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14/02/2020 11.19 

 
Mai dire mai! Nessun detto è più veritiero di questo. Io, dopo la rocambolesca avventura che ebbi occasione di vivere lo scorso anno in Kyrgyzstan, avevo promesso che non ci sarei mai più tornato, invece è successo il contrario! La nostalgia degli stambecchi, delle montagne perennemente innevate, dei generosi cavallini mongoli e della gente kyrgysa, povera sì, ma fiera, generosa ed estremamente ospitale, era sempre viva. A “Black” (per l’anagrafe Simone Giacomelli), che di quella piccola Repubblica asiatica ha fatto la sua seconda patria, gli ci volle meno di un minuto per convincermi a farmi comperare il biglietto aereo. Per il viaggio, dopo la fregatura che ebbi  lo scorso anno, questa volta non potevo che ripiegare sulla Turkish. La compagnia di bandiera turca per professionalità ed assistenza si è dimostrata una delle migliori con cui abbia mai volato; peccato che a bordo non servissero carne di maiale! Io che vivrei di salami, braciole e salcicce non sò proprio come avrei fatto se fossi nato mussulmano!

Arrivai a Bishkek riposato e soprattutto rilassato, perché la mia avventura non prevedeva nessun “tour de force” su Uaz ed affini. Simone venne a prendermi con una vecchia ma comodissima Mercedes Benz e in men che non si dica raggiungemmo il Parco di Chon Kemin. Quella meravigliosa riserva naturale sorge in una tranquilla valle di quasi trecentomila ettari e Black l’ha in affitto per dieci anni, situazione politica permettendo. A Chon Kemin è possibile cacciare stambecchi-ibex, ular, cotorne, fagiani, starne ed il prestigioso capriolo Siberiano. E’ stato proprio il desiderio di conquistare un bel trofeo di quest’ultimo, che mi ha spinto a ritornare sulle impervie montagne che confinano con il Kazakistan. Mentre sistemavo i bagagli, Simone m’informò che la stagione in corso era una delle più anomale che avesse mai visto in ben diciassette anni di permanenza. Nella valle faceva quasi più caldo che in Italia, mentre in montagna nevicava praticamente tutti i giorni. Quel fenomeno contribuì a rendere il mio soggiorno molto meno bello del previsto, non tanto per i disagi che la neve provoca immancabilmente a chi deve spostarsi per parecchi chilometri in fuoristrada, a cavallo o a piedi, quanto per la moltitudine di topastri di campagna che, per evitare la coltre bianca, invasero la nostra casa di caccia. Chiariamo subito una cosa: sarò anche incosciente, ma non ho paura di niente e di nessuno, mentre dei topi ho una vera e propria fobia. Pazienza, nessuno è perfetto! Per una settimana ho dormito vestito, con due paia di calzettoni e spesso anche con la luce accesa (al buio i topi ti saltavano sul letto!), ma tutto sommato la mia seconda avventura “nell’ombellico” dell’Asia è stata comunque piacevolissima.
 
 

Il capriolo siberiano è più grande di quello europeo, ma ha pressappoco le stesse abitudini. Le tecniche per cacciarlo sono sostanzialmente le stesse: aspetto e cerca mattutina e, viceversa, cerca ed aspetto serale. Il tutto si svolge ad alta quota ed in zone raggiungibili soltanto a piedi. Insomma, proprio la caccia che piace a me. Alla vigilia della partenza dall’Italia mi era venuta quasi la voglia di portami dietro una bomboletta di ossigeno (la sete d’aria che provai cacciando l’ibex a 4000 metri è rimasta memorabile), ma poi decisi di rinunciare perchè Simone mi aveva informato che il piccolo cervide oggetto dei nostri desideri difficilmente vive a quote superiori ai 2000-2500.

Quando si percorrono migliaia di chilometri per andare a caccia, non si deve assolutamente perdere tempo, anche se un bel giorno di riposo–ambientamento me lo sarei proprio meritato. Il mattino seguente, un’ora prima del sorgere del sole, Cumpum, la nostra guida, fermò la Uaz sul ciglio di un burrone e ci salutò promettendo di venire a riprenderci in serata. Guardai l’orologio: erano le sei del mattino. Io e Simone avremmo cacciato completamente soli in un posto bellissimo, ma dimenticato da Dio, per circa dodici-tredici ore. Sperai che il mio fisico reggesse e che le nostre provviste sarebbero state sufficienti. Lo sapevate che Simone è un sadico? Credetemi, è così! Non ebbe nessuna pietà per un impiegato di quarantasei anni che è nato, vive, lavora e caccia sul livello del mare. Simone, senza neanche chiedere il mio parere, si mise lo zaino in spalla e prese a scalare la montagna nel versante più ripido. Dopo appena quindici minuti di cammino, i miei polmoni scoppiavano ed il mio cuore sembrava un tamburo impazzito. Alla faccia dell’allenamento! Un po’ per orgoglio (ho quindici anni di meno), un po’ per non sprecar fiato prezioso, mi astenni dal consigliare al mio compagno di portare un ritmo più tranquillo, ma dopo un’ennesima “arrampicata”, aiutato con le mani, dichiarai forfait. “Che bisogno c’è di morire prima ancora di aver visto un capriolo siberiano?” Gli dissi. Raggiunto un provvidenziale pianoro, riprendemmo fiato ed impugnammo i binocoli. In ottobre i caprioli hanno il manto di colore grigio scuro e quindi individuarli nei prati, tra gli alberi o in mezzo alle pietraie era tutt’altro che facile.
 
 

Trascorsero diversi minuti, prima che riuscissimo a vederne uno. Si trovava sul versante opposto al nostro a circa cinque – seicento metri di distanza. Entrambi avevamo al collo dei 10 x 42, uguali come ingrandimenti e diametri degli obiettivi, ma molto differenti come concezione ottica. Il binocolo di Simone era un classicissimo, gommato verde, mentre il mio era un modernissimo con telemetro incorporato. A quella distanza per capire se il capriolo era un maschio o una femmina, a mò di lungo, utilizzammo il  6 – 18 x 50  che avevo montato sulla carabina. Dopo un’attenta valutazione ritenemmo che il capo avvistato era un maschio, ma che aveva un trofeo piuttosto modesto. “Che si fa?“ Chiese Simone. “E’ o non è un capriolo siberiano? Tentiamo di avvicinarci”. Senza pensarci due volte, rapida (si fa per dire!) discesa del versante dov’eravamo ed altrettanta rapida, ma crudelissima, scalata del versante opposto. Per far ciò impiegammo più di un’ora e quando facemmo capolino nel prato, del “modesto” capriolo non c’era più neanche l’ombra. Simone, come se niente fosse, si tolse lo zaino e con una flemma stile inglese, si sedette, impugnò il binocolo e prese ad osservare il monte dove eravamo noi un’ora prima. “Cerca di non avvistare caprioli da quella parte”, mi venne spontaneo dirgli. Se fosse stata quella la tecnica per riuscire a catturare un capriolo, prima di sera sarei morto di fatica. Mi allarmai invano, perché in un raggio di cento metri trascorremmo più di sei ore, quasi il tempo che impiegai da Roma a Bishkek! A turno, Simone ed io ci spostavamo per sbinocolare in tutte le direzioni, ma di maschi non ne vedemmo neanche uno. Avvistammo alcune femmine che ci allietarono l’attesa, ma scese la notte senza che provassimo nessun brivido. Meno male che il buon Cumpun fu puntuale, e una volta raggiunta la nostra bella casetta di caccia, alla faccia delle tradizioni locali, cenammo con salame e spaghetti alla carbonara.
 
 

Di notte cominciarono i “rattoguai” e soltanto la stanchezza riuscì (in parte!) a farmi vincere le mie fobie. Il mattino seguente il copione si ripeté, ma ci spostammo in un’altra valletta. Durante la cerca trovammo i resti di un capriolo sbranato dai lupi e moltissime fatte di cinghiali. Simone disse che non ce n’erano molti in zona, ma che ogni tanto ne avvistavano qualche esemplare. Sostenne anche che sicuramente quelle particolari condizioni atmosferiche dovevano aver influito sulle abitudini degli animali selvatici. Anche quel mattino vedemmo pochi caprioli e sempre femmine con i piccoli. Ci venne quasi il sospetto che ai maschi fossero caduti i palchi in anticipo. Ogni volta che io e Simone incrociavamo i nostri sguardi, lui mi guardava con un’espressione da cane bastonato. Non si dava pace, era come se si sentisse responsabile del fatto che ancora non eravamo riusciti a sparare un colpo. Cercai di tranquillizzarlo confidandogli che sarei rimasto soddisfatto anche se non avessi preso niente. Un buon cacciatore non dà mai niente per scontato. Specialmente in una spedizione di così impegnativa deve essere sempre messa in conto la possibilità di tornare a casa a mani vuote. E’ il bello (o il brutto!) della caccia. Personalmente, il solo fatto d’essere lì, insieme ad un amico fraterno, in un paese remoto, affascinante e semisconosciuto, era già tutto molto appagante.


 
 
Al diavolo l’ufficio, i telegiornali, il traffico e i Reality. A parte i topi e le bufere improvvise di neve, stavo proprio bene, era quello il mio mondo. Ma ben presto arrivò la nostalgia di casa e dei miei cari, più o meno intorno al quarto giorno di caccia. Spesso m’illudo di essere un romantico naturalista, un tenace turista, o un impavido esploratore, invece sono sempre e soltanto un semplice cacciatore, che quando non “incontra” selvaggina soffre e si dispera. Dopo giorni di caccia estrema, privazioni, freddo, sudore e fame ancora non ero riuscito a togliere la sicura alla mia Weatherby MK V S Syntetic Inox Fluted calibro 257 Magnum neanche una volta. Ammetto che la cosa cominciava a pesarmi. Il mattino seguente e quinto giorno pronunciai, la tanto temuta frase: “Ma alle femmine non sparate mai?”. Simone mi guardò come se gli avessi svelato il terzo segreto di Fatima. “Perché, gli spareresti?” Rispose. “Perchè no? Non è certo un disonore tirare alle femmine. Hanno mai sentito parlare di Selezione da queste parti?”. L’accordo che ne scaturì fu il seguente: se al tramonto non avessimo ancora avvistato nessun maschio, dopo avrei avuto carta bianca per tirare anche alle femmine e ai giovani.

Per tutto il giorno praticammo la cerca e l’aspetto senza risparmiarci, mettendo in opera le nostre esperienze, ma invano. Ci disperavamo per capire dove fossero andati a finire i maschi, ma Dio solo sapeva in quale recesso della montagna s’erano rifugiati. Come il sole prese a tramontare, la nostra rassegnazione fu totale. Sedemmo esausti a ridosso di una grossa pietra, mangiammo un paio di Mars, finimmo la nostra scorta d’acqua e poi giocammo la nostra ultima carta. Ci appostammo in modo d’avere un’ottima visuale sull’altro versante della valle dove, quasi ogni giorno, avevamo notato delle femmine che verso l’imbrunire uscivano al pascolo.
 
 

Sarà una mia impressione o dopo le diciassette il tempo corre più velocemente? Cominciavo ad avere una certa difficoltà a veder bene persino con il binocolo, quando Simone quasi gridò: “Lassù! Vicino a quell’albero, ci sono due caprioli!”. Ad occhio nudo non riuscii a vederli, mentre con l'ottica non solo li localizzai facilmente, ma misurai anche a che distanza fossero: 254 metri esatti. “Guardali con il cannocchiale della carabina”, disse Simone. Sdraiarmi a terra, livellare a dovere i piedini d’appoggio, regolare il correttore di parallasse sui 250 e mettermi in punteria, non mi portò via più di due minuti. Il mio binocolo posizionato a 18 ingradimenti perde molto in luminosità, ma mi permise ugualmente di valutare correttamente i due caprioli. Erano una femmina adulta ed un maschio giovane, con delle piccole corna appena accentuate. Per me erano i più bei caprioli che avessi mai visto. Comunicai tutto al “capocaccia”, sesso e classe d’età degli animali, distanza e soprattutto la mia ferma intenzione di tirargli. ”Nessun problema”, rispose Simone, “quando sei pronto, spara tranquillo”.

La Watherby in poligono metteva tre colpi in una moneta di un Euro a duecento metri di distanza, decisi di non compensare. Mirai la spalla del maschio, armai lo stecher, regolai la respirazione ed infine sfiorai il grilletto. Il capriolo, colpito in pieno, fece un salto e poi cadde. La femmina invece scattò verso il bosco, ma si fermò prima di entrarci. Velocissimo ricaricai, la mirai come avevo fatto con il maschio e sparai di nuovo. La femmina fece uno scarto, si avvicinò ancor di più al fitto, ma si fermò ancora, forse per aspettare il compagno. Senz’altro dovevo averla “volata” passandole alto. Camerai una terza cartuccia, cercai di mirare con più accuratezza e feci fuoco ancora. Vidi distintamente la capriola ribaltarsi, scalciare pochi secondi e poi rimanere esanime. Da primo all’ultimo colpo erano passati meno di trenta secondi. L’eccitazione della caccia e dell’azione vera e propria era durata troppo poco, ma mi avrebbe comunque lasciato un ricordo indelebile.

Ogni tanto anche i cacciatori più esperti fanno degli errori. Quello mio e di Simone fu di non aver considerato neanche per un attimo il fatto che dopo aver abbattuto gli animali dovevamo anche provvedere al recupero. Ne avremmo avuto la forza? Meno male che Cumpun fu puntuale come un orologio svizzero, e si accollò gran parte dell’oneroso compito. E pensare che ero andato a trovare l’amico Black per trascorre qualche giorno insieme e magari anche per abbattere un capriolo siberiano da trofeo, ne avevo abbattuto addirittura due per selezione, cosa volevo di più dalla vita?


Marco Benecchi





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10 commenti finora...

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

ammazza che nervosismo ! Ho letto spirito di avventura. Vero? Sono stato in Tibet , soprannominato il “tetto del Mondo” , per alpinismo. E a Lhasa , ho provato le stesse emozioni di cui ho letto qua sotto. Sono una alpinista molto esperto e quando leggo che per fare due passi a 4000 è una avventura , non riesco a capire dove sia TUTTA questa folle avventura? Mettiamo in chiaro le cose, a 4000 inizia l'inferno, poi c'è il purgatorio, il limbo e infine il Paradiso ma sono altre quote! Sono stato anche io dal nanetto Tentino a caccia di stambecchi . Un povero cristo che deve portarsi dietro un branco di vecchi – pieni di soldi – ma senza cultura e preparazione della montagna L’organizzazione è da terzo mondo il prezzo “occidentale” . Troppo per quello che offre . Sebbene, per quella spedizione , gli stambecchi del gruppo erano miei, perché le “foto” contano più della caccia! Il mio discorso era SOLO sul TERRIBILE "CORONAVIRUS" che presto arriverà da tutte le parti ! sono rientrato recentemente da quelle zone ( ho fatto pure la quarantena ) e vi posso garantire che le Marco Polo per molti anni moriranno di vecchiaia se deve andare un occidentale, con la panza e i capelli bianchi , a spararle.
MB. A Dubai – ci sono ottimi ristoranti ma il prezzo è sempre spropositato per quello che ti offrono. Non te la prendere ma solo un fesso va a mangiare in questo “postaccio” in certi ristoranti. Però se vuoi un paio di indirizzi buoni te li allungo ma ti costano quanto tirare un cervo in Ungheria!! non ne vale la pena MAI !

da GINO  18/02/2020 17.44

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Se fosse come dici te dovresti raccontare anche della caccia al lellero col monocanna e le mezze dosi.

da Bartolo  18/02/2020 14.13

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Nel 2003 ho cacciato in Mongolia il capriolo siberiano: non certo per dimostrare qualcosa a qualcuno, ma garantisco che è stata un'esperienza fantastica. Dormire nella yurta con mio figlio una settimana, mangiando quello che cacciavamo (anche la piuma, starne e forcelli), alzarsi al mattino e trovare una spolverata di neve (benché fosse fine settembre), osservare il cielo stellato in quell'atmosfera limpidissima, una notte scoprire dei cammelli sdraiati in terra in cerchio, dove all'interno si riparavano i loro conduttori, all'addiaccio, vedere in quel luogo sperduto e disabitato (la Mongolia è grande cinque volte l'Italia, e ha una popolazione di circa due milioni e mezzo di abitanti, di cui la metà vive nella capitale) un tempio buddista enorme e pieno di monaci di tutte le età, dai sette ai novant'anni: sono emozioni che mi porto dietro da allora come fra le più belle e appaganti che abbia mai avuto la fortuna di vivere. Anch'io vado abitualmente a caccia "dietro casa"; ma cosa c'entra con lo spirito d'avventura? Qualcuno me lo vuole spiegare? Come avrei fatto a vivere quelle esperienze? Tra l'altro non mi sono neanche costate cifre folli, è stato il regalo che mi sono fatto quando ho compiuto cinquant'anni. Tanta salute

da Filippo 53  17/02/2020 20.05

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Hai mai sentito parlare di..
Spirito d'avventura?
Poi, dobbiamo deciderci una volta per tutte da che parte stare..
Le cacce comode sono da snob, da spocchiosi, quelle estreme da stupidi che si credono "uomini veri"
Allora secondo te cosa dovremmo fare?
Cacciare tordi e merli fagiani e lepri e fare un paio di battutine al cinghiale solo
DIETRO CASA????????????????????????
Io ad esempio ho mangiato MALE anche a Dubai in ristoranti a 10 stelle plus,
mente in Kyrghyzstan, CREDIMI ai confini del mondo civile ho forse mangiato meglio...
Sono posti di una bellezza mozzafiato (può capirmi solo chi c'è stato e prego astenersi chi invece non l'ha mai visitati perché, altrimenti NON POTREBBE DAVVERO CAPIRE!

Stambecchi e Marco Polo non te li regalerà mai nessuno Ari credimi!
Per il semplice , anzi SEMPLICISSIMO fatto che solo per vederli, quindi per andare dove ci sono (cacciati e non governati come nel Gran Paradiso!) devi salire e poi salire e salire ancora con guide ultra competenti in zone quasi inaccessibili
Dove se non sei fisicamente più che preparato fai davvero poco....

Spendere cifre da capogiro?
NIENTE DI PIU' SBAGLIATO..
Conosco gente che ha speso veramente CIFRE DA CAPOGIRO per abbattere all'aspetto notturno da una altana chiusa e riscaldata un orso o un cinghiale..davvero "quasi dietro casa!" vedi Slovenia e/o Croazia!

Poi, e qui cascò l'asino,

Secondo TE Gino, uno va a caccia perché deve dimostrare qualcosa a qualcuno...??????????
Tu fai cos? Mi dispiace!
Io scrivo, racconto e descrivo i miei viaggi, le mie avventure per piacere giornalistico, un po' per goliardia, per riderne e discuterne con gli amici, è una passione come un altra, come chi sta sempre con una videocamera in mano....
Io racconto FEDELMENTE (te lo possono confermare le persone che frequento e mi conoscono) un 5 - 8% di quello che faccio realmente nella vita,
altrimenti...TUTTO IL RESTO...
SONO SOLO FATTI MIEI....
Non vado a caccia per raccontare cosa faccio, motivo per cui nel 99% dei casi caccio da SOLO
ANCHE di notte e di giorno d'estate e d'inverno, proprio per paura che qualche "compagno" di caccia vada poi a fare le telecronache delle nostre avventure al BAR, al poligono , in armeria o
al circolo dei Professori!

Spero di essere stato abbastanza chiaro

Come ho già detto 1000000000000000000000000000000000000000
di volte, il BLOG è aperto a tutti, ben accette tutte le CRITICHE , ma che siano COSTRUTTIVE..
Interventi come il tuo sono....
diciamo piuttosto infantili....
MB

da Marco B x Gino  17/02/2020 18.45

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

tra poco li regaleranno gli stambecchi e caprioli ! il coronavius sta facendo un disastro non si muoverà più nessuno ... tutti a casa ... in fondo pagare cifre da capogiro per stare come gli zingari mangiare come i barboni per dimostrare cosa ?? che siamo veri uomini ??

da Gino  17/02/2020 15.44

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Bellissimo racconto. Alla faccia di chi ci vuole male!!! (Bruno Modugno dixit)

da Filippo 53  14/02/2020 18.36

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Bel articolo , bella avventura , bello tutto! Bravi

da Fede  14/02/2020 15.14

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Questa non e' caccia e' businness.

da huds  14/02/2020 13.58

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Mahhh 'da vomito. Ma ne avete almeno assaggiate due costolette alla brace viva.

da huds  14/02/2020 13.57

Re: RITORNO IN KYRGYZSTAN Caccia al capriolo siberiano

Purtroppo non ho fatto in tempo ad aggiungere DUE NUOVE FOTO nel precedente Articolo: DIRITTI E DOVERI che la "scaletta" redazionale, non me le fatte commentare quanto e come avrei voluto..
Sono DUE vecchie rosate fatte in poligono (presenti molti giornalisti di settori ed esperti armieri-armaioli COMPRESO IL GRANDE ERMES che saluto.......) da ME con una SAKO TRG 300 WM di Ermes Besseghini (destra, io sono mancino, e con la quale non avevo MAI sparato!) dalla distanza di 500 mt......

Devo dire "senza neanche impegnarmi troppo" e considerando che neanche i bersagli erano indicati al tiro di precisione.
Per chi volesse vederle basta ritornare all'ultimo post..
Un caro saluto a tutti
Marco

NOTATE BENE, mai e poi mai mi sognerei di tirare ad un selvatico IN ITALIA da quella distanza, né andrei mai a caccia con un arma simile!
Ariciao
M

da MARCO BENECCHI X TUTTI GLI AMICI DEL BLOG  14/02/2020 13.00
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