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15/05/2023 8.02 

 
 
Chiariamo subito una cosa:  che il cinghiale, nonostante quel che si creda, non sia un normale animale selvatico come tutti gli altri, assolutamente no. Il cinghiale è un mostro economico, una percentuale di PIL, una fonte di reddito e di guadagno come pochi altri sono in grado di generare, specialmente in un periodo piuttosto “complesso” economicamente parlando, come questo! Oggi qualcuno sostiene che l’irsuto suino sia  invece diventato un problema, perché fa danni alle culture, provoca incidenti stradali, spaventa le anziane signore che portano a spasso i loro cagnolini per il centro delle grandi città e così via.
 
Ma se provassimo a pensarla diversamente, ci accorgeremmo che il vispo animalotto smuove davvero un fiume di denaro, generando addirittura posti di lavoro. Ma di questo parleremo dopo. Ora, come nostra abitudine, cercheremo di partire dall’inizio, dal cercare di conoscerlo meglio. Il cinghiale euro-asiatico, o sus scrofa, è presente pressoché ovunque. Tutti gli esemplari appartengono ovviamente alla stessa razza, ma si possono riscontrare piccole differenze tra un capo e l’altro, soprattutto a livello di costituzione fisica. I diversi tipi di pelame, la dentizione, il nutrimento, le abitudini di vita e il metodo di riproduzione sono parametri che aiutano il cacciatore a comportarsi in maniera adeguata nei confronti di questo animale. Il cinghiale è ormai diffusissimo in ogni regione italiana, isole comprese, con una presenza maggiore nella zona Centro-Occidentale della Penisola. La sua diffusione è stata enormemente favorita dallo spopolamento delle campagne, dai boschi in grande espansione, dalla drastica riduzione del bestiame brado e soprattutto dalla loro elevata prolificità, derivata dagli incroci della sottospecie maremmana autoctona con  soggetti provenienti dal Centro Europa. Anche gli incroci col maiale domestico hanno contribuito alla definizione dell’odierno cinghiale italiano. Ultimamente la sua diffusione ha subito una sostanziale frenata, grazie all’intervento del suo predatore naturale: il lupo. Ma negli ultimi anni anche la Gestione del cinghiale ha subito radicali cambiamenti, perché per contenerlo,  oltre alla storica braccata, sono state utilizzate  tecniche di caccia alternative.
 
 
 
 
Verso la fine del XVI secolo questo ungulato iniziò a subire una progressiva riduzione di numero, dovuta alla continua persecuzione da parte dell’uomo; cosa questa che raggiunse il suo apice dopo il secondo conflitto mondiale. A partire dalla fine degli anni sessanta, invece, c’è stata un’inversione di tendenza, con una graduale, progressiva espansione demografica della specie. Questo aumento però non è avvenuto naturalmente, con il semplice proliferare dei soggetti ancora presenti, bensì attraverso immissioni di soggetti provenienti dall’Europa Centrale e di soggetti nati dall’incrocio con il maiale domestico. Inizialmente alcune Province, su richiesta dei locali Comitati per la Caccia, introdussero il cinghiale sulla base di precisi programmi, poi, a queste prime immissioni ne seguirono altre, compiute in modo del tutto incontrollato, addirittura abusivo, con soggetti riprodotti in cattività. Questo fenomeno si può ricondurre, con molta probabilità, al notevole interesse economico - venatorio che stava riscuotendo la specie. Il cinghiale possiede una grande capacità di adattamento, è un selvatico “opportunista” per eccellenza, per questo è possibile trovarlo in quasi tutti gli ambienti naturali: sia in prossimità di territori molto antropizzati, che in  territori molto inospitali. Per quanto riguarda il cinghiale italiano, il suo habitat si estende dalla macchia mediterranea costiera ai boschi di conifere delle regioni sub-montane, e qualunque sia deve soddisfare le quattro esigenze fondamentali dell’animale: acqua, cibo a sufficienza, tranquillità e possibilità di rifugio. In Italia il bosco rappresenta l’habitat che il cinghiale predilige. Il suo regno  preferito è senza dubbio il “forteto”, più impenetrabile è meglio è, come la macchia mediterranea e i calanchi appenninici, dove l’ungulato trova rifugio sicuro e tranquillo oltre agli alimenti di cui si nutre. Meno apprezzati sono i boschi che presentano un sottobosco poco fitto e molto luminoso. Possiamo sostenere che il bosco prediletto dalla bestia nera è quello misto, costituito da latifoglie e conifere, con la presenza di un fitto sottobosco, sul cui suolo può trovare ghiande, oltre a una grande quantità di frutti e bacche e a numerosi invertebrati. Per il cinghiale l’acqua rappresenta l’elemento fondamentale nella scelta dell’habitat, sia per abbeverarsi sia per insogliarsi nelle pozze di fango. Questo bagno quasi quotidiano ha la duplice funzione di rinfrescarlo ma soprattutto di dagli sollievo dai parassiti. Il cinghiale si stabilisce molto volentieri in aree paludose essendo perfettamente a suo agio in zone umide, essendo un eccellente nuotatore, capace di attraversare anche lunghi tratti di acqua, quali fiumi, torrenti e laghi. Quando si trova in ambienti lacustri ama rifugiarsi tra le formazioni di arbusti ed alberi, raggruppati a formare zone molto fitte, come ad esempio canneti. Da quando l’aumento demografico del cinghiale ha subito un’impennata in tutta la nostra penisola, questo selvatico ha variato il proprio comportamento, ora si rifugia volentieri all’interno di terreni coltivati, dove trova anche fonte inesauribile di cibo. Non è raro che vi si stanzino fino proprio al periodo di raccolta. Lo studio nell’ambiente naturale non risulta né facile né semplice perché, essendo un animale molto schivo, è di rara osservazione. Le principali caratteristiche comportamentali del cinghiale sono la socialità, la vita notturna, la predilezione per la macchia folta, l’erratismo e il desiderio di tranquillità. Il prelievo del cinghiale può essere eseguito con le tecniche più disparate. Le tecniche di caccia più diffuse sono: la battuta, la selezione, e la girata. La caccia al cinghiale in Italia più praticata è sicuramente quella in battuta, specialmente dove il cinghiale è presente in abbondanza e dove altrettanto numerosi sono i cacciatori che si dedicano alla sua caccia. Da un punto di vista gestionale, al  contrario a quanto si possa credere, la caccia in battuta risulta secondo molti aspetti la più funzionale, in quanto solo una squadra organizzata può occuparsi di stabilire i censimenti degli animali, predisporre difese delle colture agricole onde prevenire i danni, denunciare, per un controllo ed un ulteriore conteggio i cinghiali abbattuti. Tra l’altro, sia la Regione sia gli ATC hanno la possibilità di conoscere realmente il numero di cacciatori che praticano la caccia al cinghiale e quindi far riferimento alle squadre per qualsiasi intervento sul territorio.
 
 
 
La squadra di cinghialai è una piccola società autogestita con regole ben precise, le uniche che permettono, una volta che si arrivi a cacciare, di portare bene fino in fondo la battuta. All’interno di ogni squadra c’è un capocaccia, il diretto responsabile di tutte le azioni svolte all’interno di essa, che ha il compito di preparare al meglio le battute, spesso con l’ausilio di alcuni vice-aiutanti; ha anche il dovere di mantenere saldi i legami tra tutti i componenti della squadra e di sbrigare le pratiche burocratiche. La battuta al cinghiale rappresenta sicuramente la tradizione, ma presenta alcuni svantaggi degni di nota. La qualità della carne dei selvatici abbattuti è sicuramente di qualità inferiore rispetto agli altri tipi di caccia, dovuta allo stress subito dai cinghiali, dai morsi dei cani e dal tempo che solitamente trascorre tra l’abbattimento e la sistemazione della spoglia. Un altro svantaggio è quello dei molti capi feriti a causa di tiri imprecisi e nella battuta, non vi è nessuna selettività. Anche nel caso della Girata si tratta di una tecnica di prelievo del cinghiale in forma collettiva. Sono indispensabili tre o quattro esperti cacciatori alla posta e il conduttore di un cane abilitato Limiere. In questa forma di caccia i selvatici vengono scovati da un cane trattenuto da un lungo guinzaglio, chiamato per l’appunto “Lungo”. Questa attività venatoria può essere praticata tutto l’anno, esclusivamente di giorno, in zone solitamente con vegetazione poco intricata, dove i movimenti del conduttore risultano più agevoli. Rispetto alla braccata, vi è un disturbo molto minore alla fauna presente all’interno dell’area interessata all’attività venatoria.
 
La caccia di Selezione al cinghiale all’aspetto è una tecnica di prelievo che si pratica in forma individuale da punti prestabiliti, scelti dopo un’accurata valutazione del territorio. La postazione di tiro può essere situata a terra oppure sopraelevata, come ad esempio un’altana. La caccia di Selezione può essere praticata all’alba e al tramonto, nel rispetto degli orari previsti dal calendario venatorio o dai regolamenti regionali. L’appostamento deve essere realizzato in prossimità dei principali luoghi di transito dei cinghiali, in aree di foraggiamento naturale oppure nei punti di adescamento artificiale (dove consentito).
 
L’aspetto può essere messo in atto all’interno di boschi radi, in prossimità di radure e ai margini dei campi coltivati. In questo tipo di caccia la qualità della carne ottenuta dal selvatico abbattuto è eccellente, in quanto l’animale viene prelevato totalmente esente da stress e,  grazie all’ausilio di armi dotate di ottiche da mira, è possibile colpire la preda con molta precisione. In questa tecnica  di caccia, come riporta il nome stesso, vi è una altissima “Selettività”, si ha realmente la possibilità di osservare con massima calma il capo da prelevare per valutarne con precisione sia  il sesso sia la classe di età. Il disturbo recato agli animali presenti in quella determinata zona è irrilevante, in quanto l’immobilità del cacciatore di selezione riduce drasticamente il disturbo alla restante fauna.
 
 
 
La caccia di selezione si può praticare in quasi tutti gli ambienti e durante tutto l’anno, ma è necessario  monitorare costantemente la zona d’intervento ed è indispensabile essere tecnicamente preparati ad avere un’attrezzatura molto tecnica e specializzata. La caccia alla cerca, detta anche avvicinamento o pirsch, consiste nell’avvicinarsi lentamente a un cinghiale, magari avvistato in precedenza, per tentare un tiro nelle migliori condizioni possibili. Questa tecnica di caccia prevede una perfetta conoscenza del territorio e un’attenta valutazione delle zone.
 
La cerca può essere applicata in prossimità dei principali luoghi di riposo dei cinghiali oppure in aree in cui essi si recano per alimentarsi naturalmente. Anche per la caccia alla cerca valgono gli stessi vantaggi e svantaggi della Selezione. E’ un tipo di caccia poco consigliata in terreno molto fitto e coperto, più agevole in presenza di ampi spazi aperti e di altofusto. Comunque, indipendentemente dal tipo di tecnica scelta per dare la caccia al Re dei boschi italiani, ogni cacciatore dovrebbe essere sempre a conoscenza della situazione qualitativa e quantitativa dei cinghiali sul suo territorio, tramite sopralluoghi e censimenti anche informali.  Molte cose sono cambiate da quando cacciavano i cinghiali i nostri padri e i nostri nonni. L’ambiente naturale non è più lo stesso, anche gli strumenti di caccia non sono più gli stessi e con il diminuire della piccola selvaggina, sia migratoria sia stanziale, molti cacciatori si sono riversati nella caccia al cinghiale che con il passare degli anni sta riscuotendo sempre più successo e sia i cacciatori sia l’indotto ne traggono vantaggio. Come? E qui eccoci ritornati al discorso di partenza, dei grandissimi benefici economici che sta generando il cinghiale nel nostro Paese già da diversi anni.
 
Da dove vogliamo cominciare? Ovviamente dalle Sagre. Non credo esista piccolo Centro agroforestale o Paesino che non ospiti almeno una volta l’anno la Sagra del cinghiale. Per non parlare poi di tutta l’attrezzatura a lui dedicata. E non stiamo parlando soltanto di armi, di ottiche, di attacchi, di munizioni, di pallottole, di indumenti, etc etc, ma anche di arte come pitture e sculture, di gadget e di souvenir. Da Nord a Sud peluche di cinghiali, magliette con impresso il suo testone zannuto, portachiavi, adesivi, soprammobili, li trovi dappertutto, in ogni negozio. Poi c’è il discorso enogastronomico. Tutti i santi finesettimana orde di turisti  invadono i territori dove “sanno” che si pratica la caccia al cinghiale per gustare le pappardelle, lo spezzatino, gli insaccati di cinghiale, smuovendo un bel po’ di soldini. Cosa dire della carne che viene raccolta durante la caccia di selezione e dei grossi introiti (spessissimo statali) conseguenti alle catture nei Parchi e nelle zone protette? Poi ci sono le battute nei recinti più o meno tutto l’anno (forse con la sola esclusione dei mesi estivi, causa caldo torrido!). Chi non ne approfitta per potersi gustare una bella canizza in compagnia anche a caccia chiusa? 
 
Si potrebbe andare avanti per ore, descrivendo quanta ricchezza economica e sociale giri intorno ad un animale selvatico. Addirittura i “danni” che fa possono generare entrate economiche a chi li ha subiti… Vedi i rimborsi agricoli pretesi dai piccoli agricoltori prima dell’intervento dei selecontrollori. Quando un animale selvatico contribuisce così tanto al fabbisogno dell’uomo, come può essere considerato un problema da risolvere? Io non l’ho capito, ma spero che qualcuno di Voi riesca a spiegarmelo.

 
 
Marco Benecchi  
 
 
 
 
 

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17 commenti finora...

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

"da Magnete le biscuttine 28/05/2023 8.17 "

ti sembra di aver fatto un discorso intelligente ? Sai quanti ce ne sono che non sono come te immagini ? Non lo sai altrimenti non apriresti bocca per dare aria la cervello.

da massy  28/05/2023 11.03

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

…. Il problema non è il cinghiale di per se ma la flotta di ignoranti che ha generato la sua caccia.
Quando nella vita da cacciatore non sei riuscito a fare nulla che fai? Ti butti sul cinghiale
Falliti spara porci

da Magnete le biscuttine  28/05/2023 8.17

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Concordo pienamente con Marco, tutti incolpano il cinghiale per i danni, gli incidenti ecc, nessuno menziona i danni causati dagli altri animali selvatici: lupo e orso in primis, ma anche volpi, tassi, istrici, nutrie, cormorani, piccioni torraioli, storni, corvidi e rapaci vari, tutti con consistenze numeriche impressionanti. Chiaramente nessuno pensa di ridurne il numero come si fa con i cinghiali perchè gli animalisti non vogliono.

da Mauro  27/05/2023 16.55

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Che commenti idioti bisogna leggere. Gente che non si rende conto nemmeno delle stupidaggini che scrive, pensando che la peste suina interessa solo i cinghiali. Ecco perche' l' Italia va male, troppa ignoranza come dimostra il pazzo sclerotico qui sotto.

da Flagg  26/05/2023 13.29

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Forza peste suina invadi l’Italia così se levano dar caxxo sti ignoranti de cinghialari

da Santa peste  26/05/2023 12.28

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

I cancellini si sono gia' estinti.

da Confucio  25/05/2023 22.12

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Finchè ci sono i cinghialari è un problema, quando ve sarete estinti diventerà risorsa

da Cancellino  25/05/2023 20.26

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Bi'gna nasce e bi'gna mori'.

da Padre Pizarro  25/05/2023 19.21

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Solo selezione per controllare e far stare tranquilli i miliardari con le ville. Il resto della popolazione di mendicanti venga pure sbranato da orsi e lupi , berlusconi che abbia a sua disposizione i migliori medici italiani se ne esistono i poveri fateli morire.

da Eremita  24/05/2023 13.04

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Togliete il fiasco di vino e la tastiera del computer dalle mani di Chief , è' pericoloso !!

da Arturo  23/05/2023 7.00

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Bisogna riaprire i manicomi per rinchiuderci soggetti pericolosi come @Chief.

da strizzacervelli  23/05/2023 5.00

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Caro Piero,
Se gli uomini primitivi non si fossero organizzati per cacciare in battuta forse noi due non saremmo dove siamo ora..
la VERA caccia è quella in battuta
TUTTE le altre sono molto più specialistiche...
Immagina a quei tempi primordiali chi non aveva la forza sufficiente per poter cacciare da solo,
come avrebbe potuto fare senza potersi schierare con gli amici..??.
MB

da Marco B x Piero  18/05/2023 11.24

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

la battuta è la VERA caccia al cinghiale. Chiuderla ? Ma non diciamo eresie! Le squadre sono sempre più organizzate e SERIE! chi scrive il contrario è perchè non conosce questo mondo che attira sempre più appassionati ! Questa è l'unica VERA caccia dove vecchi, anziani, maturi, ragazzi, giovani vanno in accordo! trovatene un'altra se ne siete capaci. Io dico che si deve avere RISPETTO! Riguardo i selettori che cacciano 365 gg all'anno e abbattono femmine gravide, cuccioli, con visori notturni e foraggiamento, cosa ne pensate? Sono sportivi???????? w la battuta

da Piero  17/05/2023 16.21

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Bisogna chiudere la caccia al cinghiale e' molto pericolosa.

da Chief  17/05/2023 13.06

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Gli incidenti avvengono sempre per carenza di sicurezza sul campo. E purtroppo la carenza di sicurezza c'e' sempre quando le cose sono fatte alla carlona. Non il caso delle grandi battute, dove PRIMA di incamminarsi il capocaccia spiega tutto per filo e per segno e dice chiaramente cosa si puo' fare e cosa non si puo' fare, non c'e' carenza. Anzi....
Il cinghiale di per se' e' senza dubbio una risorsa. E' il contorno che puo' renderlo un problema.....

da Flagg  17/05/2023 6.38

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Mi dispiace smentirti,
ma CREDIMI gli incidenti di caccia DURANTE UNA BATTUTA AL CINGHIALE
riguardano nel 99% dei casi sporadici episodi (per fortuna!) accaduti a chi caccia il cinghiale in piccolissimi gruppo composti da due max cinque persone.
TOTALMENTE privi di organizzazione e di qualsiasi forma di prevenzione..
Fidati, personalmente sto curando il lato balistico di un incidente mortale accaduto in Umbria dove i cacciatori erano in.... TRE!
Saluti
MB

da Marco Benecchi x Valerio  16/05/2023 11.39

Re: Il cinghiale: problema o risorsa?

Hai omesso di dire una cosa importante: la caccia al cinghiale in battuta è quella che fa più vittime. Anzi, diciamo che chi muore in un incidente di caccia al 99.9% era a caccia al cinghiale in battuta. E questo non può più essere accettato perché oltre al lutto insopportabile getta discredito su tutta l’attività venatoria.

da Valerio  16/05/2023 7.49
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