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23/10/2015 9.09 

Benecchi Estonia 2015
 
Da ragazzo avevo un sogno, desideravo ardentemente poter cacciare tutti i grandi selvatici europei. Nonostante quel che leggevo sui pochi libri di caccia grossa che riuscivo a procurarmi, quasi tutti inerenti grandi safari africani scritti da icone della letteratura venatoria mondiale, la mia più grande aspirazione non era quella di recarmi in Africa, ma di completare il “Grand Slam Europeo”, di riuscire a catturare, prima di “diventare vecchio”,  almeno un capo di tutte le specie di maggior pregio presenti nel Vecchio Continente. E il più desiderato, il più grande, il più maestoso, il più elusivo non poteva che essere il Signore incontrastato delle foreste del Grande Nord: l’alce europeo! E fu così che, nel corso degli anni, dargli la caccia diventò per me una vera e propria ossessione. L’ho praticamente inseguito dal Nord Europa all’Alaska con un accanimento febbrile, quasi ossessivo, a volte con successo altre con poca fortuna perché i sei – sette giorni di caccia che le mie povere tasche da impiegato dipendente potevano permettermi, troppo spesso si sono dimostrati insufficienti allo scopo.
 
Nonostante la mia caparbietà e l’abilità delle guide che di volta in volta si sono susseguite negli anni, non sempre siamo riusciti a scovare il capo giusto. Questo finché non ho scoperto l’Estonia; quella piccola, meravigliosa Repubblica Baltica dove i cacciatori del luogo, a differenza degli scandinavi, oltre ad avere un vero e proprio culto della caccia all’alce, hanno anche una stima e un rispetto notevolissimo per chi si reca nella loro terra per cacciarlo. I cacciatori estoni sono talmente altruisti che potrei quasi definirli ingenui se paragonati ai loro colleghi svedesi, norvegesi, finlandesi, etc. Sì fanno letteralmente in quattro per cercare di accontentare i loro ospiti, indipendentemente dalla nazione di provenienza e dall’estrazione sociale. Per cacciare in Estonia occorre comunque avvalersi di una seria Agenzia, spesso gestita dagli stessi  cacciatori del luogo.

Le vigenti leggi estoni in materia sono molto rigide, ma abbastanza permissive con gli stranieri. Anche per questa nuova avventura, avevo deciso di avvalermi della preziosa compagnia dell’amico Mauro, ormai inesorabilmente contagiato dalla crudele “Febbre della Caccia a Palla”, che aveva contratto solo pochi mesi addietro a caccia di caprioli in Ungheria. Con Mauro e l’autista di turno, che non conoscevo, percorremmo i circa ottanta chilometri che ci separavano dalla regione di Harjumaa quasi senza accorgercene e senza incontrare anima viva. Arrivati a destinazione ci sistemammo al meglio in un piccolo cottage molto caratteristico, costruito completamente in tronchi di legno composto da una minuscola sala da pranzo, tre camere da letto, un bagno con doccia, ovviamente munito di riscaldamento autonomo e addirittura di una sauna oltre all’immancabile, confortevole caminetto. Scaricammo i bagagli e ci demmo appuntamento per l’alba dell’indomani.

Sapendo in anticipo chi sarebbero state le nostre guide e quali fossero le nostre zone di caccia, nonostante l’eccitazione, riuscimmo ugualmente a dormire per qualche ora. Ma quando alle cinque del mattino squillò la sveglia, dopo pochissimi minuti eravamo già pronti per partire senza neanche aver fatto colazione. Come uscimmo di casa trovammo già ad attenderci le due familiari Toyota Hilux. Dopo i convenevoli del caso Jury, il Capocaccia della zona, c’illustrò brevemente come si sarebbe svolta la caccia. Io avrei cacciato sempre con lui mentre Mauro sarebbe stato accompagnato da Ivan, un altro bravissimo cacciatore locale, ma molto meno “ortodosso” del suo collega  un po’ troppo teutonico. Jury ci sollecitò a partire subito, perché voleva portarci a visitare le saline e a controllare cosa potevano aver immortalato le fototrappole sparse per la riserva. Ci consegnò le nostre licenze estoni e poi, più per curiosità che per altro,  volle ricontrollare le nostre armi. A me aveva già confidato che nel loro Paese usano esclusivamente quattro calibri:  il  222 e il 223 per la piccola selvaggina pregiata da pelliccia, per i tetraonidi e per i nocivi, mentre si affidano totalmente  al 308 e al 30.06 per tutte le altre specie cacciabili: dal lupo all’alce. Io confermai la mia dotazione precedente, avendo dietro la Blaser Professional Grey in calibro 300 Winchester Magnum dotata di ottica variabile  2,5 – 15 x 56 P, mentre  Mauro sfoggiava una bellissima carabina Sako 85 Bavarian in calibro 7 mm Remington Magnum accessoriata con un meraviglioso 12 x 56 HD Illuminato.
Gliel’avevo tarata con delle palle Norma Oryx da 170 grani che, come vedremo più avanti, si sono dimostrate (semmai ce ne fosse stato bisogno!) adattissime per tutta la grossa selvaggina europea. Jury e Ivan ci avrebbero supportato con le loro strausate Tikka in calibro 30.06, secondo loro il calibro più adatto per la caccia alle grandi alci! Dopo una decina di chilometri percorsi senza incontrare anima viva, i due comodi veicoli presero direzioni diverse. Mentalmente mandai al mio compagno d’avventura un “in bocca al lupo”, certo che anche lui stesse facendo lo stesso. Jury ed io partimmo per le stesse zone dove avevo cacciato l’anno precedente, ma questa volta, essendo nel periodo del bramito che cade verso la metà di settembre, la strategia di caccia che adottammo fu diversa. Nell’arco di due – tre ore percorremmo non so quanti chilometri. Sicuramente più di cinquanta ma forse meno di cento, durate le quali visitammo tutte le saline dalla zona, soffermandoci di tanto in tanto per imitare il verso delle femmine e dei giovani maschi, a volte a voce, altre volte  con un piccolo buttolo , simile ad un  “lumino dei morti”, ma con scarso risultato! Jury ipotizzò che il caldo eccessivo per quel periodo doveva aver rallentato, se non addirittura interrotto, l’estro. Qualche volta ci siamo anche inoltrati a piedi all’interno delle sterminate foreste di betulle, procedendo molto cauti perché il sottobosco, paludoso e disseminato di felci, licheni e ortiche enormi, era davvero insidioso e quindi dovevamo stare molto attenti a dove mettevamo i piedi. Di solito arrivavamo in una radura, dove al centro spiccava un grosso palo sormontato da un enorme blocco di sale e controllavamo cosa aveva immortalato una piccola fototrappola ben mimetizzata tra i tronchi. Alle 9 Jury, che non parlava una sola parola d’inglese, ma soltanto l’estone che secondo me è più simile all’arabo che ad una lingua europea, gesticolando mi fece capire che era ora di rientrare. Alla casa di caccia ci riunimmo con Ivan e Mauro per scambiarci le reciproche opinioni su quella prima uscita, ritenendoci tutti molto soddisfatti, principalmente per dare un taglio alla discussione e poter andare a goderci un meritato riposo.

Chi ha esperienza di caccia a palla ai grandi selvatici ben sa che una giornata di caccia è per il 90% noia tediosa, mentre per il rimanente 10 % adrenalina pura! Cacciando di solito all’alba e al tramonto, durante le rimanenti ore della giornata può diventare veramente pesante far trascorrere il tempo. Ma noi, che siamo dei veterani, eravamo ben attrezzati con tablet, Pc e thriller tascabili. Le diciannove di sera arrivarono ben presto con le solite belle Toyota, puntualissime, ad attenderci fuori dalla porta. Jury decise di appostare me e Mauro in prossimità di due saline dove, tramite le notizie ricavate dalle fototrappole, sapeva con certezza matematica quanti e quali selvatici transitassero in quelle zone. Giunti dov’era la mia, ebbi una piacevolissima sorpresa: era la stessa dove l’anno prima avevo fatto la memorabile coppiola di femmine di alci. Jury ed io ci sistemammo alla meglio ed io impugnai subito il mio   8 x 42 per ricontrollare tutte le possibili distanze di tiro, costatando che avrei avuto una buona visuale fina a circa 150 – 160 metri, che non erano male finché ci fosse stata luce, ma impossibili da sfruttare a notte fonda. La salina si trovava invece a settanta metri esatti. Durante l’attesa non vedi nessun animale da pelo, mentre nel cielo plumbeo passò di tutto: oche, anatre, cesene, tordi, merli, tordici e beccacce. Purtroppo alle diciannove e trenta non riuscimmo più a distinguere né il palo con il sale né addirittura la piccola radura dov’era posizionato e così decidemmo di rientrare. Cena veloce a base di spezzatino di maiale con … ananas e poi a nanna perché la sveglia si sarebbe fatta sentire molto presto.
 
Benecchi Estonia 2015_2
 
Il mattino seguente il copione si ripeté. Io con Jury a controllare le nostre saline e Mauro con Ivan le loro. Poco prima che giungessimo in prossimità di un’ampia radura Jury mi fece scendere dalla macchina e poi prese ad imitare il verso dell’alce sia con la bocca sia con il buttolo. Niente. Non ottenendo risposta andammo a visitare l’ennesima salina e subito ci accorgemmo che c’erano due ombre insolite nelle sue vicinanze. Jury, impugnato il binocolo, mi fece segno con la sinistra dicendo “Maschio” poi spostando la mano verso destra disse “Mama”. Senza pensarci un secondo mi misi in punteria sul treppiede portatile che avevo dietro, armai il cursore della Blaser e presi a traguardare direttamente la grossa sagoma scura attraverso le limpide lenti del mio cannocchiale. Ad occhio l’alce doveva trovarsi ad una distanza di 80 – 90 mt, né tanti né pochi, tutto poteva sembrare perfetto, se non fosse stato per due particolari: l’alce era parzialmente coperto dalla fittissima vegetazione ed era ancora molto scuro per poter sparare con precisione. Accesi anche il Dot del reticolo, lo posizionai sul “Bersaglio Grosso” poi una volta che mi sembrò di essere perfettamente fermo strinsi il grilletto. Vampa e rinculo (nonostante il freno di bocca) non mi fecero vedere niente.

Anche Jury, un po’ sorpreso dalla botta, non riuscì a vedere bene l’esito del tiro. Da cacciatori esperti, ci zittimmo per cercare di sentire qualche rumore rivelatore, ma nel bosco regnava il silenzio più assoluto. Mi feci forza, ricaricai la Blaser ed incitai Jury ad andare a vedere. Sull’Anshuss non trovammo sangue, ma la direzione presa dal grosso selvatico era evidente dalla quantità di rami spezzati che si lasciava dietro. Fortunatamente non dovemmo cercare a lungo. Trovammo il grosso maschio morto all’interno del bosco coricato dalla parte dove aveva ricevuto il colpo. Non doveva aver percorso più di cinquanta – sessanta metri. Come lo raggiungemmo, come al solito rimasi impressionato dalla sua mole. Credetemi, sono animali veramente imponenti che lasciano senza fiato quando si è al loro cospetto. Per l’occasione ho usato delle munizioni originali Winchester con palla Power Max da 180 grani, già ampiamente collaudate anche in altri calibri. Verificai con piacere che si sono dimostrate molto adatte per la caccia ai grossi e robusti selvatici. Ed anche il colpo era stato indirizzato piuttosto bene, nella zona polmonare. Non so descrivervi la gioia dell’estone, forse era addirittura più felice di me dell’abbattimento.

Nel giro di mezz’ora arrivarono anche Mauro ed Ivan (che non avevano avuto fortuna) e un ragazzone a bordo di un Quad munito di carrello. Ancora una volta mi stupì la perfetta organizzazione e l’impeccabile coordinazione delle tre guide estoni. Il tempo di scattare qualche foto e di rendere i dovuti onori alla mia imponente preda baltica che Jury & C provvidero velocissimi al recupero della spoglia. Ivan s’accollò l’onere di riportarci alla casa di tronchi per farci rifocillare, ma né io né Mauro riuscimmo a riposare da quanta adrenalina avevamo in corpo. La sera seguente ed il mattino successivo non ci riservarono altre sorprese, mentre al calar del tramonto Mauro si fece onore abbattendo un grande maschio, con un bellissimo tiro eseguito a notte fonda, da circa cento metri di distanza con la sua Sako 85 cal. 7 mm Remington Magnum. Il recupero di quello splendido animale fu molto difficoltoso data l’asprezza del territorio e dall’imponenza del capo, ma ne valse veramente la pena. In tre giorni di caccia io e Mauro avevamo raggiungo il nostro scopo ed esaudito i nostri desideri, ma visto che disponevamo ancora di due giorni pieni di caccia Jury decise di concederci un’ulteriore licenza. Ecco, questi sono gli Estoni. Il bravo, mite, gentile Capocaccia, consapevole della nostra grande passione per quel tipo di caccia e del fatto che avevamo fatto un lungo viaggio per praticarla, ci mise a disposizione un’altra licenza per abbattere un maschio da trofeo, magari rinunciando alla sua o a quella di un suo amico. Così continuammo ad andare a caccia, con lo spirito di chi ha “già messo in banca” il risultato della spedizione.

Quindi eravamo sempre e comunque rilassati nonostante il fatto che nei giorni a seguire di alci maschi non ne vedemmo più. Durante i nostri continui girovagare avvistai moltissimi selvatici compresi tre cedroni e ben due orsi, ambedue protetti nella nostra ragione di caccia. Non so quanti procioni ci attraversarono la strada. Così , mentre al mattino e la sera andavamo a caccia e durante il giorno visionavamo le foto e c’intossicavamo di vecchi film d’azione al PC, arrivò anche l’ultimo giorno di caccia, l’ultima uscita e l’ultima ora di appostamento. Avevamo preso posizione sopra ad una altana che stava già cominciando a tramontare il sole. Sia io sia Jury non ci facevamo grandi illusioni su quale fosse l’esito di quell’ultimo, ennesimo appostamento.. ma come si dice? Proprio in zona Cesarini ecco che tra le conifere al confine della radura dov’era la salina, si materializzò una grossa sagoma scura. Jury fu più lesto di me sia a vederla sia a identificarla, ma io fui più preciso nella valutazione. Sicuramente, anche grazie al fatto che io avevo al collo un ottimo binocolo,  Jury continuava a sussurrare Mama, mentre io invece gli dicevo: “E’ un maschio. Un Bull, bull”. Chissà, forse perché ritenne che io meritassi fiducia, nonostante fosse convinto che l’alce fosse una femmina, mi autorizzò comunque al tiro. La distanza era perfetta. 80 metri ed il grosso selvatico ci stava pressoché guardando. Lo mirai appena sotto il grande muso, al centro del petto e quando la respirazione fu per due secondi regolare lasciai partire il colpo. Questa volta vidi distintamente il grosso alce arcuarsi per poi cadere definitivamente a terra.

Benecchi Estonia 2015_3

Per scendere dall’altana e coprire i metri che ci dividevano dalla spoglia, credo che impiegammo tre - quattro secondi netti. Quando Jury accarezzò il modesto, ma pur sempre bellissimo palco, non negò un certo imbarazzo. Io, come per giustificare la sua errata valutazione, impugnai il mio binocolo poi gli indicai il suo, come a voler dire: “non c’è paragone”. E lui parve capire perché annuì soddisfatto. Fu così che in due cacciatori conseguimmo tre bei trofei, cacciando con tenacia, passione e rispetto  per la natura in compagnia di uomini fatti col nostro stesso stampo. Nonostante il pacchetto di caccia prevedesse cinque notti con quattro giorni di caccia e noi ne avessimo aggiunto un quinto, “la sabbia nella clessidra” scorse troppo presto. Cacciare le alci in Estonia è stata un’esperienza meravigliosa. Per me è stata la seconda volta e sono certo che non sarà l’ultima e, a parte la cucina un po’ “Nordica”, tutto si è svolto nel migliore dei modi. Cos’altro dire?  Un grande in bocca al lupo a chi vorrà intraprendere un’avventura simile, e già in anticipo posso garantirvi che sarà indimenticabile.
LE NOSTRE ATTREZZATURE

ABBIGLIAMENTO: In Estonia, settembre non fa molto freddo. Di notte può arrivare a 6 – 6 grani, mentre di giorno la temperatura non supera mai i 17 – 18 gradi. Occorre un abbigliamento leggero, caldo e d’ottima marca. Noi due avevamo dei completi Upland e Waterfowl Big Game della BERETTA, che si sono dimostrati all’altezza del prestigioso nome che portano.

CALZATURE: Il nome alce è sinonimo di acquitrini e di paludi, quindi lo scarponcino alto va bene per chi desidera praticare una caccia molto “soft”. Chi invece vuole fare cerca ed aspetto seriamente,  è bene che si porti dietro degli scarponi specifici idrorepellenti e foderati in Gore Tex, alti almeno fino al polpaccio o, meglio ancora, un buon paio di stivali di buona fattura come: i Beretta, gli Le Chameau e gli Aigle che possono essere di fondamentale aiuto.

ARMI e MUNIZIONI Tutti i cacciatori che abbiamo conosciuto in Estonia erano armati con carabine Tikka, Sako, CZ o Remington calibro 30.06 o 308. Le ottiche non ve le descrivo perché non ci credereste. Marche sconosciute con le quali in Italia non praticheremmo nemmeno il tiro in cava, loro invece ci cacciano  orsi, alci, linci e lupi all’aspetto di notte! Io avevo con me una Blaser Professional calibro 300 Winchester Magnum (della quale possiedo anche una seconda canna calibro 257 Weath. Mag), con attacchi a sgancio rapido originali e  2,5 – 15 x 56 P. Ho usato cartucce originali Winchester con palla Power Max da 180 grani. Mauro aveva con se una bellissima carabina Sako 85 Bavarian in calibro 7 mm Remington Magnum con un 12 x 56 HD illuminato. Gliel’ho poi tarato con delle palle Norma Oryx da 170 grani. Dopo quel che ho visto, per la caccia all’alce mi permetto di consigliare calibri dal 308 Winchester in su, con una netta predilezione per il 30.06 e per l’8 x 57 JS (JRS), caricati con palle pesanti e ad espansione controllata. Di solito il tiro avviene entro i cento metri. Calibri esageratamente potenti e radenti non sono necessari.

CONSIDERAZIONI FINALI: Nei paesi Baltici, come in quelli Scandinavi, sono autorizzati soltanto quei calibri che usino un proiettile di almeno 10 grammi (156 grani), che abbia un’energia uguale o superiore a 200 chilogrammetri a cento metri. Già da soli questi dati ci confermano che, a dispetto delle apparenze, l’alce non è un forte incassatore. Un grosso “Bull” ha un’area vitale grande quanto un televisore di medie dimensioni e se ben colpito da una buona palla in zona cardiovascolare o nei polmoni difficilmente fa molta strada. Non dobbiamo comunque dimenticare che stiamo parlando di un selvatico forte e robusto che spesso supera la mezza tonnellata di peso. L’arma migliore per la caccia all’alce alla cerca, che possa andar bene anche per la battuta e l’aspetto, deve essere leggera, corta e maneggevole.  Deve avere delle visibilissime mire da battuta, uno scatto diretto ed un’ottima impostazione. Una carabina che abbia le suddette caratteristiche va più che bene, ma, specialmente in battuta, sono molto indicati anche gli Express (sia giustapposti che sovrapposti) e le carabine semiautomatiche. Quando si praticano cacce così impegnative poter disporre di due o più colpi in rapida successione può fare veramente comodo. 

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16 commenti finora...

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Io una volta ho visto un grosso cinghiale fermo nel bosco.
Era davanti a tre - quattro poste sopra di me.
Ma visto che era fermo mi sono permesso di azzardare il tiro.
Gli vedevo solo la parte POSTERIORE scoperta.
Ho messo il red dot all'attaccatura del coscio diciamo dove dovrebbero stare i reni ed ho sparato. NON HO AZZARDATO IL TIRO sparando "dove avrebbe dovuto esserci la spalla!
Ho avuto fortuna perché anche in quella zona, se attingi il fegato provoca una morte quasi istantanea.
La mia intenzione era quello di ferirlo, o comunque fermarlo..
Ripeto, meglio colpire un punto NON propriamente VITALE ma sicuro che azzardare il tiro.
Quando si è in braccata il cinghiale o recuperi 90 volte su 100, specialmente se utilizzi una buona palla ..
Saluti
Marco

da Marco Benecchi x G da BS  06/11/2015 18.28

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Lo so la padella non me la toglie nessuno era solo una curiosità, comunque la risposta me l' hai data "Quando si spara ad un cinghiale a botta "sicura" si deve SEMPRE mirare bene UNA PARTE SCOPERTA dalla vegetazione e non "sperare" che tanto la palla passa ugualmente" questa è la verità!!!!! primo cinghiale della stagione ADRENALINA AL MASSIMO........
Sempre gentile nel rispondere in modo cortese e esauriente grazie ed in bocca pure a te.
Ciao

da g da bs  06/11/2015 16.59

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Mi spiace per il colpo fallito, ma la colpa di ciò devi cercarla solo in quel che hai fatto e non addebitarla né al calibro né alla munizioni
Che ritengo PERFETTA sia come palla sia come granatura.
Una palla Power Max che colpisce un ramo di 5 cm è ancora capace di frantumare ben altro.
Sicuramente potrebbe essere stata DEVIATA, quello si....
Tu sei convinto di aver mirato bene io invece sono convinto che il cinghiale
"TI HA RIEMPITO GLI OCCHI"
Come si dice dalle mie parti ed il colpo deve essere andato basso.
Sotto il muso.
Quando si spara ad un cinghiale a botta "sicura" si deve SEMPRE mirare bene UNA PARTE SCOPERTA dalla vegetazione e non "sperare" che tanto la palla passa ugualmente.
Cos'altro dire?
Speriamo che la cosa non si ripete, ma non me ne farei una malattia.
L'importante è non condannare nessun'altro se non noi stessi...
In bocca
Marco

da Marco Benecchi x D da BS  06/11/2015 16.46

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Ciao marco ho bisogno del tuo aiuto domenica primo giorno al cinghiale ho sparato con la mia browning 308 ( cartucce power max winchester 150 gr ) a botta SICURA ad un cinghiale di 70 kg distanza 5/ 6 metri era rivolto verso di me di muso ed era dietro a delle frasche.... risultato neanche una goccia di sangue a terra e l' animale che correva come una saetta ,poi siccome il posto era molto fitto non sono riuscito a doppiare il colpo (anche perche' ingenuamente ho alzato gli occhi dalla punteria convinto di vederlo morto).Oltre al fatto di avere fatto una padella clamorosa ( mi stanno ancora prendendo in giro in maniera vergognosa) seriamente può esserci stato un qualcosa che mi ha deviato il colpo visto che c' erano dei rami di 3/4 cm di diametro davati all' animale? oppure l' ho preso male e la palla non ha fatto bene il lavoro??
P.S.: il punto rosso è tarato poco dopo ho beccato un maialetto di 15 Kg con un bel tiro.
Scusa e grazie della tua disponibilità

da g bs  06/11/2015 12.11

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Caro Filippo,
Come tu ben dici" mi sono fatto l'idea che tale calibro sia più un africano che un europeo. In effetti ha prestazioni pari o superiori al 375 H&H"
E' un bel mostro di potenza un poco superiore al più mite 9,2 x 62 che "qualcuno consiglia" come l'IDEALE per la caccia ai nostri cinghialotti di 30 - 1200 kg di peso...
Da non credere.
Il 9,3 x 64 Brenneke è praticamente molto simile al 375 HH solo che viene caricato con pochissime palle.
Credo che ad oggi solo con due: la DK e la Uni Classic TUG.
Un tempo si trovavano le Starkmantel, le T Mantel e le Vollmantel blindate da... elefanti!!!
E' un calibro carico di fascino molto prestante camerato in sole armi europee austriache e tedesche.
Filippo 53 ha comperato una canna in questo calibro per la Blaser 850 - 88.
La 9,3 x 64 l'ho provata in Mauser Europa 66 e in Voere Titan,....
Ha un bel rinculo, ma è molto precisa.
Lo sapevi che esiste una SEMIAUTOMATICA in questo calibro?
E' la Izmash Tiger l'ho vista solo in Bielorussia in una armeria!!!!
Saluti
Marco

da Marco Benecchi x Filippo  01/11/2015 16.03

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Ciao MArco.
Vedo che spesso tu e altri cacciatori lodate il 9,3x64 brenneche. Leggendo variamente mi sono fatto l'idea che tale calibro sia più un afriano che un europeo. In effetti ha prestazioni pari o superiori al 375 H&H. Tu che ne dici ed eventualmente per cosa lo consiglieresti? Preciso che a parte sulla carta non l'ho mai visto in nessuna circostanza (ma 8x68 si ed è una bellezza!!!!). Grazie FB

da FILIPPO 60  31/10/2015 18.46

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Concordo su tutto meno che sulla caccia di notte,
Che sinceramente non mi sarebbe dispiaciuta ma che dove siamo stati noi (visto che è vietata!) le nostre guide proprio non ce l'hanno fatta fare..
Pazienza!!!!
Noi, sia al mattino sia la sera, ci permettevano il tiro solo alla luce della luna, motivo per il quale asiamo partiti con il pleniluvio.
In Bielorussia invece avrebbero girato tutta la notte!!!!!
Per quanto concerne la battuta, io da buon "cinghialaio" non mi dispiaceneanche alle alci.
L'ho praticata sia in Svezia siain Estonia ed è molto bella..
Se sei appassionato di quel genere di caccia e del lavoro dei cani!!!
Saluti
M

Dimenticavo
I NOSTRI TROFEI SONO ARRIVATI LUNEDI' per posta, tramite corriere!!!!!
Perfetto!!!

da Marco B x Francesco  29/10/2015 11.00

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

non tutti abitano a Roma. Lufthansa --- Italia Francoforte - Tallin. uno scalo. mai fatto una prova di tiro in nessuna parte d'Europa solo in Canada e Usa ma per passare il tempo. nessuno mi ha mai chiesto niente anche perche ( in Europa) se lo ferisci e lo perdi lo paghi lo stesso nel nord america paghi tutto prima !! In Estonia l'alce si caccia anche in macchina di notte con il faro ( 50%) oppure all'aspetto . mai cacciato in battuta che senso tirare al "volo" a una mezza locomotiva che nel 50% dei casi ferisci e poi perdi? degustibus !!!!!!!!!!!!!!!!!!

da Francesco  29/10/2015 10.49

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Carissimo,
Quando tralascio volutamente simili informazioni è perchè.. non ne vorrei parlare.
Posso soltanto dirti che in tutti i paesi scandinavi dove ho cacciato ho sempre avuto "il certificato" di abilitazione al tiro senza aver mai tirato un colpo ad una sagoma!!
Tutto il mondo è paese!!!! Come ben sai......
Come quando in Ungheria abbatti per errore un maschio e invece sei a femmine...
Senza testa ed attributi ecco che è diventata una femmina!
Per la compagnia aerea ce n'è una sola affidabile che imbarca le armi: la Airbaltic, da Roma Fiumicino - Tallinn via Riga 368 euro A/R, quando lo scorso anno ne avevamo pagati 450!!!
Carissimo, come ho già detto in MILLE OCCASIONI
Le guide esperte di tutto il mondo lo capiscono al volo con chi hanno a che fare..
Credo sia una questione di "pelle".
Io la prima volta che sono stato in Estonia, la prima uscita in assoluto.
La mia guida mi ha lasciato DA SOLO sopra ad una altana...
E quando è venuto a riprendermi, a notte fonda, gli h fatto trovare due alci morte!!!!
Sono dei posti veramente belli. Da consigliare ad amici e no..
Buona
Marco

da Marco Benecchi x Bans  29/10/2015 10.18

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Marco, un doppio Weidmannsheil. Per gli abbattimenti e per un testo interessante e dettagliato. Però mi permetto di osservare che non hai detto con che compagnia hai volato e quali sono le formalità estoni per le armi (tipo prove di tiro scandinave).
In bocca al lupo

da bansberia  29/10/2015 9.25

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

DOMENICA SI COMINCIA..... battute piccole e corte... dobbiamo abituare i cani...

da Paolo79 x tutti  28/10/2015 19.29

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Salve a tutti. Sul discorso delle canne intercambiabili penso di poter dire la mia, vero fratellino????? Sono il felice possessore di una Blaser 850/88, acquistata con due canne: 6x62 e 8x68S. A breve ce ne aggiungerò un'altra calibro - udite udite - 9,3x64.... E scusate se è poco! Poi ho una R-93 che nasce in 7x64 cui ho aggiunto una 9,3x62. Infine il K-95 è 6x62R e 222. Confermo ciò che dice MB (ma che non si sappia in giro!) a proposito della Carta Europea. Quanto ai problemi che nascerebbero dal fatto di montare e smontare le varie canne, a mio modestissimo parere mi pare che si tratti di una questione psicologica. Voglio dire che alcune persone sono convinte che un'arma tarata non vada più toccata. E quindi vedono come il fumo negli occhi il "monta e smonta". Personalmente non ho mai riscontrato problemi. Magari posso dire che nella 850/88 - se si deve cambiare anche la testina dell'otturatore - il passaggio da un calibro all'altro non è tanto agevole; non mi sognerei mai di farlo a caccia!!!!!!. Ma la carabina spara sempre bene (forse perché me l'ha messa a punto il Maestro, che, detto tra noi, non vede l'ora di mettere le mani sulla 9,3x64.....)

da Filippo 53  26/10/2015 20.31

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Mi fai una domanda difficile,
ANCHE SE IO L'HO CACCIATA LA MARCO POLO!!!!
Tutto dipende dall'organizzazione e dalle zone di caccia.
Orientativamente stiamo parlandi dai 15.000 ai 25.000 dollari.
Considera che cacciare la Marco Polo comporta una organizzazione impressionante di uomini, mezzi e di animali.
Allestire e mantenere un campo base a quota 4000 non è uno scherzo.
Portarci viveri, mezzi, logistica, animali, foraggi, etc.
Quando ci sono stato io, eravamo in due cacciatori ed avevamo dietro una decina di locali. Tra guide, cuochi, aiutanti, stallieri, etc...
Dovresti sentire Black, Simone Giacomelli lui è "L'ultimo Re Kyrghyso"
Chissà, forse con la crisi è prezzi potrebbero essere diminuiti. Non so....
Saluti
Marco
Devo dire che solo parlarne mi ha fatto venire voglia di tornarci...
Ma ASCOLTAMI BENE, credo sia la caccia PIU' DURA IN ASSOLUTO.
Uno deve essere al TOP della forma fisica per andarci perché altrimenti sarebbero guai seri.

da Marco Benecchi x LEO  26/10/2015 18.55

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Caro Filippo,
Il discorso MULTICANNA-CALIBRO è molto semplice,
Anche se a me (nonostante la Blaser alla quale di recente ho aggiunto anche una canna calibro 375 HH Mag, così per "chiudere il cerchio") non è che piaccia poi molto,
devo dire che ha i suoi vantaggi.
Ora che non ci sono più limiti di armi in denuncia come c'erano diversi anni fa, comperare delle canne intercambiabili è facile anche se a volte non economico. Anche per quanto riguarda la legge italiana, che so io, non ci sono problemi.
Stessa cosa con i calibri lisci. Ho il combinato Bettinsoli con due canne e potrei mettere delle canne calibro 20 in tutti gli express che ho, chi potrebbe impedirmelo?
Poi, MOLTO IMPORTANTE, e speriamo che qualche "renziano" non se ne accorga.
Se tu metti un'arma multicalibro, come tante: Merkel, Blaser, Mauser, HK, Thompson, Contender, Bergara, VIMA, Zanardini, P & V.etc...
Nella CARTA EUROPEA Ti Conta COME UNA SOLA ARMA.
Io, in teoria (ma anche nella realtà) nella mia carta europea ho 10 fucili, ma tra questi ho la Blaser con TRE canne che paradossalmente me ne fa avere a disposizione dodici!
Dalle mie parti c'è un proverbio un po' volgare ma che rende pienamente il problema:
"Non è bene fare come la Pelle del caz... che tutte le volte la tiri su e giù"
Per intenderci non è che all'arma fa molto bene un continuo togli e rimetti della canna per non parlare poi di chi magari su tre canne vorrebbe utilizzare UN SOLO CANNOCCHIALE e di tararlo e ritararlo di volta in volta.
Ripeto, chi (come il sottoscritto!) ha scelto di intraprendere questa via posso capirlo SOLTANTO se ne ha veramente bisogno, come chi è "costretto" a fare dei viaggi all'estero.
Magari vai in Estonia e sulla tua carabina monti la canna 300, poi vai in Ungheria e monti la 257, poi se ti dovesse capitare di andare anche in Africa potresti montare quella del 375.
Ma se invece non prevedi avventure simili, non vedo la necessità di acquistare una seconda canna che spesso costa più di una carabina nuova.
Ma, come ama spesso dire Marco Benecchi.
"E' il bello della democrazia" ognuno deve essere padronissimo di fare quel che vuole quando vuole,
A patto di rispettare le leggi vigenti e, più importante, il prossimo.
Ricapitolando se a te piace una Mauser Europa 66 con due - tre canne, nessuno potrebbe impedirti né di prenderla né di usarla...
Un caro saluto
Marco

da Marco Benecchi x Filippo 60 e per TUTTI  26/10/2015 18.47

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Buona sera Marco sapresti dirmi indicativamente quanto possa costare una caccia al marco polo?

da Leo  26/10/2015 18.25

Re: ESTONIA 2015: “MOOSE FEVER”

Ciao Marco.
Come sempre complimenti sia per l'articolo che per l'esperienza di caccia. Sono ancora a caccia di consigli. Io apprezzo tantissimo il b.a. mod '66 della Mauser a cui per singola tipologia costruttiva di una carabina potevi abbinare più canne secondo gusto e variazioni legislative. In Italia è possibile questo? quali marche di armi permettono questo? Non solo per i b.a. ma anche per i kip? So che tu hai un blaser con due canne per l'estero (257weat e 300 win.magn), e sono utilizzabili anche in italia? L'eventuale acquisto di ulteriori canne può essere anche successivo all'acquisto dell'arma o deve essere fatto in sede di fatturazione della carabina? Puoi cortesemente fare un pò di chiarezza? grazie in ogn caso. FB

da FILIPPO 60  26/10/2015 17.41
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