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Racconti

Il cinghiale al "richiamo"


lunedì 2 marzo 2009
    

Mnyama la ruka. Gli animali non prendono il volo. Non volano. Lo diceva sempre Bruno.
Che avete capito, Bruno non è un vecchio cacciatore delle Maremme, è un Masai nero come la pece, lo chiamavo Bruno (e lo chiamo tutt’ora quando mi telefona) a causa di un fatto: quando ero piccino una volta io e il Vecchio (all’epoca Gabriele Vanni) siamo partiti da casa per andare a rubare le ciliegie, si sapeva che nel podere del Cini Bruno c’era un ciliegio stracolmo, siamo saliti sul ciliegio verso il mezzo del giorno e ci siamo messi a mangiarle siccome non tutti i salmi finiscono in gloria ecco che arriva il Cini detto “GAMBELUNGHE” che comincia da sotto il ciliegio a sbraitare facendo volteggiare una canna col preciso intento di darcela sul groppone appena scendevamo, ma noi non si voleva scendere e lui TESTONE duro come le pine verdi, li sotto ad aspettarci, eravamo piccini e incoscienti e siccome ci scappava la pipi abbiamo pensato di soddisfare i nostri bisogni pisciando addosso al Gambelunghe che tutto bagnato è andato a casa nostra ad aspettarci…ma questa è un'altra storia. Quindi testone con le GAMBELUNGHE. Uguale al mio Masai: BRUNO.

E’ stato ed è tutt’ora il miglior tracciatore della Tanzania il Bruno.
No, non volano ma sono 5 giorni che stiamo dietro a questo Nyati (bufalo cafro).
Bwana Silberio, lui cammina e noi camminare lui fermarsi a mangiare e noi camminare, lui fermarsi a dormire e noi fermarsi a dormire.
Si porca miseria ma non possiamo inseguirlo per tutta l’Africa.
Lui cercare suo Ristorante, acqua cibo e “puttana” (e qui Bruno mostrava tutti i suoi denti bianchissimi nella risata); voleva dire che era in cerca di un posto dove c’era acqua erba e bufale.
Kabili (guarda) ora cammina piu piano, Kabili, questa sua cacca sentire odore, lui è vicino.
Insomma ha ragione Bruno gli animali non volano (quelli senza ali) e se sei un buon tracciatore gli devi arrivare vicino, molto vicino.
OLTRE I CINQUANTA METRI NON E’ PIU’ AFRICA. Che bravi i cacciatori odierni che sparano agli animali dai 200 metri in su che fenomeni eh? Merda, lo fanno perché non sono capaci di avvicinarsi oltre o per altri motivi tutti comunque spregevoli.

Quanto mi manca Bruno nella caccia al cinghiale.

Però mi sono piccato e quindi devo riuscire ad arrivare a cinquanta metri da un cinghiale e chiamarlo fuori della macchia. La differenza tra lui e il Bufalo è che alla fine il bufalo lo trovi al “pulito” e di giorno, LUI il cinghiale se sei molto bravo lo trovi dentro unmacchione disumano di rovi e DI NOTTE.
Via bisogna provare, da solo non posso andare dovrò stare fuori almeno un giorno e una notte, ma chi posso portare con me o meglio chi è tanto cacciatore da dirmi: si vengo con te la cosa mi stimola.

Conosco solo tre persone che possono venire cominciamo a chiamare per telefono il primo.
Pronto, il dott. Lorenzo Vanni?
Vaffanculo Silberio che vuoi.
Sei libero per un paio di giorni da domani?
Si sono libero e per questo vado in montagna a vedere se riesco a trovare dei Cervi sto un paio di giorni in bosco.
Vai Lorenzo divertiti ti richiamo tra una settimana.
Avevo ragione io il Vanni è adatto a questa storia. Mha telefoniamo a un altro.
Pronto…………. Mario?
Si.
Dove sei?
Vicino a casa tua ora passo da te a bere un bianchetto.
Non mi pare il vero, ho un idea per cacciare un cinghiale QUEL cinghiale.
Vai ti aspetto.

Mario Mureddu. Tanto lunghe le gambe non le ha ma potrei chiamarlo BRUNO a causa del suo carnato, costantemente “abbronzato”, no che avete capito Mario non è un giovane rampollo di una ricchissima famiglia che passa il suo tempo fra Le Barbados, Le Dolomiti, o sotto le lampade abbronzanti. Mario e nato in Sardegna a Fonni l’unico posto della Sardegna dove si scia, ed è un grande Cacciatore e Tracciatore.

Smettetela di abbaiare è Mario. I miei cani quando sentono la sua GIPPI (come dice lui) pensano sempre che li porti a caccia e abbaiano a non finire, come farei a portare a caccia il mio enorme cane lupo ormai vecchio e sordo e la mia BELLA una bastardina tonda come una pesca primaticcia, lo sanno solo loro ma ci credono tanto che dai dai una volta li porto.

Vai accomodati: bianco, rosso, birra, o Rhum? Bevo anche io, apparecchiamo la tavola, vai ho sempre un pezzo del formaggio che mi hai dato l’altra volta, hai tempo? Vai mettiamoci a ragionare.
Ascolta, l’hai presente quel Verro che non ci riesce di ammazzare? Abbiamo provato in tutte le maniere di giorno e di notte e LUI ce lo mette sempre nel culo, lo sai che ho pensato? Di seguirlo e di tirargli al richiamo, ascolta te sei libero per un paio di giorni che ti spiego cosa voglio fare?

Per quell’Animale prendo due giorni di permesso se ci riesce di ammazzarlo giuro che lo imbalsamo intero lo giuro ma non è facile non è per nulla facile, si sono provate di tutti i colori, dimmi cosa hai in mente di fare che ti seguo, dimmelo vai (ma questo rosso è il mio vino vero?)
Si quello che mi hai regalato te.

Ascolta facciamo cosi, domani ci si fa accompagnare dove sai te che sicuro le pedate del “marrano” si trovano, e poi non ci resta che seguirle, arrivare dove è lui e chiamarlo, se in Internet vendono i richiami per cinghiali a qualche cosa servono e se li usano vuol dire che funzionano. Te lo sai che io so fare perfettamente tutte le variazioni della “voce” del cinghiale, provare non ci costa nulla.

Mi garba l’idea ci vediamo domani l’altro alle due del pomeriggio.
Vai siamo d’accordo. Guarda mario che io mi sono piccato fino a che non lo trovo resto fuori anche due giorni e due notti, porto il mio zaino da combattimento con tutto quello che mi serve, si dovra passare almeno una notte in bosco, te porta quello che ti pare.

Silberio ma non mi vorrai mica insegnare a me. Intanto quando ero piccino in sardegna stavo fuori con i pastori a setimane, poi quando ero sul confine andavo a caccia di camosci, cervi, cinghiali, e lepri Bianche, stando giorni sulla neve a seguire le tracce, non vorrai mica insegnare a babbo trombare eh? Aiò.

Eccoci, il mio zaino da combattimento in terra davanti al camino e lo zaino di Mario. Mi viene da ridere, Lui abituato a sopravvivere nei posti freddi ed io a sopravvivere nel deserto o in Katanga, che cazzo avrà messo Mario nel suo zaino, ed io cosa ci ho messo?

Non essendo questo scritto un libretto di istruzioni di come “cacciare il cinghiale al richiamo” non ve lo dico, se volete provare questa esperienza arrangiatevi. La caccia è un arte e l’arte non la si può insegnare ma solo raccontare, descrivere, vivere l’arte.


E’ novembre il mese in cui i cinghiali cercano le scrofe per accoppiarsi. Freddo, umidità, nonostante le due del pomeriggio. La mia doppietta sembra una piuma sulle spalle a confronto al peso del mio zaino, Mario ha portato il sovrapposto, non so quante cartucce, per quanto mi riguarda ne ho solo due, devono bastare ed avanzare, il resto sarebbe servito solo a fare peso.


Eccolo qui, guarda stanotte è stato proprio qui come fa sempre, ora comincia il bello, meno male che è piovuto in questi giorni e le tracce si vedono abbastanza bene, perlomeno qui sulla strada, te che dici Mario dove si sarà rimesso?

Vallo a sapere te dove si è rimesso, può essere qui in questa macchia e può aver fatto 30 chilometri, chi lo sa dove si è rimesso.

Il cielo è plumbeo, la tramontana che arriva dai monti ti entra dentro e si amalgama alla passione per la caccia si fonde col tuo spirito ed i tuoi occhi e tutti i tuoi sensi godono di questo, sono solo con Mario nel mezzo di un bosco, le piante stesse sembrano farci compagnia, a volte mi viene la tristezza a parlare con le piante ascolto le loro storie, ma sono storie che gli sono passate davanti, le piante non possono muoversi e che hanno fatto di male per ricevere un castigo cosi grande, a volte sono contento di trovarmi con loro immagino che lo siano anche loro almeno hanno qualche cosa da raccontare, se passate sotto il quercione del Nanni vi dirà di due pazzi che cercano di individuare un cinghiale QUEL cinghiale e per farlo devono ragionare come lui e comportarsi come lui e come lui camminare. Mario è molto piu bravo di me a non fare rumore quando cammina in bosco io gli dico che sembra che lo faccia sulla Moquette se siete nascosti e non lo vedete pensate davvero che sia un cinghiale a muoversi, devo imparare molto dal suo modo di muoversi.
Fra tre ore sarà buoi Mario bisogna darsi una mossa.
Guarda Silberio è entrato un questo macchione, guarda da dove è passato. Cazzo e ora come si fa ad entrare qui dentro. (furbi Voi eh? Ditemi che potevamo accerchiare il macchione e vedere da dove era uscito e se era uscito) non funzionerebbe. Non sappiamo quanto è grande la macchia e anche ammesso che poi trovassimo tracce di uscita non avremmo garanzie che fossero le solite potrebbe essere un altro verro simile a quello, ma noi vogliamo QUEL cinghiale.
Machete, ecco questo lo so usare meglio di Mario, il mio Machetin de guerra non ha segreti per me, posso tenerlo in mano e non vi accorgete che lo ho, tanto mi appartiene, fa parte di me, a volte ci parlo e a volte mi fa delle carezze che sempre fanno sgorgare un po del mio sangue ma è normale che anche lui voglia dire la sua.
Dai si deve entrare stammi dietro Mario.
Ecco guarda qui, ecco perché quando arriva non si sente, guarda che pulito che c’è qui, madonna guarda che bellezza.
Siamo nel mezzo a una macchia di spine disumana e siamo dentro un cunicolo pulitissimo non si riesce quasi a vedere il cielo. Guarda qui ciuffate di pelo, qui ha scavato guardiamo che cosa cercava almeno ci si riposa un po. La terra è umida e noi siamo sdraiati su questo letto di foglie scvando con le mani, ecco guarda qui che cipollotto eh, mangiava questi guarda. Dai continuiamo ma piano altrimenti si rischia di sudare e se il sudore impregna i nostri vestiti lui ci sente arrivare 300 metri prima, piano eh. Continuiamo, usciamo dal macchione. Madonna si sperava di trovarlo la dentro ci si fermava ad “annusare” ed a “sentire” ma nulla, quel maledetto non si è fermato qui.
Tra poco è notte Mario son cazzi. Siamo in un bosco abbastanza pulito e seguiamo le tracce, per ora sono solo di andata, da quando le abbiamo trovate stiamo seguendo la strada che l’amico fa quando rientra al covo quindi se tanto ci da tanto le tracce dovrebbero riportarci alla querce del Nanni, ma ormai è notte dobbiamo riposare un po’, non possiamo seguire bene le tracce al lume della Pila.
E’ notte, l’inizio di una nuova vita nel bosco. La notte nonostante le credenze è molto piu rumorosa del giorno. Sale, lo porto sempre nello zainetto, senza sale non c’è vita, vai prendiamo un pizzicotto di sale sulla lingua. Una coperta leggera me la metto sulle spalle e mi siedo. Mario tira fuori un formaggio sardo e un pezzo di pane salato che condividiamo con calma e in silenzio, ci siamo in mezzo siamo in mezzo al mondo. Uno scoiattolo curioso si avvicina provo a buttargli un pezzettino di pane e stranamente senza spaventarsi lo afferra e se lo porta via, i nostri occhi si sono abituati al buio le nostre orecchie percepiscono il più piccolo suono: questa è una ghianda che è cascata, madonna sembrava un macigno, fermi, fermi, che diavolo eh? Un rumore piu forte, non si può masticare il formaggio troppo rumore “dentro”


Durante il giorno noi facciamo molte azioni che crediamo siano silenziose, bene, non è cosi. Quando spostiamo la testa da una parte o dall’altra facciamo rumore, si sentono i muscoli muoversi, la pancia non sta mai zitta, ricordo di aver ucciso un elefante che BRUNO aveva individuato dal rumore dell’enorme pancione, fermo quanto ti pare il pachiderma digeriva l’enorme mole di erba che aveva mangiato e faceva rumore molto rumore.
Fermi ma fermi anche la respirazione deve essere silenziosa e credetemi è difficile specialmente quando l’adrenalina sale, fermi……
Nulla, Silberio è un tasso non lo senti come si muove a cassettini, se era un istrice si sentivano le penne suonare, è un tasso vaffanculo.
Mario sono già le dieci bisogna muoversi se si vuole cercare di arrivare vicino al covo, tra un po lui si muove, te hai idea di dove siamo?
Più o meno si è fatto sei o sette chilometri a un paio di chilometri da qui dovrebbe esserci un fondino con dell’acqua proviamo a andare in quella direzione, poi lo vedi che le tracce vanno li.
No io non vedo nulla,  ma mi fido di Mario.
Le mani piene di spine, ancora non sono cosi “argenteo” da potermi integrare totalmente con gli abitanti del bosco (folletti esclusi) e loro mi respingono oppure vogliono farmi notare la loro presenza, belle le mie spine nelle mani anche loro hanno una vita, quando le foglie vi accarezzano in una nottata come questa, quando vi scivolano sul volto lasciandovi profumato vi garba eh? E allora perché devo maledire le spine, non sono loro che mi hanno cercato (forse) ma io.
Senti, senti silberio siamo vicino all’acqua ci saranno si e no 300 metri, non lo senti il profumo del fango?
Si ora che me lo dici lo sento, lo sento bene.
Che grande cacciatore che è Mario.
Mario qui non si vede nulla troppo fitto cerchiamo perlomeno di trovare un posto dove le piante sono più rade se arriva LUI perlomeno si può tirare.
Tirare col fucile. Ecco la cosa più difficile da portare quando si caccia in questa maniera è proprio il fucile, un braccio e una gamba “sentono” un ostacolo se siete allenati lo scansano in automatismo, lo zainetto è sulle spalle tanta noia non da, ma il fucile è una cosa estranea al vostro corpo ed è di FERRO, ci vuole molto tempo per “sentirlo” come parte di voi stessi e certamente ci vuole anche una conoscenza di tecniche particolari. Scarico certo il fucile in questi casi deve essere scarico, GUAI guai se non lo fosse.
Passo del leopardo, lentamente, ecco siamo vicini all’acqua, fermi si prova qui. Non si vede molto ma c’è una specie di radura prima della pozza almeno la SUA ’ombra SE VIENE SI VEDE.

Ora comincia il bello lo devo chiamare ammesso che sia vicino a noi e per vicino dico come minimo un paio di cento di metri.
Già chiamare un cinghiale, è un discorso di nulla……………………….

BRUNO. Gli animali non volano. Bruno sa fare il verso a molti animali e ho visto farsi avvicinare un facocero a 2 metri e ucciderlo con la lancia, ma BRUNO ha sempre vissuto nella sua Africa.

Ho passato molte ma molte notti su una pianta ad aspettare cinghiali e molte volte ho sentito la loro voce. A volte parlano per marcare il territorio, a volte litigano, a volte si compiacciono nel mangiare, a volte semplicemente grugniscono per dire: sono qui. Conosco e so riprodurre con la gola tutti questi suoni ma ora sono qui con Mario ci siamo fatti un culo cosi e siamo stati bravi a seguire le tracce, ci sono enormi possibilità che LUI sia qui vicino e anche che ci abbia sentito.
Si ma cosa ha sentito? Ha sentito rumori e vi ridico che Mario si muove come un cinghiale ed io dopo otto chilometri ho imparato a farlo. Ragioniamo e ragioniamo come lui (il cinghiale).
Che cosa può farlo uscire. Se faccio il verso di un verro può essere che ci attacca (ma la cosa non mi spaventa affatto, ho ucciso bufali che mi caricavano a due metri da me) ma può anche scappare.
Se faccio il verso di quando i cinghiali mangiano lui sa che li non c’è da mangiare è il suo territorio, e allora?
Un rumore 150 metri sulla destra. Indico a Nario a gesti e lui mi fa capire che lo ha sentito pure lui.
Si 150 metri sulla destra non posso sbagliare, in katanga sparavo a dei campanellini con gli occhi bendati dopo aver valutato distanza e direzione, non posso sbagliare 150 metri a destra si sta svegliando.

Una scrofa devo fare il verso di una scrofa non c’e altro da fare, siamo in novembre (cazzo ma sto sudando e siamo a zero gradi) e in questo periodo dell’anno ci sono gli accoppiamenti. Ci siamo siamo all’epilogo devo provare, tutte le nostre fatiche in definitiva si condensano nel modo in cui io farò il verso di una scrofa in calore.

Si ho detto all’epilogo, siamo cacciatori, se viene e si padella NON SIGNIFICA NULLA ma se viene siamo stati bravi e questo basta e avanza, se non lo ammazziamo abbiamo giurato che MAI E POI MAI torneremo su questo animale per il semplice fatto che LUI E’ STATO PIU’ BRAVO DI NOI e di conseguenza merita di vivere, che poi venga ucciso da un coglione qualsiasi non ha per noi importanza.

Mario si mette la mano alla bocca come per indicarmi di fare il “verso”.
Sono un cronista attento e vivo la caccia, abbiamo faticato molto a caricare i fucili senza far rumore, aprire la mia doppietta ed infilarci le cartucce come ha fatto ;ario al sovrapposto non è molto difficile, il ftto è che io ho i cani esterni e quindi il click di quando li armo si sente. Avevamo provato molte volte, mario ha preso uno steccolino in mano e lo ha rotto nel preciso momento che il cane esterno faceva click, lo ha fatto due volte e il rumore era quello di un rametto che si spezza, anche se LUI lo ha sentito lo ha considerato un rumore naturale.

Grunf…….grunf.
Nulla….aspettiamo.
Soffio lentamente come fanno le scrofe..fffffffffffffu, ffffffffu, grunf.

Si muove si muove. Guardo Mario. Ha capito, credo che se la telepatia esiste certo deve esserne molta tra due amici che vano a caccia insieme, quante volte vi trovate a caccia con un amico di la dal macchione e volete dirgli qualche cosa e non lo potete fare, ditemelo quante volte avete tentato il piu delle volte con successo ESPERIMENTI TELEPATICI..tante vero?

Mario ha capito. E’ sdraiato in terra al mio fianco sinistro, perché lui spara di sinistro quindi ha la sua parte libera.

Si muove sta venendo, che faccio lo richiamo o no.
NO

È ‘ troppo vicino si accorgerebbe che non sono  una vera scrofa, no non lo richiamo se ha individuato il posto ci viene in bocca. Sento il suo puzzo.
Eccolo, eccolo, enorme, silenziosissimo, non posso crederci sta annusando l’aria sta sbuffando come un ippopotamo quando vuole attaccare, è a meno di dieci metri è grosso ma grosso, vedo il bianco delle zanne ha la testa rivolta al cielo sta sbuffando.

PAM.

Era di “punta”; proprio nel mezzo agli occhi, Mario lo ha preso nel mezzo agli occhi….secco.

La fucilata non si è sentita molto. Tutto tace. LUI è li, merita tutti gli onori, finalmente liberi apriamo la mia fiaschetta del Rhum, un po anche a LUI , gli bagniamo il grifio, sembra sorridere.
Bravi siete stati bravi meglio voi che i coglioni che vanno nelle riserve sui palchetti meglio Voi.

Onore a te vecchio amico ma come si dice.
Tira più un pelo di fica che un paio di Buoi.

Antonio Silberio CHITI

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