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Editoriale

Supermarket society


lunedì 21 ottobre 2013
    
Supermercati e societàUno dei più importanti stravolgimenti nella cultura umana, e, di conseguenza, nel suo rapporto con la natura, si è certamente avuto in seguito alla nascita e al progredire delle industrie e del lavoro meccanizzato; con lo sviluppo, cioè, di un'economia di mercato che si combina ad una tecnologia sempre più complessa e sofisticata, attraversando nazioni e continenti e imponendo nuovi standard di profitto a livello globale.

È la storia, raccontata in termini grossolani e certo non esaustivi, del capitalismo, salutato inizialmente come il trionfo di benessere e opulenza contro le ideologie dell'Est, ma di cui ben presto si sono cominciate ad intravedere anche le infauste conseguenze. Nelle società postmoderne, in cui i concetti di consumo, progresso e ricchezza viaggiano sullo stesso binario, di fatto qualsiasi bene materiale viene prodotto e messo in vendita nel tentativo di soddisfare un mercato via via più ampio; il tutto, ovviamente, a scapito della qualità del bene in sé (soprattutto quando si cercano di ottimizzare i processi di lavorazione in modo da allargare il più possibile la cerniera del guadagno).

Bisogna fare molta attenzione a porre l'accento su «qualsiasi bene materiale»: tanto, cioè, i beni primari come cibo e acqua, quanto tutti gli altri generi di consumo non fisiologico. Ogni cosa è inquadrata sotto la lente del mercato; sempre di più internazionale, globale.

È grazie a (anche se bisognerebbe dire “a causa di”) questa logica se, nei nostri supermercati, possiamo trovare ogni qualità di frutta e verdura indipendentemente da quelli che sono i loro cicli stagionali. Pomodori, melanzane e peperoni a dicembre non mancano, ormai, neppure nei negozi di alimentari più piccoli; così come abbondano – miracolo della tecnologia – prodotti della terra legati a precise realtà locali come banane o altri frutti tropicali, che tutti in massa consumiamo (compreso chi scrive) senza interrogarci più di tanto sulla quantità di energia necessaria al loro stoccaggio su suoli stranieri. Ma perché porsi troppi quesiti in una società che ci vuole inconsapevoli, docili e sonnacchiosi consumatori della domenica? Questa però è un'altra storia, e non ci va di divagare.

Non è certo una bestemmia, quindi, dire che la nostra sopravvivenza all'interno di questo contesto sociale è legata al frigorifero e al supermercato, che hanno degnamente soppiantato l'orto e la vanga – oggi relegati a una mitologia rurale che non interessa il cittadino, per cui al massimo è protagonista di certi romanzi di fine '800. E non credo neppure sia una bestemmia dire che il frigorifero e il supermercato hanno contribuito a distorcere, irrimediabilmente, tanto il contatto quanto la percezione che abbiamo della natura (dalla quale, nonostante le appendici hi-tech che ci portiamo dietro durante i nostri spostamenti, continuiamo a dipendere).

Quando si percepisce qualcosa in maniera errata, le nostre reazioni saranno inevitabilmente condizionate dalla stortura iniziale. In un mondo ormai quasi del tutto meccanizzato, dove per ogni metro quadrato urbano si contano vistose e opulente centrali del cibo, che ruolo possono avere i cacciatori se non quello di incomprensibili passatisti che scorrazzano per i boschi nei giorni di festa? La figura del cacciatore, al di là delle attività che svolge, è emblematica e curiosa, il testimone perfetto del grande stravolgimento ideologico che, in una manciata di lustri a partire dal dopoguerra, si è verificato praticamente ovunque – parliamo sempre delle cosiddette società del benessere –, ed è stato alimentato da una perversa propaganda mediatica. «Chi ha bisogno dello schioppo e del carniere quando si può trovare senza fatica tutta la carne che si vuole già confezionata (partendo ovviamente dal presupposto che si vada a caccia per bisogno e non per diletto)?» Da questa premessa è facile arrivare a un'altra, ancora più sottile e apparentemente inconfutabile: «Chi ha bisogno di uccidere animali quando si possono trovare, sempre senza fatica, legumi, ortaggi e surrogati farmaceutici in abbondanza?»

Alcune posizioni dei movimenti animalisti e delle coscienze vegetariane devono tutto al supermercato-totem, la fonte che alimenta (in senso letterale) ogni pensiero di questo tipo e che allontana una volta per sempre la necessità di procurarsi da mangiare – laddove in ben altre realtà umane, dove, non a caso, non ci si può permettere di essere vegetariani, è sempre stata un'insanabile piaga –. Sapendo che, ad ogni ora del giorno, è possibile andare alla centrale del cibo e fare rifornimento, diventa un piacevole passatempo umanizzare gli animali, attribuirgli sensazioni, sentimenti e punti di vista antropocentrici; stampare fotografie di occhi rattristati che fanno sempre breccia nei cuori di tutti; andare in giro a vandalizzare i muri a suon di “Cacciatori assassini!”, ignorando, ovviamente, che la vernice spray che utilizzano uccide più del fucile. Sempre grazie al supermercato è possibile riempirsi la bocca e la testa con il nobile concetto di “animale indifeso”, ancora una volta ignorando che, se si provasse a riformularlo dopo aver digiunato per una settimana intera e senza vegetali a portata di mano, ci apparirebbe forse meno indifeso e più appetitoso (anche se c'è stato chi, posto di fronte a un'eventualità del genere, ha risposto: «Non so, dovrei trovarmici in prima persona»). Con questo non voglio criticare in toto i movimenti animalisti, quanto piuttosto invitarli serenamente a riflettere sulle loro posizioni, che reggono e fanno presa soltanto perché hanno la possibilità di selezionare la dieta che preferiscono – un lusso che, chiaramente, non tutti possono concedersi, specialmente là dove le risorse alimentari scarseggiano – e, sulla base di essa, modellare una filosofia infarcita di retorica, buonismi e tanta, tanta disinformazione.

Disinformazione, certo, perché non è accettabile che la caccia venga ostinatamente accostata ad altre attività come il bracconaggio, che nulla ha a che vedere con essa, o a certe manifestazioni agonistiche dove, in questo caso sì, l'animale è vilipeso e strumentalizzato, sottomesso alla stupidità umana che trova appagamento nella conquista di trofei da appendere alle pareti domestiche (tutto ciò che non finisce nello stomaco non deve essere toccato, punto e basta). Le associazioni e i movimenti animalisti giocano furbescamente su apparenti sinonimi per creare confusione e distorcere la realtà (vedi il recente caso dei volantini distribuiti dalla LAV grossetana per pubblicizzare la biciclettata di protesta contro l'apertura della nuova stagione venatoria, un prontuario pieghevole di falsità e approssimazioni inaccettabili), il che di certo non aiuta a creare un clima di serena e pacifica discussione (ad esempio sulle metodologie spesso aberranti dell'allevamento industriale), ma solo a gettare discredito. A ben vedere, se si riuscisse a superare certi filtri che ottenebrano la vista, si scoprirebbe che i cacciatori sono forse più animalisti degli animalisti riconosciuti come tali, ma questo, ovviamente, non può accadere nelle società dei supermercati, dove i bambini crescono a pane e Walt Disney e ignorano che forma abbiano una mucca o un pollo.

Secondo i principi dell'evoluzione, il forte schiaccia il debole. Ed è fuor di dubbio che la caccia (quella seria, quella vera e “giusta”) e i cacciatori, in questo periodo storico, siano la parte debole di un sistema di propaganda ignorante e discriminatoria. Ciò che personalmente mi auguro è che trovino il modo di riabilitarsi agli occhi di un popolo drogato e sempre più alienato dalla natura, oppure – ancora meglio – che i “non addetti ai lavori” riescano a sensibilizzarsi da soli e ad aprire un po' di più gli occhi. Concedetemi questa piccola chiosa utopistica, almeno per stavolta.
 

Ivan Bececco

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6 commenti finora...

Re:Supermarket society

Antonio, non è che il dibattito langue. Credo solo che meglio e più di così non si possa dire. Bravo Ivan Bececco!

da Ezio 23/10/2013 19.15

Re:Supermarket society

STRANO CHE QUANDO SI PARLA DI COSE SERIE, E QUESTE NOTE DI BECECCO SONO UNA COSA SERIA - IL DIBATTITO LNGUE. EPPURE E' PROPRIO SU QUESTI ARGOMENTI CHE TUTTI NOI CI DOVREMMO CONFRONTARE. MAGARI CON DELLE SEMPLICI OPINIONI, RACCONTANDO ESPERIENZE, DENUNCIANDO SITUAZIONI SPECIFICHE. ESEMPIO: CHE SUCCEDEREBBE SE TRAMITE LA RETE MAGARI BIGGHUNTER RACCOGLIESSE LE MIGLIAIA (MIGLIAIAAAA) DI REALTA' SCONCE SUL TERRITORIO, DISASTRI AMBIENTALI, INCURIA, INQUINAMENTI, ANCHE PICCOLI. METTERLI TUTTI INSIEME FAREBBE UN BELL'EFFETTO. NON C'E' NESSUONO COME NOI CACCIATORI IN GRADO DI MONITORARE ANCHE I PIù NASCOSTI INFRATTI EL PAESE. DIAMOCI DA FARE.

da ANTONIO N. 23/10/2013 11.57

Re:Supermarket society

Dai Ivan. Prendi la licenza. Abbiamo bisogno di ragazzi come te.Soprattutto per dimostrare quello che veramente siamo. Un asse portante nella gestione faunistico-ambientale, un patrimonio di esperienze, una ricchezza di umanità. Questi dell'Ispra, scienziati da operetta, per i censimenti sulla fauna alata se non avessero le migliaia di appassionati che fanno gratuitamente i rilevamenti e mettono a disposizione le loro conoscenze,non sarebbero riusciti a fare nemmeno quel poco di cui si vantano. Guarda la vicenda Toscana del ricorso al TAR sul calendario da parte degli ambeintalisti. Che figura che ci ha fatto l'Ispra. S'è fatta dire (scrivere, addirittura, in una sentenza) che i dati di cui dispone sono vecchi, superati, soprattutto surclassati dai dati frutto delle ricerche dei cacciatori. Dove vogliono andare sti' scienziati se non sanno nemmeno attingere a informazioni scientifiche che sono a disposizione di tutti? Perchè una buona volta non dichiarano fallimento e si affidano - la scienza e la politica, si affidano - a chi ne sa veramente di più. Basta con questo ambientalismo salottiero. Basta con chi fa propaganda e sostiene le vecchiette che danno da mangiare ai cinghiali in città. Basta con questi politici di second'ordine che per un pugno di voti pretendono di raccontare la natura come se fosse un cartone animato.

da Renzo I. 22/10/2013 11.52

Re:Supermarket society

Bravo, ottima disamina della realtà. Il sistema marcio ci sta facendo sprofondare verso una corrente di pensiero che di logico non ha nulla. Stanno piano piano inserendo tutto il mondo naturale in un microcip tecnologico ( dove sia poi il beneficio è una domanda da lasciare ai posteri),e forse, senza falsa modestia l'ultimo baluardo della repressione della libera passione e del libero amore(vero) per la natura (tutta) siamo noi cacciatori(parlo per l'italica patria). Ancora non ci sono riusciti... e mai ci riusciranno a manipolarci per farci pensare senza una logica generata dalla passione. Forse il solito cretino/cretina avrà sicuramente da ridire sull'articolo e sui commenti dell'editoriale...ti aspettiamo.. noi consapevoli del fatto che sei un ignorante di proporzioni cosmiche e tu consapevole di esserlo ma troppo vile per ammetterlo( si sto parlando di te anziano signore/a con nipoti).P.S.e se non risponderai ... tranquillo mangeremo lo stesso stasera.

da P.G. 21/10/2013 15.46

Re:Supermarket society

Non è Utopia ,ma sogno realizzabile ,basterebbe volerlo . Bravo

da Renzo 21/10/2013 10.24

Re:Supermarket society

Bravo, un grande plauso a te! Un solo appunto: laddove parli di "evoluzione" riferendoti a questa società post-moderna, io parlerei di "involuzione".

da 100%cacciatore 21/10/2013 10.12