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27/07/2010 

Lo spunto me l'ha offerto Fromboliere su un piatto d'argento, con il suo ultimo editoriale.  Come gli è nata la passione!? ne ha percepito il profumo, ha intravisto l'uomo, (il nonno) che la possedeva, ha fantasticato su un "armadio" (un editoriale precedente) pieno di ricordi appartenuti a quell'uomo, senza nessuna costrizione, nessuno che gli imponesse uno stile e una filosofia di vita, una scelta scaturita in maniera naturale, elaborata da un bimbetto affascinato da un mondo conosciuto marginalmente, e che una volta fatto uomo, (libero) ha fatto suo.
 
La dimostrazione lampante di essere un uomo libero e rispettoso della libertà altrui, è di avere la moglie e i suoi figli contrari alla caccia, in quanto alla gentile signora, non poteva niente per farle cambiare idea, pur (sicuramente) tentando di far conoscere il proprio mondo con mano, con il garbo che gli è proprio, e soprattutto da quel grande affobulatore qual'egli è. L'unica alternativa sarebbe stata di usare modi violenti e coercitivi, non propri di una persona civile e perbene, lungi dal modo di essere di noi tutti, e comunque se pure fosse stato possibile, purtroppo!! ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola, (in tutte le categorie vi sono le mele marce) presumo che ci sarebbero state poche o nulle possibilità, che sarebbe diventata la signora "Fromboliere".
 
Avrebbe potuto e tanto con i figli, indottrinandoli giorno dopo giorno, anno dopo anno, durante la loro crescita, coinvolgendoli e spronandoli verso quel mondo, che adesso da adulti e soprattutto da uomini liberi rifiutano. Sarebbe stato abbastanza semplice, agire su due bimbi in fase di crescita, plasmarli secondo i propri desideri e le proprie idee, usandogli violenza, quella sottile violenza che agisce sulla psiche di un soggetto più debole, di fatto impedendogli di sviluppare una propria personalità, ma non sarebbe stata sicuramente una cosa di cui andarne fieri.
 
Nel mio caso, oltre ad essere moglie, è anche figlia e nipote (nonni e zii) di cacciatori, la mia primogenita è contro, il secondo, non vede l'ora del suo primo permesso, e la terza potrebbe essere una futura giovane cacciatrice. Tutti e tre senza nessuna influenza da parte di nessuno. Fra tutti i cacciatori che conosco, ci sono alcuni di questi che hanno figli che non amano la caccia, ma i ragazzi che seguono le orme paterne, lo hanno fatto in modo assolutamente scevro da condizionamento coatto.
 
Potendo fare un parallelo personale, posso dire che pur essendo ateo convinto, ho voluto che i miei figli studiassero religione a scuola, così da avere gli strumenti necessari per decidere autonomamente, in assoluta libertà e coscienza, il loro indirizzo religioso.
 
Non credo si possa dire la stessa cosa degli animal/ambientalisti in generale, convinti come sono che il loro modo di vedere la natura sia "vangelo" senza se e senza ma, e chi non la pensa allo stesso modo è un delinguente assassino, e nello specifico i vegetariani e vegani, i quali impongono il loro stile di vita ai propi figli fin dalla nascita, non rispettando, il diritto al libero arbitrio, condiozionandoli, in modo irreversibile, privandoli di quei sapori e della conoscenza intellettuale e gastronnomica appartenente alla nostra cultura. In questo caso, si che ne vanno fieri del loro operato.

Pasquale Cinquegrana

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14 commenti finora...

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Scusate ma causa problemi tecnici non è stata inserita la frase di Wamani che riporto qui: "Pachamama ( Madre Terra ) è la casa dove mangiamo, viviamo e dormiamo. Non si deve sporcarla".

da trinità  30/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Grazie anche a te gentilissimo Gimessin, e nel ricambiarti, torno alla letteratura peruviana enunciando ciò che diceva Tomàs Wamani, (uomo che non sapeva leggere ma ricco di buon senso): >.
Hasta luego amigos

da trinità  30/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Grazie Pasquale, ricambio gli auguri. Un saluto a Fromboliere e Trinità, ciao.

da Gimessin  30/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Grazie amici, e auguro a voi e a tutti coloro che si accingono ad andare in vacanze, che siano tranquille, rilassanti e condite da un sano divertimento.

da Nato cacciatore  30/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Bene, ringrazio e ti auguro serene vacanze. Per quanto mi riguarda, pur abitando a pochi Km dal mare, preferisco la campagna e la compagnia dei miei libri al caos delle nostre spiagge affollate. Concordo col rimarcare il geniale articolo del nostro caro Pasquale che ci ha dato la possibilità di porgere su un piatto d'argento, il fatto che in fondo non siamo solo cacciatori-sparatori, ma che FAMIGLIA, sentimenti, passioni, amore e perché no estasi, va di là da quel mondo radio e telecomandato dell’ultima moda: ANIMALISMO A QUALSIASI COSTO.

da trinità  29/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

La tua testimonianza, come le altre, è preziosa per tutti noi. L'intera categoria dei cacciatori ti dovrebbe ringraziare. Almeno questa volta parliamo di noi come normali padri di normali famiglie, che affrontano problemi quotidiani altrettanto normali. Grazie a Pasquale che ha proposto l'argomento e a tutti quelli che parteciperanno. Io me ne vado per un po, sono arrivate le vacanze!

da Fromboliere  29/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Quando ci si racconta, si scopre che a volte una reciproca stima diventa fulcro, forza capace di unire, sollevare, convergere e condurre ad un unico obiettivo : l’amore per la caccia. Leggendo i vostri blog, ho constatato e rivisto ciò che ruota intorno ad un nucleo famigliare, e il mio non si discosta poi molto dal vostro. Per quanto mi riguarda, non posso che confermare quanto scritto da tutti voi a proposito della differenza caratteriale dei ragazzi “moderni” inclini a comportamenti avventati e istintivi, a giudicare e scegliere ciò che vedono e ciò che avvertono nel loro inconscio senza a volte chiedersi il perché. I miei due ragazzi, come del resto tanti altri, sono diversi sia nelle loro passioni che negli atteggiamenti, scaturiti da scelte fatte, volute e ponderate da loro e per loro. Ragazzi che hanno portato quella luce spirituale che brilla in ognuno di noi, e che ci inorgoglisce quando ci si rende conto che fanno di tutto per somigliarci. Due ragazzi volutamente educati al rispetto del prossimo, accettando la nostra comune passione ma non condividendola in toto per certe manifestazioni di puro esibizionismo che, tante volte, non rendendoci conto esterniamo con istrionici modi di fare rendendoci ridicoli e stupidi (vedansi alcuni atteggiamenti assunti in pedana nei campi di tiro nella zona in cui vivo). Ragazzi che hanno scelto strade diverse non solo nel lavoro futuro(?) ma anche nelle “passioni” del proprio genitore. Il primo, per niente interessato al nostro mondo, ha emulato il padre solo nel lavoro, anche se con interessi e periodi storici e geografici diversi. Il secondo, pur se ricercatore anche lui, però in campo farmaceutico, ha sviluppato come il padre almeno la passione per il tiro e le armi. Loro, come mia moglie pur non mangiando cacciagione, non rifiutano di partecipare al rito della “spennata” e non hanno mai puntato il dito contro gli amanti dell’arte venatoria, soprattutto per essere in sintonia con se stessi dimostrando di possedere quella coerenza che contraddistingue gli uomini veri, maturi e democratici. Loro non hanno rimorsi quando tagliuzzano una succulenta costata di maiale cotta alla brace, anzi si soffermano, interessati e sornioni ,nel vedere il proprio padre intento, seduto e concentrato davanti al camino acceso con carbonella “schioppettante” pronta per accogliere tre o quattro succulenti spiedini di tordi.

da trinità  29/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Salve amici, commentando l'editoriale di Pasquale e il reciproco dialogo attraverso i post, noto con piacere la vostra saggezza nei confronti della famiglia e non posso fare altro che accomunarmi alle vostre idee. Possiamo sicuramente essere soddisfatti del nostro lavoro di genitori, il più difficile dei mestieri che, con tecniche e accorgimenti personalizzati ad arte, hanno dato buoni frutti che comunque non possiamo mai trascurare nella cura della pianta e dagli attacchi di parassiti pericolosi. Tutto sommato, penso che i nostri figli, nei nostri confronti, possano avere solo stima ed ammirazione e sono sicuro per me, come per voi, che stima e ammirazione si guadagnano con la costante presenza nelle loro scelte, decisioni e momenti di sconforto, senza mai essere invadenti ma incisivi al momento giusto. Tornando alla nostra comune passione devo dirvi che in famiglia non ne ho imposto la pratica, ma l'esperienza di una giornata, la conoscenza. Ho ottenuto il rispetto per la mia passione, per la caccia. Ho ottenuto consensi sui discorsi che riguardano il rispetto per la natura, l'ambiente e gli animali. Solo il più piccolo, 14 anni, dimostra di averne la passione, lo vedo dalle emozioni che prova e dal desiderio di essere in campagna mentre fa giorno. Ciò che manca oggi e che provoca ideologie sbagliate, è proprio la conoscenza, il vivere un'esperienza, perchè non si può giudicare ciò che non si conosce, che non si assapora, che non si vive. Giudicare senza queste esperienze, equivale a commettere errori, a non avere rispetto e a condizionare l'ideologia altrui e dei propri figli, proprio come fanno gli animalisti che fanno mancare la fetta di carne ai loro bambini e li inducono a una vita fatta di ideologie, priva di esperienze, priva di scelte. Pasquale, tu non sei un credente, ma hai dato ai tuoi figli la possibilità di studiare la Religione, di credere in Dio e questo insegnamento di vita i tuoi figli lo apprezzeranno e lo riverseranno sui loro figli. Fromboliere, cogli l'attimo giusto per dimostrare in famiglia che l'acquisto del tuo fucile e delle cartucce è solo l'inizio di un rito, quale è la caccia, e chiunque voglia emettere sentenza non ne ha il diritto se prima non la vive almeno una volta. Ovviamente ti diranno di no, e allora tu cercherai di raggirare l'ostacolo portandoli al tiro a volo e poi magari si allenterà il loro disinteresse e magari se ne faranno anche una rispettosa ragione. Vi saluto con un abbraccio, sperando di poter incontrare Pasquale appena avrò tempo, visto che siamo a poca distanza. Ciao!

da Gimessin  28/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Cose che capitano in ogni famiglia. Io ho fatto della natura il simbolo delle mie scelte, della mia libertà. Mio figlio pensava di realizzarsi nello stesso modo, così, approssimativamente, si iscrisse a scienze naturali, dopo un liceo artistico, per amore della terra, della campagna e del mare. Errore costato più di un anno buttato via, ma niente in confronto ai vantaggi che alla fine ha portato, facendo gli studi per lui giusti, escludendo, per ora, vantaggi economici che una persona veramente libera sa trascurare. Fa il mestiere che più gli piace, lo fa con amore, entusiasmo, rinnovandosi ogni giorno e anche questa è una ricchezza. La natura, ora la può descrivere, raccontare o anche interpretare secondo idee personali, ha già fatto una volta il giro del mondo, lavorando pressoché gratis. Lui ammirava me, per le mie scelte ed i sacrifici ed ora io ammiro lui......per gli stessi motivi e forse una relazione remota con questi fatti, nella caccia, con la sua filosofia avventurosa, di vita vissuta, fatta di volontà, la si può anche trovare, senza avere necessariamente in mano un fucile.
Ora ti auguro buon riposo, ti saluto.

da Fromboliere  27/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Evidentemente non lo ricordi, o forse ti sarà sfuggita la sua presentazione, uno dei giovani amici di Bighunter e per la precisione Emanuele Castelli, è la testimonianza che ti manca, della passione della caccia scaturita come dici tu stesso in modo irrazionale, non avendo nessun componete della propria famiglia cacciatore.
Purtroppo nell'errore da te descritto vi è caduto mio figlio, presumendo di accontentarmi, iscrivendosi al liceo (ma preferiva il professionale) nella convinzione che diversamente ne sarei rimasto deluso, quando fai una cosa poco sentita, in genere i risultati sono scarsini, e lui non ha fatto eccezione, alla resa dei conti ha confessato alla mamma che avrebbe continuato per non deludermi, e mia moglie mi ha messo al corrente della situazione, a questo punto ho chiarito con mio figlio, che avrebbe dovuto scegliere per il meglio assecondando la sua predisposizione e non per soddisfare il mio ego, e che comunque anche con il professionale si può accedere all'università, qualora decidesse e ne avesse la voglia di affrontarla.

da Nato cacciatore  27/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

.......premesso quanto detto sopra, se vogliamo parlare delle nuove generazioni bisogna riconoscere che comunque la passione è un sentimento che trae le sue origini da fattori anche irrazionali: ecco come si spiega che da una famiglia di cacciatori possa poi distinguersi un individuo che non ami la caccia e che rifiuti il ruolo di figlio d’arte,…..con lo stesso concetto credo che possa succedere anche il contrario, sebbene non abbia testimonianze in merito. Bisogna però ricordare che comunque, le due ‘fazioni’ familiari hanno in comune l’amore per la natura e da esso, in piena naturale armonia, il rispetto delle libere scelte che ogni componente decide di attuare, scelte che possono essere perfino sofferte. Spesso un figlio maschio, fino ad una certa età, ambisce ad essere la copia del padre, non ha altri modelli se non quelli in seno alla famiglia, fino a quando scopre che questi modelli possono essere discussi e anche rifiutati. Optare per scelte opposte, appropriarsi dell’autonomia ed iniziare liberamente una propria strada può creare sensi di colpa e causare travagli interiori, come la sensazione di tradire aspettative nutrite da parte dei genitori, anche se solo presunte, fino al punto di lasciarsi condizionare e fare scelte sbagliate, con il solo intento di non volere deludere. L‘errore diventa presto evidente e farsene una ragione sarà un obbligo reciproco che darà immediata assoluzione agli sbagli e l’inizio alla vera maturità. Non si creda che questo processo sia relativo all’attività venatoria o contro di essa, è un processo comune che ha a che fare con l’ambito generalizzato delle scelte di vita che un giovane deve forzatamente compiere. Anzi se volessimo riportare tutto alla caccia, non posso fare altro che compiacermi del fatto che, ad esempio mia figlia, sia ad essa contraria: sciagurato me se non fosse così, lei è una di quelle donne che devono ricondurre a se stesse ogni decisione, anche la più banale. Mi renderebbe la caccia un obbligo secondo i suoi personali parametri. Precisa e perfezionista, giusto per non deludermi, ma appunto un me stesso, esagerato. Non avrei scampo. Inoltre l’animalismo familiare di casa mia è totalmente superficiale, anch’esso vittima dei particolari estetici imposti dal mercato, che ti rende appetibile solo ciò che non ricorda, nelle sue forme, l’animale a cui apparteneva: si alla porcetta d‘ Ariccia , dentro al pane casereccio, no al porcetto allo spiedo, girato sulla brace con testa, zampe e codino. Immaginatevi una schidionata di allodole o di tordi, che ovviamente, qualora le cartucce siano buone, non solo sarò costretto a cucinare ma anche a mangiarmela da solo. Temo comunque di essere già spiato, mi si osserva di sottecchi per valutare se le novità da me recentemente introdotte, fucile e poi cartucce , si possano, magari in seguito, ricondurre ad un godimento che possa divenire collettivo, tipo il tiro a segno, e andare a fare pum pum, col fucile, su un bersaglio, sono sicuro che piacerebbe a tutti quanti.

da Fromboliere  27/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Caro Frombo, quello che tu descrivi non è altro che una legge naturale, appartenente a tutte le specie, uomini compresi, si sa i bambini come tutti i cuccioli di questo mondo, con il gioco si preparano ad affrontare la vita da futuri adulti, e con il gioco anche se può sembrare crudele, sottomettendo i propri simili si incomincia a stabilire quella scala gerarchica che sarà più o meno la linea guida del nostro futuro.
Da sempre è stato così il più forte mangia il più debole, metafora e realtà allo stesso tempo.
Ed è per questo che abbiamo il dovere sorvegliare sullo sviluppo istintivo e naturale dei nostri figli, senza pretendere di stravolgerlo, nell'assurda pretesa di credere che abbiamo dato vita ad un nostro clone, qualora ci accorgiamo che ha caratteristiche caratteriali diverse dalla nostre, fatto salvo l'insegnamento educativo del convivere civile, dobbiamo permettere lo sviluppo caratteriale e conoscitivo come diritto inalienabile di ogni singolo individuo.
Quando interveniamo per correggere ciò che la natura ha stabilito, in questo caso sulla psiche di un bimbo, e sulle sue naturali inclinazioni, (anche alimentari) è li che produciamo i quasti maggiori.

Come diceva il grande Gaber; la libertà non è uno spazio libero,libertà è partecipazione, ed io sommensamente e con grande umiltà mi permetto di aggiungere "partecipazione e conoscenza" è la conoscenza che ci permette di avere la libertà di partecipare al meraviglioso gioco della vita, secondo le proprie capacità e gusti.

Grazie a te e a trinità per i complimenti, anche se devo dire che il tuo post (trinità) non mi sembra da poco,
per frombo ormai sono superflui, anche se fanno sempre piacere soprattutto se rivolti ad un "vanitoso"
Un saluto saluto fraterno

da Nato cacciatore  27/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Cari amici leggendo i vostri articoli non posso far altro che complimentarmi per i pensieri così attuali da voi descritti in modo così eloquente. Questo mi ha permesso di estrapolare alcune frasi scritte da H. Huarache Mamani che così scriveva:…” Molti compiti potranno sembrarti assurdi … Perché dentro di te, e solo in te c’è la risposta alle tue domande …. Solo se saprai essere te stesso, sarai libero”. Penso che tutti dovrebbero imparare “il rispetto reciproco” e non imporre a qualsiasi costo il loro pensiero.

da trinità  27/07/2010

Re: Il cacciatore; garanzia di libertà

Caro Pasquale, mi complimento innanzi tutto per il tuo editoriale e ti devo ringraziare per le note di stima che esprimi nei miei confronti. Il bambino, al naturale, è un razziatore instancabile. Ancora oggi, e anche se figli dei migliori animalisti, i bimbi seguono un’irrefrenabile istinto di soprafazione e soprattutto nel confronto dei loro simili, gli altri bimbi. Un istinto irrefrenabile che spesso, genitori ‘particolari’ alimentano creando piccole creature ‘carro armato‘. Un bimbo che si sa far strada nell’infanzia si crede che se ne farà, a maggior ragione, anche nella vita adulta. Socialmente, quindi, non si pensi che rispetto ai decenni passati, oggi gli individui maturi siano meglio dei loro antecedenti; nè è del tutto vero che televisioni e cinema abbiano creato modelli dominanti, è piuttosto vero il contrario, i media si sono uniformati alle richieste di una società ipermodernizzata, tecnologica, espansiva e conflittualmente volta al profitto, che ti scannerizza in ogni momento della tua esistenza, minacciosamente, e dalla quale temi di essere scartato, come un oggetto mal riuscito in una catena di montaggio. La relazione con la Natura e la sua stessa considerazione hanno subito in questi decenni profonde modifiche, seguendo i parametri dettati dall’evoluzione di questo tipo di società, giocoforza. Camminare nei ranghi e guardarsi in giro solo a comando. Se si immagina come fossero le periferie di quelle che avevano da diventare le odierne metropoli, dal punto di vista venatorio, eravamo al livello di quella che è oggi la Romania, tanto per fare un esempio. L’abbondanza di selvaggina era paragonabile ad un flusso dal quale si attingeva a piene mani. I negozi di rosticceria, i pollivendoli, gli ‘alimentari’ di una volta, offrivano a profusione selvaggina cacciata, sia stanziale che migratoria. Questo era il modello percepibile, selvaggina uguale a cosa pubblica. Milioni di cacciatori, armerie ovunque, in ogni pur piccolo paese ce n’era una. Ogni ragazzino aveva la sua carabina ad aria compressa, che aveva sostituito la fionda e poi l’arco e che a sua volta veniva poi sostituita dal ‘flobert’ e poi dal ‘32’, fino a quando si andava a caccia patentati e dove, se facevi turismo venatorio, potevi al massimo andare nelle Puglie o in Toscana: fare il civettaro poteva perfino diventare un mestiere. Ora c’è chi ti dice che tutto quello è stato un errore, tutto sbagliato, tutto esagerato e che le conseguenze di questo ‘abuso’ debbano, ovviamente, ricadere su noi cacciatori, sull’industria venatoria, sui negozi, che infatti non esistono più, esattamente come molte tra le campagne, gli orti, i boschi i torrenti e le sorgenti, le colline che sono state sventrate, la natura dilaniata, intossicata, avvelenata con tutto ciò che ci sta sopra. Finalmente ci sono decine di forme di cancro su cui si può studiare, prendere magari un Nobel, aprire cliniche o industrie farmaceutiche che non ti guariscono mai, ti fan passare un male per fartene venire un altro. Se all’uomo si sta lentamente levando tutto, costringendolo a mettere la testa dentro al cappio di un guinzaglio, tenuto poi in mano da qualcuno, in esclusiva, è facile immaginare quale prezzo abbiano pagato gli animali, ma perché farlo sapere? e soprattutto ai giovani? Deve pur esserci un orco che tenga occupate le loro menti. Ecco come oggi anche la natura è diventata di celluloide, un museo archeologico del passato. Ogni animale è a rischio d’estinzione, e l’uomo? No, lui deve continuare a diventare chimico, ingegnere, fisico, per continuare a massacrare il mondo, come sta facendo, ininterrottamente, lasciando però credere ai bambini, almeno a quelli italiani, che in fondo questo è il miglior mondo che ci sia e che gli animali hanno oggi un solo nemico: il cacciatore con il fucile.

da Fromboliere  27/07/2010
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