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Racconti

Quaglie d'epoca


venerdì 6 maggio 2011
    

Correva l'ultimo d'aprile del '39 e sui patri lidi ancora non spiravano venti di guerra. Masino nei pressi dell'Adriatico avvertì il profumo della primavera con il murmure del mare sulla battigia. La notte era serena ed il cielo stellato. Rammentò il detto: - Vento di levante quaglie tante, vento di ponente quaglie niente – e meditò. Chissà se valeva la pena trascorrere la notte all'addiaccio, a fischiar quaglie nel suo campo coltivato a grano. Riflettè a lungo sull'incertezza e l'imprevedibilità della migrazione fino a quando decise. E fu una brezza di levante, più pungente del solito, ad avvertirlo che le previsioni erano fondate. Percepì un “mao-mao” e più in là un “pri-pri”: Femmina e maschio si rincorrevano. Avanguardie nel crepuscolo, fiorere del passo.

Stanco della giornata di lavoro non disarmò. Si portò con Dick alla baracca e rovistò fra i richiami. Scelse il quagliere più eloquente, costruito dal padre con una borsa di pelle, cilindrica, ripiena di fili di crine, dalla quale sporgeva un osso di tibia bucato. Da quella fessura proveniva il caratteristico “cri-cri” battendo in un certo modo sulla sacca in pelle. Imitava alla perfezione il canto della quaglia, invitandola all'atterraggio. Suo padre era stato un maestro nell'arte del richiamo. Cacciatore di professione, esperto di ogni genere di caccia, era soprattutto considerato un abile uccellatore di quaglie che vendeva per sbarcare il lunario. Il suo quagliere era ricercato e Masino ne aveva ricevuti parecchi in eredità. Quella notte era all'opera, appostato nella buca scavata nel terreno e con il suo immancabile Dick. Anche la doppietta gli era accanto, per difesa.

Pri.pri-pri.pri, fu la lunga ed estenuante cantilena che mise in atto. E furono ore di attesa e di speranza. Comunque ore di vita. Nessuno poteva sapere se la migrazione fosse in atto perchè, il più delle volte, i misteri della natura sono sconosciuti all'uomo. Masino avvertì il richiamo della prima quaglia quando l'orologio segnava l'una. E poi un'altra e un'altra ancora, fino a quando nel cielo fu un continuo rincorrersi di voci. A terra se ne posarono tante che già il cacciatore pensava al carniere del mattino, quando con Dick le avrebbe stanate. La caccia primaverile era permessa dal 20 aprile al 20 maggio. Gli uccelli in volo si portavano nell'entroterra a nidificare; ma per ora erano attratti dal quagliere del cacciatore.

Ore quattro del primo maggio, ancora notte fonda, e quell'impressionante passo dava segni di stanca, scemava lentamente. L'uomo fischiò fino all'alba, e quando vide le ultime quaglie posarsi, smise di battere e riposò per qualche ora col suo fedele spinone. Quel primo maggio, festa del lavoro, per Masino fu festa della caccia. Dick puntava quaglie a più non posso e la cacciatora si riempiva di prede. Ne era fiero, nella memoria del padre e per l'amore di un'arte che richiedeva pazienza e fatica.

Fu richiamato alle armi allo schioppo della seconda guerra mondiale e fortunatamente sopravvisse. Durante quegli anni tristi della nostra storia patria, ricordava quelle notti, fra l'aprile e il maggio, e ai ricordi scoppiava in pianto, col fucile da guerra fra le mani, riandando alla figura del padre scomparso e alla solitudine della madre. Ripensava alla prodiga natura a confronto dell'umana cattiveria. Quando l'Italia sarà liberata, Masino tornerà al lavoro e alla caccia e al primo miagolio della quaglia eleverà una preghiera di grazie al Creatore per la conquistata libertà.

Domenico Gadaleta

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