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24/04/2012 16.38 

Marco Benecchi
 
 
Sabato 23 ottobre 2010, un giorno che doveva essere come tanti e che invece io ricorderò come uno dei peggiori della mia vita. Un vero incubo, che non auguro a nessuno di dover vivere. E pensare che quel mattino, quando caricai i miei quattro cani in macchina e poi passai a prendere l’amico Mario sotto casa per andare a caccia, ero talmente tranquillo e sereno che se una strega mi avesse predetto cosa sarebbe accaduto, non gli avrei creduto. Da noi in Maremma la fine di ottobre è, venatoriamente parlando, un periodo morto. Sì, perché di selvaggina stanziale non se ne trova quasi più, il grosso della migrazione è già passata ed è ancora troppo presto per le prime beccacce.

Ma quando si possiede una muta di cani è difficile pensare di starsene a casa di sabato mattina. Loro, a ragione, reclamano il sacrosanto diritto di uscire, anche se nei boschi e nei falaschi hanno poche probabilità di fare incontri interessanti. Mario poi si era fissato che “sul monte” doveva esserci ancora un discreto passo di colombacci, così mi feci convincere a portarcelo, più per spirito di amicizia che per altro. La giornata era meravigliosa, quasi estiva, sperai d’incontrare qualche quaglia che potesse regalarmi un paio di solide ferme. Raggiunta la zona di Casaglia, misi ai miei cani i collari satellitari BS 102, di cui ormai non potrei più fare a meno, e li lasciai  liberi di espletare le loro interminabili funzioni fisiologiche. Poi salutai l’amico raccomandandomi di non fare tardi perché prima di pranzo avrei dovuto tarare la carabina Zoli modello Alpen calibro 257 WM di un carissimo amico. Anche se avevo dato una  buona decimata ai fagiani della zona, un giro nei posti migliori fu d’obbligo.

Cacciai per alcune ore col solito impegno, ma senza che riuscissi a tirare un solo colpo. Forse i miei bravi ausiliari scovarono una lepre, ma non ne fui certo perché il territorio è anche ricco di molti altri animali come cinghiali e caprioli. Furono proprio le molte tracce di cinghiale che vidi  a condizionare quel che seguì. In quelle zona caccia la mia squadra, quella creata dal famoso Capocaccia Capalbiese Mario Pacchiarotti, così legai subito Jack, il mio Jagd Terrier e telefonai a suo figlio Alfredo per raccontargli di quel che avevo notato in previsione dell’imminente apertura. Poi, proprio per non disturbare i cinghiali, decisi di ritornare dove avevo parcheggiato la macchina attraversando alcuni campi aperti, tra cui uno addirittura arato di fresco con delle zolle alte mezzo metro. Vi è mai capitato di attraversare un campo arato? Per dirla con parole povere è deprimente. Oltre ad essere scomodissimo avanzare, stando sempre attenti a dove mettere i piedi, è una perdita di tempo non prevista. Oltre a non voler allarmare il branco di cinghiali, non volevo neanche correre il rischio che i cani scovassero un capriolo quando ormai avevo deciso di rientrare.

La mia muta era ed è tuttora composta da Drago, un vecchio setter bianconero di otto anni, da Bianca, una setter  femmina  biancoarancio di cinque, da Kira, una setterina tricolore tutto pepe con una genealogia degna di una principessa e da Jack, uno Jag Terrier di quattro anni che è un vero e proprio diavolo a quattro zampe, cattivo come il veleno, campione di lavoro e di bellezza, pluripremiato su grossa selvaggina. Lo so che è una combinazione insolita, che sicuramente farebbe storcere il naso a molti cinofili puristi, ma per come sono abituato a cacciare io è invece l’ideale. Micidiale contro tutta la selvaggina che popola i nostri boschi. Non potete immaginare cosa significhi abbinare tecnica, stile e potere olfattivo di un cane da ferma con la potenza, la tenacia e l’aggressività di un Terrier. La cosa che più mi rattrista di ciò che accadde quel giorno è che quel poveretto di Jack non ebbe nessuna colpa. Fu Kira quella che, a mia insaputa, diede inizio alla tragedia. Questa è la cronaca fedele di come si sono svolti i fatti. Ero quasi arrivato alla macchina, forse addirittura a meno di cento metri di distanza, quando scoppiò il finimondo. Kira sembrava una belva. Abbaiava, guaiva, ringhiava! Purtroppo o per fortuna, secondo i punti di vista, i miei cani sono molto affiatati tra loro. Così, in men che non si dica, si riunirono tutti, non riuscii neanche a trattenere Jack che, compreso molto prima di me cosa stava accadendo, con uno strattone si era liberato dal collare. Erano le undici del mattino. Un attimo dopo lo capii anch’io cosa stava accadendo e chi era l’oggetto dei loro attacchi: una piccola istrice! Corsi subito per il campo e vidi uno spettacolo raccapricciante, i cani la stavano sbranando viva. Kira era la più aggressiva di tutti, non l’avevo mai vista così. E pensare che, a mia insaputa, era anche incinta. M’ero accorto del calore della cagna e l’avevo subito messa con un setter grande beccacciaio per farla accoppiare, ma non avendoli visti “attaccati” ero in dubbio se fosse rimasta pregna.

Nonostante tutto, sono felicissimo di comunicare che Kirà partorì due splendidi cuccioli il primo novembre, appena una settimana dopo. Ma quel giorno la setterina sembrava una belva e soltanto chi ha avuto l’occasione di vedere un istrice attaccata da quattro cani all’aperto, può immaginare lo spettacolo. Ogni singolo ausiliare aveva addosso conficcate in profondità decine di aculei. E non è vero, come alcuni sostengono, che un istrice quando viene attaccata si difende lanciando gli aculei, è esattamente il contrario: sono i cani che gli si scagliano contro incuranti del pericolo. In quel campo arato di Canaglia decisi che c’era una sola cosa da fare: mettere fine a quello scempio, finire l’animale agonizzante. Mi ci vollero due tentativi per mettere a segno il colpo di grazia in mezzo a quel groviglio di corpi. Finalmente era tutto finito, ma dovevo sbrigarmi a compiere il triste lavoro di rimozione degli aculei, a partire da quelli conficcati sulle teste e sugli arti per finire con quelli al petto e al torace. Tanti anni fa mio nonno mi confidò che quando un cane ha degli aculei di istrici conficcati nel torace bisogna stare molto attenti nel rimuoverli, perché potremmo fare più male che bene, col rischio di ucciderli. Mentre stavo controllando i danni subiti dai cani, fui circondato da un nugolo di persone. Due  o tre in divisa, gli altri in borghese: in tutto erano in sei! “E bravo, favorisca i documenti, siamo della Forestale. Perchè ha sparato all’istrice e non l’ha fatta finire dai cani?’”. Vagli un po’ a rispondere se sei capace. Quello fu l’inizio di un calvario che è durato alcuni mesi. Verbale, sequestro dell’arma, gogna mediatica (Titolone in grassetto: “Bracconiere in cerca di carne uccide una povera istrice!” come dicevano gli articoli usciti in TV e sui giornali locali) e chi più ne ha più ne metta. Al Corpo Forestale hanno festeggiato come se avessero catturato l’intera Cupola di Cosa Nostra. C’è da dire che se qualcuno mi ha voluto male, tanti altri mi hanno dimostrato comprensione ed affetto. Ben tre avvocati: uno di Grosseto, uno di Santa Marinella e uno di Roma si sono adoperati in mio favore, ma non mi sarei mai immaginato niente di simile. Capisco che il grazioso animaletto appartiene ad una specie protetta, ma  credo che andrebbero viste anche le attenuanti. Ancora oggi non riesco a spegarmi cosa cavolo ci faceva un istrice in un campo arato alle undici del mattino. C’è stato chi ha addirittura ipotizzato che l’istrice ce l’avessero messa apposta in quel campo, e a dir la verità quel dubbio l’ho avuto anch’io. Che soddisfazione fare un verbale al famoso Marco Benecchi. La cosa si è risolta con una oblazione, ho ammesso le mie colpe, ho pagato quasi mille euro, mi è stato restituito il Benelli e … pazienza. Ma durante tutto quel periodo la mia mente non ha mai smesso di pensare. Me la sono presa con Dio, col destino, con la sfortuna e mi sono anche chiesto, ma se invece di un istrice i miei cani avessero attaccato un orso o un lupo (come potrebbe capitare ai colleghi laziale e abruzzesi che cacciano vicino al Parco d’Abruzzo), come mi sarei dovuto comportare? Dopo averci riflettuto a lungo ho deciso che in quel caso forse sarebbe stato lasciarsi sbranare. Si soffrirebbe meno.

  Marco Benecchi

      
 
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6 commenti finora...

Re: GLI SCHERZI DEL DESTINO!

Caro Marco, ho avuto la tua stessa disavventura (pressapoco).
Ero in giro a beccacce con Kira, una femmina bianco-arancio, a dir poco indemoniata!!!!
Ebbene, la vidi sparire e non tornare più....Passata mezz' oretta, come ben saprai, i dubbi e le paure iniziano ad assalirti, circa l' accaduto....
Bene, inizio, qualche km + avanti, a sentirla abbaiare e guaire, da lontanissimo!!! Mi avvicino, ed alla fine, noto che era finita
in un canalone, ed inizialmente, pensai fosse rimasta infilzata da una canna del canalone!!! Provo a scendere e alla fine ci riesco, e sono strafelice di non avere lasciato il fucile (scarico) "sopra"...
Ebbene, x farla breve, era riuscita a mettere in un angolo una volpe molto grossa, che ormai, sebbene morente causa i suoi morsi, tentava ancora di difendersi dagli attacchi della cagna!
Cercavo di chiamarla a squarciagola, ma come faceva un passo verso di me, si riavventava contro la
povera volpe...rischiando così di colpire Kira x porre fine a quella disavventura. Alla fine ci riuscì, non appena si spostò nuovamente x un brevissimo momento con un tiro d' imbracciata!!!
Solo che fortunatamente io, risalito, non trovai la forestale!!!
Un forte abbraccio, da un VERO beccacciaio salentino

da Dino LE  16/06/2012 11.20

Re: GLI SCHERZI DEL DESTINO!

Spero di si.
Se posso andarci, di sabato.
Un saluto

da Marco x Carlo  03/05/2012 10.27

Re: GLI SCHERZI DEL DESTINO!

Buon giorno Marco, ci sarai al CA.PE.TAV.? Io si, con alcuni amici di appostamento di colombacci, abbiamo degli acquisti da fare per le tese. Saluti

da Carlo 62  03/05/2012 7.14

Re: GLI SCHERZI DEL DESTINO!

Caro Marco, innanzitutto mi dispiace per la spiacevole vicenda che ti è successa, per te e per i tuoi cani, come si dice: la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo. Evidentemente in quel giorno la sfortuna ha voluto giocarti un subdolo scherzo. C'è da dire purtroppo come ha detto Enzo che forti della divisa che portano certa gente si dimentica che sono pur sempre agenti al servizio dello Stato e dei cittadini e che le loro ideologie molto discutibili dovrebbero essere messe da parte. Non nascondo che chi era in quel momento presente ad assistere alla scena senza seguirla per intero avrebbe inevitabilmente equivocato, ma nel caso dei forestali credo che avessero assistito alla scena per intero, dunque il loro comportamento a mio avviso è stato del tutto fazioso, nascosto dal fatto che dovessero attuare il loro dovere di vigilanza nel territorio. E magari si definiscono animalisti: è un comportamento animalista quello di preferire che un'istrice attaccata dai cani muoia agonizzante soffrendo inutilmente piuttosto che porre subito fine alle sue sofferenze in modo veloce? Poi lasciamo perdere la gogna mediatica che è semplicemente vergognosa e sintomo di un'informazione pubblica altamente faziosa e falsa che da parte nostra dovremmo boicottare...

da Big_H_Tony  29/04/2012 15.45

Re: GLI SCHERZI DEL DESTINO!


purtroppo pochi enzo..

da Marco  26/04/2012 7.35

Re: GLI SCHERZI DEL DESTINO!

Caro Marco,tutto è bene ciò che finisce bene. Purtroppo siamo in Italia,dove l'abuso di potere è ormai una pratica scontata. Chi indossa una divisa,spesso si dimentica dell'obiettività e del giudizio,lasciandosi prevalere dall'onnipotenza e dalla vanagloria. Dove abitavo io c'era un maresciallo dei carabinieri che era un anticaccia...e non ti dico cosa ci ha fatto passare a noi cacciatori...adesso credo faccia servizio in uno sperduto paesello del trentino,ma per due lunghi anni,abbamo dovuto combattere contro ogni forma di sopruso....ti lascio immaginare.
Fortunatamente però ci sono anche militari giusti e obiettivi,e sopratutto umani e preparati,e sanno chi sono i cacciatori.
Un caro saluto.

da enzo972  25/04/2012 7.10
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