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Editoriale

Per una costituente della caccia


lunedì 17 agosto 2020
    

 
 
Una volta si diceva che la guerra è una cosa talmente seria per lasciarla in mano ai militari. Oggi corre sempre più voce che il patrimonio faunistico nazionale, leggi selvaggina, è talmente importante che non si può lasciare in mano ai cacciatori. Da una parte si usa il deterrente dell'animalismo: prima la caccia costituiva per molti una soluzione alimentare, oggi non ha più senso; tutti gli esseri viventi hanno diritto di vivere e di non soffrire. Dall'altra il pietismo lugubre: la caccia fa più vittime della strada. Dall'altra ancora la protesta pelosa: la selvaggina fa danni all'agricoltura e i cacciatori non sono in grado di risolvere il problema, perchè hanno interesse a dare sostanza alla loro passione.

Quindi?

Quindi, dicono gli animalisti, ben ispirati da settori economici che lucrano sempre di più sulla ingenuità di tanta gente, oggi ingabbiata soprattutto dal movimento grillino, la gestione della fauna selvatica datecela a noi. E già si sono attrezzati, accampandosi armi e bagagli nella stanza dei bottoni del Ministero dell'Ambiente.

Ma, dicono gli agricoltori, la selvaggina - certa selvaggina, ungulati, corvidi, lupi - rende vano il nostro lavoro: fa razzie nei campi e nei vigneti, uccide pecore e vitelli, attenta alla stabilità dei nostri bilanci. Tuttavia, anche loro, gli agricoltori, sotto sotto - da sempre - fanno di tutto per avere maggiore voce in capitolo nella gestione della selvaggina, che potrebbe costituire (e per alcuni già lo è) un consistente valore aggiunto  al reddito d'impresa.

Fra l'incudine e il martello, i cacciatori cercano giustamente di difendere i loro diritti, consapevoli del grande patrimonio naturale e venatorio che con grandi difficoltà sono ancora chiamati a gestire, e del peso ormai in gran parte economico che questo rappresenta per altre componenti della società. Società che nel frattempo è cambiata, e non certo a loro, nostro, vantaggio.

E pensare che la soluzione potrebbe essere a portata di mano, se come al solito la demagogia, la chiacchiera, non prevalessero sulla ragione, sul buon senso. Un giusto equilibrio fra le diverse sollecitazioni - tutela, agricoltura e prelievo venatorio - potrebbe costituire la partenza di un nuovo corso, in sintonia, forse non casualmente, con le odierne sollecitazioni per quel green deal  di cui si parla.

Recenti indagini ci dicono che l'opinione pubblica, massacrata quotidianamente da messaggi  fuorvianti, potrebbe essere anche favorevole al forte contenimento dei cinghiali, per ridimensionare i tanto sbandierati danni e pericoli, ma guai a parlare di riduzioni drastiche di cervidi, tantomeno di violazione dei diritti inalienabili di orsi e lupi. Questioni, queste dei grandi predatori carnivori, badiamo bene, che poco incidono sulle vicende strettamente venatorie. Semmai riguardano gli agricoltori, finanziatori (non solo loro) dei movimenti ambientalisti, che adesso non riescono quasi  più   a controllare. La cultura metropolitana, tipicamente ambientalista-animalista, ormai predominante anche nel nostro paese,  mal si concilia col sudore della fronte.

E intanto la natura fa il suo corso. I troppi lupi sull'Appennino scacciano a valle cinghiali cervi e caprioli; da parte loro questi invadono le ubertose pianure, gelose depositarie delle preziose eccellenze dell'agroalimentare; la politica cerchiobottista annaspa  nell'invadente burocrazia; l'unica soluzione a buon mercato, quella della doppietta, vacilla ad ogni cambio di governo sotto la spinta di alterne sollecitazioni.

Tempo fa, qualche anno addietro, circolò con insistenza la voce di un progetto fortemente sostenuto anche da ambienti umanitari fra i più radicati e tradizionali, che prevedeva nuova vita per le terre abbandonate dell'Appennino, capace di offrire reddito ai proprietari e lavoro ai molti diseredati che si affacciavano sulle nostre coste. Una specie di enorme allevamento brado, da nord a sud, pecore capre mucche vitelli, sorvegliati da pastori pachistani, indiani, africani, per rifornire di carne di qualità il mercato nazionale e internazionale. Il cambio di priorità delle emergenze, leggiadro vezzo del Belpaese, ha accantonato il disegno. Almeno per ora.

Eppure, volendo, cambiando i soggetti, da domestici a selvatici, razionalizzando il sistema - in Emilia e un po' anche in Toscana ci stanno provando -  potrebbe essere a portata di mano. Con i cacciatori protagonisti. Organizzati, ovviamente. E qui l'esperienza delle squadre di cinghialai può essere sicuramente un ottimo punto di partenza, insieme a tutte le organizzazioni che sul territorio si occupano di caccia e gestione faunistica, migratoria compresa, armonizzate da regole, anche nuove, o antiche e quindi quasi rivoluzionarie, che tengano conto dei diversi interessi. Anche per superare certe emergenze. Alluvioni, incendi, frane, inquinamenti e schifezze varie, tutte sgradevoli realtà i cui effetti potrebbero essere ridotti a dimensioni accettabili, se ci fosse più consapevolezza, più presidio responsabilizzato e più "interesse".  Magari creando pure nuove opportunità di lavoro. E un implicito ritorno dei giovani fra le nostre fila.

La miglior difesa è l'attacco, si dice, e allora perchè - di fronte all'incalzare dei nostri antagonisti, che certamente non hanno una soluzione che ci trovi soddisfatti -  le nostre rappresentanze non si mettono almeno una volta d'accordo e s'impegnano a ripensare in termini strettamente attuali un futuro dei territori - negli ultimi 25 anni abbiamo perso più di un quarto delle terre coltivate - che veda anche i cacciatori protagonisti?

Oggi, interdipendenti come siamo, le conoscenze non mancano. Esperienze di altri paesi possono anche essere utili, magari per rafforzare questa peculiarità esclusivamente italiana, che fa della caccia un'attività democratica, popolare e sempre appassionante.


Alessio Corsaro


Nota: qualsiasi manuale di management insegna che un sistema frammentato ha scarso potere contrattuale. Un principio di cui bisognerebbe fare tesoro.

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17 commenti finora...

Re:Per una costituente della caccia

Secondo me la rovina vera della caccia in Italia è stata la 157 con la conseguente Parcomania folle e scellerata, senza regole ne controlli. Non è possibile chiudere ettari e ettari senza prevederne una sera e oculata gestione. Inoltre gli ATC, farlocchi, che non funzionano ( al pari dei e molti parchi ) che non fanno neanche loro gestione. E questo sia per la miopia di chi li gestisce che per il nanismo politico e di convenienza della politica.

da MarcoC 22/08/2020 6.19

Re:Per una costituente della caccia

Divide et impera, lo dicevano i latini alcuni millenni fa, possibile che non riusciamo a capirlo adesso noi cacciatori? Uniti si vince e senza politici o pseudotali. Rubino

da [email protected] 21/08/2020 9.53

Re:Per una costituente della caccia

pace e bene ha detto la sacrosanta verità.pensiamola come lui e si trova un accordo.in bocca al lupo,pardon wiva tutte le forme di caccia.

da cacciatore e agricoltore 20/08/2020 21.00

Re:Per una costituente della caccia

LA CACCIA E' BELLA TUTTA. IO SONO MIGRATORISTA, ALTRI VANNO AL CINGHIALE, ALTRI ALLA LEPRE, ALTRI COL CANE DA FERMA. ALTRI FANNO CACCE ALPINE CERVI CAPRIOLI CAMOSCI. ALTRI A MUFLONI E ANCHE DAINI. PERCHE' NON CAPIAMO CHE SE CI DIVIDIAMO CI FACCIAMO DEL MALE DA NOI?

da PACE E BENE 20/08/2020 9.09

Re:Per una costituente della caccia

Sono anni che si dicono sempre le stesse cose purtroppo x qualcuno è meglio che tutto rimanga così, finché si mangia non cambiamo nulla buona serata

da Vivere x la caccia 19/08/2020 22.36

Re:Per una costituente della caccia

migratoria. la vera caccia e non per tutti.

da pippo 19/08/2020 10.45

Re:Per una costituente della caccia

Basta ciccia rovina della caccia!

da Basta ciccia 19/08/2020 8.16

Re:Per una costituente della caccia

Ogni argomento è buono per iniziare una polemica tra di noi. Un consiglio: smettiamola o il colpo di grazia alla caccia saremo proprio noi cacciatori a darglielo...

da Agostino 18/08/2020 18.55

Re:Per una costituente della caccia

Marcellino, sta' bono! Qualsiasi essere vivente dipende dall'ambiente di contesto. Il cinghiale c'è ora perchè boschi e macchia abbandonati glielo consentono. Prima, quando l'uomo le teneva vive queste terre, ce n'erano meno, o per niente, anche perchè c'erano i maiali e le pecore al pascolo e l'allevatore il pastore non volevano concorrenti. I lupi c'erano finchè c'erano le greggi, enormi su tutta la dorsale da nord a sud. Oggi tornano perchè c'è selvaggina in abbondanza. Le allodole c'erano, le tortore c'erano perchè dalle nostre parti trovavano ricovero e ristoro. Adesso non più, o molto meno. Le anatre, se vai nelle valli venete, fanno ancora la loro bella figura, perchè ci sono le competenze e i soldi che ne favoriscono la presenza. I colombacci passano perchè al nord dove nidificano trovano ancora ambienti adatti, e qui, quando si fermano, provano sempre più spesso a nidificare se l'ambiente è quello giusto. La migratoria non passa per caso. C'è perchè qualcuno fa qualcosa perchè ci sia. Si potrebbe dire che anche la migratoria è una categoria "diversamente" stanziale, solo che la sua area di presenza è...leggermente più ampia. Del resto, anche il cinghiale si sposta. Non è che sta fermo nello stesso posto, se non lo recinti o se non gli dai da mangiare, lo "appasti", come fanno con le anatre nelle valli venete. Le starne, altra stanziale perduta, si spostavano a seconda della stagione e a loro modo facevano, anch'esse a tempo debito, la loro migrazione, che si chiamava "erratismo", ma di spostamenti stagionali si trattava. Insomma, è difficile (e sbagliato) ingabbiare tutto in strette categorie. Ma per evitare questi errori, basta guardare un po' più in là del proprio naso. Anche la luna certe notti sembra lì, ma è lontana. Tutti noi siamo prigionieri della natura, molto più complicata di quanto tu pensi...

da Ma pensa, mi raccomando, e studia che ti fa bene 18/08/2020 16.29

Re:Per una costituente della caccia

Si parla di Migratoria e come al solito chi ne parla ,non ne conosce gli aspetti basilari,non si può pensare di adottare ,le regole delle squadre del cinghiale per le cacce alla migratoria,il cinghiale è presente tutto l'anno,la migratoria va cacciata nei periodi giusti,quando arriva,quando si ferma,esistono regole non codificate,ma ben conosciute da tutti i migratoristi,non ne servono altre,serve solo gente che sappia di cosa sta parlando!!

da Marcello.M Genova. 18/08/2020 15.46

Re:Per una costituente della caccia

dove entra la politica per fini elettorali e' la fine di tutto,le ass.ambientaliste-animaliste sono fini a loro stessi ovvero i propri interessi derivanti dalla loro parvenza di benessera animale -ambientale,i partiti politici sono a loro favorevoli per i voti e chi ci perde sono gli agricoltori-gli allevatori,i cacciatori limitatamente,la possono anche chiudere ce ne faremmo una ragione ma a loro non conviene verrebbe a mancare la cassa di risonanza delle loro stronzate.

da giuseppe 18/08/2020 14.29

Re:Per una costituente della caccia

presto i lupi avranno disintegrato un patrimonio di ungulati da far invida a qualsiasi paese europeo e scacciato i pochi allevatori sparsi sugli Appennini ! Il menefreghismo della CASTA di sinistra è imbarazzante! Tornando ai acciatori, molti appenderanno lo "schioppo" al chiodo per l'età avanzata . altri per la mancanza di ungulati ! migratoristi e cinofili potrebbero vivere un magico momento se abolissero gli ATC ma questo non succederà mai con le amministrazioni di sinistra ! La sola parola Unità mi fa venire i brividi ! unità per cosa? per stare in branco come le pecore? se volevo stare nell'Unità avrei fatto il ferroviere ma io detesto ogni tipo di aggregazione POLITICA come lo sarebbe in questi caso ! e la parola UNITA mi porta alla mente troppi spiacevoli ricordi! Quindi, tiriamo a campare FIN CHE LA BARCA VA---- del futuro non me ne importa un bel fico secco!!!

da Luciano 18/08/2020 11.04

Re:Per una costituente della caccia

La caccia al cinghiale è forse la più antica forma di caccia praticata dai nostri antenati in tutto il bacino del Mediterraneo. Se si riuscisse a capire la sua importanza storica, sociale, economica e culturale, probabilmente daremo un grosso contributo a tutta la caccia italiana. Che potrebbe non essere in cattive acque se il livello socioculturale della nazione fosse meno scalcagnato di quello che è. C'era più cultura più umanità meno egoismo quando la gente riusciva a capire la differenza fra le diverse competenze. E soprattutto sapeva stare al suo posto. Oggi, siamo tutti capi del governo, presidenti dell'Istituto superiore di sanità, allenatori della nazionale, presidenti della più grande associazione venatoria. O meglio, si vorrebbe insegnare ai titolari e "titolati" come fare, ricchi del fatto che disponiamo di uno smartphone. Auguri!

da Auguri 18/08/2020 11.01

Re:Per una costituente della caccia

Discorso da cicciai, becchini della caccia. Finirete prima dei migratoristi.

da CICCIAI ? No grazie. 18/08/2020 10.49

Re:Per una costituente della caccia

Ma questo implicito richiamo all'unità dei cacciatori qualcuno lo ascolta?

da Rufus 18/08/2020 10.46

Re:Per una costituente della caccia

La migratoria è forse il principale obiettivo per rilanciare la caccia. Può essere rimessa in discussione a nostro vantaggio, se ripensata in chiave moderna, grazie anche alla ricerca, proprio mettendo come contrappeso il nostro potenziale nel presidio del territorio a fini sociali. E qui, giocano per forza un ruolo le squadre di caccia al cinghiale.

da Tiburzi 18/08/2020 7.49

Re:Per una costituente della caccia

La migratoria non ha niente a che vedere con questo discorso, che se lo leggono i cicciai e gli affezionati alle filiere gli fai venire un infarto ! Ahahahahahaaaaa !

da - Z - 17/08/2020 14.28