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Editoriale

A caccia, ieri, oggi, domani


lunedì 2 settembre 2019
    

A caccia, ieri, oggi, domani
 
Non è possibile parlare di caccia, al giorno d'oggi, senza soffermarsi sulla questione etica e morale. Dietro a questa passione, che è molto più (e molto altro!) di uno sport, pur inserendosi ovviamente a buon diritto tra le attività hobbistiche e ludiche, c'è una filosofia ben delineata, intrinsecamente legata al rispetto e alla conoscenza della natura. Senza dubbio da un punto di vista religioso (cristiano, ma non solo) il cacciatore è custode del creato, e dunque qualcuno che anche nell'era dell'individualismo e dell'estraniazione dal contesto naturale, riesce a ricollegarsi alle origini, a quel primordiale patto con la divinità rappresentato già nelle pitture rupestri di 20–30 mila anni fa. Questa sacralità, al di là dei dogmi religiosi, è il comune denominatore di chi ancora oggi pratica la caccia, che nel concreto si applica e vive in una visione responsabile e di cittadinanza attiva. L'etica del cacciatore moderno, che i più non sanno vedere e riconoscere (non avendo forse i riferimenti culturali necessari), altro non è che l'estendersi e il perpetuarsi di quell'antico rapporto di interdipendenza e rispetto fra gli esseri viventi.

Facciamo un salto indietro nel tempo, andiamo a più di trenta anni fa per trovare l'origine di quel filone verde che andava organizzandosi per proporre l'abolizione della caccia. Fu l'inizio di una stagione referendaria, che poi venne combattuta strenuamente da un mondo venatorio temporaneamente unito (Unavi). Siamo nel 1987, quando l'Ispes, sotto la direzione di Gianmaria Fara, pubblicò la sua prima indagine sociologica sul popolo dei cacciatori, che all'epoca contava ancora intorno al milione e mezzo di cacciatori, con un giro d'affari intorno ai tremilamiliardi di lire e dava lavoro almeno a 33 mila persone. Già all'epoca si parlava di futuro incerto per la caccia, a causa della comparsa dell'agricoltura industriale, dell'inquinamento ambientale e dell'invasione del cemento. Ma anche di quei crescenti fattori culturali che avrebbero determinato l'affermazione dei movimenti animalisti. Il titolo di quel volumetto, redatto a seguito di un sondaggio d'opinione  nel bel mezzo della stagione referendaria anticaccia, era "I cacciatori: chi pratica e perché si pratica la caccia". A curarne l'edizione c'era il sociologo Alberto M. Sobrero, ancora oggi docente di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Glottoantropologia dell’Università di Roma “La Sapienza”.

Vi si leggono considerazioni illuminate, che ben spiegano quel collegamento, mai interrotto, tra l'uomo raccoglitore/cacciatore e il cacciatore/ambientalista di ieri e di oggi. “L'atteggiamento del cacciatore nei confronti della natura è tendenzialmente pratico-manipolatorio; il cacciatore vive, gestisce la natura, la fauna, come qualcosa su cui operare, nel rispetto delle sue leggi, ma anche con una chiara percezione della posizione del tutto particolare che l'uomo ha nel complesso ambientale. La caccia diviene mediatore simbolico grazie al quale si attua il necessario travaso; la natura cede la vitalità e la cultura vi inserisce la socialità, i valori, le regole certe. Grazie a questo scambio la “selva” viene addomesticata e la comunità umana rivitalizzata. E' questo lo scopo fondamentale della caccia, è questo che spiega la sua vitalità nei secoli, ben al di là della sua funzione di risposta a bisogni economici”.

Dall'altra parte gli altri. Quelli che della caccia non conoscono nulla ma che vi si oppongono. Ovvero “l'uomo urbano”, che Sobrero descrive come un individuo che “tende sempre più a lavorare solo su se stesso e sull'interiorità dell'altro, fino all'esaperazione, fino a porsi di fronte alla natura in posizione esclusivamente estetica, come di fronte ad una realtà inviolabile, da preservare. E il rischio in questo caso è quello di non riconoscere la specificità della collocazione dell'uomo nella natura”.
Come finì quella battaglia animalista lo sappiamo bene. E se si uscì da quella morsa a testa alta fu anche e soprattutto perché si affrontò il problema in maniera unitaria, facendo leva sui valori economici, culturali e sociali di questa passione vecchia come il mondo, ma viva finché la natura continuerà ad avere i suoi spazi, perché parte stessa di ciò che siamo tutti. Ricordarsi di ciò che è stato fatto in passato, o scoprirlo, soprattutto per chi non c'era, può aiutarci a trovare il bandolo della matassa in questo clima di incertezza politica e culturale.



Cinzia Funcis

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12 commenti finora...

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Personalmente di cucce n'ho fatte, ma non me la cavo male neanche con ciancare. Badaoh!

da Badaoh 06/09/2019 10.36

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Certo chi sa solo ciancire si rivolge al già fatto ma la soddisfazione di aver costruito qualcosa con le proprie mani non la potrà avere cianciando in quanto il cianciare se lo porta via il vento mentre la cuccia rimarrebbe come segno tangibile di aver realizzato qualcosa di suo.

da differenze abissali 04/09/2019 21.28

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Puntualizzazione (forse) giusta ma non necessaria. Purtroppo il saper fare stà perdendo terreno col saper dire, persone che sappiano interloquire, capaci di esporre in nostri argomenti con dovizia di linguaggio e senza tentennamenti sono fondamentali. La cuccia per il cane la vendono già bella e pronta.

da MarioP 04/09/2019 13.05

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Ti sicuro a te quella pillolina non avrebbe nessun effetto ne sotto e tanto meno sopra. Ma in un mondo come il nostro, i manuali non possono costituire la classe dirigente, ma gli intellettuali se non hanno i manuali non sono capaci neppure di costruire con una cassetta già esistente una cuccia per cani.

da Caro intellettuale 03/09/2019 20.57

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Sig. Fine, verrebbe da dire che la tua essenza sta proprio nel nome che ti sei dato. Gli intellettuali, idealmente, e di solito, si contrappongono come categoria ai "manovali" (manuali). Poi c'è chi li chiama "elitè", e vorrebbe eliminarli dalla faccia della terra (o del nostro paese). Ma in un mondo come il nostro, i manuali non possono costituire la classe dirigente, possono solo votare sulla piattaforma Russeau o affollare certe feste padane, oggi trasferitesi al Papete di Milano Marittima. E sono gli intellettuali che possono darci una mano a cambiare il corso della storia della caccia italiana. Ce ne abbiamo a sufficienza? Io spero e penso di si. Se non ce ne abbiamo, bisogna cercarli o prepararli. Poi, e non è cosa secondaria, occorre tener conto anche di aspetti cosiddetti naturali. Da tempo, per alcuni, c'è a disposizione quella pillolina azzurra, che rivitalizza certi organi, ma sarebbe un errore pensare che rivitalizza anche l'ultimo piano, o tutto il cellulaio indistintamente. Si ferma in basso, a meno che certa gente non abbia, in basso, anche quella specie di zucca che distanzia le orecchie. E in ogni caso, finchè stiamo divisi, sarà dura. Per tutti.

da In principio era il verbo. 03/09/2019 18.06

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

"Caccia: Enpa,si spara con anticipo in quasi tutte le Regioni - Animali - ANSA.it". Desidero esprimere le mie perplessità circa gli articoli che stilate in merito all'attività venatoria o su quelle ad essa correlate. Molto spesso si nota una presa di parte nettamente contraria alla caccia, la mancanza di un contraddittorio dando spazio anche ai riferimenti delle Associazioni Venatorie nonché una mancanza di conoscenza delle leggi sui temi sviscerati dagli "animalisti". L'Ansa, come azienda giornalistica d'informazione (anche se l'opinionismo prende sempre più piede tra i relatori di notizie) potrebbe/dovrebbe conciliare con una più precisa bilancia l'aggiornamento per i lettori e gli utenti. Non si dovrebbe parlare di argomenti così articolati sotto aspetti culturali, psicologici, antropologici e storici sotto forma di spot di parte e con frasi che mirano a sollecitare solo la parte emozionale del lettore. Nella natura, anche se tolto il colpo del fucile del cacciatore, le creature (proprio tutte) continueranno a nascere ma anche a morire, l'uomo in questo contesto non è affatto avulso. Togliersi dalla mente che il mondo sia di Disneyana fattura permetterà di recuperare il reale peso dei fatti e dei contesti che l'ambiente propone nella sua verità . Cordialmente. P.s. Le associazioni animaliste hanno rilasciato dichiarazioni false in merito allo stato della nidificazione e completamento dello sviluppo delle specie ammesse al prelievo. Il periodo di caccia nella legge Nazionale 157 del 1992 è previsto con un inizio fin dal primo di settembre. Lo stato di conservazione della specie tortora selvatica, in ITALIA, è stabile. Tutte le altre nazioni del mediterraneo hanno aperto la stagione di caccia nel mese di agosto.

da Inviato all'Ansa. Flavio Romano 03/09/2019 12.16

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Parole sue--L'unità - in tempi di emergenza soprattutto - è non la soluzione ma un bisogno esiziale. Chi invece continua a promettere la luna per lucrare sulle insoddisfazioni di tanti cacciatori nostalgici (sempre di più) è il peggiore nemico della caccia. Il passato non si difende con la protesta ma con l'elevazione culturale e una nuova classe dirigente, più attenta alla società. Cochise scrivere pistolotti e [email protected]@ varie non impegna la mente, mentre è impegnativo e solo per pochissimi trovare tra i 500.000 cacciatori e 200.000 dirigenti una nuove classe dirigente più attenta alla società. Dietro un uomo che cade in acqua ci si tuffa più volentieri se sono presenti delle persone che non osano farlo ma se poi “luminari” come te non sono in grado di identificarli, nominarli e come fare per ricavarne l’unità e con essa miglioramenti tangibile tutto rimane evanescente. Tutti gli ideali sono pericolosi perché avviliscono e condannano il reale. Perdere il passato significa perdere il futuro e la nostalgia sig.”intellettuale” è scambiare tutti i miei domani di caccia per un solo ieri.

da Fine 03/09/2019 12.11

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Luca ha quasi ragione. Siamo egoisti, non siamo all'altezza, ci facciamo infinocchiare dai tanti pifferai della tessera in cambio di un cappellino. Personalmente ho anche visto campagne provenatorie dirette al pubblico generico. Ricordo pagine su Panorama, alla televisione, anche di stato - fino a che ce l'hanno consentito. leggo spesso rubriche e promozione per la caccia sui quotidiani nazionali e locali. Se non mi è sfuggito qualcosa, queste promozioni vedono assente proprio le organizzazioni venatorie più sfegatate. Chissà dove li mettono i soldi questi signori.

da Geremia 03/09/2019 11.49

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Personalmente, direi che sia Luca sia Saro hanno le loro ragioni. Il caso italiano - nelle sue linee generali non dissimile da analoghe realtà occidentali - è legato soprattutto alla specificità del diritto di caccia. Ovunque, in occidente, la caccia è competenza dei proprietari della terra. Lo Stato regola solo i prelievi della selvaggina. In Italia vige invece l'art. 842 C.C. E questo, dal dopoguerra in qua, non è mai andato a genio al mondo agricolo, che ne fa una questione di diritto di accesso (teoricamente, salvo i vecchi "usi civici", nessun altro escluso il cacciatore può accedere nei terreni privati) e anche una questione economica. I radicali di Pannella, i Verdi, gli ultrasinistri non sono stati altro che un paravento per dare valenza ideologica ai referendum. Che avevano l'unico scopo di abrogare l'842. Ancora oggi in parlamento giacciono una decina di proposte di legge, presentate sia dalla destra che dalla sinistra (e dai 5S, che a tutt'oggi non sono nè carne nè pesce, ma neanche centristi), che sotto sotto, ma neanche tanto sommessamente mirano a vietare l'accesso ai fondi rustici. Poi c'è la più generale questione animalista. La società occidentale, da contadina, si è metropolitanizzata. Oggi, anche in Italia più del 50% della popolazione vive in città (al quinto piano della natura non si sente neanche il profumo: ce lo devi spruzzare col vaporizzatore). E qui arriviamo al problema della informazione. Fino ad oggi, i bisticci fra associazioni hanno fatto sperperare le sempre meno floride risorse disponibili per farsi la guerra al tempo del tesseramento. L'unità - in tempi di emergenza soprattutto - è non la soluzione ma un bisogno esiziale. Chi invece continua a promettere la luna per lucrare sulle insoddisfazioni di tanti cacciatori nostalgici (sempre di più) è il peggiore nemico della caccia. Il passato non si difende con la protesta ma con l'elevazione culturale e una nuova classe dirigente, più attenta alla società.

da Cochise 03/09/2019 8.38

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

IERI ERA CACCIA VERA----OGGI GRAZIE A LAZZARONI E POCHETTARI E UN CESSO....DOMANI SOLO OLTRE I NOSTRI CONFINI NAZIONALI DOVE SIAMO BENVENUTI E RISPETTATI

da FINE 03/09/2019 8.17

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

quello che dice Luca è esatto, ma ciò che sostiene Cinzia è la chiave di volta di tutto il nostro mondo, UNITA'. Solo se gli intenti hanno una direzione univoca e non contrastante possono ottenere i giusti risultati, bisogna difendere il cacciatore che se lo merita ed estromettere chi non è all'altezza o non è degno di far parte di questo mondo.

da Saro Calvo 02/09/2019 16.40

Re:A caccia, ieri, oggi, domani

Cinzia la guerra alla Caccia cominciò nel 1978 al momento in cui con la legge 968 la fauna da res nullius diventò patrimonio dello Stato e la caccia di una ECCEZIONE al regime di protezione. La proposta di referendum abrogativo fu dei radicali di Pannella e fu bocciata dalla Corte Costituzionale. Successivamente inizia quel che dici te. IN TUTTI QUESTI ANNI NESSUNA ASSOCIAZIONE VENATORIA HA STANZIATO UN CENTESIMO PER SPIEGARE LA CACCIA A CHI NON CI VA E VIVE SL QUINTO PIANO DI UNA GRANDE METROPOLI I comunicati a costo zero e gli articoli sulle riviste venatorie servono a nulla.

da Luca 02/09/2019 15.22