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Racconti

UN BRACCO VENUTO DAL FREDDO... HEINAROON TORTA AL CIOCCOLATO


mercoledì 12 aprile 2017
    
Ermione se n’ è andata il 27 Maggio di 4 anni fa , il giorno prima del mio compleanno. La sua malattia non le lasciava molto scampo, ma la situazione era sotto controllo ormai da qualche mese, o così sembrava. Avevo deciso di regalarmi qualche giorno a caccia e l’avevo lasciata ai miei genitori con una lunga lista di medicine e cibo sufficienti.   A metà del secondo giorno mi arrivò una chiamata da mio padre, il cane non mangiava , ed era importante che lo facesse.

Doveva portarla dal veterinario, lui sapeva cosa fare. Nella tarda serata lui mi chiamò e mi disse quello che ormai da mesi ci aspettavamo, i reni avevano ceduto. Buttai tutto in auto velocemente e mi misi in viaggio piangendo e pregando di non portarmela via cosi presto o almeno di farmi arrivare in tempo dalla mia bracca.

Era nata alle 6.30, ultima di 5 fratellini, strillava come una dannata, tanto da sentirla dal divano del piano superiore dove avevo passato la notte, tra la nascita di un cucciolo e l’altro. Con la placenta ancora attaccata al naso cercava di emergere, lo aprì mentre la prendevo in mano e d’istinto appoggiai il mio naso al suo respirando il suo odore di cucciolo.

I ricordi mi ritornavano alla mente tutti, le giornate passate a caccia, le corse sul mare, le gare vinte, il suo saltare sul letto la mattina, le nottate trascorse a coprirla quando tremava e a controllare il respiro, il rimpianto di non averla portata con me un'ultima volta, non volendo affaticarla.

Quando arrivai dal veterinario si mise a scodinzolare e si alzò respirando a fatica, non urinava più, presto i liquidi sarebbero arrivati agli altri organi e il medico mi disse di non farla soffrire inutilmente. La portai a casa nella speranza che con me vicino le cose potessero migliorare ma non fu così, nel pomeriggio peggiorò ulteriormente. Sapevo cosa dovevo fare, ma non potevo accettare di perdere un'amica di 4 anni. Lo avrei fatto nella casa dove era nata, non dentro una clinica. Ricordo che mentre se ne andava anche il veterinario aveva gli occhi lucidi e mi disse che era giusto così, non doveva soffrire più.

La sotterrai in giardino sotto un ulivo dove avevo messo un fiocco rosso, oggi quell’ulivo crescendo lo ha incorporato alla pianta come in un abbraccio. La mia piccola bracca roana mi seguiva ogni passo, quando mi voltavo lei era lí sempre dietro di me, quando ero triste il suo muso cercava la mia mano come a dirmi "toccami, ti passerà". Ma io non sono riuscita a far passare quel suo male. Era forte, lo aveva detto anche il veterinario , quando l’aveva visitata gli alti valori di creatinina avrebbero già ucciso un altro cane. Mi mandò a Reggio Emilia in una clinica specialistica per malattie renali , dove venne eseguita una biopsia. C'erano tre dei miei migliori amici insieme a me. Ma il responso fu il peggiore di tutti.

Amiloidosi. Che malattia era? Perché non ne avevo mai sentito parlare? Mi sono documentata e ho chiesto a molti allevatori, ma nessuno mi sapeva rispondere. Nessuno aveva mai avuto questo problema. Era presente nelle razze a poca diffusione come gli Sharpei e le varie notizie mi arrivavano per lo più dai loro siti. È una malattia genetica che lascia poco scampo. Sei mesi di flebo, cibo specialistico, iniezioni di dematilsolfossido, non erano bastati a salvarle la vita .

Ero disperata e non volevo più cani, avevo la vecchia Darma con me, non volevo né un altro cane, né un altro bracco. Di notte piangevo, di giorno lavoravo e poi piangevo, non me ne facevo una ragione. Gli amici tentavano di consolarmi inutilmente, cercavo risposte ovunque ma non le trovavo.

Mi contattò una donna inglese, aveva avuto lo stesso problema con un bracco preso in Italia e aveva scoperto altri 6/7 bracchi con lo stesso problema. In Inghilterra avrebbero intrapreso una ricerca e le avrei mandato tutto nella speranza che qualcosa si potesse fare per altri proprietari di bracchi.

Molti mi avevano scritto dei loro giovani bracchi morti in pochi giorni per problemi renali. I sintomi erano gli stessi,  la gravità era stata diversa, più aggressiva, e non avevano avuto tempo di fare niente. Nel tempo scoprii altri casi all’estero di bracchi italiani morti , in Finlandia , negli Stati Uniti oltre all’ Inghilterra.

Passavo le notti davanti al computer e cercavo di distrarmi parlando con amici cacciatori che mi consolavano per la mia sofferenza. Tutti mi consigliavano di prenderne subito un altro, mi avrebbe distratto, anche mio padre che non aveva mai condiviso la mia scelta di passare dal setter inglese al bracco italiano, mi disse di prenderne un altro uguale. Ma..non lo avrei mai trovato uguale. Lei era unica.
Un gatto era quello che mi ci voleva, un gatto di razza , un siamese a pelo corto, lo avevo visto sul profilo di una donna con una bella bracca italiana roana in Finlandia, bracca che somigliava a Ermione.

Heinaaron Brontola si chiamava. Sfogliavo la sua bacheca alla ricerca di foto di cuccioli di gatto siamese e fu li che la vidi, la foto di una cucciola di bracco italiano roano marrone, il cuore mi si fermò...ERMIONE era quasi identica. Leggevo in alto Heinaaron Torta al Cioccolato: ON SALE 2 Month...era la figlia di Brontola. Rubai la foto e la condivisi sul mio profilo. Un amico mi scrisseche somigliava molto a Ermione ed era bellissima , mi disse di prenderla...era quello che mi ci voleva.

Come potevo fare? Si trovava in Finlandia, e il mio inglese era limitato, il mio amico mi disse che mi avrebbe fatto aiutare dal figlio, il quale avrebbe tradotto tutte le mie domande.

Era tardi, quasi mezzanotte, scrissi due righe chiedendo se fosse ancora disponibile. L’allevatrice pochi minuti dopo mi rispose che in Italia teniamo i cani nei box e lei con la coda integra si sarebbe fatta del male; le risposi che non avevo box e che sarebbe stata in giardino. A quel punto la convinsi.

Era quello che mi ci voleva, gli amici mi spronavano a prenderla, un cucciolo mi avrebbe impegnato così da non pensare più a Ermione...difficile quest'ultima cosa. Due mesi di domande, di richieste fatte all’allevatrice che,con pazienza, continuava a rispondermi e sopportarmi. Le raccontai la storia di Ermione e con sorpresa scoprii che anche in Finlandia c’erano stati casi di Amiloidosi. Ne parlai con lei, le mandai la genealogia di Ermione e lei mi mandò alcuni articoli. Ogni giorno mi inviava foto e video, mentre io e le mie amiche ci informavamo su come farla arrivare in Italia e sui documenti e vaccini necessari. Fino a quando fu tutto pronto per la partenza e lei mi inviò una ultima foto con Torta dentro una borsa da viaggio durante l’ultimo giorno in Finlandia .

Mentre andavo a prenderla all’aeroporto di Orio al serio il 6 agosto insieme ad un amico, mi assalivano i dubbi. Sarebbe andato tutto bene? Le premesse c’erano tutte e la genealogia era buona, i suoi avi erano in vita, nonni e bisnonni, e questo mi tranquillizzava un po’. La mia scelta di prendere una razza italiana all’estero aveva suscitato molte polemiche, ma io ero sempre più convinta che fosse giusta!
L’aereo era arrivato e stavano scaricando il cane come prima cosa, date le alte temperature, poi sarebbe passato al controllo veterinario e dei documenti.

Il kennel era stato messo sopra un carrello che veniva spinto da una ragazza sorridente che mi disse di non volermela dare per quanto era bella!

E’ vero...era bella Torta , seduta impettita...“little devil “ la chiamava la sua allevatrice. Ora sapevo il perché! La portammo in auto, mettemmo il kennel dietro e la presi in braccio. Usciti dall’aeroporto trovammo un posto all’ombra per farle fare i bisogni...la guardavo e riguardavo... era ancora più bella che nelle foto. Ripartimmo, mi fermai a pranzo dal mio amico che mi aveva accompagnato. Appena mangiato si addormentò sui miei piedi sotto il tavolo. Mi aveva già conquistato. Nel pomeriggio ripartimmo per tornare a Firenze, dove mi aspettavano i parenti, curiosi di vedere questa nuova cucciola dal nome buffo. Erano tutti contenti che ci fosse un nuovo cucciolo a riempire il vuoto lasciato da Ermione. Giocammo fino a sera, così da stancarla e non farle sentire troppo il distacco. Le preparai la branda sulla quale non tardò ad addormentarsi. Rimasi sveglia ad ascoltare se piangeva. La mattina mi alzai presto per controllare le stanze in cerca di malefatte, ma non trovai niente. Aprii immediatamente la porta per mandarla in giardino a fare i bisogni, e mi resi conto che era già abituata.

La stagione di caccia stava per finire, eravamo già a novembre quando iniziai a portarla fuori, aveva sei mesi e dimostrava già di avere tanta passione, ma la scarsa selvaggina presente è troppo smaliziata per un cucciolo alle prime armi. Poco male, avevo tutto il tempo per prepararla a dovere in vista della stagione successiva. Fin dalle prime uscite dimostrò una cerca particolarmente avida, anche se forse troppo veloce per la sua razza. Ma nessuno è perfetto e oggi sappiamo che il trotto tipico dei bracchi è per lo più imposto dall’uso della braga per esigenze agonistiche, più che venatorie. Comunque, come ultimamente mi ha detto un giudice, il bracco c'è ed è la sua troppa esuberanza che la porta a galoppare all'inizio.

Le prime soddisfazioni arrivarono l’anno seguente. In una fredda mattinata invernale uscii a caccia con mio padre. Sui monti era scesa la prima neve, ma la giornata era bella e il cielo sgombro da nubi. Avevamo deciso di andare dove Ermione ci aveva fatto abbattere due fagiani.

La zona è bella e qualche fagiano rimane sempre; inoltre è poco frequentata se non da qualche lepraio. Caricati i fucili iniziammo a seguire il cane, distratto spesso dai piccoli uccelli che partivano dagli ulivi , quando all’improvviso lungo uno stradello rimase ferma, impassibile con lo sguardo puntato nella macchia. Pensai al solito uccellino, ma la vedevo convinta e ferma come una statua. Mio padre mi disse di piazzarmi bene dietro al cane, non essendoci spazio per entrambi. Aspettai che fosse lei a forzare. S’involarono di fronte a me due sagome contro sole, ma riuscii a sparare solo a una. La vedemmo sparire dietro uno scollino, ma non capimmo se fosse caduta o meno. Incerti sull'esito dell'azione aspettammo che il cane rientrasse per ribattere la seconda.Mentre raccoglievo i bossoli, alzai la testa e sullo scollino vidi Torta in piedi ferma e fiera con la beccaccia fra i denti! Non dimenticherò mai quell’immagine . La chiamai e le presi la beccaccia, accarezzandola e gratificandola per quanto era stata brava . Presi l'animale per il becco, le sistemai le piume e la riposi nella cacciatora, lei mi guardò e le dissi di andare a cercare l’altra. La fermò poco distante, ma partì verso i campi in direzione di una strada, per cui non sparai. Scendemmo nei campi quando, arrivati vicino ad una macchia, il cane fermò improvvisamente un'altra beccaccia cui sparammo insieme mandandola a cadere proprio nella macchia di rovi! Pensando di averla persa ci accingemmo a cercarla noi, quando un rumore alle nostre spalle ci distrasse: era Torta con la beccaccia in bocca! Abbiamo avuto 5 incontri quell'anno con le beccacce e tre sono state abbattute. La settimana seguente, a ridosso della chiusura della caccia alla lepre , sempre grazie a Torta abbiamo abbattuto un porciglione fermato in un laghetto e in una tagliata un maschio di lepre.

Le polemiche e le critiche alla mia scelta mi hanno spinto a voler fare di più, mi sono iscritta ad una mostra canina , volevo avere un giudizio su questa mia bracca straniera. Tornai a casa con la qualifica di 1 ECC in classe giovani! Nonostante la sua lunga coda! Ad oggi abbiamo raggiunto tutti i risultati espositivi per il campionato italiano, manca solo la prova di lavoro.

Ho spesso dovuto discutere sulla scelta di non tagliare la coda ai bracchi. In Finlandia c’è il divieto assoluto mentre in Italia andiamo ancora avanti per un cavillo e ne siamo consapevoli anche se molti non vogliono accettarlo. Non sono contraria, ma la legge oggi autorizza il taglio solo nei cani per uso venatorio che è l’unico uso per un bracco italiano. E’ nella sua natura, è lo scopo per cui è stato creato e se ne stanno rendendo conto anche quelli che hanno preso un bracco per compagnia. Nel mondo venatorio ci sono ancora molti pregiudizi sul bracco italiano e purtroppo molti allevatori, pur di accontentare chi vuole il cane sempre più veloce, è ricorso a vari meticciamenti cambiandone il carattere . Il mio consiglio per chi vuole scegliere questo cane come compagno di caccia è di valutare ogni aspetto e non fermarsi ad un allevatore ma di cercare fra chi utilizza questo cane nell'attività venatoria che sia allevatore o privato appassionato italiano o estero.
 
 
Lara Leporatti
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1 commenti finora...

Re:UN BRACCO VENUTO DAL FREDDO... HEINAROON TORTA AL CIOCCOLATO

Bella storia, brava!1

Voto:

da 100% cacciatore 11/04/2017 22.12