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17/04/2012 

Il 3 Giugno in Piemonte si svolgerà un referendum volto, secondo quanto riferito dai promotori, a “Ridimensionare” la caccia in  Piemonte attraverso la modifica di alcuni articoli della legge Regionale Piemontese.

Sorvolo sul fatto che dall’epoca in cui furono raccolte le firme, (il passato remoto è d’obbligo) siano passati ormai 25 anni e che la legge regionale che i firmatari si proponevano di modificare è stata sostituita dalla legge n.70 del 1996, e pertanto la legge che il referendum si proporrebbe di modificare non è più in vigore.

Secondo quanto riportato nel sito www.referendumcaccia.it, il referendum non è volto all’abolizione della caccia in Piemonte, ma si pone l’obbiettivo di limitare drasticamente l’attività venatoria nella nostra Regione. In realtà la denegata vittoria dei “si” comporterebbe di fatto al chiusura della caccia in Piemonte per i motivi nel seguito riportati.

Le “richieste referendarie” possono così essere sintetizzate:

1) Divieto di caccia per 25 specie selvatiche, secondo i promotori referendari a rischio di estinzione. Preliminarmente occorre rilevare che le specie cacciabili, sono stabilite a livello
nazionale dall’ISPRA, già INFS, (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) autorevole istituzione posta ora alle dipendenze del Ministero dell’Ambiente, riconosciuta ed apprezzata anche a livello internazionale per la propria competenza, sulla cui imparzialità nessun soggetto in buona fede ha mai osato insinuare dubbi. Orbene se per l’ISPRA queste specie sono cacciabili non si capisce il motivo per cui, secondo i promotori referendari, queste specie siano invece a rischio di estinzione.

Probabilmente i promotori referendari si arrogano una competenza superiore a quella dei tecnici faunistici dell’ISPRA. Ma soprattutto QUELLO CHE I PROMOTORI SUBDOLAMENTE NON DICONO è che alcune delle specie per le quali si vuole introdurre il divieto di prelievo
venatorio (volpe capriolo cervo e daino) sarebbero comunque oggetto di interventi di controllo (cioè sottoposte a piani di abbattimento per limitare i danni all’ambiente ed all’uomo) con la differenza che, non potendo essere prelevate dai cacciatori che pagano per farlo, (procurando ricavi alle amministrazioni provinciali) verrebbero abbattute esclusivamente dal personale delle amministrazioni provinciali, che invece devono essere pagati per farlo, (comportando ulteriori costi alle già “ricche” casse delle amministrazioni provinciali) Inoltre si consideri che, attualmente il prelievo degli ungulati (camoscio, capriolo cervo e daino) che i promotori vorrebbero interdire, avviene solo ed esclusivamente, secondo la legislazione nazionale e regionale, attraverso la caccia di selezione, da parte di cacciatori appositamente abilitati attraverso corsi particolarmente impegnativi e selettivi.

Per i profani spiego brevemente in cosa consista la caccia di selezione agli ungulati: Ogni anno a fine inverno nei comprensori alpini (all’interno dei quali la caccia è esercitata solo previo conseguimento di un’ulteriore abilitazione, il cui esame è particolarmente selettivo) e negli ambiti territoriali di caccia, vengono effettuati i c.d. “censimenti” ai quali partecipano cacciatori volontari coordinati dal personale delle Amministrazioni Provinciali, sotto la supervisione di tecnici faunistici dell’ISPRA (istituzione, come sopra riportato, universalmente riconosciuta come particolarmente qualificata e “super partes,” che in un mondo ideale dovrebbe essere l’unica ad avere il potere di disporre in materia venatoria). Tali censimenti hanno lo scopo di individuare il numero di animali presenti in una determinata area, suddiviso per specie, sesso e classe di età. Una volta effettuato il censimento quali - quantitativo (numero, sesso e classe di età) delle diverse specie, i tecnici faunistici dell’ISPRA e delle province, in funzione del raggiungimento o del mantenimento delle corrette densità faunistiche, (ovvero del numero di animali che può vivere in un determinato territorio in salute e senza creare problemi all’ambiente o all’uomo) redigono i piani di prelievo. I piani di prelievo individuano per sesso e classe di età il numero di animali che dovranno essere prelevati nel corso della successiva stagione venatoria. Tali animali, eccedenti la capacità portante del territorio, vengono quindi assegnati ai cacciatori (in possesso dell’abilitazione alla caccia di selezione negli ambiti territoriali di caccia, ed in possesso dell’abilitazione alla caccia dei selezione ed alla caccia in zona alpi, nei comprensori alpini) mediante consegna di una “fascetta”.

Tale assegnazione non avviene in modo generico (es. un cervo), ma per sesso e classe di età (un cervo maschio adulto piuttosto che una camoscia femmina giovane), al fine di conservare o tendere al corretto equilibrio qualitativo e alla corretta “sex ratio” all’interno delle diverse specie. Il cacciatore pertanto nel momento in cui va a caccia, ha solo la possibilità di prelevare il capo assegnatogli per specie, sesso e classe di età.

Il cacciatore effettuerà quindi parecchie uscite (nei limiti delle ahimè scarsissime possibilità offerte dal calendario regionale), per cercare il selvatico da insidiare, riconoscerlo come corrispondente al piano di prelievo assegnatogli e riuscire a sparare con la ragionevole certezza di effettuare un prelievo pulito, ossia senza ferire l’animale e provocare allo stesso inutili sofferenze prima della morte. Una volta portata a coronamento l’azione venatoria (cosa che molto difficilmente avviene alla prima uscita) il cacciatore deve apporre la fascetta al capo prelevato, portare il capo al centro di controllo per l’esame dello stesso e, qualora il capo prelevato corrisponda al capo assegnato, lo stesso viene consegnato al cacciatore previa asportazione della fascetta ed effettuazione delle rilevazioni biometriche, che consentono di verificare lo stato di salute della popolazione.

In caso di errore, il cacciatore viene inibito dall’esercizio venatorio per tutta la stagione e per quella successiva. Tutto ciò premesso appare evidente a qualsiasi soggetto in buona fede, come la caccia di selezione, che i promotori referendari vorrebbero abolire, sia volta esclusivamente alla GESTIONE DELLA FAUNA, secondo i più rigidi criteri scientifici e poiché le assegnazioni dei piani di prelievo come sopra identificate, avvengono a pagamento (e non a prezzi modici) come sia fonte di non indifferenti ricavi per le amministrazioni provinciali.

In caso di abolizione della caccia di selezione i piani di prelievo verrebbero comunque eseguiti, come sopra evidenziato, da personale della polizia provinciale, che invece deve essere pagato, comportando invece costi per le amministrazioni provinciali. Inoltre le stesse amministrazioni non avrebbero, senza l’ausilio gratuito dei cacciatori, mezzi sufficienti per porre in essere le necessarie attività di gestione come censimenti, foraggiamenti e miglioramenti ambientali. Perché non ho mai visto un’animalista partecipare a tali attività?
 
2) Divieto di caccia la Domenica, secondo i promotori al fine di “restituire ai cittadini la possibilità di frequentare la domenica in sicurezza boschi, campagne, monti, aree naturali della nostra regione”. Secondo quanto asserito dai promotori referendari l’attività venatoria “mette a repentaglio” la sicurezza dei cittadini che vogliono frequentare la natura. Nel riconoscere che ogni anno si verificano alcuni, anche gravi, “incidenti di caccia” rilevo tuttavia come nella quasi totalità dei casi, le vittime di tali incidenti (comunque da evitare attraverso una maggiore attenzione da parte di alcuni cacciatori) siano i cacciatori stessi. Rilevo inoltre che il numero dei ciclisti vittime di incidenti stradali sono di gran lunga superiori a quello delle vittime di incidenti venatori (secondo le compagnie di assicurazione il ciclismo su strada è lo sport più pericoloso praticato in Italia).

Mi aspetterei pertanto che i promotori richiedano il divieto di circolazione delle autovetture la Domenica al fine di consentire ai ciclisti la possibilità esercitare la loro passione domenicale percorrendo le strade in sicurezza! Rilevo altresì che, secondo quanto statuito dalla legge nazionale la caccia si esercita dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre o dal primo di novembre al 31 gennaio, a seconda delle regioni, per non più di tre giorni alla settimana con esclusione delle giornate di martedì e venerdì.

Considerando che mal calcolati sono tre mesi all’anno, se qualcuno è così spaventato dall’attività venatoria, in quei tre mesi potrebbe benissimo astenersi dal frequentare la natura e dedicarsi ad altre attività, posto che IL CACCIATORE HA IL MEDESIMO DIRITTO DI USUFRUIRE DEL TERRITORIO DEGLI ALTRI CITTTADINI, E CHE LO FA PER SOLI TRE MESI ALL’ANNO che peraltro, climaticamente, non sono i migliori per frequentare la natura.
Rilevo infine che l’attività venatoria viene generalmente svolta in luoghi e soprattutto in orari in cui difficilmente si incontrano dei gitanti a spasso per i boschi. La caccia di selezione ad esempio viene efficacemente praticata fino a mezz’ora dopo il sorgere del sole ed al tramonto, orari nei quali i gitanti o sono ancora a letto, o sono già tornati a casa.

3) Divieto di cacciare su terreno ricoperto di neve.

Gli stessi promotori referendari riconoscono che “già oggi è così” La caccia su territorio ricoperto di neve è consentita solo nei comprensori alpini, dove si pratica prevalentemente la caccia di selezione agli ungulati secondo quanto sopra specificato e che i promotori referendari vorrebbero abolire. Di fatto vietare la caccia sulla neve significherebbe vietare la caccia in montagna posto che in gran parte del periodo in cui è concesso l’esercizio dell’attività venatoria, le montagne sono innevate. In questo caso la gestione del cervo, che se in sovrannumero impedisce il rinnovamento dei boschi da chi verrebbe posta in essere? Nel parco dello Stelvio, dove la caccia era interdetta ed i cervi in sovrannumero le
amministrazioni provinciali hanno ottenuto, dopo lunghe battaglie e polemiche, di poter consentire il prelievo di selezione, perché i boschi stavano morendo.

4) Limitazione ai privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie.

Nelle aziende faunistico venatorie non esistono i limiti di prelievo in vigore nel territorio libero ed i promotori referendari vorrebbero “abolire questo privilegio per chi può permettersi di andare a caccia in strutture private” Il motivo per il quale la LEGISLAZIONE NAZIONALE e non solo quella Pimontese, non pone limiti al prelievo nelle aziende faunistico-venatorie è molto semplice e di immediata comprensione.

Nelle aziende faunistico-venatorie, non esistono le necessità di tutela che invece sono presenti sul resto del territorio dove la fauna, se prelevata in numero eccessivo, non è in grado di rigenerarsi. Nelle aziende faunistico-venatorie la fauna da prelevare viene introdotta dal titolare della concessione (il proprietario) che la acquista presso gli appositi allevamenti, con benefici effetti di diffusione della stessa nel territorio circostante.

Si consideri che per effetto delle mutazioni subite dal territorio (e si badi bene non per effetto dell’attività venatoria) la fauna presente in Italia è radicalmente cambiata. Se una volta i volatili (in termine venatorio “La Piuma”) erano le prede principali se non esclusive dei cacciatori, l’abbandono dei campi coltivati (habitat naturale di questo tipo di selvaggina) ha determinato l’espandersi del bosco che invece è l’habitat naturale degli ungulati. Le uniche zone ancora ricche di avifauna stanziale di interesse venatorio (fagiani, pernici, starne ecc.) sono le aziende faunistico-venatorie ed i territori immediatamente limitrofi, dove tale tipo di fauna viene periodicamente introdotto dal concessionario.

Imporre alle aziende faunistico-venatorie gli stessi limiti di prelievo in vigore nel territorio libero, di fatto significa decretarne la chiusura, non essendo più in grado le stesse di coprire i costi di gestione, consentendo il prelievo di due fagiani a cacciatore!!! Dopo aver “brevemente” analizzato i quesiti referendari è forse più agevole comprendere perché la malaugurata “vittoria dei si” e la modifica della legge regionale secondo le richieste referendarie (peraltro allo stato la più rigida e meno permissiva di tutto il territorio nazionale) comporterebbe di fatto la chiusura della caccia in Piemonte

L’introduzione del limite di carniere all’interno delle aziende faunistico-venatorie, comporterebbe la scomparsa delle stesse per impossibilità di stare sul mercato. L’abolizione della caccia di selezione agli ungulati determinerebbe l’impossibilità per le amministrazioni provinciali di gestire efficacemente tale tipo di fauna, in assenza dell’ausilio gratuito dei cacciatori che, in cambio dell’assegnazione dei piani di prelievo, pongono in essere sotto la supervisione dei tecnici faunistici provinciali le necessarie attività di gestione.

L’abolizione della caccia di selezione inoltre non porterebbe alcun beneficio alla fauna stessa, comunque oggetto di piani di abbattimento da parte del personale delle amministrazioni provinciali.
Infine abolire la possibilità di esercitare l’attività venatoria la Domenica significa in pratica interdire l’esercizio della caccia alla maggior parte dei cacciatori che avendo ancora la “fortuna di lavorare” possono dedicare alla loro passione solo tale giorno.

QUELLO CHE I PROMOTORI REFERENDARI NON DICONO è che la caccia oggi è indirizzata alla gestione e conservazione della fauna e della biodiversità, gestione ispirata ai più rigidi criteri scientifici, sotto l’attenta supervisione dell’ISPRA

QUELLO CHE I PROMOTORI REFERENDARI NON DICONO è che l’attività venatoria muove in Piemonte ogni anno milioni di euro tra tasse, che vengono utilizzate per miglioramenti ambientali e risarcimenti dei danni causati dalla fauna all’agricoltura ed indotto, che da vivere a migliaia di famiglie

QUELLO CHE I PROMOTORI REFERENDARI NON DICONO è che l’accoglimento dei quesiti referendari metterebbe in ginocchio migliaia di famiglie che vivono di indotto, fra aziende faunistiche venatorie, allevamenti di selvaggina produttori di abbigliamento ed armerie. Ma tanto al giorno d’oggi non è difficile trovare un altro lavoro!!!
Un calcolo sommario dell’Associazione Nazionale Produttori di Selvaggina, ha stimato in circa 4 mila le aziende agricole che chiuderebbero in caso di accoglimento dei quesiti referendari.

QUELLO CHE I PROMOTORI REFERENDARI NON DICONO è che la caccia di selezione, della quale è richiesta l’abolizione, è attualmente l’unica forma possibile di gestione degli ungulati, praticata da cacciatori appassionati e preparati, formati da corsi estremamente selettivi e che nutrono un profondo amore per la natura e per gli animali stessi.

QUELLO CHE I PROMOTORI REFERENDARI NON DICONO è che nei parchi dove la caccia di selezione non è consentita, i piani di abbattimento vengono comunque realizzati dal personale delle amministrazioni provinciali, con metodi necessariamente sbrigativi e assai lontani dall’etica. Nel parco della Mandria dove ad oggi la caccia di selezione non è consentita, e dove vi sono circa mille cinghiali da eradicare, questi vengono catturati attraverso delle gabbie e freddati a colpi di pistola.
Nello stesso parco le guardie provinciali hanno dovuto abbattere negli ultimi anni più di mille cervi perché impedivano il ricambio del bosco. La carne di questi animali, anziché essere consumata come avrebbero fatto i cacciatori, veniva bruciata perché l’amministrazione non disponeva dei fondi necessari ad approntare un macello a norma di legge.

PER TUTTO QUANTO SOPRA INVITO I PIEMONTESI A NON ANDARE A VOTARE IL 3 GIUGNO PROSSIMO


Federico della Valle

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16 commenti finora...

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

SI SAREBBE INTERERSSANTE E MAGARI COME TROFEO LE PALLE SE CE LE HANNO

da RUPICAPRA  08/05/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

Ma sti ambientalisti non si possono iserire nei calendari venatori di tutte le Regioni come i corvi, gazze ,e volpi , SPECI NOCIVE -

da RUPICAPRA  08/05/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

... o come un "verde" che parla dell'equilibrio del bosco: per sentito dire...

da tiroler  06/05/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

un cacciatore che parla di etica è come un uomo che parla di dolori del parto: per sentito dire...

da bruno  06/05/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

carlo B vai a caccare... verde del kaiser...

da marino  30/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

Certo che se le nostre opinioni sono farsesche ed inconsistenti, saranno sostanziose e piene di buon senso quelle che vuole inculcare, AD OGNI COSTO, nelle menti delle persone, la religione fondamentalista-animalista!!
Come quella, giusto per citarne una, di voler sostenere un referendum anticaccia a fronte dell'inesistenza di una legge che obblighi alcuno ad andare a caccia.
Chi è contrario semplicemente e banalmente non ci vada a caccia!! E tenti pure di fare proselitismo! Anche e persino con i metodi che tutti NOI conosciamo di propaganda e falsa informazione, grazie spesso alla complicità di media pronti a cavalcare l'ipersensibilità a senso unico della gente.
Che fino ad oggi però è terminata e continua terminare inevitabilmente davanti agli IMMENSI banchi frigo della carne e del pesce dei supermercati.
E non solo li.

da Ezio  29/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

@ signor da C.B. non entro nel merito specifico del Suo contraddittorio, Le dico solo che da cacciatore che cerca di essere il più ligio possibile(dico "cerca" perché, è inutile nasconderselo, in questa attività, l'errore di valutazione è comunque dietro l'angolo), il voler abolire la caccia per i motivi da Lei addotti, sarebbe un clamoroso autogol. Non fareste altro che scomporre una popolazione di cacciatori(che dovrebbe, invece, eventualmente, essere sempre più educata ed aggiornata), in un popolo di bracconieri senza regole. Parlo per quanto riguarda i cacciatori della mia zona, il T.A.A-Südtirol, ai quali le Provincie Autonome potrebbero anche impedire di esercitare la caccia(ma non lo faranno mai, tanto è radicata), ben sapendo però che, il giorno dopo, si troverebbero con migliaia di carabine a zonzo nei boschi ed in montagna senza alcuna regola. Volete questo?

da tiroler  26/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

Egregio Signor Carlo B,
Con riferimento alle sue “considerazioni” mi permetto di rilevare quanto segue:
Ho cercato non di propinare una “nenia venatoria”, ma di spiegare pacatamente, punto per punto, perché i questi referendari fossero in mala fede o non più attuali.
1) La scelta delle specie cacciabili spetta all’ISPRA, prestigiosa istituzione “super partes” alla quale è demandata la gestione della fauna in Italia. Se vi arrogate una competenza in materia superiore a quella dell’ISPRA, non ritengo necessario proseguire con una discussione educata.
2) Che le piaccia o no, la caccia di selezione è volta alla gestione della fauna ed alla tutela della biodiversità, governata dai più rigidi criteri scientifici e praticata da cacciatori accuratamente preparati attraverso corsi particolarmente selettivi. La sua affermazione in merito alla possibilità di infrangere le regole poi è veramente curiosa, forse lei è abituato in tal modo, a me invece hanno insegnato che le regole vanno rispettate. Inoltre le assicuro ma dubito che mi crederà, che i controlli sul territorio sono molto più frequenti di quanto lei creda. Rilevo inoltre che secondo quanto da Lei affermato “il cacciatore che ammazza un capo che non potrebbe uccidere a meno che non sia così fesso da autodenunciarsi….etc”. Da ciò deduco che, secondo lei, una persona che si assume le proprie responsabilità è un fesso, posizione perfettamente in linea con l’idea che mi sono fatto della sua persona.
Comunque senza entrare nel merito della sue qualità personali, la informo del fatto che nella stragrande maggioranza dei casi, il cacciatore che “sbaglia” appone comunque la fascetta portando il capo al centro di controllo, se non altro per il non trascurabile motivo di subire una sanzione amministrativa (2 anni senza cacciare) anziché la sanzione penale che subirebbe nel caso venisse fermato dalla Polizia Provinciale o dalla Vigilanza venatoria, con il capo privo della fascetta.
3) Le considerazioni sui morti a caccia sono del tutto inconsistenti e non meritano il tempo di una risposta.
4) In merito al mio invito al non voto, nell’informarla che l’astensione è un diritto costituzionale, preciso che in considerazione della totale latitanza ed incapacità comunicativa delle associazioni venatorie, nonché della scarsissima informazione dell’opinione pubblica in materia (Lei ne è l’esempio lampante), l’unica speranza di veder respinti i questi referendari, è il mancato raggiungimento del quorum. Se lei troverà il modo di fornirmi la visibilità che i mass media hanno fornito al fondamentalismo ambientalista, consentendomi di informare adeguatamente l’opinione pubblica in merito alle modalità di esercizio dell’attività venatoria, Le assicuro che il mio invito assumerà contenuti del tutto diversi.
Distinti saluti
Federico della Valle (io mi firmo per intero)

da Federico della Valle  23/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

"Ma l'elemento rivelatore comprovante che lei stesso è conscio dell'inconsistenza e della gracilità dei suoi argomenti è che,dopo tutta la pappardella di cui sopra..."..."Come se la presenza di regole rigide impedisse la loro disapplicazione"!Perfetto esempio di suicidio di pensiero;in pratica(almeno stando al testo)non solo si frega con il suo stesso ragionamento,ma mette in discussione,con il postulato delle regole,rendendola pari al nulla,una vita di proclami e richieste istituzionali pseudo ambientalisti,referendum compresi,ovvio!Ah,un altra cosa(al volo perché il tempo è sempre tiranno):tra i dubbi esistenziali,è mai passato per la testa di qualcuno una appena appena percettibile equazione:non voto=protesta?O forse è chiedere troppa equità di giudizi a a chi ritiene che l'etica sia solo ed esclusivamente personale dote non raggiungibile da chi la pensa diversamente?

da pietro 2  18/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

che e il signor carlo B. non ha più niente da dire, i suoi commenti questi sono? è si sapeva quando intervengono questi sg. sanno sparare solo grandi cazzate, sempre nei loro interessi, però devono capire che la stragrande maggioranza della gente ha in questo momento altro per la testa, come per esempio venirne fuori da questo schifo di vita? le tasse? come portare a casa un pezzo di pane? è non queste stronzate, poi pensa bene a quel che srivi la prossima volta? cioè meno stronzate che non stanno ne in cielo ne in terra, meglio uscire la mattina presto solo a prender aria, che imbottirti di alcol, o di altro. un caldo saluto a tutti

da gino leccese  18/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

Egregio Sig. Carlo B. che lei voglia discutere la sua posizione anticaccia in un sito di cacciatori,mi pare una cosa abbastanza democratica,ma la prego non utilizzi la parola " etica "..non vi si addice. L'etica sta agli animalisti cosi come la tagliata di vitello sta in un menù vegetariano( giusto per restare in tema). Voi non siete mossi dall'etica,ma dai frusciuanti verdoni,per cui chi deve risparmiarsi/ci la solita nenia animal-ambientalista è lei. Sappiamo benissimo cosa vi sta a cuore,e di certo non è l'amore verso l'ambiente. L'invito a non andare a votare,non equivale ad una mancanza di fiducia nelle nostre forze,ma serve a chiarire ai molti che in un momento di crisi come questo,sperperare 20 mln di euro non è la cosa giusta.
La saluto,perchè credo di aver perso già abbastanza tempo con lei e con tutti quelli come lei

da enzo972  18/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

chi non vuole una caccia consapevole e regolamentata secondo tradizione, deve provare a comprendere che non è abolendo la caccia che si risolvono i problemi della fauna selvatica. L'unico risultato evidente sarebbe la messa in circolazione di un popolo di bracconieri: questo sí pericoloso. Come dicono dalle mie parti, "la caccia non si chiude con il lucchetto".

da tiroler  18/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

Mi rattrista molto sentire il sig. Carlo B. criticare il paragone armi / mezzi di trasporto. Devo dedurre che forse al sig. Carlo in quanto obbiettore di coscienza, dia fastidio il rumore dello sparo. Non può nemmeno esistere minimamente il paragone indotto lavorativo / mine antiuomo che tra l'altro riguardavano una o due fabbriche che non producendo più mine anti uomo potevano riconvertire la produzione con altre armi convenzionali o munizioni. Rimanendo in tema antiuomo, Sig. Carlo, lei ha mai sentito parlare di missili antiuomo? Nooo!!! Strano. I missili antiuomo sono tutti coloro che dopo aver sniffato, fumato e bevuto si mettono alla guida di autovetture e falciano vecchi donne e bambini, e alla maggior parte di questi (missili), se chiedi, ti rispondono che non farebbero male ad un uccellino. Sig. Carlo, lei come animalista è sicuramente tra i peggiori, perchè gli animalisti seri si sarebbero fatti in quattro per obbligare la categoria dei cacciatori a sedersi ad un tavolo e costruire un dialigo serio che tutelasse le esigenze di entrambi. Il pessimo animalista invece rimane quello del NO a tutto e a tutti, che vuole ad ogni costo far leva sui sentimenti della gente in buona fede servendosi di tecniche false e diffamanti, il tutto solo per i suoi loschi ideali e INTERESSI !!!!! Lei sicuramente fa anche parte di quella gente che in tempi attuali non si guarda intorno, non vede o sente di gente che si suicida, non vede o sente parlare di anziani costretti a rubare da mangiare o frugare nei cassonetti dei rifiuti, non vede o sente di notizie di bambini che muoiono per la mancanza di un flaccone di soluzione fisiologica, E IL TUTTO MENTRE IN UNA REGIONE SI SPENDONO 20 MILIONI DI EURO PER FAR DISPETTO AI CACCIATORI. Lei da buon animalista, quale crede di essere, VEDE SOLO CIO' CHE LE FA COMODO. Buon voto !!!! Pino Messina

da Gimessin  17/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

Sig.Carlo B.,posso rivolgerle una domanda?Ma lei cosa teme o meglio,desidera:che i piemontesi vadano a votare superando con la loro partecipazione la famosa soglia del 50% oppure che vengano approvate le restrizioni(ovviamente per noi cacciatori)proposte con i quesiti?Ed in ogni caso,cosa la spinge a commentare un blog di un sito di cacciatori?Non mi dica l'amore per l'obiettività,perchè altrimenti posso consigliarle siti di famosissime associazioni anticaccia che,per vedere appagato il suo desiderio di evangelica visione,la farebbero sottoporre ad un urgentissimo intervento chirurgico per tendinite metatarsica!Nè posso credere che lei tema quattro chiacchiere di persone ridotte ad un numero irrisorio(oltretutto con una età media di 60 anni che va sempre più innalzandosi e destinate a scomparire)!

da pietro 2  17/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

Io non so quello che non dicono i promotori del referendum, ma quello che dice lei Sig. sella Valle è la solita nenia venatoria, la minestra riscaldata che propinate sempre, i soliti 4 argomenti in croce che ripetete tali e quali, quasi a fare una parodia di voi stessi. A cominciare dalle ‘rigidissime’ regole per la caccia di selezione (come se la presenza di regole rigide impedisse la loro disapplicazione; tanto più che questo tipo di caccia è praticamente basata su un sistema per cui chi ammazza un capo che non potrebbe uccidere, a meno che non sia così fesso da autodenunciarsi portando poi il capo al controllo, ha ampissimi margini per farla franca a meno che non incappi in un controllo casuale); passando per i morti a caccia, quasi tutti cacciatori (proprio così: “quasi” tutti!!! Tralasciando ovviamente i feriti non-cacciatori che, non essendo ‘morti’ ma solo ‘feriti’, vi scordate sempre di menzionare); proseguendo con il paragone con le vittime della strada (e già questo la dice lunga sul buon senso e la pericolosità di chi, armato, paragona armi da fuoco a mezzi di trasporto); per approdare infine ai “posti di lavoro” (argomento che sempre si chiama in causa quando non si ha altro a cui attaccarsi, pur di giustificare attività alquanto discutibili dal punto di vista etico: per anni l’Italia è stata tra i primi esportatori al mondo di mine antiuomo e anche lì chi aveva ‘le mani in pasta’ si appellava a “indotto” e “posti di lavoro” per giustificare tale ignominia… ciò non ha impedito che nel 1994 subentrasse il divieto).
Ma l’elemento rivelatore comprovante che lei stesso è conscio dell’ inconsistenza e della gracilità dei suoi argomenti, è che dopo tutta la pappardella di cui sopra, lei non invita i piemontesi ad andare a votare NO ai quesiti referendari… lei invita i piemontesi a NON ANDARE a votare, riconoscendo di fatto che l’unica possibilità del mondo venatorio non risiede nella forza dei propri argomenti (come dovrebbe essere, se lei fosse davvero convinto di dire cose sensate e condivisibili), ma solo nel (mancato) raggiungimento del quorum.

da Carlo B.  17/04/2012

Re: Referendum sulla limitazione della caccia in Piemonte

piemontesi non scendete a compromessi!!!!!!!!!!!fate sto cavolo di referendum e se quei malati mentali animalisti perdono,poi potete chiedere e pretendere tutto quel che è vostro!!

da veneto  17/04/2012
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