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Editoriale

Un legame, tanti valori *


lunedì 2 agosto 2021
    

 
 
Se non è possibile quantificare il rapporto affettivo-venatorio con il teatro delle nostre battute, è invece necessario calcolare economicamente l’apporto gestionale che i cacciatori danno volontariamente.

Penso sia un sogno comune a tutti i cacciatori italiani, quando si concluderà questo periodo terribile, di riprendere serenamente a praticare la propria passione, magari anche con qualche puntata fuori confine. Si confrontano così due pulsioni: una più locale e una più “globale”. Ciò ci porta ad affrontare una questione che non si trova frequente nei dibattiti venatori: la caccia è di per sé territoriale o ubiquitaria, cioè legata alle prede oggetto di caccia?

Se andiamo ad indagare rifacendoci a quanto succede in Natura, è imprescindibile riconoscere come la componente primordiale è molto presente nella passione venatoria. Dobbiamo riferirci al significato più consono dell’ambiente dove esercitiamo la nostra caccia. Il riferimento più appropriato è ai termini della biologia quali “habitat” e “territorio”. Tra i mammiferi predatori nostri competitori e con i quali possiamo in qualche modo confrontarci sotto il profilo biologico-comportamentale, siano essi specie sociali quali i lupi o individuali come la lince, tutti vivono e cacciano in un proprio territorio perfettamente conosciuto e difeso. Questo per evidenti e note ragioni di sopravvivenza, competizione ed equilibrio tra prede e predatori, così è almeno in ambiente naturale senza presenza umana. Anche in sociologia ed etnografia il termine territorio assume uno specifico significato identitario che va oltre l’aspetto naturale: landscape il termine inglese e landschaft in tedesco (questi temi sono esaurientemente definiti da Annibale Salsa in “Paesaggi delle Alpi”, 2019 ). Anche analizzando altri fattori più consoni alla caccia, divenuta nel corso dei secoli da attività prettamente alimentare a prevalente attività ludico-sociale ed in questo ultimo scorcio di tempo ad attività prevalente indirizzata alla gestione faunistico-ambientale, ancora oggi sembrano prevalere le ragioni a sostegno del suo aspetto “territoriale” (aggettivo che esprime anche l’aspetto cognitivo e culturale di un ambiente geografico), come andremo di seguito ad esporre.      

La caccia, anche al di là degli obiettivi e delle ragioni che la supportano, è per il singolo cacciatore grande fonte di emozioni e di gioia che travalicano il momento riduttivo e limitato della cattura della preda (sempre più ristrette se non uniche nella stagione venatoria). La caccia è nella gran parte immaginazione e aspettativa: di avvistamenti, di incontri che hanno la necessità di ambientazione e trovano concretezza in posti a noi noti e ritenuti confacenti alla selvaggina che intendiamo cacciare. Ecco quindi la possibile corrispondenza al termine usato in biologia sopra richiamato di “habitat”, l’ambiente dove ognuno “vive” la propria attività venatoria.

Solo “quel” posto (ora e luce costruiscono la scenografia appropriata) ci acuisce i sensi e l’adrenalina entra in circolo, in attesa di un frullo, un verso, un ombra, ma anche il solo spaziare su ambienti e orizzonti appaganti è fonte di serenità. Cacciare in posti sconosciuti annulla o mortifica l’aspettativa rendendola inconsistente, e la stessa azione venatoria ne risulta sminuita.

Alcuni esempi: cos’è cacciare la beccaccia senza conoscere l’angolo di bosco idoneo, la possibile rimessa? O la lepre col segugio, se non si può ipotizzare il covo, la pastura e il rientro? La caccia al cervo e al capriolo se non si conoscono del bosco tutte le aree dove bazzicano gli animali nel corso del giorno e delle stagioni? E pure per il camoscio, una caccia in aree aperte dove la vista spazia, ci si deve affidare all’accompagnatore che è spesso il protagonista vero della caccia. Anche le cacce in braccata in un territorio ignoto son prive di aspettative, spesso piene di noiose attese, rispetto ai luoghi dove sono note valli, trottoi, rimesse, dove almeno l’immaginazione, come un drone, segue la canizza.

Ma oltre a questo aspetto intimo ma sostanziale della gratificazione che genera la caccia, esistono fattori esterni che definiscono la caccia. Esaminiamo altri due aspetti, uno diretto e l’altro indiretto, che condizionano la caccia nel nostro Paese e contribuiscono a determinare la caccia attuale come prevalentemente legata ad un ambito territoriale (concetto diverso dal “territorio” sopra definito).

La situazione normativa e l’economia legata all’attività venatoria sono due fattori che diversificano l’Italia rispetto agli altri Paesi europei. In quasi tutte le nazioni il diritto di caccia è connesso alla proprietà, e la caccia è collegata ad un’importante economia che, a sua volta, è interdipendente col settore ambientale. Viceversa, la prevalente tradizione venatoria di caccia all’avifauna migratoria che ha contraddistinto in passato la caccia nazionale non ha certamente promosso una cultura territoriale della caccia e della fauna stanziale, che si basa sul principio della salvaguardia degli habitat, della conoscenza dei contingenti faunistici presenti e sul calcolo dei possibili prelievi. La legge venatoria nazionale risalente al secolo scorso (è di tutta evidenza l’anzianità!) aveva abbozzato, più che il principio della territorialità, una limitazione della mobilità dei cacciatori all’interno di ambiti incompatibili con conoscenza del territorio e gestione faunistica ed ambientale, delegando alle Regioni modalità e regole le più disparate. Il nodo dell’economia non è stato affrontato, se non stabilendo la tassa nazionale della licenza e fissando il limite massimo per la tassa regionale sulla base di un demagogico principio egualitario, che non trova corrispondenza nella caccia estremamente diversa per ambienti e risorse faunistiche da comune a comune. Si tratta di una tematica che viene scarsamente discussa, fatta salva qualche ricerca del settore armiero (in una ricerca dell’Università di Urbino si indica in 7 miliardi e 300 milioni l’ammontare del settore tra diretto e indotto).

Passando all’aspetto indiretto, non viene quantificata né considerata l’enorme mole di lavoro svolta dai cacciatori come “volontariato” (in realtà anche “obbligatorio” per poter accedere agli abbattimenti). In tal senso, opportunamente, è intervenuta la Federcaccia con la presentazione del Bilancio sociale (n.1/2021, pag. 12) che colma questa lacuna. Volendo presentare qualche esempio, eclatante sarebbe il confronto tra i costi relativi alla gestione di un area vincolata a Parco la verifica della ricchezza ed equilibrio faunistico rispetto al costo che si avrebbe con una caccia gestita con l’apporto anche ambientale dei cacciatori!

È auspicabile che, su iniziativa dei cacciatori, venga affrontato questo tema importante per poter dimensionare in sede politica il ruolo dei cacciatori nella gestione ambientale e trovare le giuste risorse economiche anche all’interno dell’attività venatoria (avviene già in alcune regioni, dove i costi sono proporzionati alla qualità dell’ambiente e alla fauna presente), come la legge prevede per le Aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie, che verrebbero destinate all’ambiente. Sarà un percorso in salita, ma è l’unica via percorribile per un mondo venatorio decrescente.

Nessuno può ragionevolmente ipotizzare di erigere barriere e definire spazi artificiosi per chiudervi i cacciatori, ma dovranno essere i cacciatori stessi che fanno propri gli ambienti che frequentano, elevandoli con un passaggio e una elaborazione culturale (come è in essere da anni per alcune zone alpine) a “territori”, e coniugando wilderness e gestione tecnica. Un riferimento è il documento della “Convenzione europea del Paesaggio” (2001, Firenze). Di questi spazi assunti a “territori” ne assumeranno responsabilità, cura e custodia; negli stessi può trovare legittimità e appagamento intimo la caccia, ma anche trovare concretizzazione la condivisione sociale di utilizzo e conservazione del ambiente e della fauna come patrimonio collettivo. Negli ultimi decenni, nonostante il travagliato iter amministrativo dei territori alpini e della caccia senza una regia unica, i cacciatori hanno supportato spesso, sostituendosi alle strutture istituzionali, la nuova visione della caccia che si pone come obiettivo la conservazione della biodiversità e di popolazioni faunistiche in equilibrio con il paesaggio umano in costante e rapida evoluzione (o involuzione), opponendosi ad una predominante moda di un ambientalismo ottuso, che pone come obiettivo l’intangibilità dell’ambiente.

Questo nuovo approccio potrebbe essere un’ipotesi per una prospettiva “venatoria” di una tanto declamata e promessa green economy.

* Per gentile concessione de Il Cacciatore Italiano

 
 
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16 commenti finora...

Re:Un legame, tanti valori *

e giusto pagare una tassa ai proprietari , sopratutto chi pratica la stanziale , un'altra tassa bella tassa per gli appostamenti fissi ( che sottraggono territorio ) dciamo almeno 1000 euro all'anno. tasse anche per i selettori 1000 euro anche per loro , hanno la "riservina privata" battuta al cinghiale 10.000 euro a squadra , caccia alla migratoria in movimento 500 euro a cacciatore , chi caccia in azienda privata oltre la quota deve pagare una concessione allo stato ( chi va in azienda è ricco ) per cui almeno 1000 euro oltre la quota. Tutto per i proprietari terrerieri.

da Giustizia 05/08/2021 9.11

Re:Un legame, tanti valori *

Ve ne era un'altro che aveva messo i buttafuori ma dopo qualche mese ha chiuso bottega.

da pallino 04/08/2021 19.02

Re:Un legame, tanti valori *

Fratelli, fate il gioco degli animalisti che spiano i nostri discorsi! L'avvita' venatoria va' difesa al 100% dalla migratoria alla stanziale e degli ungulati! La 157/92, e' la miglior legge che ci concede la politica, frutto di un' accordo tra interessi diversi, e' europea, ambientalista, democratica e non hanno nessuna intenzione di modificarla se non per quanto concerne gli ungulati divenuti problema economico e sociale!

da Fabio 04/08/2021 9.20

Re:Un legame, tanti valori *

pippetto è inutile che ti inalberi qua non vuole cambiare nulla nessuno. Non siamo noi poveri martiri presi a schiaffi dalle aaw dai talebani verdoni e dalla politica a poter cambiare qualcosa. Questo è appannaggio della politica dopo che siamo stai venduti. Non abbiamo voce in capitolo siamo tenuti per le [email protected] grazie a gente che andrebbe appesa nelle pubbliche piazze.

da Sandro 03/08/2021 18.52

Re:Un legame, tanti valori *

LASCIATE FARE TUTTO COM’È’: OGNI VOLTA CHE METTETE MANO A RIFORME DELLA CACCIA FATE DISASTRI. RIPETO: NON TOCCATE NULLA CHE NON SIETE CAPACI.

da Pippetto 03/08/2021 17.22

Re:Un legame, tanti valori *

La soluzione francese, cioè l'accordo fra categorie (agricoltori e cacciatori, pagando, potrebbe essere ancora fattibile. Non solo per la caccia da appostamento. Con la scuola del diritto che abbiamo in Italia, poi, dove si vive sul cavillo, la soluzione stai tranquillo che la troverebbero. Per esempio, basterebbe decidere di non pagare i danni a chi non aderisce agli accordi (o anche dove la caccia non è consentita come nelle aree protette). Poi, anche in Francia, sotto un certo ettaraggio o sotto una certa percentuale il proprietario o il conduttore viene cooptato nella ACCA (ATC francese). A questo punto, anche la piccola proprietà non avrebbe scelta. La caccia è un business, anche in Italia: cinghiali e ungulati (venduti sottobanco), appostamenti fissi (si va dai mille ai centomila euro a postazione), riserve a pagamento (dal 10 al 15% del territorio cacciabile). Insomma, ne girano di soldi. Fino ad ora si faceva conto su fucili, cartucce, cani, fagiani (cioè commercio di prodotti o animali allevati), oggi sta emergendo il tanto sommerso che finisce in tasca alla chetichella.

da Pippotto 03/08/2021 15.00

Re:Un legame, tanti valori *

Purtroppo là parcellizzazione della proprietà terriera italiana (5.000 mq di media) non consentono lo scimmiottamento del sistema francese o anglosassone. Se aboliscono l’842 resta la caccia da appostamento fisso (fino a che lasciano la migratoria) e la “caccia” a 5 fagiani 100 euro pranzo compreso) delle agrituristiche. Senza contare che le associazioni ambientaliste (ricchissime) pagherebbero e premierebbero i proprietari dei terreni che NON facessero cacciare nei propri terreni. Niente 842 niente caccia in Italia.

da Dino 03/08/2021 13.34

Re:Un legame, tanti valori *

Contenti voi A me piacerebbe dialogare con una persone con un nome magari di fantasia ma con “un contento voi” mi sembra di guardare un volantino pubblicitario cose che invece se l’argomento non mi interessa lo accartoccio e lo getto nella spazzatura ma tant’é. Ho espresso il mio punto di vista che può essere condivisibile ho criticabile, ciò non toglie che come si caccia oggi in Italia è un'anomalia. Personalmente non ho nessun interesse l’unica terra che possiedo è in società con mia moglie ed è quella dei vasi da fiore. Nel tuo scritto trovo una grande contraddizione da un lato scrivi :SE NON SI STA AL PASSO COI TEMPI SI E' PERSO IN PARTENZA-- a seguire PER RISPONDERE A PIPPO, CHE SE VA AVANTI COSì SARA' ACCONTENTATO. TUTTO QUESTO BACCANO INTORNO ALLA CACCIA PORTERA' PRESTO ALLA ABOLIZIONE DI FATTO DELL'842 –Delle due una o rimaniamo analfabeti per tenerci 842 oppure se vogliamo evolvere essere acculturati futuristi e non perdenti bisogna pagare l’agricoltore. Scegli tu. Una cosa è certa chi non si può permettere distrazioni non è obbligato a cercarsele e averne e non vale solo per la caccia.

da Pippo 03/08/2021 11.10

Re:Un legame, tanti valori *

TUTTI DOTTORI, TUTTI PROFESSORI, COME TUTTI CT DELLA NAZIONALE E OGGI PURTROPPO TUTTI VIROLOGI. SECONDO ME, ANCHE SE ACCULTURATI, TUTTI ANALFABETI DI RITORNO, COME SI DICE. SOPRATTUTTO SE SI PENSA CHE LA VERITA' SIA SOLO LA NOSTRA E NON SI DA' CREDITO AD ALTRI PUNTI DI VISTA. QUELLO CHE E' CERTO E' CHE MALGRADO TUTTO SE NON SI STA AL PASSO COI TEMPI SI E' PERSO IN PARTENZA. CREDO, PER RISPONDERE A PIPPO, CHE SE VA AVANTI COSì SARA' ACCONTENTATO. TUTTO QUESTO BACCANO INTORNO ALLA CACCIA PORTERA' PRESTO ALLA ABOLIZIONE DI FATTO DELL'842, PER CUI CHI VORRA' ANDARE A CACCIA DOVRA' CHIEDERE IL PERMESSO AI PROPRIETARI O AI CONDUTTORI DEI FONDI AGRICOLI. COME SUCCEDE, PIù O MENO, IN TUTTI GLI ALTRI PAESI D'EUROPA.

da CONTENTI VOI... 03/08/2021 8.29

Re:Un legame, tanti valori *

Li sferzo per dimostrare loro che è inutile lamentarsi delle aavv e poi rinnovare con loro per non fare la (piccola) fatica di imparare 3 cassate di numero.

da Pasquale 02/08/2021 20.43

Re:Un legame, tanti valori *

Pasquale Molti non hanno avuto la possibilità di studiare e se pensi che alcuni acculturati non si sanno disbrigare tra i meandri di molte merdose legge che una contraddice l'altra capisci bene che qualcuno possa avere difficoltà. Per di più essendo una categoria attempata solo una minima parte è capace di usate tecnologie moderne per il disbrigo delle pratiche. Non è la prima volta che ti esibisci in questo scherno vero il prossimo non acculturato come te e questo ti rende un personaggio scialbo oltre che cattivo dentro. Mi piacerebbe sapere quanti non acculturato aiuti per non farli passare attraverso le aaw. Ti sei almeno reso conto che le aaw con in testa la solita fidc sta cercando di informatizzare tutto proprio per tenere sotto i piedi gente meno acculturata e tu invece di spronarli e indirizzarli verso soluzioni comprensibili a molti che fai li sbeffeggi?

da Non ti vergogni? 02/08/2021 20.32

Re:Un legame, tanti valori *

La soluzione non esiste, è men che meno ce l’ha FIDC che sta facendo solo la solita campagna tesseramento. Ma stiamo tranquilli il 95% dei cacciatori non è in grado di rinnovarsi il porto d’armi e nemmeno gli ATC e tutta la burocrazia che è stata creata e per questo rinnoverà come sempre e come sempre se la prenderà con le aavv invece che con la propria IGNORANZA.

da Pasquale 02/08/2021 18.50

Re:Un legame, tanti valori *

Alcuni esempi: cos’è cacciare la beccaccia senza conoscere l’angolo di bosco idoneo, la possibile rimessa?  L’occhio dell’esperto cacciatore che individua la zona più idonea e promettente dopo anni di gavetta. Viceversa, la prevalente tradizione venatoria di caccia all’avifauna migratoria che ha contraddistinto in passato la caccia nazionale non ha certamente promosso una cultura territoriale della caccia. Ma che stai a di???? una cultura territoriale quando la migratoria ha un’infinita di rotte e di spostamenti territoriali che spesso vanno oltre i confini regionali??? Qui poi si evidenza la scorrettezza, l’idiozia di chi ha concorso a scrivere questa porcata che ha messo sullo stesso piatto la cioccolata e le alici per frodare i cacciatori e indurli entrambi a lavorate gratis per la casta (fidc/ arci caccia) poichè sono due discipline distinte e mal si conciliano tra loro. L’una hanno bisogno di Habitat sano,immissione di selvatici nei periodo giusti e di qualità e un costante controllo contro predatori a “due” e quattro zampe. L’altra non ha bisogno di nulla se non di clima e venti favorevoli. In seconda istanza a seconda delle specie avrebbero bisogno di un habitat accogliente ma per questo ti dovresti rivolgere ai padrone dell’agricoltura. Senza offesa a me sembri più che un cacciatore un assiduo frequentatore di AFV dove l’accompagnatore ti indica il covaccio della lepre e dove si spollano i fagiani.

da Pippo 02/08/2021 12.50

Re:Un legame, tanti valori *

LIBERA CACCIA IN LIBERO TERRITORIO! LA TERRA A CHI LA LAVORA!

da ANTOINE64 02/08/2021 11.56

Re:Un legame, tanti valori *

Pasquale, sembrerebbe che tu avessi la soluzione a portata di mano. Sapresti dircela anche a noi poveri mortali?

da adamo 02/08/2021 11.03

Re:Un legame, tanti valori *

Solite chiacchere della FIDC, in attesa del Paradiso che verrà siamo a dibatterci fra quarta ondata di Covid (con restrizioni alla mobilità e quindi alla caccia) ricorsi al TAR e a Franco Frattini, aggressioni degli animalisti a cacciatori isolati. Ma il Paradiso è sullo sfondo, e verrà, un giorno grazie a FIDC..

da Pasquale 02/08/2021 10.50