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Editoriale

PAC IN TERRIS


lunedì 19 marzo 2012
    
Col 2013, cioè domani, scadono i frutti della PAC, la Politica Agricola Comune, che definisce le linee di sviluppo agricolo dei paesi dell’Unione Europea, e ne finanzia le relative “Misure”. Non c’è chi non sappia che ormai la nostra agricoltura è indissolubilmente collegata a queste misure e – nel bene e nel male – è il frutto di queste scelte. Anche se, l’italianità, quella – sempre nel bene e nel male – recentemente messa in evidenza anche dal Governo Monti, ha cercato e cerca d’interpretarla secondo un copione che richiama l’antico teatro dell’arte. In altre parole, c’è ancora chi recita a soggetto. Va a braccio. Gli interessi, è inutile dirlo, sono enormi. E fino ad oggi hanno fatto la differenza quelle categorie e quei gruppi  che erano più rappresentativi, più organizzati, con più santi in paradiso.

E’ indubbio che il benessere della fauna selvatica oggi dipende soprattutto da queste politiche agricole comunitarie, a volte in sintonia ma altre volte in contrasto con analoghe politiche ambientali, pur sempre partorite e “alimentate” a Bruxelles. Ambedue queste logiche che definiscono l’evoluzione del territorio e dell’ambiente a livello comunitario hanno effetto anche sull’attività venatoria. E quindi sulla caccia e sui cacciatori. Che al contempo, dato per scontato un minimo di lungimiranza, almeno nelle intenzioni di buona parte dei dirigenti e della componente più sana del nostro mondo, hanno interesse a dire la loro sia perché si pratichi un’agricoltura produttiva, sia perché la fauna selvatica l’ambiente e il paesaggio non vengano penalizzati da soluzioni che mirano esclusivamente a un profitto esasperato a discapito di tutto il resto, secondo la massima (scellerata) del tutto e subito.

Ecco che allora, oltre che strapparsi i capelli per una decade in più o per una specie in deroga, non sarebbe male che nei nostri consessi ci si adoperasse a riflettere su quelli che saranno i prossimi sei anni, 2014-2020,  di politica agricola comunitaria. Ammesso che siamo ancora in tempo, visto che il piano la UE lo ha già sostanzialmente definito e che adesso è all’esame dei singoli paesi, governi e regioni. Da quanto finora emerso, si confermano i principi del precedente piano rurale, che prevederà fra l’altro importanti misure agro-ambientali e per la vitalità delle aree rurali.  Inquadrate, per quanto ci può riguardare, nella definizione di “conservazione e valorizzazione degli ecosistemi agricoli e forestali”, su cui s’innesteranno i cosiddetti: Pagamento Verde, Pagamento per le zone svantaggiate (tenerle vive, per la caccia, è essenziale), Regime per i piccoli agricoltori (ad esempio, i piccoli appezzamenti hanno da sempre favorito la diversificazione delle colture, che accolgono una multiforme realtà faunistica: il declino della nostra starna ce lo ha amaramente insegnato). Ben sintetizzate nel concetto di Greening, che sottende a determinanti logiche di sostenibilità ambientale, già in essere da almeno due decenni (al vecchio  set-aside e ai prati-pascoli, si aggiungeranno misure di tutela per terrazzamenti, fasce tampone, boschi, superfici a valenza paesaggistica), ma che strada facendo acquisiscono sempre maggior rilevanza, per far da contraltare a concetti di produzione dettati da un esasperato mercato globale, che – senza scomodare Columella - poco hanno a che fare con quella che un tempo era la realtà rurale. Soprattutto nel nostro paese.

Fra una misura e un’altra, assommando le condizionalità, una buona parte di tutti i finanziamenti comunitari saranno in qualche modo attribuiti a queste soluzioni “verdi”, il cui indirizzo a livello territoriale sarà determinante sia per la politica ambientale sia per la politica venatoria.

Non sfugge a nessuno, c’è da augurarsi, l’importanza di essere presenti attivamente nei dibattiti che in questi giorni sempre più si vanno dipanando anche a livello locale, per orientare le posizioni dei nostri rappresentanti, nazionali e regionali,  al tavolo delle trattative. E c’è da augurarsi che chi ha a cuore la caccia, le nostre tradizioni, il nostro patrimonio culturale e ambientale, si faccia sentire, lanci proposte, metta in guardia da pericoli, anche ideologici, che, l’esperienza c’insegna, sono sempre dietro l’angolo.  
E che dio ce la mandi buona, questa
PAC in terris!


Alberto Belloni

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13 commenti finora...

Re:PAC IN TERRIS

politica comunitaria...noi dall'europa abbiamo sempre preso calci in faccia per la caccia credo che se fossimo FUORI dal circuito europeo le cose andrebbero molto meglio ( vedi GB ) La caccia poi è ora che passi ai privati e agli agricoltori CHE NE TRAGGANO TUTTI I BENFICI POSSSIBILI in fondo lo Stato pretende solo tasse senza dare nessuna contropartita e gli ATC - a parte qualche eccezzione- sono gestiti da incompetenti che non sanno neppure fare di conto ( meglio il torna conto)

da marino 19/03/2012 15.45

Re:PAC IN TERRIS

Gentile Alberto Belloni, quanto ha esposto nel Suo interessante editoriale é probabilmente giusto, dico probabilmente perché, a mio insignificabile parere, non ha tenuto conto che siamo si nella CEE, ma che abbiamo sempre avuto una grandissima maggioranza parlamentare anticaccia. Mi sa dire, per esempio, se mai qualche legislatore ha fatto ed ottenuto una Legge che non fosse viziata da interessi speculativi dai falsi animal-ambientalisti? Mi può illuminare sul perché i nostri legislatori hanno sempre fatto leggi Venatorie restrittive rispetto a quelle che sono le indicazioni sulla Caccia sancite dalla CEE per i Paesi aderenti ad essa? Per quanto mi risulta, tutti o quasi tutti i politici hanno sempre penalizzato la Caccia, fino ad assecondare gli anticaccia, a ridurci al rango dei "pellirosse", ovvero rinchiusi in sempre più piccole "riserve" ove la Caccia praticamente non ha la possibilità di essere esercitata se non su polli colorati ed altri "animali" nati e cresciuti in cattività e che hanno il coraggio di chiamare "selvaggina"? Perché mai, se non per chissà quale recondito interesse la politica Venatoria nostrana ci spinge sempre più verso gli altri Paesi della CEE che hanno applicato in modo ampio le indicazioni della CEE e quasi tutti hanno chiesto ed ottenuto deroghe per le cacce tradizionali? per quale assurdo i nostri legislatori non hanno mai chiesto alcuna deroga per le cacce tradizionali vedi cacce primaverili, o di alta montagna ecc. Perché tranne che in Italia il numero dei capi e le speci di selvaggina abbattibili sono ridotte all'osso così come i calendari venatori che, come la pelle dei cosiddetti, sono più o meno elastiche a seconda del presidente regionale? E mi fermo qui sia perché lo spazio é limitato sia perché potrei scrivere un romanzo a puntate su tutti gli errori ed orrori dei nostri legislatori sulla Caccia. Una stretta di mano, Nino

da ninohunter.07@katamail.com 19/03/2012 17.38

Re:PAC IN TERRIS

prendiamo solo il peggio... dall'Europa...il meglio lo lasciamo alle altre nazioni ...

da marino 19/03/2012 17.46

Re:PAC IN TERRIS

A proposito mdi economie. Ha provato Cota, che vorrebbe in cuor suo risparmiare 20 milioni, a fare i conti di quanti soldi gli mancheranno negli anni anni a venire se lascerà che le richieste di quegli sciagurati vengano accolte? Dia retta a me, caro Cora, li faccia e prima che sia troppo tardi per le casse della sua disgraziata amministarzione.

da Ghigo 19/03/2012 18.21

Re:PAC IN TERRIS

Correzione. Ovviamente, non era Cora, ma COTA.

da Ghigo 20/03/2012 11.27

Re:PAC IN TERRIS

Andiamocene tutti in Grecia.

da marsal 20/03/2012 13.16

Re:PAC IN TERRIS

per la caccia la Grecia è un paradiso...ahaha

da marino 21/03/2012 10.09

Re:PAC IN TERRIS

Che mestiere fa Belloni?

da Roberto 21/03/2012 11.08

Re:PAC IN TERRIS

vdo a caccia, ogni tanto.

da a.b. 21/03/2012 11.57

Re:PAC IN TERRIS

Troppo poco sig. belloni...troppo poco...si sforzi di piu...e forse capira qualcosa...

da marino 21/03/2012 14.26

Re:PAC IN TERRIS

aiutaci tu, Marino. Non essere così sibillino.

da Piero B. 23/03/2012 8.28

Re:PAC IN TERRIS

Mi pare di ricordare che LIPU, Lega Ambiente e probabilmente anche le altre associazioni ambientaliste, all'uscita della vecchia PAC (quella che sta per esaurirsi), elaborarono una vera e propria guida per aiutare i loro dirigenti all'utilizzo pratico. Soldi, soldi, e soldi, e orientamenti e indirizzi pratici sul territorio per orientare la politica ambientalista delle amministrazioni locali. Vi risultata che qualche associazione venatoria abbia fatto qualcosa di analogo? Perchè continuiamo a vivere solo di ricordi? Non sarà mica perchè siamo vecchi di mentalità? Marino che ne dice?

da Moreno T. 23/03/2012 10.08

Re:PAC IN TERRIS

dico che i nostri dirigenti sono tutti presi a mettersi i soldi i tasca...che gli atc fanno soldi a palate e truccano i bilanci come se noi fossiomo dei deficenti e mi chiedo dove sta la guardia di finanza perchè non va in tutti gli atc italiani a controllare cosa succede... dico che la caccia deve essere privata ... dico che i contadini devono avere la proprieta della caccia... dico che mi sono stufato di sentire tutte queste filastrocche del kaiser... di gente che va a caccia una volta alla settimana ... a due passi da casa... moreno... svegliati... la caccia in italia è solo per furbi...questo è il problema vero.

da marino 25/03/2012 21.08