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Editoriale

Il cane "appadronato"


lunedì 23 novembre 2020
    

 
 
Dal lontano 1953 (prima licenza di caccia) ho allevato i cani (setter) con i quali ho cacciato e nella doppia veste di allevatore e cacciatore sono stato testimone diretto dell'evoluzione genetica dei cani da caccia che in questo mezzo secolo si è resa necessaria per tenere dietro alle modificazioni dell'ambiente, dei selvatici, dei modi di cacciare, e sono convinto che i cani di oggi siano superiori in tutto a quelli del passato.

Pochi ricordano che un tempo quasi tutti i cuccioli (allora geneticamente riottosi e indisciplinati) dovevano subire un dressaggio preliminare all'uso venatorio per consolidare le qualità fondamentali e il collegamento con il cacciatore.

Ma durante questa fase i cani acquisivano un loro modo di cacciare al quale poi il cacciatore si doveva bene o male adeguare.

Oggi la situazione è completamente diversa perchè chi ha bisogno di un cane si procura un cucciolo di pochi mesi, lo tiene in casa, lo alleva e questo già dopo le prime esperienze, e senza pressioni addestrative, non solo è in grado di svolgere un buon lavoro ma lo fa nel modo desiderato dal padrone (il che è dimostrato dalla unanime soddisfazione di tutti i cacciatori che tengono i cani in casa).

Il cane "autodidatta" è una novità di enorme rilievo che a mio avviso è il risultato della selezione fatta dagli allevatori, della convivenza domestica e venatoria tra cane e padrone-cacciatore, e del legame strettissimo che nelle convivenza di crea tra i due.

La spirale virtuosa è stata innescata dagli allevatori che sfruttando la plasticità neuronale del cane sono riusciti ad incrementarne geneticamente, docilità, precocità venatoria, capacità di apprendimento, di adattamento e socialità cooperativa.

Ne è risultato un cane non solo particolarmente adatto alla convivenza domestica ma anche capace di cacciare subito senza pressioni addestrative, e così si è diffusa tra i cacciatori l'abitudine di allevare e tenere in casa i cani da caccia.

Inoltre nella convivenza la varietà e pluralità degli stimoli (assai superiori a quelli della vita in canile) hanno sollecitato la sinaptogenesi del cucciolo, con potenziamento delle funzioni percettive, adattative e cognitive.

La maggiore complessità del sistema nervoso ha consentito al cucciolo l'"apprendimento sociale" cioè la attitudine ad integrarsi con la realtà esterna fornendo risposte congrue e flessibili agli stimoli esterni.

Ma l'elemento in assoluto più importante è il legame strettissimo e totalizzante che il cucciolo allevato e tenuto in casa sviluppa con il padrone-cacciatore, quasi una simbiosi che influisce sulla natura, sul carattere del cane e sul suo modo di cacciare dando luogo ad una forma di dipendenza inedita e quasi patologica.

Questo vincolo tra cane e padrone, intenso e pervasivo come mai era avvenuto prima, probabilmente è dovuto al fatto che il cucciolo appena svezzato, separato dalla madre e dai fratelli e introdotto nella casa del padrone, non avendo esperienze o punti di riferimento precedenti, percepisce la nuova realtà come un prolungamento di quella precedente e come faceva con la madre si applica a rafforzare il rapporto con il padrone, considerato inizialmente come sostituto della madre e poi come capo-branco (dal quale dipende per il cibo, per la sicurezza, per la socialità, per la caccia) e a tale scopo usa il repertorio di moine accattivanti e i comportamenti (che usava con la madre) che percepisce essere graditi al padrone.

Con la sua sbalorditiva capacità di osservazione il cucciolo impara a "leggere" attraverso il linguaggio del corpo gli stati d'animo e gli umori del padrone e per istinto si sforza di adeguarsi a quello che il padrone mostra di apprezzare perchè questa approvazione diventa il "rinforzo positivo" costante del suo modo di essere.

In sostanza, tutta la fase critica dello sviluppo del cucciolo, che consta della socializzazione umana, dell'effetto paura, della dominanza del padrone (capo-branco), dell'adattamento alle regole della convivenza, del senso del territorio e della gerarchia, avviene in ambiente umano e con costante riferimento al padrone.

Reciprocamente dal canto suo il padrone è sedotto dalle effusioni del cane che ritiene dovute alla gratitudine e all'affetto e ricambia il cane con "premi" e carezze e così alimenta la reciprocità del rapporto, e nella sublimazione della caccia, il cane, come dice acutamente Mainardi, diventa "compagno di vita e di lavoro".

In questa fase emergono gli "imprinting" cioè il complesso di reazioni agli stimoli che viene assorbito in modo indelebile e immodificabile sistema nervoso (come avviene per la paura dello sparo o per il rifiuto del consenso), un fenomeno che i neurologi definiscono "stabilizzazione sinaptica selettiva".

Quando stabilisce questa simbiosi con il padrone il cane che gergo venatorio si definisce "appadronato" nella caccia si sintonizza su ciò che vuole il padrone come per collegamento telepatico così riesce a "fare sistema" con lui.

In sostanza nel cane "appadronato" per effetto di un "imprinting" l'istinto venatorio perde autonomia e diventa un tutt'uno indissolubile con il padrone.

Un riscontro fattuale di questo si trova in ciò che accade se cambia padrone: il cane "appadronato" per alcuni giorni rifiuta di mangiare e di cacciare, e in casi limite, non vorrà più cacciare con nessun altro.
 
 

Enrico Fenoaltea

 

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16 commenti finora...

Re:Il cane "appadronato"

A me Basta e avanza.

da Dino 29/11/2020 11.53

Re:Il cane "appadronato"

Bhe bhe bhe......... allora basta comprarsi due fagiani , magari già spiumati così i problemi di carniere svaniscono come neve al sole.

da ZERO ASSOLUTO + breton INOX ( per sempre) 29/11/2020 8.09

Re:Il cane "appadronato"

Basta un collare per addestramento e i problemi svaniscono come neve al sole.

da Dino 28/11/2020 15.07

Re:Il cane "appadronato"

concordo Massimo ho notizia di bei cagnetti coccoloni sul divano di casa che sul terreno di caccia andavano per i fatti loro o addirittura non si facevano prendere per salire in macchina, Infatti nel mio post volevo presentare la mia esperienza della serie SE LA CACCIA O LA LIBERTA' DI SCORAZZARE VIENE PRIMA DELLA PASSIONE DEL PADRONE il cane non è facile recuperarlo per l'attività venatoria ( sappiamo poi di un'universo di dogmi da seguire o da sfatare riguardo alle varie razze) E lasciamo perdere le antiche pratiche della fucilata o le recenti di collari elettrici da mettere non ai cani ma ai padroni deficienti un saluto

da ZERO ASSOLUTO + breton INOX ( per sempre) 26/11/2020 19.31

Re:Il cane "appadronato"

Condivido solo in parte l'articolo, perchè se da una parte è vero che il cane "appadronato", come nell'articolo viene inteso un cane cresciuto a stretto contatto con il padrone, sviluppa una maggiore capacità e propensione all'appraendimento, ma d'altra parte è anche vero che molti cacciatori , convinti che questo "appadronamento" sia suffiiente a preparare un buon cane da caccia si ritrovano con ausiliari privi di collegamento, che non riportano o non consentono o che comunque cacciano per conto proprio e non per il padrone. Io credo che un minimo di dressaggio sia indispensabile, sicuramente meno di prima grazie ai miglioramenti delle razze, ma affidarsi solo al legame affettivo è molto rischioso

da Massimo 26/11/2020 19.17

Re:Il cane "appadronato"

Condivisibile.

da bretone 25/11/2020 16.32

Re:Il cane "appadronato"

XREDAZIONE: probabilmente su Whe-Hunter vi sono problemi di collegamento......

da Lisandru 24/11/2020 18.18

Re:Il cane "appadronato"

Bellisimo articolo bravo! Il Cane è diventato copagno di caccia perdendo la vecchia definizione di ausiliario.

da l.b. 24/11/2020 16.38

Re:Il cane "appadronato"

Anche per i cacciatori di cinghiale non è escluso l'appadronamento. Anzi, pur componente di muta, non è raro trovare soggetti che hanno "un padrone", col quale convivono come fossero un familiare. Se non ricordo male, ci bellissimi esempi in quel capolavoro di Franco Nobile, "Vivamaria", non da meno dell'altro suo romazo "Il tesoro di Borgovecchio".

da L.N. 24/11/2020 15.27

Re:Il cane "appadronato"

Bravo, bell' articolo! Secondo me, prima di tutto, il cane è il tuo compagno di avventura a caccia e nella vita. Poi comunque dipende anche dal tipo di caccia che uno fà. Se parliamo di caccia collettiva al cinghiale, vedo dura convivere in casa con certe mute; mentre se parliamo di cane da penna, allora condivido a pieno. Nulla toglie anche ad un cacciatore prettamente di cinghiali, di amare il proprio ausiliare e coccolarselo al calduccio in casa. In ogni caso, il collegamento tra cane e cacciatore è molto importante. E anche il cacciatore, impara durante l' addestramento del cane, quindi si puo dire che l' abianmento migliore è quello del cacciatore ed il suo cane, che si addestrano e imparano insieme

da Michele 24/11/2020 14.31

Re:Il cane "appadronato"

FRA LE RIGHE SI LEGGE TANTA ESPERIENZA E CONOSCENZA DELLA BELLA CACCIA DEL TEMPO CHE FU. OGGI, LA CACCIA COL CANE E' STATA STRAVOLTA DA INTERESSI DI PIù IMMEDIATA CONCRETIZZAZIONE. GARE, ESPOSIZIONI, COMMERCI,UN ENCI CHE NON GUARDA PIù SOLO AL LIBRO ORIGINI, MA AL BUSINESS: COSA C'ENTRA L'AGILITY BASTARDATO CON LA TUTELA DELLE RAZZE? CONTAMINAZIONE, ANCOR PIù GRAVE, CHE HA ROVESCIATO I VALORI ANCHE NELLA FIDASC? E POI, DOVE STANNO GLI ANIMALI VERI? SOLO IN POCHISSIME RISERVE DI PROPRIETA'. PER L'ENNESIMA VOLTA SI CERCA DI RESUSCITARE IL MEZZANO. CI RIUSCIREMO?

da MAH! 24/11/2020 9.55

Re:Il cane "appadronato"

In tutta sincerita' ,ho letto questo articolo ,non nuovo con un po' di fastidio. Caccio da 45 anni con setter delle tre varieta' ,Uno e poi verso fine carriera affianco il cucciolo. Sono stati otto i soggetti ,La mia prima inglese aveva sangue di Arno di Val d'Idice . Poi un Dianella ,le irlandesi sangue Moanruad. ora gordon l'ultimo di quella corrente di sangue francese. Tutti han conosciuto molto bene i miei divani disponendo comunque. di ampio scoperto Sinceramente non condivido queste conclusioni ...Primo perche' non sono più cani completi difettano di qualcosa ,magari il riporto corretto ,secondo proffessionisti per questi cani fanno largo uso di " sistemi" elettronici per il contenimento,terzo setter a caccia non ne vedo piu' ,magari rimpiazzati da springer spaniel .Qualcosa non mi torna..

da Vito Canevese 23/11/2020 21.28

Re:Il cane "appadronato"

Un cacciatore senza cane è un mezzo cacciatore.

da Robert 23/11/2020 15.39

Re:Il cane "appadronato"

Mi sembra una GRAN COSA il cane " appadronato" un'evoluzione positiva anche per il padrone che diventa "accanato" e + rispettoso del cagnone, personalmente ho avuto nella mia vita venatoria tre breton tutti e tre hanno scoperto la caccia dopo oltre un anno di vita senza vedere selvaggina o sentire booom, cerca,porta....... e vi assicuro che una volta avendo come priorità l'amore per il padrone a caccia sono tutti e tre diventati implacabili cacciatori h24 trovare selvaggina o girare tutto il giorno senza incontrare non ha mai fatto differenza l'unico rammarico E GROSSO è la loro dipartita prima della mia , anche per questo dopo aver perso INOX dopo 38 anni di breton non ne prenderò altri

da ZERO ASSOLUTO + breton INOX ( per sempre) 23/11/2020 15.06

Re:Il cane "appadronato"

Piccola differenza di fondo:allora si chiamava caccia, adesso bisogna togliere una vocale.

da peppone 23/11/2020 12.34

Re:Il cane "appadronato"

Credo che Lei abbia pienamente ragione

da pippo 23/11/2020 11.47