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Editoriale

LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE


lunedì 29 agosto 2016
    

Davanti a un Fabio Fazio sbigottito, imbarazzato, il mostro sacro dell'intellighenzia italiana, Roberto Calasso, snocciolava il suo verbo per una platea di nostri concittadini che i dati auditel dicono raggiunga  la bellezza di due-tre milioni di ascolti.

L'aveva invitato, il Fazio, magnifico conducator di "Che tempo che fa", a presentare la sua ultima fatica letteraria, ricca come sempre di rimandi di una erudizione unica, con garbo ma con fermezza. Una fermezza, feconda di certezze, a cui il campione del politicamente corretto - attònito ("lo stupore che mi ha colto, vorrei che arrivasse anche a casa"", ipse dixit) da tanta sapienza -  non riusciva a confutare neanche una virgola.

Ma andiamo per ordine.

Chi è Roberto Calasso. Per chi non lo sapesse,  è un grande intellettuale, raffinato scrittore, saggista, editore de l'Adelphi, una fra le più prestigiose case editrici del paese, che fra i 2500 titoli in catalogo propone grandi pensatori e scrittori, come Emanuele Severino, Milan Kundera, Jorge Luis Borges, Bruce Chatwin, Vladimir Nabokov, William Faulner, Joseph Roth, George Simenon, Friedrich Nietzsche, spaziando dai testi di fisica ai classici delle varie tradizioni letterarie euroasiatiche (esempio: il Mahabharata, ovvero "La grande storia dei discendenti di Bharata", uno dei più grandi poemi epici dell'India, che risale nella sua prima stesura a tremiladuecento anni avanti Cristo).

Ininterrottamente alla guida della casa editrice dal 1971, Calasso ha al suo attivo 14 opere monumentali, la più nota "Le nozze di Cadmo e Armonia", dove fa sfoggio della sua profonda conoscenza della storia e delle letteratura greca intrecciate con gli affascinanti miti che costituiscono tutt'oggi la piattaforma del nostro vivere in occidente.

La sua ultima fatica letteraria - si potrebbe dire: la pietra dello scandalo - s'intitola "Il Cacciatore Celeste".

Una breve sintesi delle certezze antropologiche di Calasso: "Ci fu un'epoca - si legge nel risvolto di copertina de "Il Cacciatore Celeste", che vi invito a leggere, ovviamente - in cui, se si incontravano altri esseri, non si sapeva con certezza se erano animali o dèi o signori di una specie o demoni o antenati. O semplicemente uomini. Un giorno, che durò molte migliaia di anni, Homo fece qualcosa che nessun altro aveva ancora tentato. Cominciò a imitare quegli stessi animali che lo perseguitavano: i predatori. E diventò cacciatore. Fu un processo lungo, sconvolgente e rapinoso, che lasciò tracce nei riti e nei miti, oltre che nei comportamenti, mescolandosi con qualcosa che nella Grecia antica fu chiamato "il divino", tò theìon, diverso ma presupposto dal sacro e dal santo e precedente perfino agli dèi. Numerose culture, distanti nello spazio e nel tempo, associarono alcune di queste vicende, drammatiche ed erotiche, a una certa zona del cielo, fra Sirio e Orione: il luogo del Cacciatore Celeste. Le sue storie sono intrecciate in questo libro e si diramano in molteplici direzioni, dal Paleolitico alla macchina di Turing, passando attraverso la Grecia antica e l'Egitto ed esplorando le connessioni latenti all'interno di uno stesso, non circoscrivibile territorio: la Mente".

Come dire: se noi siamo quello che siamo, e se vogliamo continuare ad esserlo, non possiamo tralignare dal nostro essere cacciatori, che nel salto evolutivo che ci ha affrancato dalla natura bruta ha  ritualizzato e sublimato la nostra essenza animalesca, predatoria. Siamo cioè diventati cacciatori, mangiatori di carne di selvaggina. Perchè in principio, come si potrebbe parafrasare dalla Bibbia, in principio - prima di essere homo sapiens (o sapiens sapiens) - eravamo frugivori raccoglitori e...mangiatori   di carogne, come le iene.
Così parlò Calasso.

Mangiatori di carne. Si. Siamo mangiatori di carne. Di selvaggina, per giunta. Macchè vegetariani, macchè vegani. Se non vogliamo che le nostre capacità intellettive degenerino, dobbiamo perseguire la nostra natura - magari con la moderazione necessaria per il contemporaneo. Oggi più che mai.

In Italia, ovunque, malgrado tutto, malgrado le vicende avverse, malgrado certe nostre inadeguatezze, la selvaggina è abbondante. Sta diventando un patrimonio, anche di carne pregiata, che in molti ci invidiano. Quale occasione dunque, se non quella di procedere nella razionalizzazione della cosiddetta filiera? Lo so, è complicato, è difficile, siamo al centro di infinite sollecitazioni di diversa provenienza. Le popolazioni di ungulati, soprattutto, e soprattutto il cinghiale, fanno gola - è il caso di dire - a tanti. Ecco che bisogna mettere ordine.

Da qualche parte bisogna cominciare. E non si può prescindere dai cacciatori. In molti sollecitano un percorso ordinato, che partendo dai singoli, organizzati in squadre di cacciatori di cinghiale,  selettori, controllori, porti alla formazione di un vero e proprio percorso virtuoso, che qualifichi il ruolo di chi effettua il prelievo (cacciatori, non ci sono alternative, se ne devono convincere tutti, anche i più scettici) e definisca un nuovo tragitto, che tenga conto degli interessi di chi - ancora i cacciatori, ma anche gli agricoltori e gli altri cosiddetti "portatori di interessi", appunto - questo patrimonio lo gestisce e lo cura amorevolmente, che non è un paradosso.

I buoni esempi ci sono. In altri paesi sono prassi comune. Solo da noi si fa di tutto per complicare le cose. Ma, questi siamo, e con noi stessi dobbiamo convivere.

La carne di selvaggina è la più sana, la più nutriente; non a caso Calasso - ma non soltanto lui, diciamolo - la pone alla base della nostra evoluzione, antropologica, ma soprattutto spirituale. Trascendentale, nelle diverse accezioni del termine.

Se ne stanno interessando da tempo centri di ricerca e organizzazioni che sono il fiore all'occhiello delle nostre eccellenze nell'agroalimentare.

Se andiamo in Trentino o in Alto Adige, senza nemmeno scollettare in Austria, Germania o Slovenia, anche il più sprovveduto gourmant torna con la sua bella confezione di prosciutto di cervo o di arista di camoscio. Non senza aver gustato su quelle aspre vette almeno uno stufato con polenta, che ricorda i fasti venatori di Ceccobeppe. Del resto, chi ha avuto modo in questi anni di passare dalla scuola di caccia del Latemar (Nova Levante - Bolzano) ha acquisito anche i primi rudimenti nel cosiddetto trattamento delle spoglie, che sta alla base per ottenere una carne di selvaggina (ungulati) come dio (o Zeus) comanda.

Personalmente non posso non ricordare la sapiente promozione del mio antico mentore Enrico Vallecchi, che associò alla sua attività di grande editore una testimonianza appassionata delle gioie della vita in campagna, delle nostre tradizioni, della buona cucina, della carne di selvaggina. Pubblicò una serie infinita di ricettari, antichi e moderni. Famoso "Il Girarrosto-Come si cucina la selvaggina", della marchesa toscana Maria Luisa Incontri Lotteringhi della Stufa, allevatrice di cani, appassionata di caccia, di pesca, cuoca per diletto, scrittrice per vocazione. Un sodalizio, il loro, che negli anni sessanta costituì un vero e proprio punto di riferimento per la gastronomia della caccia, a cui - più tardi, scusate l'ardire - detti anche il mio modesto contributo, favorendo fra l'altro la pubblicazione di una selezione di ricette artusiane a base di cacciagione e collaborando all'organizzazione della Settimana della Gastronomia della Caccia nella provincia di Firenze. Evento che fu ripreso in Lombardia e che tuttora prosegue con grande successo.Per non ricordare i primi "laboratori del gusto" promossi al Game Fair, con l'aiuto dei colombacciai di Amelia o del "padulino" Giovanni Franceschi.

Un filone, quello vallecchiano, in parallelo al quale mosse  i primi passi Carlin Petrini, che - come lui stesso racconta - quando dette corpo alla sua grandiosa idea (la chiamò, come tutti sappiamo, Slow Food, "mangiar lento", in contrapposizione all'imperante  fast food di matrice americana), che concepì, udite udite, a Montalcino, ospite di suoi amici cacciatori e gastronomi di ArciGola, in occasione della fastosa Sagra del Tordo.

E Slow Food, anche recentemente persegue e dà forza alla teoria di Roberto Calasso, tant'è vero che la qualità e la bontà delle carni di selvaggina sono oggetto di un impegno per un progetto che l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (fondata a Bra-Cuneo proprio da Petrini) ha intrapreso con altre organizzazioni ed enti dei diversi settori interessati. Un progetto ("Selvatici e buoni") che si prefigge la valorizzazione della carne di selvaggina, attraverso la tracciabilità e la sicurezza alimentare "per garantire trasparenza e legalità" a questo patrimonio, che grazie all'impegno dei cacciatori acquisisce sempre più valore anche dal punto di vista economico.

E si susseguono iniziative del genere grazie ai territori, alcune da far invidia ai cugini austrungarici. Aumenta l'attenzione da parte di tanti chef pluristellati, come Igles Corelli, che proprio a partire dalla primavera ha intrapreso un tour che in autunno porterà nel tempio della sua scienza culinaria (Atman-Villa Rospigliosi di Lamporecchio, dove Lilia Orlandi con l'ATC di Pistoia, lo scorso anno ha lanciato  il primo corso per cacciatori abilitati nel trattamento delle carni di selvaggina) ben venticinque superprofessionisti, maestri di cucina in altrettante parti d'Italia, per dar vita a una kermesse di altissima gastronomia col solo limite di mettere a frutto la loro arte gastronomica, cimentandosi su pregiati e meno pregiati tagli di carne di selvaggina.

Ne sortirà una pubblicazione curata da Michele Milani, anche lui appassionato gastronomo e cacciatore.

Insomma, ci si sta avviando verso la costituzione di una filiera sempre più definita, che porterà all'individuazione di un marchio di qualità,  per dare sostanza anche al mirabile affresco di Roberto Calasso, che provocatoriamente ci erudisce: "Chi è il Grande cacciatore? - si chiede - Oltre a Zagreus - risponde - vi sono altri grandi cacciatori fra gli dèi. Zeus è il Grande Cacciatore. Un invisibile filo a piombo scende dall'alto del cielo, attraverso tutta la terra e sprofonda sino all'imo degli Inferi: è il Grande cacciatore. In nessuna parte il divino accetta di separarsi dal gesto dell'inseguire una preda. A nessuna altezza, nell'aria trasparente dell'Olimpo, nell'aria turbolenta della terra, nell'aria perennemente fosca dell'Ade, scompare il profilo aguzzo del Grande Cacciatore".

E se pure noi ci daremo da fare, prima o poi anche il più accanito sostenitore vegan dovrà capirlo.
 

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15 commenti finora...

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Bravo Toni, loro sono pochi ma attivissimi e sono bravi a sfruttare i media, cosi sembrano milioni....noi siamo 650.000 più i simpatizzanti piu quei para..li dei pescatori( parac.li perché finchè attaccano noi, loro che sono cacciatori con la canna fischiettano allegramente per non dare nell'occhio)più i famigliari, più gli addetti dei settori collegati alla caccia saremo qualche milioncino....ma sembriamo una decina ....hanno ragione loro siamo anacronistici e quindi è giusto che scompariamo...con buona pace delle nostre associazioni che non riescono a capire (o non gli interessa capire) che se la gente non ci conosce e sente solo una campana ovviamente ci disprezza

da bughiu 20/11/2017 16.46

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Bravo Toni, loro sono pochi ma attivissimi e sono bravi a sfruttare i media, cosi sembrano milioni....noi siamo 650.000 più i simpatizzanti piu quei para..li dei pescatori( parac.li perché finchè attaccano noi, loro che sono cacciatori con la canna fischiettano allegramente per non dare nell'occhio)più i famigliari, più gli addetti dei settori collegati alla caccia saremo qualche milioncino....ma sembriamo una decina ....hanno ragione loro siamo anacronistici e quindi è giusto che scompariamo...con buona pace delle nostre associazioni che non riescono a capire (o non gli interessa capire) che se la gente non ci conosce e sente solo una campana ovviamente ci disprezza

da bughiu 20/11/2017 16.46

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Si, il motto neorenziano (ormai si attribuisce tutto a lui, come succedeva per il duce, nel bene e nel male, ma di male, fortunatamente per lui e sfortunatamente per noi, lui ce n'ha trovato molto più di quello che gestisce attualmente, e qualcasa vorrà dire) è da condividre e da attribuire sia a Veneziano (che spesso leleggia su cime molto distanti dalla realtà che vorrebbe rappresentare), sia ad Alvaro, che vede una realtà che spesso è fantasia dovuta all'idealizzazione di un modello codificato a suo tempo da Froid. Cosa ben percepita da tutti i leader populisti (ormai la stragrande maggioranza) anche nella caccia. Una volta si diceva "epater le bourgeoise" (alla toscana: infinocchiare). Fra le nostre, potrei dare anche una modesta valutazioe: Federcaccia= sonnacchiosa; Enalcaccia=addormentata; Anuu=patetica; Arcicaccia, Anlc, CPA, Confavi ecc.=fuori di testa, chi per un verso chi per l'altro.

da Sigmund 02/09/2016 16.36

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Ho appena riletto su Bighunter l'intervista a Veneziano, in previsione del congresso Arcicaccia, e il commento di Alvaro, che critica chi a suo avviso calò le brache all'epoca del referendum e della 157. Non sarebbe male che Alvaro facesse un corsettino accelerato di sociologia e scienza della politica, e si tenesse un po' più aggiornato anche sull'attualità, con particolare attenzione alle vicende della società contemporanea, nazionale, europea e mondiale (almeno per quella occidentale). Dopodichè penso che potrebbe aggiornare anche i suoi punti di vista. Per quanto riguarda la caccia, vorrei comunque precisare che all'epoca l'Arcicaccia subalterna al PCI fu attraversata da un fermento peccaminoso, che la portò a invitare i propri cacciatori alla fine a votare secondo coscienza, e non come aveva chiesto Occhetto di schierarsi per il SI (noi cacciatori eravamo per il NO, ma la parola d'ordine fu l'astensione, con la quale che non avremmo certo potuto raggiungere da soli la maggioranza, visto che per questione di numeri - 3% in epoche d'oro - non possiamo pensare di esserlo; mai!). Quindi, inciuci ne ce ne furono, se non una trattaviva in Parlamento fra le diverse forze in campo e allora l'ecologismo purtroppo imperava come e più di adesso (anche purtoppo col contributo di Arcicaccia). Quanto ai fondi, di tutti i cacciatori, per ottenerne una quota parte non vedo come sarebbe potuto essere altrimenti, visto che lo stato può sostenere tutte le organizzazioni che si vuole, ma come minimo queste devono essere organizzate civilisticamente ed essere riconosciute ufficialmente. (Mi risulta che abbiano percepito fondi anche ANLC, che con Zaganelli, mi pare, si pose all'epoca sull'Aventino). Per tutto il resto, la penso come Renzi: "se la mi' nonna avea le rote, era un carretto..."

da Perlaprecisione 02/09/2016 15.35

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Il bravo Incerpi assume la difesa della caccia in ogni circostanza. Questa volta, a mio avviso, lo fa partendo da un cavillo: la valorizzazione della carne di selvaggina, in contrapposizione alle opposte posizioni di vegani e vegetariani, con il rischio di inasprire con loro rapporti già difficili. Ci fa piacere che autorità scientifiche classifichino la carne di selvaggina come sana e nutriente (mi sembrava tanto ovvio!), ma questo non credo contribuirà a ridurre la schiera dei nostri agguerriti avversari. Sinceramente, ancor meno tranquillo mi lascia il prendere atto di un crescente interesse economico in materia di carne di selvaggina che lascia intuire il rischio di immettere nel già non facile circuito della gestione faunistica, nuovi “portatori di interesse”, le cui posizioni avrebbero certamente un peso determinante sulle scelte politiche; meno prevedibili invece sono le conseguenze. Se il Divino “non accetta di separarsi dal gesto dell’inseguire una preda”, per noi poveri cacciatori, certamente rischiano di riuscirci le continue disposizioni cervellotiche e vessatorie, i divieti antitecnici, le restrizioni discutibili, la burocrazia asfissiante; basta guardare il diffuso malcontento, il contenzioso e il calo costante dei praticanti. Non mancano motivi, certo meno intellettuali ma più concreti, per assumere difese della caccia. Prima che sia troppo tardi.

da Pompeo Trombetta 02/09/2016 13.05

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Manca una vera governance politica, e non solo nella caccia.Spicca sempre su tutto e su tutti lo spirito salvifico di Papa Francesco. Probabilmente unico leader mondiale consapevole del rischio che ci sovrasta. Tornando a noi poveri mortali, è triste riconoscere che abbiamo perso qualsiasi riferimento di autoconservazione della specie. Sta prevalendo l'egoismo, concreto elemento a salvaguardia dei nostri geni, ma pericoloso se non contrastato dall'altro valore di origine genetica, Laltruismo, che consente la salvaguarduia dell'integrità sociale. Che voglio dire? Terra terra, sui cinghiali, l'aver affidato in toto la gestione del patrimonio cinghialaro a sqaudre e a Urca, ormai in contrapposizione fra loro, senza una sorveglianza dal di sopra di associazioni venatorie e mondo della politica, ci porterà a perdere di vista l'interesse comune e superiore. Capito?

da Capito? 02/09/2016 9.09

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Siam cacciatori, siamo una razza antica; siamo uomini in via d'estinzione. Il domani è degli apolidi, degli imbelli e degli invertiti.

da Martino, Bologna 01/09/2016 14.37

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Va riconosciuta a Fazio la decisione, non semplice, di aver proposto l'argomento, sicuramente "divisivo", e le ardite considerazioni contenute nella fatica letteraria e non solo di Roberto Calasso, di cui raccomando nuovamente la lettura.

da GIULIANO INCERPI 30/08/2016 10.31

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

La questione è sicuramente fra le principali sul tavolo di chi ha responsabilità nella caccia di oggi e di domani. Purtoroppo si notano molte ritrosie, lo fa capire anche Incerpi, soprattutto fra i cacciatori. Secondo me abbiamo lasciato troppa briglia sciolta alle sqaudre di cinghiale, che hanno pensato, naturalmente, al proprio interesse diretto e immediato. Adesso è difficile tornare indietro, anche perchè i selettori, sedicenti soluzione virtuosa al problema, hanno come obiettivo principale, anche loro, la necessità di coniugare il pranzo con la cena, nel vero senso del termine. Per dirla chiara, anche molti selettori incaricati traggono recuperi dalla carne di cui dispongono; inserirla nella filera, molto spesso comporta rientri minori rispetto all'alternativa di affidarsi al mercato. Si dimentica però, in tutto questo, che abbiamo un'opinione pubblica che ci guarda e che - oggi più che mai - sollecita regole, etica, prcorsi condivisi.

da Alessandro M. 30/08/2016 8.57

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Comunque vada, due crostoni di beccaccia cotti sapientemente da mia moglie con contorno di patatine fritte e un buon dolcetto non me lo leva nessuno...buon appetito amici

da setter'63 29/08/2016 21.20

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Stasera.........colombacci in casseruolaaaaa !!!!

da Annibale 29/08/2016 18.16

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Complimenti! Ben scritto e assolutamente condivisibile. Peccato che la maggioranza dei cacciatori non si voglia render conto che il futuro della caccia dipenda quasi esclusivamente da questo.

da Claudio Nuti 29/08/2016 16.19

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Qualcuno ha voglia di aiutare sCOREONDO(!?), mi sa che ha ingoiato una carota intera. Comunque bell'articolo.

da MarioP 29/08/2016 14.06

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Prrrrrrrrrrrrrrrrr................PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR.........................HA HA AH AH A A AHAH PRRRRRRRRRRRRRRRRRRR.

da sCOREONDO 29/08/2016 12.58

Re:LA SANA DIETA DEL CACCIATORE CELESTE

Grande Incerpi speriamo non finisca come in alcuni ospedali ove L'OPERAZIONE ÈPERFETTAMENTE RIUSCITA MA IL PAZIENTE È DECEDUTO....

da Troppo tardi 29/08/2016 10.33