Dopo pochi passi nella fitta selva si aprì davanti a miei occhi una radura, mi fermai sotto un vecchio larice per assaporare quelle prime ore del mattino. Continuavo a fissare dalla mia postazione il verde della radura che diventava sempre più intenso man mano che la foschia si diradava. Due cerve, che pascolavano pacatamente, si portarono al centro del prato. Poi ne vidi altre due poco più in là ed ancora un paio dalla parte opposta. Tra di loro c’era anche un maschio che sfoggiava impavido un discreto palco con l’atteggiamento fiero di chi conosce appieno la follia amorosa della sua razza. Si aggirava tra le femmine lanciando bramiti rauchi e profondi, ma la legge del più forte regna sovrana anche e soprattutto nel bosco e poco distante le mie orecchie sentirono risuonare un bramito di risposta altrettanto roco e penetrante. Ancora pochi istanti ed un altro grosso cervo maschio fece la sua entrata in scena interrompendo quel momento di calma apparente. Quest’ultimo però aveva negli occhi l’ira furibonda di chi ha passato parecchie stagioni amorose. Era fisicamente robusto con il palco imponente ed ornato a dovere di erba e di fango, la criniera golare ingrossata ed una smania di lottare che traspariva dalle movenze nervose mentre con il palco strappava erba e terra dal suolo. I due non aspettarono molto a trasformare quella radura nella loro piccola arena di combattimento. Dapprima si affiancarono l’un l’altro mantenendo comunque una certa distanza, procedettero a marcia parallela studiandosi per qualche minuto, poi finalmente uno dei due puntò a terra il palco in segno di sfida, l’altro gli si parò innanzi e cominciò una lotta furibonda. Il cozzare dei palchi che si scontravano ripetutamente riecheggiava nella valle mentre gli zoccoli restavano ben puntati a terra ad ogni colpo sferrato contro il contendente. In palio l’harem e la possibilità di trasmettere alla prole i geni del cervo vittorioso che dimostra in quella lotta il proprio vigore fisico, il proprio rango e la propria virilità. Restavo lì impassibile a godermi lo spettacolo, in questi casi o si vince o si perde e chi perde può anche “lasciarci la pelle”. Il primo non mollava, era determinato, ma non quanto il secondo che aveva sicuramente più esperienza ed una carica di ormoni che lo rendevano ancora più forte e spavaldo. L’ultimo colpo fu così forte che persino le femmine si voltarono a guardare i due rivali che con il palco incastrato portavano avanti e indietro i loro corpi ormai stremati dalla fatica. Poi il cervo più esperto spinse per l’ultima volta il proprio palco contro l’altro che intanto si liberava dal groviglio scappando barcollante nel fitto del bosco. Per lui una battaglia persa ed un bagaglio di esperienza per l’anno successivo, per il cervo più esperto una conferma del proprio vigore ed il possesso di un nuovo harem.
Davide Zanin
concorrente al 18° Concorso Nazionale per Racconti di Caccia "Giugno del Cacciatore".