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Racconti

In onore di un sarciccio


venerdì 13 dicembre 2019
    

Qualche settimana fa se ne è andato il mio Bullino, all’anagrafe canina “Bullo”, fedele compagno di tante avventure, sempre disponibile e pronto a seguirmi nelle mie “passeggiate” di caccia. Un vero bastardino di razza che negli anni, man mano che cresceva nelle sue esperienze diventava sempre più insostituibile! Proprio così, apparteneva a quella purissima razza di cani che… caccia ogni cosa con successo.

Fu per caso che, un po’ per compagnia e un po’ per farlo camminare, quella volta  portai con me questo sarciccio con le zampe (più di un cacciatore, incontrato a caccia mi ha chiesto dove avessi preso quel sarciccio che saltellava e a cosa serviva…). Era di domenica, quando dopo aver pranzato, decisi di tentare ancora una volta a quella fagiana che mi aveva più volte fregato. Se mi avvicinavo dall’alto, al “sito” che frequentava, mi partiva a 100 metri, planando dolcemente fino alla ferrovia, se invece partivo dal basso, al massimo riuscivo a sentirne il frullo dopo che di pedina aveva raggiunto lo scollino, insomma non c’era verso!

Quel giorno, visto la bella giornata, decisi di ritentare e considerato che ci andavo giusto per digerire e camminare un po’ e che Bullino continuava ad uggiolare, lasciai che uscisse di casa insieme a me. Mentre andavamo il sarciccio  trotterellava intorno felice e a me venne in mente di quando, circa un anno prima, poco più che un cucciolo gli avevo insegnato con l’aiuto di uno stelo di avena selvatica, a stare sulla mia sinistra ed al passo o a quando, lanciandogli le cose più assurde, le addentava con foga e le trascinava verso di me per continuare nel gioco. Insomma, secondo me un po’ di istruzione l’aveva avuta! Pensavo a queste cose, quando mi venne il dubbio su come poteva reagire agli spari, non mi dette il tempo di rimuginarci troppo su che prese l’iniziativa, e deviò deciso verso il basso, mi apprestai così alla risalita, ma con molta calma. Ero particolarmente tranquillo, nonostante fossi al mio terzo o quarto tentativo di beccare quella fagiana, la caccia per me è un momento per “star bene” e di divertimento ed ero contento anche quando non prendevo nulla!

Avevo portato il ventino, piccione d’oro, e inerpicandomi mi chiedevo dove era infilato il canino, quando dal ginestreto arrivò, dopo una serie di corse e rincorse, un abbaicchio … poi uno strucinio e mentre mi usciva spontaneo un “porcaccia miseria a me che l’ho portato” improvvisamente la fagiana riuscendo a stento ad involarsi mi venne proprio in testa e pum … non so come feci, ma venne giù. Non era ancora arrivata a terra che già Bullino gli era sopra e abbaiando mi segnalava dov’era. Ero stra-stupefatto, quel sarciccio non solo cacciava ma aveva anche il senso del possesso!  Andai  a riprenderlo e non credo di poter mai  dimenticare lo sguardo  del canino che, seduto, mi fissava con la bocca aperta e la lingua penzoloni con qualche penna appiccicata su, che sembrava mi dicesse allora sono stato bravo o no? Da quel momento, diventò il mio cane da caccia e ogni quando potevo, lo portavo con me. Era proprio in gamba, restava sempre a vista ed in silenzio come piace a me. Io odio la “confusione” e a caccia proprio non la tollero. Quando mi è capitato di cacciare con chi non faceva altro che chiamare il cane “quàa…quàa, vieni quàa”, e o quei fischi orrendi, ho sempre cercato di allontanarmi il più possibile per poi cancellarli, insieme a quelli che sparano subito sciupando gli animali, dall’elenco dei possibili compagni di future cacciate. Con bullino, eravamo in perfetta sintonia su questi argomenti, non so chi gli avesse insegnato a non allontanarsi troppo ed a mantenere il contatto e non abbaiare, ma era così.

 

Capiva dove guardavo e bastava che gli facessi un cenno con la mano che si avvicinava subito e se indicavo un macchione lui ci si infilava dentro senza esitazioni. Era la sua specialità! Ed era proprio in queste occasioni che, durante qualche cacciata in riserva con gli amici, aveva dato il meglio di se permettendomi di far carniere, a discapito di quei canoni super blasonati che nei roghi non ci entravano neanche…, lui invece sì, ci passava sotto! E allora, via scoccodellate di fagianoni e fughe di starne e pernici! Una volta però, mentre eravamo in un bosco di lecci tagliato quell’anno, si comportò in maniera strana, era così eccitato che … portava le orecchie (da pipistrello che si ritrovava) ritte e dimenava il codino come un metronomo impazzito, andava particolarmente spedito con il naso incollato a terra, fin quando non emise un timido scagno che mi sorprese, non lo aveva mai fatto e poi un secondo, mentre emetteva il terzo zompò fuori da una ceppaia una leprona esagerata. Meno male che con quelle zampuccie corte non riusciva a starle dietro così ebbi il modo di tentare il tiro, me la trovai sul mirino e lasciai andare una fucilata che la fece ribaltare. Bullino in un attimo gli era addosso, incominciarono a rotolare insieme in una vera e propria lotta per la vita, l’aveva afferrata per la zampa che gli avevo rotta e non mollava nonostante le zampate che, cercando di svincolarsi, la leprona gli ammollava proprio sul naso, poi il mio intervento pose fine a tutto ciò. Mentre tenevo la lepre per le orecchie, bullino sembrava una molla, continuava a saltare per afferrarla, poi con un giù deciso si calmò e finalmente ebbi modo di guardarmela un po’ meglio: la bestiona era lunga quanto il canino, pensai che pesasse quanto lui e mi domandai come diavolo avesse fatto a trattenerla.

Comunque, dal quel giorno, e ce ne sono stati tanti, ogni volta che scodinzolava in modo frenetico mi preparavo perché se poi scagnava da li a poco partiva la lepre. Negli anni, man mano che acquisiva dimestichezza con i vari ambienti, ha trovato sempre modo di lasciarmi stupefatto, come quando, a caccia su un torrente verso Stia, dove più volte avevo beccato qualche gallinella d’acqua, improvvisamente si fermò di colpo … e stando fermo incominciò a vibrare tutto … pensai non è possibile che adesso si è messo a fermare come un pointer a coda pari con il corpo, ero solo pochi passi dietro a lui e a parte un po’ di siepe non vedevo niente altro tra noi e l’acqua. Insomma dopo un tempo apparentemente lunghissimo, si parla forse di un minuto, feci un verso per incitarlo a muoversi e … pà-pà-pà partì un codone!

Due colpi e venne giù, dovetti correre a levarglielo, mi sembrava lo volesse distruggere, invece gli aveva solo tolto qualche pennina, forse per l’eccitazione di aver incontrato quel nuovo animale che puzzava un po’ di pesce! Di quando incontrò il suo primo, anche per me, cinghiale ne ho già parlato, ma di quando, per scherzo, lo portai a recuperare un capriolo che sullo sparo, benché  ferito in modo grave si era allontanato quanto bastava per non farsi ritrovare … ebbene non credevo ai miei occhi messo sul “sangue” bullino partì come un razzo e nonostante fosse ormai buio dopo solo pochi attimi già abbaiava: l’aveva ritrovato. Non vi racconto la faccia dell’amico che mi aveva chiamato e che quando ero giunto, deluso mi aveva visto presentarmi con un bastardino. Insomma ho vissuto tanti momenti di esaltazione con questo bastarduccio che, tra l’altro, nonostante una volta fosse stato molto vicino alla morte per aver ingoiato un boccone avvelenato, è campato circa 23 dei nostri anni. E’ proprio in suo onore, che veramente auguro a chi amando i cani li tratta come meritano e da loro fiducia, di essere ripagati, come è successo a me, con le tante emozioni che questi piccoli nostri amici ci danno.   


Mariano Della Corte

 

Tratto da RACCONTI DI CACCIA, PASSIONE E RICORDI Raccolta di racconti in ordine di iscrizione al 3° concorso letterario “Caccia, Passione e Ricordi” A cura di: Federcaccia Toscana – Sezione Provinciale di Firenze [email protected] www.federcacciatoscana.it

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