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Racconti

CACCIA, AMORE E GELOSIA


giovedì 9 luglio 2009
    

Lei era seduta perplessa, stupita, irritata, scacciata arrabbiata, proprio ‘nfufa, lui si era abbandonato con La testa sulla sua spalla e dormiva ronfando beato Anche stasera, ancora, questa era già la terza volta in pochi giorni.  E no con da I‘ua! Erano insieme da appena due mesi dopo un colpo di fulmine. Bruno si era trasferito per lavoro lì in paese, si erano piaciuti subito e da allora quando lui veniva a casa sua non era certo per dormire sul divano! Ed ora cos’era accaduto? Quella sera lei si era messa la camicetta rossa sbottonata maliziosamente sul balconcino nero che le era costato un occhio e che tra l’altro le provocava un prurito temendo con tutto quel pizzo, gli aveva preparato una cenetta e lui dormiva? La ragazza si alzò di scatto, lui piombò sul bracciolo della poltrona e si svegliò di botto —Scusa colpa del trasloco, devo sistemare casa, il lavoro nuovo.-  Le disse balbettando assonnato.  Lei gli sorrise, che muso da ebete! Pensò,
 

-Ci vediamo sabato, forse- disse spingendolo fiori dalla porta, negandogli il bacio della buona notte.
-Si buonanotte!- Che cosa accadeva? La passione si era già spenta? Non ci credeva, aveva incontrato un’altra? Lui era da poco in paese, lei gli aveva presentato degli amici con cui ora usciva di tanto in tanto.

Decise di indagare, tutti quei telefilm gialli alla tv sarebbero serviti. Il giorno dopo si recò al bar “Da la Morbiana” gestito da una signora dalle forme generose, sede del fans club di un famoso ciclista, sede della Pro Ioco, sede staccata del comune, il vice sindaco riceveva tutti i giorni al primo tavolino di sinistra, sotto la targa che il sindaco aveva conferito al gruppo cacciatori per le giornate ecologiche, il lavoro di bonifica dai rifiuti ingombranti lasciati nei boschi da qualche ignorante slandron.

Perciò il bar era sede anche dei cacciatori locali. Abbordò subito Ufo, chiamato così da quella volta che con la sua doppietta aveva sparato ad un pallone sonda per le previsioni metereologiche. Scapolo impenitente dava la caccia indifferentemente alle ragazze ed alla selvaggina, così lei prima provò con le smancerie, poi passò alle minacce fisiche ed Ufo confessò. Bruno era stanco perché era un appassionato cacciatore, aveva fatto amicizia col gruppo e da dieci giorni si alzava alle cinque per seguire un paio di femmine di capriolo gravide. —Perché non me lo ha detto?Esclamò lei. —Perché la sua ultima ragazza non sopportava questa passione e aveva paura che anche tu non la condividessi facendo storie!- Muso da dir musi, così non era un’altra donna da temere, ma un paio di capriole emminh di bestiole incinte.

Era sollevata. - - forse, già forse, lei era figlia di cacciatori, sapeva cosa voleva dire indossare la cartuccera, sentire la sottile tensione durante la ricerca dei selvatici, il rapporto di fiducia e di affetto col proprio cane e la sensazione di libertà nelle lunghe perlustrazioni nei boschi ricchi di profumi e suggestioni. — Bene, questa notte vengo anch’io, ma a Bruno non dite nulla.- Sentenziò la giovane. Il cielo cominciava a rischiararsi e la luna sbiadiva lentamente rotolandosi oltre i monti, il gruppetto scese dall’auto e fatti alcuni metri si appostò tra le siepi di noccioli in attesa Lei impugnava una piccola videocamera accesa sugli infrarossi.

Poco dopo arrivò la seconda auto, gli uomini si fecero un cenno di saluto in silenzio. Lei si girò con un sorriso smagliante. Bruno rimase sbalordito e per poco non lasciò sfuggire dalle mani il binocolo. Lei gli indicò il video che inquadrava una femmina che pascolava tra le piante, attorno, ancora mal fermi sulle lunghe zampe magre, un paio di cuccioli. Improvvisamente ne arrivò un terzo che si attaccò goloso alle mammelle. Ostrega. così stava documentando un parto eccezionale, tre piccoli non erano cosa da poco, gli uomini sorridevano eccitati. Bruno allungò una mano accarezzandole i capelli e regalandole un fugace bacio che suggellava una nuova complicità.

Cassadori! Pensò la donna sospirando. Il sole ormai dilagava dissolvendo le ombre della notte e tutti i dubbi mentre lei si spazzolava di dosso le foglie secche ed il muschio soffice. Bene ne era valsa la pena, aveva un bel filmato naturalistico da far vedere agli amici e... a si. - una nuova considerazione da parte di Bruno.
 

Chissà come avrebbe reagito scoprendo che lei sapeva sparare discretamente, che cucinava molto bene lepri e fagiani, ma questo se lo sarebbe tenuto in serbo per un’altra occasione. No se sa mai con sii c’meni!
 

Nerina Poggese

 

 

 

Concorrente al 18° Concorso Nazionale per Racconti di Caccia "Giugno del Cacciatore"

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