESS%20Thoreau%20Leopold%20(2)con%20lupi.pdf mentre la mia risposta è stata pubblicata su vari siti di filosofia (lo trovate anche su questo che è uno dei siti più cliccati http://www.riflessioni.it/ecoriflessioni/wilderness-nuova-etica-ambientale.htm ) Al dibattito si aggiungerà anche uno scritto di Zunino che ritengo essere il maggior esperto italiano di Leopold e Thoreau. Il fatto che su queste importanti tematiche sia stato avviato un dialogo serio e costruttivo, visibile al grande pubblico e non relegato solo sui siti di caccia penso sia fondamentale per avvicinare (ed avvicinarci) un po’ di più alla verità.

da massimo zaratin 27/12/2010 16.33

Re:Urbanismo e Wilderness: un confronto impari

MEDITATE CACCIATORI, MEDITATE. SE SAREMO PIù AMBIENTALISTI, SE SAREMO PIù VICINI ALLO SPIRITO DI QUESTI PENSATORI, NON AVREMO PROBLEMI PER IL NOSTRO FUTURO. E AVREMO IN FUTURO QUALCHE CHANCE IN PIù PER RIOTTENERE QUELLO CHE A NOI OGGI SEMBRA INGIUSTAMENTE NEGATO. MA PRIMA DOBBIAMO ESSERE NATURALISTI CONVINTI. TEMO CHE PER MOLTI DI NOI SARà DURA.

da CHICCO 27/12/2010 14.23