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Editoriale

QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI


lunedì 6 giugno 2011
    
Resto lì, incantato per ore, ogni volta che qualche parente o conoscente, giunto alla fine della sua carriera venatoria per età avanzata, mi racconta episodi di caccia in palude appartenenti a più di mezzo secolo fà. Mi sembra di trovarmi nel pieno di quei racconti, respirando odore di palude, camminando per sconfinate distese di acquitrini, con stormi di anatre che volteggiano sulla mia testa, pavoncelle intente a pasturare e saettanti beccaccini che tagliano l’aria come fulmini. Finiti i racconti ritorno tristemente alla realtà del 2011.
 
Perché non abbiamo più la caccia che avevamo prima, che cos’è che è cambiato? Beh faremo prima a dire che cos’è che non è cambiato in tutti questi anni. Come tutti noi ben sappiamo, ogni forma di vita riguardante la flora e la fauna, necessita di un proprio habitat. Nel caso specifico, mi riferisco alle zone umide. Per zone umide si intende luoghi naturali, dove sosta in maniera permanente o temporanea l’acqua, del tipo palude, pantano, acquitrini, torbiere, distese d’acqua naturali o artificiali, ferma o corrente, dolce, salata o salmastra e acque costiere fino a sei metri di profondità con la bassa marea. Queste zone garantiscono la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali, oltre che tutelare la biodiversità, mantenimento e regolazione delle falde freatiche, regolazioni delle maree, regolazioni delle acque in piena e del microclima locale. Nel caso della caccia, queste zone in Italia forniscono un serbatoio indispensabile per la sosta della migratoria, lo svernamento e la riproduzione di anatidi, limicoli, trampolieri  caradriformi ecc...,  garantendo ai cacciatori, votati a questo tipo di pratica venatoria, un sicuro prelievo, sempre nel rispetto delle norme, un’accessibilità comune ma soprattutto un ricambio se non un aumento della ricchezza faunistica. Il tutto è stato rovinato dalla parola “progresso”.
 
Attualmente in Italia abbiamo circa 190.000 ettari di superficie formata da zone umide, di cui 140.000 circa lungo le coste. Basta pensare che questa superficie è solo un terzo di quelle esistenti nel dopoguerra. Infatti proprio nel dopoguerra tantissime di queste zone sono state distrutte dalla famosa bonifica, perché esse erano ritenute inutili alla produttività agricola e per di più pericolose per la malaria. Nel corso degli anni a far compagnia alla bonifica si sono messe le nuove forme di agricoltura e di acquaculture intensive, quantità indecifrabili di cemento per quanto riguarda le costruzioni, specialmente nelle zone di turismo, che vedono più da vicino le zone umide, una non corretta gestione del territorio da parte di persone incompetenti, che hanno favorito l'atrofizzazione dei molti territori rimanenti e, non ultimi, i problemi legati all’inquinamento da parte di scarichi nei corsi d’acqua  di materiale chimico di industrie, grandi prelievi d’acqua, inquinamento acustico, inquinamento luminoso ecc..  
 
Fortunatamente  là dove qualche pozzanghera di acqua e qualche prato allagato c’è rimasto, hanno fatto oasi o area protetta. Per chi invece aveva nascosto la speranza del mare o del fiume, ci ha pensato la legge quadro. Signori miei, la caccia agli acquatici in Italia si riduce a qualche laghetto artificiale chiamato appostamento fisso, a grandi distese di acqua artificiali chiamate valli private e qualche riserva dove si può trovare qualche specchio d'acqua con anatre germanate su richiesta ed in qualche fortunatissima zona invece rimane qualche briciola solo per i residenti. Ovviamente queste possibilità venatorie  fanno si che solo pochi eletti ne possano usufruire, mentre per tutti i cacciatori italiani resta invece soprattutto quel gusto amaro di sentirsi additati da parte dell’opinione pubblica come distruttori di un bene, l'incommensurabile patrimonio di fauna acquatica, che se ancora frequenta quei pochi ambienti residui non è certo merito di chi ci denigra.

Giuseppe Renella*


* Giuseppe Renella è un giovane, giovanissimo appassionato di caccia agli acquatici, che affronta con passione un argomento che pur non esaurendosi nelle sue semplici ma sentite considerazioni  necessita della massima attenzione anche da parte dei responsabili del nostro mondo. Soprattutto perchè le zone umide si collocano per la massima parte in aree di pianura e costiere. Territori massimamente appetiti dalla speculazione non solo edilizia. Se vorremo ancora  godere della bellezza delle multiformi schiere di anatidi e trampolieri, ci dovremo impegnare sempre di più nella salvaguardia di questi preziosissimi ambienti.         
                                                                                                          
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18 commenti finora...

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

@wetland italia.e tu pensi che lo abbiamo fatto...ma non sarai mai come cacciare sul mare o in palude.per quanto riguarda fare un appostamento la fai troppo facile,prendere un terreno in affitto o comprarlo non è niente in confronto a quello che vai incontro poi.tu sai benissimo che non vengono più rilasciati appostamenti,ammenochè non muore qualcuno ho,qualcuno rinunci.ammesso che ci sia una capienza,ci vuole consenso del propietario,fare la domanda alla regione che poi viene un comitato tecnico per vedere dove vuoi fare l'appostamento,misurando le distanze da case,strade,e parchi o aosi.se tutto va bene ti rilasciano l'autorizzazione.devi comprare le tabelle,devi fare un mazzo tutto l'anno per ammazzare quanti acquatici.....ammesso che stai su un buon affilo.ecco perchè la gente preferisce l'estero.poi ricorda che da noi le marzaiole non le cacci.saluti

da max 60 12/06/2011 17.34

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

Ciao caro Amico dal nome altisonante: Wetland Italia; il discorso che fai non coglie perché purtroppo non sei inserito nel nostro contesto sociale, e così e facile sparare consigli. Ti dirò il problema del terreno e presto risolto e basto anche solo io come cacciatore in quanto ho di proprietà più di cinque ettari di terreno, ed anche avendo la possibilità non ho mai fatto un viaggio all'estero dove la caccia diventa una sparatoria e non senti più l'ebbrezza dell'abbattimento di un capo stanato a fatica o atteso con ansia; premesso questo ti invito in Campania dove leggi e norme sulla caccia sono assai controverse e semplici iter burocratici diventano montagne insormontabili, no credere che non ci sia chi ha pensato di coalizzarsi ma la nostra realtà è diversa.

da Alf84 10/06/2011 23.47

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

Invece di piangersi addosso fate quello che hanno fatto migliaia di cacciatori nel centronord:vi unite in dieci persone,invece di fare il viaggetto all'estero e spendere 2500 euro cadauno affittate cinque ettari di terreno agricolo e ci fate un lago con appostamento fisso. E' troppo facile la solita lamentela ed i soldi portati all'estero,abbiate il coraggio di fare quello che è stato fatto in Italia,migliaia di ettari ripristinati e conservati dai cacciatori con sacrifici ed impegni economici.

da Wetland Italia 10/06/2011 20.43

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

Colgo l'occasione per convenire a pieno con quanto scritto da Giuseppe,sono con lui e spero ke tanti altri col cuore CACCIATORE possano essere dalla nostra parte,non solo con l'animo ma con l'impegno effettivo di ki vuole cambiare l'attuale situazione della CACCIA che sembra avere un destino oramai così irrimediabilmente segnato;mi piace vivere con il sogno e la speranza che tutti prendano coscienza del boicottaggio procuratoci dalle nostre stesse istituzuioni,e che tutti assieme possiamo cambiare le cose,se non per noi stessi,perlomeno per i nostri figli CACCIATORI!!!!

da Alf84 09/06/2011 4.50

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

bei ricordi andrea,io non ho mai cacciato in mare,ma sempre in palude,ma penso che l'emozione e l'amore per questa caccia sia lo stesso.peccato......però con qualche sacrificio si può sempre provare queste emozioni,andando all'estero,dove la caccia chiude a fine febbraio se non a marzo,e ti trattano con rispetto.alla faccia di tutti gli animalari di casa nostra.

da max 60 08/06/2011 0.25

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

8000 kilometri di costa, le marzaiole che spuntavano a fine febbraio, grandi e piccoli stormi, il mare spumeggiante sotto la tramontana sferzante e gelida, i binocoli sempre appannati, gli spruzzi delle onde che ti entravano dal collo, spesso zero gradi in coperta e tanta tanta passione che non ti faceva nemmeno rendere conto del pericolo di affondare, questa era la nostra caccia a mare............ce la hanno tolta in nome di non si sa ancora che.!!! paese di m....

da andrea ge 07/06/2011 19.47

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

infatti Vittorio... con un paio di mille euro ti ritagli una vacanza da sogno in qualsiasi parte d'Europa...( non ti dico dove vado io..troppo bello) e lo metti in quel posto agli ambientalisti italiani...in ogni caso, in Veneto con un permesso di 15/20 euro ed un caro amico si può accedere alla caccia in valle nel territorio libero..dove per fare 10 anatre è quasi un miracolo ... ma si può... ah ah ah ...

da mart 07/06/2011 17.06

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

Discorsi purtroppo tutti veri.....,ma fin che posso, anche se poco e in futuro anche meno, io non mollo!

da JamesBrooke 07/06/2011 12.10

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

in effetti hai quadrato a pieno quella che è la situazione venatoria ed ambientale in Italia caro Giuseppe.Ma quello che mi fa ogni volta sempre più rabbia è la criminalizzazione dei cacciatori da parte dell'intera società non sapendo che le stragi anche se invisibili le commettono proprio questi uomini ovvero il progresso che man mano fanno si che le zone destinate alla sosta degli uccelli scompaiano sempre di più.sono sempre di più oggi giorno gli inviti da parte di amici per vacanze venatorie all'estero ma il mio principio o cultura mi fanno dire perchè io devo espatriare per vivere quelle emozioni che mi danno le anatre e perchè quello che qui è supervietato altrove è la pura normalità...?

da VITTORIO 07/06/2011 11.47

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

sarà finita solamente quando la legge italiana lo dirà altrimenti andrò a caccia anche solo se aprono per un giorno , solo per non dare soddisfazioni agli animalari.

da 100%cacciatore 07/06/2011 9.48

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

è già finita caro fox.......

da max 60 07/06/2011 0.41

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

quel che resta della caccia in toto ,non solo agli acquatici. tra parchi, oasi,leggi assurde e minchiate varie, dove dobbiamo andare a caccia? CACCIAEAMBIENTE , altrimenti cari colleghi, e' finita.

da fox 06/06/2011 17.11

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

Non è vero neanche questo. Le aziende faunistico venatorie palustri sono soprattutto nelle valli del Veneto (e Friuli),[e in qualche plaga del sud], dove sono sempre state precluse alla caccia fin dai tempi della Serenissima. negli ultimi vent'anni esiste in effetti - almeno mi pare - un contenzioso con demanio e agenzia delle entrate, ma questa è un'altra storia. Altre zone palustri sono state precluse alla caccia in quanto parchi. Resistono tuttavia ampi spazi dove è possibile ancora la caccia programmata (anche nelle valli venete e dintorni) o a gestione sociale. Poi c'è il numeroso firmamento dei laghi artificali e allagati, soggetti ad appostamento fisso. Non è molto, ma in ogni caso - grazie a sacrifici economici e impegno a suon d'olio di gomito, un certo numero di cacciatori tengono viva anche questa specialità venatoria. Qualcuno si diverte ancora. Basta che si sacrifichi e - se non ha la possibilità di impegnare un patrimonio, ma è sempre stato così, almeno per gli acquatici - si accontenti.

da chinonsicontentanongode 06/06/2011 16.25

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

bhe a dire il vero abbiamo delle bellisime zone di caccia esclusive dove per una stagione di caccia devi sborsare dai 30.000 ai 100.000 euri... e spari più che in Argentina o in tutti i posti del mondo... quel che resta mi sembra un titolo sbagliato . Facciamo cosi, quel che resta nel territorio libero... ah ah ah ... poco...

da mart 06/06/2011 14.59

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

sì, è vero, la civiltà avanza. quella degli animalisti che sono sempre più consumeristi (mangimi per cani e gatti, cappottini e impermeabilini per fido, e infine l'immancabile bara per il giusto riposo eterno, per esempio)ma sempre meno attenti ai veri pericoli che incombono su tutti noi, a causa di scelleratezze varie, considerate magari di stampo metropolitano, ma che incidono su tutto l'ambiente. E agli animali, quelli veri, non ci pensano neanche, se non per screditare il cacciatore, che è l'unico che oltre a preoccuparsene, s'impegna sul campo tutto l'anno per la salvaguardia delle popolazioni selvatiche e degli ambienti dove queste transitano e sostano. o vaglielo a dire alle rosse festaiole di Lecco.

da Paolo Limi 06/06/2011 14.57

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

Caro Giuseppe sei messo male se ti piace la caccia agli acquatici, perchè le zone idonee per tale attività vanno sempre più scomparendo sotto i centri commerciali e i capannoni.

da Tordo toscano 06/06/2011 12.41

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

nascosto tra le canne al bordo dei chiaretti nel buio della notte silenziosamente aspetti. con l'orecchio teso a carpir ogni rumore senti solo il tam tam del tuo batti cuore. si ode un sibilo lontano è l'inconfondibile volo del germano lo senti lontanissimo nel silenzio della notte e fa sobbalzare chi è dentro la botte. robusta e slanciata e la sua figura è veramente una bella creatura. se vola in branco fa un chiacchiericcio sommesso ma questo purtroppo non capita spesso. creatura del freddo che vien da lontano a popolare i sogni di ogni padulano. e questo sentimento di amor particolare che il cacciatore sta al freddo ad aspettare. con il cuore in gola al canto delle nane che han gli occhi buoni e lo l'han visto arrivare. ma in questo rapporto di amor e dinamite che il germano finisce in padella e il cacciator con l'artrite.

da max 60 06/06/2011 12.27

Re:QUEL CHE RESTA DELLA CACCIA AGLI ACQUATICI

non solo agli acquatici ma in Italia qel che resta della caccia in generale ?

da peppe 78 06/06/2011 10.36