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Editoriale

Attesa


lunedì 19 marzo 2018
    

 
Questa storia nasce da lontano, non nei luoghi ma nel tempo. Da quei giorni di fine gennaio trascorsi con i miei a Santadi, un piccolo paese della Sardegna in provincia di Cagliari. Lì ci recavamo ogni anno, accolti da amici di famiglia. Mio padre andava come ospite nelle loro battute di caccia. Due sono i ricordi piu' vivi di quel periodo: l'uno l'odore del mirto che riempiva le campagne intorno al paesino, l'altro è l'orologio sopra il camino e i rintocchi serali delle campane quando scoccavano le cinque. Allora era una corsa su per quelle quattro rampe di scale al finestrone della mansarda: eccoli...un serpentone enorme passava in cielo mutando continuamente forma...tutte le sere alla stessa ora, da sud a nord: chissa' cos'erano... uno stormo enorme di uccelli neri come la pece, a centinaia, migliaia a correre veloci, indugiare un attimo sospesi e poi via di nuovo nel cielo striato di tramonto. E io col naso appiccicato al vetro, in rapimento totale: il mio destino era già scritto lì e io non lo sapevo.

I temporali di fine agosto rinfrescano l'aria, le giornate si accorciano. Squarci d'autunno preparano il bosco. Alzo gli occhi e i ricci delle castagne gia' numerosi sono l'accenno che la stagione è vicina. Fervono i preparativi ovunque: chi porta il cane a braccare, chi dà gli ultimi ritocchi al proprio appostamento fisso e io qui, su questo colle sopra Pontremoli, che mi rastrello l'erba tagliata e mi confondo nel suo profumo. Affogo lo sguardo nel'infinito azzurro che è intorno, e nel verde dei declivi. "Questa è vita" mi soffermo a pensare e mi perdo nella quiete infinita del posto. D'un tratto la vita si presenta con una svolta che credevo impensabile, in una manciata di mesi tutto si è rovesciato, quando da semplice "aiutante" sul terreno di caccia, mi ritrovo invece dalla parte di chi se ne sta col fucile in mano a scrutare il cielo. Dietro ad una semplice licenza c'è sempre una storia, fatta di eredità di affetti. Questa e' stata la risposta che ho dato al commissario in sede d'esame, quando mi ha chiesto "perché?". Ed è vero, perchè quando si decide di diventare cacciatori è anche perchè qualcuno ce ne ha trasmesso la passione. E il tutto accade dentro di noi, in sordina. I ricordi dell'infanzia si riaffacciano alla mente e si incastrano perfettamente con il presente e guardandoci da lontano nel tempo ci fanno capire chi siamo veramente.

Mi scuoto dai pensieri, accumulo l'erba rastrellata al bordo del sentiero. "Lasciala pure li'" mi dice N., "poi ci penso io". .."Ti ho rastrellato anche dall'altra parte" gli dico... "Ho visto, ho visto; grazie. Cosi' tra qualche giorno vedrai che bella erbetta verde viene".

Ogni cacciatore cura il proprio appostamento come se fosse una seconda casa. La caccia è fatta d' istinto, ma anche di saggezza. Ed ogni sua forma ha un senso: se nel vagare col proprio cane si trae soddisfazione dalla relazione di complicità con l'essere piu' fedele all'uomo, l'appostamento consente di ritagliarsi come un'isola felice, uno spazio inviolabile tutto per sé.

Risalgo in macchina, do un ultima occhiata a quel paesaggio di montagna e me ne ritorno alla città, facendo scorta nella memoria, come se non lo conoscessi già, del paesino in sasso che si trova piu' sotto e che non mi stanco mai di contemplare ogni volta che passo di lì. E intanto dentro di me penso: "devo ancora sistemare il prato al capanno del babbo" e scalpito e non mi do pace per quest'attesa del giorno della preapertura.

La sera del primo settembre tutto è pronto, il fucile nel fodero appoggiato al divano, permesso e tesserino venatorio nella tasca destra del gilet e la cartuccera, che qualcuno con molta cura mi ha preparato... L'adrenalina mi assale e non mi dà tregua. Non sono fatalista, ma se dai miei 43 anni mi guardo indietro forse allora qualche segnale di quello che avrei potuto diventare in futuro c'è. E torno ancora indietro a scavare nel passato, mi torna alla mente quella foto che volli a tutti i costi dopo l'ennesimo viaggio in Sardegna, con un mazzo di tordi, il cappello e la mano appoggiata al fucile del babbo. O ancora, come ancora qualcuno mi ha fatto notare, il quadro appeso nel soggiorno dei miei: io, con una negazione assoluta per il disegno, riesco a riprodurre l'unico dipinto decente da portare all'esame di licenza media, un cane che punta un volo di starne. Tutto questo fino alla decisione di intraprendere il corso per la licenza, allora lì la passione si concretizza e diventa tangibile. Facile per chi sapeva già d'averla, per me invece diventa tutto una vera sorpresa. Vado a dormire. Il sonno in questi casi tarda a venire, ma le quattro arrivano e salto giu' dal letto e mi vesto in volata. Carico l'auto e raggiungo il babbo che mi aspetta. Lo trovo mentre prepara le gabbiette coi richiami, mi guarda un po' incredulo: "Sei qui?"

"Si babbo, ma non sei ancora pronto? Dai dai che c'è d'andare..."

"Sembro un bimbo al suo primo giorno di scuola" mi dico.

E si parte finalmente. Attraversiamo le strade del centro, deserte ovviamente perchè son solo le cinque del mattino, e ci avviamo. La strada poi prosegue per la montagna, per raggiungere l'appostamento ci vogliono all'incirca venti minuti di viaggio. Mentre saliamo appaiono sempre piu' lontane, ma nitide, le luci della citta' che ancora dorme. In lontananza, in fondo laggiu' il porto con le navi illuminate un po' al largo rischiarano leggero l'orizzonte. Si, perche' la terra che mi ha visto nascere e nella quale tuttora vivo ha il dono di portare in sè mare e montagna a pochi minuti l'uno dall"altra. Qui, come in pochi altri luoghi, il profumo del salmastro talvollta si mescola a quello delle infiorescenze del castagno, che soprattutto in estate e' piuttosto intenso.

Arriviamo. Apro la portiera e scendo: l'odore del mentastro mi circonda. Tra le poche case qui intorno, solo una porta, una luce accesa: quella di una famiglia che sta proprio all'inizio del sentiero che conduce al capanno. Qui mi conoscono fin da quando avevo tre anni e nelle giornate in cui il babbo veniva su a sistemare il prato io ero sempre qua intorno. Anche questo e' uno dei luoghi della mia infanzia, mi piaceva stare quassù. Prati pieni zeppi di fiori di campo e piu' in là, sui poggi, una volta c'erano una vigna e piante da frutto d'ogni tipo.  Ancora oggi, se addento una pesca settembrina, mi sento tornare indietro. Mi riprendo. Indosso stivali e giacca, prendo cartuccera e fucile e punto la luce della torcia verso il bosco.

"Babbo, porto io le gabbiette".

"No, son solo due merli, ci penso io. La luce?"
"ce l'ho".

E intanto gli sfilo la borsa della colazione, che porta sempre con sè. Rigorosamente da anni.
"Dai questa la prendo io, così hai le mani più libere" gli dico.

E ci incamminiamo. La salita è un po' dura, tra aghi di pino sparpagliati sul terreno che poi lentamente lasciano posto a foglie di castagno e rovi. Il bosco immerso nel buio è tutto un mormorio di voci notturne. Gufi e civette, anche. Finalmente, dopo un'ultima inerpicata si arriva. Poso le mie cose e poi sistemiamo le nostre gabbiette. Nel voltarmi scorgo, tra l'albeggiare del giorno, i bagliori d'un temporale che s'avvicina, sferzando di una luce violacea le nubi all'orizzonte.

Le guardiamo un po' preoccupati.
"Accidenti, speriamo che non piova" penso.

Ci sediamo dentro al capanno. Il babbo a sinistra e io a destra . Sfilo il mio Bernardelli dal fodero e carico seguendo il consiglio che mi era stato dato la sera precedente "Metti per prima cartuccia una Sipe", e così faccio.

E' quasi giorno, ormai gli alberi con le loro fronde son sempre più nitidi.

Aspetto. Ce l' ho fatta. Mi sembrava un'impresa impossibile, ma quando l'istinto innato del cacciatore prende il sopravvento è come un vento che tira a favore. Cosa si può aspettare un padre da una figlia? Che magari in futuro diventi un avvocato, un dirigente (forse). Invece no. Se la ritrova di fianco col fucile imbracciato ad inseguire la sua stessa passione. Così nell'attesa mi racconta un po' dei suoi inizi da cacciatore.

La persona che lo ha trascinato è stato uno zio al quale io stessa sono particolarmente affezionata. Dico "sono" anche se lui adesso non c'è più, perchè le passioni ci legano oltre la vita a chi ci ha voluto bene. E da lassù son sicura che oggi ci guarda sorridendo compiaciuto. Fu nel portarlo con sé una mattina alle anatre che mio padre si appassionó alla caccia . Era ancora bambino, ma da allora lo seguì in più d'una occasione, spingendosi fino in Maremma: in pullmann, in viaggi appositamente organizzati da un'armeria. Allora l'automobile non era un bene così diffuso.

E poi giù, continua a raccontare della prima doppietta della Zoli che sempre il mio caro zio gli promise all'uscita di una brutta convalescenza di una malattia, per i medici di allora sconosciuta, e di tante, tante altre cose lontane.

Il lieve crepitio della pioggia nel bosco intorno accompagna la sagoma del primo merlo che si posa su un ramo. Poco importa come andrà'.  Ho solo capito, in questo breve tratto di tempo trascorso, tante cose e tante ne imparerò ancora. Che la caccia è condivisione e non esclusivamente una questione di carniere; un'esperienza unica, che racconta a noi stessi come siamo; per chi la sa ascoltare e' una brava maestra, che sa ispirare saggezza.  E' portatrice d'affetti, e quelli piu' cari, e soprattutto è capace di portare alla luce il pensiero che tra poeta e cacciatore poca è la differenza che passa: l'uno traccia solchi sul foglio con la penna, l'altro li traccia in cielo con lo sguardo, ma entrambi vivono di un'unica irripetibile emozione, quella dell'attesa.

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14 commenti finora...

Re:Attesa

Cara Emanuela, questo tuo ricordo denso di vive emozioni rappresenta la vera essenza della nostra passione. Grazie.

da Luigi - Ghedi (BS) 20/03/2018 20.45

Re:Attesa

BRAVA EMANUELA, bellissimo racconto pieno di ricordi,ancora nitidi nella mia memoria. Spero che Dio mi dia la possibilità di portare mia nipote a caccia con me.

da Il Nibbio 20/03/2018 14.02

Re:Attesa

ho 78 anni ricordo ancora oggi la mia prima liceza di caccia presa a 18 anni con in consenso di mio padre leggendo il racconto di Emanuela ho rivissuto quelle bellissime giornate trascorse-mio padre cacciatore io ancora oggi vado a caccia con mio figlio 50 enne-una tradizione di famiglia -ho conosciuto e poi sposato mia moglie perché andavo a caccia con il suo papà cacciatore-ancora oggi con l'avvicinarsi della apertura mi emoziono-grazie amcora a Emanuela per le belle parole

da giovanni 78 20/03/2018 10.58

Re:Attesa

Ricordo anch'io uno dei primi approcci giovanili, con mio padre. In macchina, una piccola utilitaria, con gabbie e fucili, sotto un violento temporale (nel buoi, fra tuoni e lampi, acqua a scataroscio), in attesa di poter scendere e prepararsi per la caccia. Finito il nubifragio, il sole, l'alba pulita, l'attesa nel capanno, nei mille odori della caccia, della natura, che come tutti noi sappiamo è continua caccia. La vita di unessere su quella di un altro essere, in una rotazione continua. Ovviamente, quella mattina, non si fece vivo neanche un tordo. Ma fu una cosa magica.

da Renzo T. 20/03/2018 10.08

Re:Attesa

stupenda! auguri a tutti i babbi!!

da pascmar 19/03/2018 23.11

Re:Attesa

mi ripeto...brava e bella.Complimenti @

da massi 19/03/2018 17.37

Re:Attesa

complimenti,una poesia del cuore...grazie

da roby pt 19/03/2018 17.05

Re:Attesa

E' un sonetto che sfiora il cuore di chi come noi ama la natura... grazie.. in poche righe ho ripercorso il momento in cui la caccia si innamorò di me...perché sono sicuro che è lei a scegliere chi dovrà avere questa immensa passione.

da P.G. 19/03/2018 15.48

Re:Attesa

Bellissima.

da Giovanni 19/03/2018 13.05

Re:Attesa

Ho letto tutto in un fiato, una lacrima mi e' scesa sulla guancia, i ricordi...quelli veri, tutti in questo scritto, grazie Emanuela

da Mauro di Roma 19/03/2018 12.45

Re:Attesa

GRAZIE!

da Rinaldo. 19/03/2018 11.13

Re:Attesa

Grazie a tutta la redazione di Big hunter. Oggi e' un giorno speciale, e' la festa del papa'. Grazie per aver collaborato a questo piccolo regalo!!! E grazie ai lettori per i liro incoraggiamenti!!!

da Emanuela Lello 19/03/2018 11.12

Re:Attesa

Bellissimo racconto....in cui ognuno di noi puo' specchiarsi...con quella dolce malinconia di bei ricordi lontani....bello davvero

da Alpigino 19/03/2018 10.26

Re:Attesa

Bella pagina di poesia venatoria nella quale tutti ci riconosciamo. Grazie!

da Perseo 19/03/2018 10.05