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16/02/2024 

1. In Umbria, ma anche in Lombardia e Veneto, i governi di centro-destra hanno, per così dire “liberalizzato” l’uso motorizzato delle montagne, che poi è l’esatto opposto di quello che le montagne hanno bisogno, ma non solo: è proprio un uso anti-etico! È l’ultimo assalto alla natura selvaggia! Peggio, almeno per noi della Wilderness: è proprio la negazione del principio! Un calcio metaforico nei denti al padre fondatore delle Aree Wilderness: Aldo Leopold, il cacciatore conservazionista e poi biologo della selvaggina e delle foreste che ideò e volle la prima Area Wilderness del mondo. E la volle proprio impedire di principio quello che in Lombardia e Veneto, ed ora anche Umbria, hanno legalizzato! Il diritto di transitare con mezzi a motore a due e quattro ruote lungo i sentieri e, anche peggio in Umbria, dove «sarà possibile transitare con qualsiasi veicolo a motore nei sentieri, nelle mulattiere, nei viali parafuoco dove non siano già poste tabelle di divieto»! Lo hanno fatto emendando le leggi che prima lo vietavano. Non ci resta che sperare che qualche futura Giunta a sua volta provveda a cancellare questo emendamento. In Umbria hanno presentato il passaggio dell’emendamento, contro il quale si sono giustamente scagliate tutte le associazioni di protezione della natura e anche quelle escursionistiche, quasi come una vittoria di civiltà, mentre invece è un passaggio di inciviltà: «Le montagne e le colline umbre diventano libere di essere vissute, ovviamente nel rispetto dell’ambiente e delle normative vigenti» e poi ancora: «è un dovere agevolare mondi importanti ed identitari della storia umbra come quello dei cacciatori, dei cercatori di funghi e dei motociclisti. Farlo con regole chiare e certe rappresenta anche la migliore tutela della natura»! Certo, sarà facile, visto che il rispetto e le normative LE HANNO ABOLITE! L’etica dell’uso delle montagne prive di strade e accessibili solo con sentieri, è che su questi sentieri vi si transiti a piedi o con mezzi animali, non con ruote e (peggio) motori! Evidentemente in questo nostro paese sono tanti a non aver ancora capito cosa significa la parola etica che andrebbe sempre applicata ad ogni iniziativa sociale. Come non citare il caso, ormai storico, della Valle d’Aosta, che nella sua legge sulla caccia (sperando che col passare degli anni non sia poi stata cambiata), addirittura anche ai proprietari di baite raggiungibili con strade, qualora vi si recassero per andare a caccia, era proibito anche a loro l’accesso alle strade che vi portano: se si va a caccia, tutti a piedi!

2. Lo abbiamo scritto più volte, da anni, anche quando era lo stesso mondo ambientalista a sostenere che le cave andavano esteticamente migliorate con lavori sia di messa in sicurezza sia, e soprattutto, di recupero ambientale, che farlo significava solo peggiorane proprio quell’aspetto estetico a cui si voleva porre rimedio; in particolare ci si riferiva al fatto che perlopiù le cave, quando abbandonate restano delle pareti rupestri più o meno sconnesse, e che la natura stessa provvede a rinaturalizzare; mentre con i lavori di ripristino o recupero e messa in sicurezza il più delle volte si favoriscono altre estrazioni e si rende artificioso l’aspetto estetico-paesaggistico, quasi sempre con vistosi geometrici gradoni: una struttura morfologica ovviamente non naturale e che impiegherà forse centinaia di anni prima di ritornare ad avere un aspetto decentemente “naturale”; oltretutto, in molti casi danneggiando quel processo che la natura ha già iniziato da sé stessa, al punto tale che non sono poche le cave non rimodellate dove vanno a nidificare Gufi reali, Gheppi, Falchi Pellegrini e Corvi imperiali. Convinti di fare del bene alla natura e al paesaggio si è iniziato invece a richiedere alle autorità la messa in sicurezza e il recupero delle cave, facendo così il gioco dei cavatori (e dei politici!), ben lieti di potervi nuovamente mettere mano con la scusa di migliorarle esteticamente. Ora ci ha pensato il Consiglio di Stato a stabilire quella che a noi è sempre sembrata un’ovvietà. Nel decidere su una vertenza in merito ad un cava nel Parco Regionale del Campo dei Fiori (Lombardia) i giudici hanno stabilito che la vecchia cava che si voleva rinaturalizzare proprio per rispetto all’ambiente e all’area protetta in cui è inserita, è meglio lasciarla stare com’è, già in fase di spontanea ripresa naturale. La cosa interessante è che, leggendo quanto se ne è scritto, si apprende come il nostra cattivo pensiero in merito agli interessi indiretti dei cavatori, si è rivelato nero su bianco! Eccolo: per operare il suddetto recupero ambientale la ditta che lo voleva realizzare avrebbe sì, riportato 166.000 metri cubi di materiale, ma nello steso tempo ne avrebbe movimentato altri 2.657.400! D’altronde, il fatto stesso che si sia scatenata un vertenza per il diritto di dare inizio a quell’opera di rinaturalizzazione, è la prova provata degli interessi economici che sempre stanno dietro a queste iniziative!

3. Il Parco Nazionale d’Abruzzo ha risposto alla lettera dell’AIW che richiedeva l’annullamento delle “ciaspolate” previste per fine febbraio in due tra le più delicate aree di habitat per l’orso marsicano (ma anche foreste vetuste), ed ovviamene ha giustificato il tutto basandosi sullo screening della VINCA steso… da chi ha interesse all’organizzazione! Il che è tutto dire, sebbene, purtroppo, la legge così preveda! Ed ha anche respinto l’ipotesi che il cosiddetto rifugio ecocompatibile (semplicemente giocando con le terminologie!) della Cicerana non si possa abbattere. E allora è bene che si sappia, si ribadisca e non si debba mai dimenticare che quel rifugio fu villetta abusiva parte di un intero villaggio abusivo di villette! E non solo, che fin da quando fu giudiziariamente sancito il potere di abbattere tutto quel villaggio e l’obbligo di ripristino dei luoghi, proprio essa fu tra quelle indicate come di intervento prioritario da chi, con compito ufficiale – guardiaparco – così la indicò! ED È STORIA! Per tale ragione, e proprio per la sua localizzazione, la scrivente associazione Wilderness non cesserà mai di sostenere la necessità di un suo abbattimento e ripristino del luogo; ed anzi, esorta l’Ente Parco ad approfittare della direttiva europea che richiede tali interventi, specie per le località che ricadono in Zone Speciali di Conservazione, per farlo (a costo di dover espropriare quello che inopportunamente fu “sanato”!).

4. Nel nostro paese la saggezza latita da tempo, anche nelle scelte che dovrebbero essere ragionevoli per la loro semplicità e correttezza, si finisce per trovare i compromessi sbagliati, quelli che apparentemente risolvono i problemi ma che invece semplicemente li si rimanda sine die, sempre sperando che poi altri provvedano a togliere le castagne dal fuoco. Prendiamo l’esempio dei mufloni all’Isola del Giglio (oggi Parco Nazionale); li si voleva estirpare per poter ripristinare la vegetazione isolana anche in quanto specie non autoctona dell’isola (una pratica che in tutto il mondo si sta facendo per ripristinare gli habitat di tante piccole isole la cui vegetazione viene danneggiata da animali erbivori immessi per ragioni quasi sempre venatorie/alimentari). Si sono subito opposti gli animalisti, ai quali della biodiversità vegetale non è mai importato nulla, i quali, al solito, si sono rivolti alla magistratura del TAR, la quale ha per ora fermato gli abbattimenti in atto (entrerà nel merito il prossimo 28 febbraio). Speriamo che alla fine vinca la saggezza oltreché la giustizia, perché spesso la giustizia non è che sia sempre giusta quando nell’interpretare le leggi ci si fa condizionare dai propri sentimenti (qualcuno si ricorda il caso del giudice Franco Frattini – anticaccia e animalista – in merito all’area contigua del Parco d’Abruzzo, quando ritenne che gli animali fossero habitat?). Già i media dicono che il blocco agli abbattimenti si sarebbe fatto in difesa della biodiversità che è il muflone, quando invece al Giglio è il muflone che danneggia la biodiversità vegetale! Perché il muflone è biodiversità naturale solo in Sardegna). Altrimenti bisognerebbe riconoscere che tutto è biodiversità, e allora se ne andrebbe a pallino proprio la biodiversità che ha maggiori esigenze di essere salvaguardata: quella naturale.

5. Quando dire tutta la verità crea dei problemi o dà dei fastidi, di solito ci si gira attorno e si usano parole più o meno mistificanti, di modo che non si rischi di essere tacciati di bugiardi. Quando le autorità del Parco d’Abruzzo hanno diffuso il comunicato sui 16 cuccioli di orso nati nel 2023 era ovvio che fosse così: un comunicato lacunoso, striminzito a fronte della GRANDE notizia; e già questo dava da pensare. Poi, l’uso della parola “area” per non dover dire Parco, ovvio che fosse un campanello d’allarme per chi conosce le cose. Ed ecco che, puntale, una notizia diffusa dallo zoologo Paolo Forconi ha dimostrato quanto sopra. “Quasi tutte le femmine con piccoli (80%) si trovano fuori parco”. E poi ancora: “Non c’è espansione delle orse riproduttive, che sono in calo, ma solo uno spostamento fuori parco, sparendo dalle riserve integrali”! Per non dire del: “Secondo il Parco ci sarebbe un aumento delle femmine riproduttive, mentre in realtà sono in calo negli ultimi anni, da 16-19 a 8-11”. E poi ancora, sempre a confermare quanto l’AIW aveva scritto: “La densità di 4 orsi/100 kmq, secondo il Parco sarebbe un valore medio-alto, perché lo confronta con le foreste boreali del Nord Europa e del Nord America, ma in realtà è più basso della densità degli orsi in ambiente mediterraneo (Grecia e Turchia)”. Infine, per concludere, e senza bisogno di fare ulteriori commenti tanto lo zoologo conferma quanto l’AIW e Franco Zunino da anni vanno scrivendo: “Perché l’80% delle femmine con piccoli sta fuori parco? Perché il 50% dei piccoli muore entro il primo anno a differenza di altre popolazioni? La verità è che le orse cercano cibo, e quando in montagna scarseggia, seguono l’agricoltura, i frutteti, fino alla piana del fucino”! Solo un appunto a Forconi: forse era il caso di citare non solo l’agricoltura, ma almeno anche gli allevamenti di ovini. In quanto alle “riserve integrali”, non ci si può esimere dal far notare come lo zoologo stesso confermi il fatto che siano disabitate dagli orsi. Un fatto grave per un’area protetta istituita per salvare l’orso marsicano, e che oggi i suoi luoghi più “intimi” vengano invece utilizzati per favorire il turismo. Turisti “ecologicamente garantiti” al posto degli orsi! 

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5 commenti finora...

Re: Fruizione della natura & Co. Il punto di AIW

Che gli animalisti siano piu' esperti di me dubito fortemente. Anzi ne sono certo: sanno poco e nulla. Gia' il fatto di essere animalisti cozza clamorosamente con la mentalita' aperta ed obiettiva NECESSARIA per la protezione ambientale e biodiversita'.

da Flagg  20/02/2024

Re: Fruizione della natura & Co. Il punto di AIW

Gli unici mezzi autorizzati al fuoristrada (sia in montagna che non), dove vivo io, sono esclusivamente quelli agricoli e forestali, al limite può essere concesso il passaggio a chi ha il permesso da parte del proprietario del terreno per raggiungere gli appostamenti di caccia registrati o, più che raramente, per scopi di ricerca, ma “animalisti, ambientalisti, botanici etc molto più esperti di cacciatori, agricoltori e via di seguito” a cui realmente interessa recarsi di persona sul campo, credo si contino sulle dita di una mano in questo Paese.

da Fabe  19/02/2024

Re: Fruizione della natura & Co. Il punto di AIW

Egregio Flagg, non si sente il primo della classe. Concordo, anzi sarei ancora più drastico sostenendo che qualsiasi attività motorizzata o rumorosa in montagna o collina deve essere se non vietata magari limitata al massimo. Si ricordi bene che vi sono animalisti, ambientalisti, botanici,etc , no lto piu esperti di cacciatori, agricoltori e via di seguito.

da Un po' di verità umile  19/02/2024

Re: Fruizione della natura & Co. Il punto di AIW

La circolazione su strade esistenti in maniera moderata e limitata si puo' anche capire. Il resto no. I mezzi dovrebbero essere esclusivamente ad emissioni zero e cioe' elettrici. Altrimenti che senso ha proteggere una zona? Spesso la gente non realizza che l' atto di protezione e' di fatto contro le attivita' umane! C'e' un problema di cultura di fondo. Si dovrebbe essere in grado di ragionare e valutare da soli cosa preserva e protegge la natura e cosa no ed agire di conseguenza. Senza bisogno di divieti, leggi ad hoc etc. Senza cultura, conoscenza non si andra' mai da nessuna parte. Ma purtroppo troppa gente non e' nemmeno al livello intellettivo di una gallina, a cominciare da quelli vogliono sostenere i Parchi e le aree protette con il turismo di massa. Di fatto l' unica attivita' che di solito viene vietata quando si fanno la campagne di protezione e' la caccia mentre tutte le altre attivita' ricreative continuano come se nulla fossa a fare sempre piu' danni. Alla fine la caccia, essendo l' unica delle attivita' ricreative strettamente regolamentata, controllata e resa sostenibile e' quella che ha impatto minimo. Anzi spesso, e' positiva al fine di preservare la biodiversita' in aree che comunque sono circondate da altre fortemente antropizzate e non possono essere abbandonate a se stesse. Insieme alla caccia ci sarebbero agricoltura e pastorizia TRADIZIONALI. Ma non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire.

da Flagg  18/02/2024

Re: Fruizione della natura & Co. Il punto di AIW

A dire il vero quando l’Umbria ha fatto uscire la notizia anche diversi cacciatori hanno contestato la scelta ma tanto nessuno legge e ascolta. Siamo solo carne da cannone e neppure il sig. Franco Zunino che si dice non proprio contrario alla caccia ne ha preso nota. Quello che più indigna è che sulle tessere e il 5% dei cacciatori non ci sputa sopra. Considerazione con considerazione si paga.

da A buon rendere  16/02/2024
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