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08/02/2019 9.09 

 
E’ possibile che io, cinquantottenne, possa avere un figlio di settantacinque? Certo che sì, perché Alfonso, più che essere un caro amico, l’ho praticamente adottato! A parte gli scherzi, dico così perché sono talmente tanti anni che mi prendo cura di lui, che lo accudisco con tanta pazienza ed affetto, che è davvero come se fosse un figlio. Gli voglio così bene che mi sembra riduttivo definirlo soltanto un semplice amico. Alfonso è una persona che ha sofferto molto nella vita, purtroppo come diversi altri come lui, di questi tempi, in Italia. In passato è stato un abile artigiano, ma la crisi economica lo ha colpito così duramente da fargli davvero sfiorare la povertà più assoluta. S’è ritrovato con una moglie e un figlio con dei problemi e un affitto quasi impossibile da pagare con la sua pensione minima. Quel che lo Stato gli dà non gli permette neanche di poter mangiare, figuriamoci di potersi dedicare alla sua grande passione: la caccia! Perché Alfonso è davvero un accanito cacciatore, di quelli che, se potessero, andrebbero in campagna sette giorni la settimana trecentosessantacinque giorni l’anno! A lui le cacce piacciono davvero tutte, da quella alla piccola migratoria a quella agli ungulati in selezione ma, come il sottoscritto, ha sempre avuto una debole per i setter e per la braccata maremmana al cinghiale. Proprio per questo motivo “Papà Marco” non gli ha mai fatto mancare nulla, da un ausiliare di ottima genealogia (ovviamente Pianigianis!) alla semiautomatica Browning BAR calibro 30.06 dotata di un moderno collimatore elettronico a punto rosso . Si, perché c’è modo e modo di fare beneficienza ed io ho deciso di farla a modo mio! C’è chi manda soldi virtuali in Africa, chi acquista un mattone per piastrellare le strade per Assisi, oppure chi versa due euro per i vari terremotati nel mondo e chi ne mette altrettanti negli oboli delle chiese. Io invece ho deciso (anche con l’aiuto di pochi, intimi amici!) di sostenere “realmente” una persona in difficoltà, di “adottarla” regalandogli quel pizzico di felicità indispensabile per superare i momenti bui della vita.

Ad Alfy, come già detto, le cacce piacciono tutte, ma come arriva ottobre – novembre vuole subito che gli controlli la carabina, perché tra le altre cose è anche un perfezionista coscienzioso. La sua vecchia MK II Light è sempre tirata a lucido e perfettamente tarata con le palle che predilige: le Hornady SST da 165 grani. Ma quel che mi piace di più del mio caro amico sono i quaranta–cinquanta minuti di macchina che trascorriamo insieme tutte le volte che dobbiamo raggiungere le zone di caccia. Tutte le stron.. le stupidaggini che ci diciamo durante il tragitto. A me piace sfotterlo dicendogli cose come: ”Oggi a tre fermati! Se ne vedi uno grosso e due piccoli tira ai piccoli, perché sono meglio tre cinghiali di trenta chili che uno da un quintale. Mi raccomando, mira bene e non padellare! Ricordati di accendere il Punto Rosso” e così via.

Quel giorno Alfonso non era molto in vena (chissà, forse gli era arrivata da pagare una bolletta imprevista!) così mi disse soltanto che avrebbe avuto voglia di sparare ad un bel verro. Magari uno lui ed uno anch’io. Quella fu la sua chiaroveggenza…. Era il primo giorno di bel tempo dopo un periodo terribile, iniziato con una spaventosa alluvione novembrina che aveva flagellato e messo in ginocchio tutta l’Italia, compresi l’Alto Lazio e la bassa Maremma, causando danni a uomini, animali e cose. Avevamo deciso di andare ad Ischia di Castro per partecipare ad una battuta organizzata dai fratelli Sandro e Giacinto Strada: i capelloni, come li chiama Alfonso, grandi amici ma anche esperti cacciatori di cinghiali! Dopo la tempesta prima o poi torna il sereno, così quel soleggiato mattino al rialto vidi solo sorrisi sui volti dei miei compagni di battuta, tutti felici di ritornare ad imbracciare fucili e carabine per festeggiare il ritorno del bel tempo e la ritrovata compagnia, accomunata dalla solita, incrollabile passione per la caccia al re della macchia. Cosa positiva della squadra di Ischia di Castro è che le poste si sorteggiano sempre e, come si dice dalle mie parti, “A chi tocca nun se ingrugna!”. Sarebbe inutile negare che ogni cacciatore di cinghiali vorrebbe sempre due cari amici come vicini di posta, ma col sorteggio non sempre è così.

Quel giorno infatti, a me toccò una posta in un versante del monte che avremmo dovuto battere, mentre ad Alfonso ne toccò un’altra praticamente sull’altro. Comunque quel mattino niente e nessuno sarebbe riuscito a metterci di malumore, il tempo era davvero fantastico. Molti cacciatori erano radunati intorno al fuoco già intenti a cucinare e qualcuno alle mie spalle mi porse un pezzo di pane con una salciccia e un bicchiere di vino rosso talmente scuro che sembrava inchiostro. E non erano neanche le nove del mattino! Finii il panino appena in tempo per il raduno delle poste per poi partire per i “dolci sentieri”. La cacciata si sarebbe svolta in una zona circondata da ampi campi aperti, e quindi molte poste sarebbero state posizionate al pulito. Sandro mi ordinò di fermarmi quasi subito in un punto dove non avrei mai scelto di mettermi di posta volontariamente. Avrei dovuto presidiare un tratto di campo talmente pulito che mi toccò tagliare diversi rami di quercia per improvvisarmi un minimo di riparo. Per uno come me che preferisce sempre sentire i cinghiali che arrivano in silenzio, in punta di piedi come fantasmi mentre rompono i rametti del sottobosco, non fu proprio il massimo. Ma che ci vuoi fare? Le poste assegnate non devono mai essere messe in discussione. In compenso dovetti ammettere che, da dov’ero, godevo di una visuale splendida. Avevo un campo visivo enorme, un centinaio di metri alla mia sinistra e più del doppio alla mia destra. Fui contento di constatare che la sorte mi aveva assegnato degli ottimi vicini di posta, tutte persone corrette che, all’occorrenza, avrebbero sicuramente rispettato i propri angoli di tiro. Perché non c’è cosa più sgradevole e maleducata che tirare ad un cinghiale mentre sta andando dritto ad un altro cacciatore! Poi seguii le stesse operazioni che ripeto da oltre quarant’anni. Sistemai il seggiolino a treppiedi, controllai che la pila del mio nuovissimo punto rosso fosse carica, cercai di individuare gli ipotetici passi per avere una certa idea da dove sarebbero potuti arrivare i cinghiali, camerai una 30.06 ricaricata con palla Hornady SST da 165 grani nella canna della mia fida Browning BAR Long Trac Composite ed infine controllai dov’erano di preciso i miei due vicini di posta grazie all’alta visibilità dei loro indumenti.
 

Per radio i fratelli Strada annunciarono l’inizio della battuta con un semplice: “Occhio che sciogliamo!” e dopo neanche cinque minuti i cani agganciarono subito l’usta giusta. La canizza che seguì fu a dir poco spettacolare. Dopo poco mi sembrò di sentire due distinte canizze, delle quali una stava venendo proprio dalle nostre parti. Ad un tratto ebbi la quasi certezza d’intravedere un irsuto groppone avanzare deciso nel prato alla mia destra. Sì, era proprio un cinghiale, ed anche grosso. Aveva anticipato di molto i cani e mi stava venendo dritto in bocca. Sorrisi in attesa e quando fu bene a tiro ad una trentina di metri gli sparai. Un solo colpo fu sufficiente per fermarlo. Non ebbi neanche il tempo di ringraziare Diana per il regalo che mi aveva fatto quando sentii diverse scariche di fucileria anche nell’altro versante del monte ed il mio pensiero andò subito ad Alfonso. La battuta infervorava su tutti i fronti, con la giusta dose di berci e d’imprecazioni. Per le larghe a monte si sentiva sparare parecchio, ed anche sotto di me tirarono qualche colpo. La battuta finì presto senza ulteriori sorprese per me, ma io ovviamente ero contentissimo così. Verso le quattordici il grande Sandro decretò la fine della battuta, non col suono del corno, ma tramite la radio e ai cacciatori particolarmente lontani, addirittura per telefono. Scaricai la BAR, spensi il punto rosso, poi, giustamente, andai ad ammirare da vicino la mia preda. Avevo abbattuto una grossa scrofa di una ottantina di chili con un preciso colpo al collo che non lascia scampo. Indipendentemente dal calibro utilizzato, non mi stancherò mai di ripetere che non sono determinanti le dimensioni e la potenza della munizione, quanto la foggia della palla e cosa si colpisce. Io, anche per bestioni simili, da tantissimi anni uso sempre palle ad espansione precoce, come le Hornady SST, le Nosler Ballistic Tip, le Swift Scrirocco, le RWS ID-TIG, etc che non mi hanno mai tradito. Mentre ero intento a verificare l’esito del colpo, da mettere nel mio archivio di esperienze personali, arrivò un canaio che mi disse che anche il mio amico aveva abbattuto un bel cinghiale. Mamma mia! Ed ora chi lo avrebbe sentito Alfy? Quando lo incontrai al rialto, dopo esserci abbracciati felici come due bimbetti, gli chiesi di raccontarmi com’era andata e lui non si fece pregare. Mi disse che aveva visto il cinghiale (che era un bel verro poco più grande del mio), correre in un campo, ma che era riuscito ad abbatterlo soltanto al quarto colpo. “L’importante è che sei riuscito a rispettare la previsione che mi avevi fatto in macchina! Sei peggio di Cassandra.” gli dissi, ma non fui sicuro che mi avesse capito... perché Alfonso non è certo un appassionato di mitologia avendo fatto (credo) la terza elementare! Comunque, qualche giorno dopo, di buon mattino, si ripeterono i soliti, santi rituali. La partenza in macchina, la prima sosta al forno per comperare il pranzo, la seconda al Bar per fare colazione e poi il tragitto che questa volta ci avrebbe portato a Capalbio, dove avremmo cacciato con la nostra squadra, dove siamo segnati.



Come tradizione vuole, lungo il viaggio punzecchiai Alfonso con qualche battuta, incitandolo a fare una delle sue epiche previsioni e lui, pavoneggiandosi per l’abbattimento eseguito precedentemente, sentenziò che io avrei preso un altro bel cinghiale, mentre lui “forse” avrebbe fatto una piccola padella, perché era da un po’ di tempo che non ne faceva.. Fu in quel momento che, come si dice: “Passò l’angelo e disse Amen!”. Anche nella nostra squadra si usa sorteggiare le poste col numerino, ma è possibile scegliersi i vicini prendendo dal blocchetto dei numeri consecutivi. Inutile sottolineare che io ed Alfonsino eravamo uno vicino all’altro, ma non proprio spalla e spalla, perché la conformazione del bosco ci aveva obbligati a stare ad una cinquantina di metri l’uno dall’altro. Il Capocaccia Roberto ed i suoi vice Carlo e Mauro furono lesti a mettere le poste e a schierare anche la bracca, così la battuta iniziò presto.

Capimmo subito di averla azzeccata buona perché oltre ai latrati a fermo dei segugi maremmani, in più punti del bosco sentimmo anche i grugniti dei cinghiali imbrancati. Dopo poco infatti partirono anche le prime canizze e conseguentemente udimmo anche i primi spari. Passarono alcune decine di minuti che intravidi sgattaiolare via una volpe, alla quale avrei tirato volentieri se non ci fossero state così tante canizze in piedi, poi udii un rumore particolare, quello inconfondibile, che tutti gli appassionati di caccia al cinghiale aspettano con ansia di sentire durante una battuta. Alzai lentissimo la mia BAR “Nerina” giusto in tempo per veder arrivare al trotto una bella scrofa che, evidentemente, voleva tentare di attraversare la linea delle poste tra me e Alfonso nel punto più sporco, quello più scuro. Seguii la corsa direttamente attraverso la limpida lente del mio punto rosso e come vidi che la vegetazione fu meno fitta lasciai partire un colpo che fu risolutore. Ora che i cinghiali erano stati smossi, cani e bracchieri li sentimmo muoversi con maggiore foga. Udii anche diverse scariche di fucileria. Tirarono sia sopra di me sia sotto. Era in corso una gran bella battuta, ma purtroppo noi non eravamo proprio a vento buono. Il grosso delle canizze andava sempre verso mare, verso i campi, dove i miei colleghi sparavano a ripetizione con le loro semiauto. Dov’eravamo noi avevo sparato soltanto io e la battuta stava giungendo al termine, quando udii un paio di cani venire decisi nella nostra direzione. Subito dopo distinsi anche il familiare galoppo in avvicinamento, così mi preparai di nuovo. Ma questa volta il cinghiale, chissà forse disturbato dall’odore di quello morto, piegò più verso Alfonso ed io, invece di rammaricarmene, ne fui felice. Sperai davvero che anche lui avesse la possibilità di sparare e così fu. Un paio di colpi tirati in successione mi fecero un pochino storcere il naso. Quella rapidità di tiro non era stata di buon auspicio. Infatti, subito dopo sentii delle imprecazioni in napoletano stretto e lungo la linea delle poste c’era uno solo natio di Torre del Greco.. un certo Alfonso! Aspettai impaziente la fine della battuta per smacchiare il cinghiale che avevo abbattuto, ma soprattutto per sapere cosa aveva combinato il mio carissimo amico, anzi il mio figlio prediletto. Se davvero aveva padellato, quello stesso giorno mi sarei fatto dare cinque numeri da giocare al lotto! Ed effettivamente era andata proprio così, ma Alfonso si rifiutò di definire i suoi colpi sbagliati come una “padella”, perché disse di aver sparato male al cinghiale sfoderando un’infinita serie di scuse. “Hai sparato? Si? Allora è stata una padella e ti sta bene! Così impari a fare il chiromante!”. Ma i nostri malumori venatori durano sempre poco.. Gli feci raccogliere i bossoli sparati e poi ce ne andammo a scattare due foto alla bella scrofa che avevo abbattuto, già col pensiero a cosa ci avrebbe riservato il futuro, con o senza le fantasticherie del grande Alfonso, ma sempre spalla e spalla insieme per i boschi.




Marco Benecchi
 

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15 commenti finora...

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

A caccia in quelle zone son buoni anche i ciechi ,pieno di animali e tu che te ne stai bello e buono ad aspettare con cannocchiale e sedia sdraio

da Antico  18/02/2019 22.00

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

comunque lle' troppo veccio e bisogna controllarlo per bene prima che succeda qualche brutto ncidente

da Scomunista  15/02/2019 13.39

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

bel tipo l'Alfonso!

da vecchio cedro  15/02/2019 13.22

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Ma lo vedi affonso come mantiene la linea? tu ciai la panza attenti ai grassi che son perioolosi

da maafful  12/02/2019 16.26

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Questa storia mi ha commosso ,sono anni che dico e ripeto che mi e' sempre sembrata una s ton xata aiutare gente che nemmeno conosci a milioni di km. di distanza e poi odi e parli male del tuo vicino di pianerottolo.

da Sconosciuto antico  12/02/2019 13.06

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Un saluto ad alfonso ,che belle queste storie di antica amicizia di cene e compagnia che non esistono quasi piu' .vincitore del festival di sanremo mhamoud con quella canzone di m..r da e vi ho detto tutto.

da Sconosciuto antico  12/02/2019 13.02

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Come un turco

E che te lo dico a fare?

da Marco B x Filippo  11/02/2019 13.26

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Ciao Marco, il grande Alfy fuma ancora?????

da Filippo 53  11/02/2019 10.17

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Anche se non sono delle HK 770,
Come già detto in molte altre occasioni, trovare una BAR che s'inceppa è davvero molto raro.
Intendo per un'arma ben tenuta, ben pulita e giustamente lubrificata
CON IL CARICATORE INTEGRO CHE NON ABBIA PRESO URTI E/O ALTRO!

Se è del 1997 è praticamente una degli ultimi tipi di MK II quindi addirittura LA MIGLIORE DI SEMPRE!!
Controlla che abbia la LEVETTA LATERALE del Cut Off Hol Open
Altrimenti è MOLTO più vecchia
E che sia REALMENTE in acciaio e non una light...

Per ultimo controlla anche se ha qualche incisione..
Ne esistono con scene di caccia oppure con una semplice scritta SAFARI...
Fammi sapere,
Magari anche il prezzo e come stanno i legni!
M

da Marco B x Carlo  10/02/2019 19.22

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Se possiamo,
Cerchiamo SEMPRE di dare una mano a chi ne ha REALMENTE BISOGNO..
E mi fermo qua..
Altro che "reddito"... etc etc....

Un abbraccio a Tutti
NB sono appena rientrato dalla HIT di Vicenza...

da Marco B x TUTTI  10/02/2019 19.17

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

spacciatori sono quelli migliori , pensa agli altri !!

da Lipu  10/02/2019 18.07

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Invece di adottare quei bambinelli di colore a migliaia di km. di distanza che poi ti ammazzano pure quando un giorno arriveranno in italia bisognerebbe aiutare il vicino di pianerottolo se uno vuole fare veramente del bene. Bravo Marco cosi vuol dire fare del bene ,no che faccio entrare milioni di neri spacciatori

da wbar  09/02/2019 12.08

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Buongiorno Marco,quello che hai fatto e che continui a fare per tuo "figlio" Alfonso ti fa solo che Onore sei un Grande.
Una buona giornata a tutti
Fabio

da Fabio  09/02/2019 10.27

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Scusami, è una Browning Bar in acciaio del 1997 e non degli anni 80, in 30.06.
Grazie ancora.

da Carlo  08/02/2019 18.52

Re: ALFONSO: il mio figlio di settantacinque anni!

Sto per acquistare, da un privato, una Bar in acciaio degli anni 80, il mio armiere mi ha consigliato di verificare prima bene l'arma, perchè in quel periodo sarebbe stato venduto un lotto di Browning Bar, difettoso che inceppa. Ti risulta verosimile tale notizia o è solo una leggenda?
Grazie per la risposta.

da CARLO  08/02/2019 18.34
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