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23/02/2015 

In Italia, “esperti” sono solo i laureati nelle nostre pur tanto poco autorevoli università (ultimamente anche la famosa Bocconi ha fatto acqua da tutte le parti!). Altrove, di solito, esperto è chi conosce realmente un problema, a prescindere dal titolo di studio. Purtroppo da noi è ancora lungi il momento in cui si abolirà il valore legale del titolo di studio; per cui basta avere il pezzo di carta è sei considerato “esperto”.

Ovvio, quindi, che sul lupo, gli “esperti” siano solo i laureati in biologia che si siano dedicati allo studio di quest’animale (ovviamente, sempre a pagamento!). Ma quante volte dicono la verità questi “esperti”? E quante volte paiono invece, piuttosto, dire solo una verità di parte, magari con omissioni (per la Chiesa è peccato veniale, ma sempre peccato è!) o con interpretazioni di comodo di fatti o di analisi? Ultimamente di queste verità discordanti se ne sono lette diverse sui quotidiani, per non dire in rapporti vari, “autorevoli” articoli di stampa o dichiarazioni ad interviste. Vediamone alcune.

La femmina di lupo che sui monti Lessini (Veneto) si è accoppiata con il maschio proveniente dalla Slovenia. Ci avevano sempre detto che proveniva dagli Appennini (asserzione di vari lupofili), sebbene l’idea di una Padania attraversata da un Lupo per spostarsi dagli Appennini alla Lessinia suonasse cosa molto poco credibile. Ora apprendiamo che invece proviene dai branchi che stanno tra la Francia ed il Piemonte (asserzione della studiosa di lupi Francesca Marucco: intervista de Il Giornale).

La stima che il sottoscritto nel 2010 fece di almeno 4.500 lupi in Italia non è mai stata smentita: si sono limitati a dire che era una “balla”. Ora hanno anche scritto che quella cifra non sarebbe attendibile in quanto “sulla base di personali calcoli” (la Presidente dell’ENPA parmense Angela Pia Mori Gialdi). Ma non erano forse (e sono) calcoli campati per aria anche quelli  finora dati da altri organismi? Tant’è che lo stesso Prof. Boitani ha dichiarato che non si conosce il numero dei lupi che formano la popolazione italiana (asserzione ad un intervista al sito Gaianews). O quelli “ufficiali” sono ritenuti attendibili solo perché calcolati dai cosiddetti “esperti”? Eppure il mio calcolo fu fatto partendo proprio dai dati, oggettivi e verificabili, dei cosiddetti “esperti”, e basato su loro indicazioni scientifiche! O i calcoli danno risultati diversi a seconda di chi preme i tasti delle calcolatrici!?

In Abruzzo si è scatenato un pandemonio di smentite su facebook sul fatto di un aggressione di lupo in un benzinaio riportata dalla stampa locale. Un fatto poi rivelatosi assolutamente vero. Tanto che nessuna autorità ha ritenuto di “bruciarsi” smentendolo, né tanto meno lo hanno fatto le associazioni ambientaliste accreditate come autorevoli: certo, era una notizia vera ma era anche scomoda; quindi conveniva ignorarla piuttosto che smentirla, perché, come scrisse qualcuno (forse Andreotti), “una smentita è una notizia data due volte”. Meglio farla dimenticare! Come sono state messe nel dimenticatoio altre notizie, quanto meno similari, come quelle successe nel parmense, a Castel di Sangro e nel Sirente (L’Aquila). Per non dire di quelle documentate in Umbria e Francia negli scorsi anni.

Si è mai letto, in Italia, un articolo di giornale od un intervista, in cui si parlasse dei lupi uccisi negli ultimi anni in tutti i Paesi con loro popolazioni, per tenerle sotto controllo e contenere quindi i danni che arrecano? Eppure, sono eventi che stanno succedendo in tutto il mondo: guarda caso, ovunque meno che in Italia! Un Paese di parolai sul nulla, di tergiversatori, di quelli dei “ben altri problemi”, dei rinvii, delle “alternative” (alla caccia e/o uccisioni, ovviamente).


Tutti che sminuiscono l’impatto dei lupi sul bestiame ed animali domestici. Al massimo si cerca di scaricarli su cani ed ibridi (così nessuno ha il dovere di pagare i danni!). “Bisogna inoltre considerare che i danni alle greggi vengono arrecati anche da cani randagi e dagli stessi cani dei cacciatori, durante le battute di caccia. Non si deve, quindi, cadere nell’errore di generalizzare, addossando colpe tutte da dimostrare (…) un’alternativa c’è sempre”. Ecco la solita difesa degli ambientalisti (in questo caso le associazioni della Val di Vara, nello spezzino). Mai che sollecitino le autorità a pagare prontamente e totalmente i loro danni o, come alternativa, mai che si offrano loro (i lupofili) di pagarli, almeno quelli certi da lupo! Anzi, non si parla quasi mai di quest’argomento spinoso: intanto chi “paga” sono quelli del mondo rurale. Si parla solo del valore biologico del lupo, dell’importanza scientifica di averlo nelle nostre montagne per la loro funzione biologica. Della loro bellezza come animale! Quanta “manna”, però, portano questi lupi ai loro amici, con progetti Life a non finire per i ricercatori: ma mai un solo euro per gli allevatori!

Addirittura i lupi sono presentati come “attrattori” turistici. Ovvero, anziché evidenziare anche i danni e problemi sociali dalla presenza del lupo, si parla solo del supposto aspetto positivo (ma aspettiamo che le notizie di aggressioni all’uomo e ai suoi animali di affezioni aumentino  di numero, come i fatti stanno sempre più a dimostrare - è recente un ultimo caso in Svezia -, poi vedremo quanta attrazione turistica faranno i lupi!).

Parlano di “livello di convivenza tra l’animale simbolo del selvaggio e l’uomo contemporaneo” che avrebbe “fatto scuola nel mondo” (sempre l’esperta Francesca Marucco). Certo, solo che la convivenza è stata e continua ad essere IMPOSTA, non voluta dalla gente della montagna italiana. Questo però la Marucco non ce lo dice. Ci parla poi dei suoi rapporti con gli studiosi del Montana (USA), senza però informarci dei provvedimenti che in quegli Stati sono stati presi – e si sta per prendere ancora: c’è una proposta di legge portata in discussione proprio in questi giorni al Congresso – per limitare il numero dei lupi.

Sempre la Marucco ci dice anche di una crescita dell’11% l’anno della popolazione di lupi nelle Alpi. Guarda caso un dato che, se applicato ai lupi dell’Appennino, a partire dal 1970 non solo confermerebbe la mia stima del 2010, ma la supererebbe di ben 2.000 esemplari e ad oggi si arriverebbe a quasi 10.000 lupi (consideriamo pure che la metà siano morti o stati uccisi, sebbene immagino che i morti siano già stati compresi in quell’11%, ma sempre sui 5.000 restiamo)!

Il DNA, poi, sempre tanto preciso nelle pubbliche conferenze e pubblicazioni, per poi essere smentito nel privato, quando si asserisce dell’impossibilità di distinguere ibridi da lupi veri o lupi “alpini” da lupi appenninici: che però altri sostengono essere sottospecie da preservare per la loro biodiversità! E come si fa a preservarli, se non si distinguono da ibridi ed individui di altre provenienze? Gli italiani hanno bisogno di verità, per poter decidere cosa fare per risolvere il problema lupo, non di incertezze e discordanze su tutto!
Per giustificare la presenza di ibridi (“meticciamento”) si è arrivati a sostenere la ridicola tesi e possibilità  che “cani e lupi appartengono alla stessa specie, quindi possono riprodursi”. Che “vi sono meticciamenti di vario grado, ma la maggior parte sono proprio cani vaganti, sia quelli dei pastori stesi ma anche quelli dei cacciatori e di qualche privato cittadino” (la Presidente dell’ENPA parmense Angela Pia Mori Gialdi)! Ridicolo, sì, ed anche ignoranti del comportamento animale (loro, gli animalisti!), perché se è un maschio di lupo che si accoppia (cosa molto poco probabile) con una femmina di cane in calore, i cuccioli restano nelle nostre case non in natura. Mentre solo il molto, molto più improbabile caso di una lupa in calore che si faccia coprire da un maschio di cane porterebbe i cuccioli a trasformarsi in ibridi selvatici!

Purtroppo, è solo con questi “esperti da manuale” che le autorità si confrontano, per il fatto di avere essi il crisma di uno straccio di laurea, quando spesso hanno più esperienza di loro gli allevatori e i pastori o la gente del mondo rurale o chi la ruralità la vive, magari anche solo cacciando: mai un team che comprenda anche questi stakeholders (oggi va di moda chiamarli così).

                                                    
Franco Zunino
Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

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