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Intervista a Lamberto Cardia, Enalcaccia, sulle modifiche alla 157: 2009 anno della svolta


lunedì 29 dicembre 2008
    

Lamberto Cardia intervistato da BigHunterLamberto Cardia guida ormai da decenni, con prudenza e con signorilità l'Enalcaccia,  una delle più importanti associazioni venatorie italiane.
Il suo apporto al dibattito sui problemi della caccia, dell'associazionismo,  della legislazione è sempre stato caratterizzato dall'equilibrio e dalla morigeratezza che la sua formazione culturale e professionale, quella di gran commis dello Stato, lo caratterizza.

Cacciatore appassionato, attento dirigente venatorio anche in questo momento di particolare intensità lavorativa – è da oltre un lustro ormai presidente della Consob, la nostra autority di borsa – ha puntualmente risposto alle nostre sollecitazioni per dire la sua sull'attuale congiuntura venatoria, legata soprattutto  all'auspicabile revisione della legge 157/92.

Presidente Cardia, ci saranno novità nel 2009 per quanto riguarda l’iter parlamentare e l’eventuale approvazione di nuove disposizioni normative?

Ritengo necessario che il Parlamento affronti il tema della riforma della legge 157/92. Una legge che ha dato sinora anche buoni risultati e che conserva certo ancora una sua validità, ma che ormai  mostra tutti i suoi 16 anni. Più di tre lustri che in una materia in così rapido mutamento come è quella venatoria, strettamente legata anche al problema della tutela ambientale, sono tanti.
La 157 dunque va aggiornata. E pur rendendomi conto che il Parlamento deve affrontare tanti e impegnativi fronti, sono convinto che il 2009, per quanto riguarda la revisione della normativa venatoria, non passerà invano.

Come pensa che, aldilà delle posizioni dei vari interlocutori, si possa addivenire a una nuova fase per il movimento dei cacciatori riguardo ai rapporti con la società, con gli agricoltori, alla soluzione dei problemi del territorio e dell’ambiente, a una nuova stagione della caccia che passa attraverso un rinnovato modo di concepire la nostra attività, una nuova etica, un nuovo modo di rapportarsi ai problemi, anche eventualmente ripensando organizzazioni, motivazioni e obiettivi?
 

Per troppo tempo i cacciatori sono stati considerati e rappresentati, su buona parte della stampa e dei mezzi di comunicazione in genere, quasi come dei ciechi “distruttori” della natura, senza alcun rispetto per l’ambiente. In realtà non c’è stato alcun rispetto della verità, anzi molto spesso sono state fatte rappresentazioni platealmente false: pochi, dei tanti che parlavano e attaccavano il mondo venatorio, si sono preoccupati di informarsi e di andare a vedere come stanno veramente le cose, che cosa fanno e come sono fatti i cacciatori, quali sono le idee che li animano nella loro passione, che è inscindibilmente legata ad un autentico amore per la natura in cui essi operano.
Oggi quello dell’ambiente è diventato un problema mondiale di primaria rilevanza. E i cacciatori finalmente cominciano ad essere guardati con più rispetto. Ci si è resi conto che non sono affatto…gli ultimi della classe per quanto riguarda l’impegno a tutela della natura. Anzi. Basti pensare - per esempio - all’azione che essi svolgono in casi di calamità naturali, grazie alla loro presenza capillare su tutto il territorio e alla conoscenza che ne hanno.
Dunque è tempo di farci conoscere per quello che siamo e siamo sempre stati davvero molto impegnati; è tempo di valorizzare il nostro ruolo positivo nell’ambiente e nella società; è tempo di vedere riconosciuta la dignità e la responsabilità che ci spetta. Dobbiamo ricostruire e diffondere tra i cittadini, nell’opinione pubblica, l’immagine autentica del cacciatore. E in questa rinnovata azione dobbiamo rafforzare i rapporti già buoni con il mondo agricolo, un alleato per noi quasi naturale, e approfondire e migliorare quelli con le associazioni ambientaliste più serie e responsabili.
E qui vorrei sottolineare come sia necessario frenare l’insensata corsa alla “parcomania”, un fenomeno che dilaga, spesso violando leggi e normative, e che sottrae sempre più territorio all’attività venatoria, mentre moltiplica a dismisura cariche e poltrone con finalità molto poco ambientalistiche e con risultati sempre più negativi.

Quali sono le sue aspettative riguardo a un nuovo modo di dialogare tra le varie rappresentative venatorie, al fine di operare almeno in modo parallelo se non convergente, nell’interesse della caccia?

Il dialogo tra le associazioni venatorie è quanto mai necessario, ma nello stesso tempo difficile, perché esse sono spesso “distratte” da interessi di parte. Spero comunque che il nuovo anno che sta per nascere sia di buon auspicio anche per un nuovo clima di positivo e utile confronto. L’obiettivo dell’Enalcaccia  - come più volte ho avuto modo di dire – resta quello della ricostituzione di una “casa comune” dei cacciatori, perché l’unità del mondo venatorio è fondamentale nella realtà attuale.
In tutti i campi – anche in quello politico – è facile constatare come prevalga una volontà di collaborazione e confronto.
Sono perciò fiducioso che altrettanto avvenga anche nell’ambito del mondo venatorio.L’Enalcaccia si è attivata e si attiverà al massimo perché questo risultato venga raggiunto, insieme all’altro, importante obiettivo della riforma della 157.
Il 2009 potrebbe essere davvero l’anno della svolta - in positivo - per la caccia italiana. Un traguardo che dobbiamo alle centinaia di migliaia di cacciatori italiani, cittadini per bene, animati da una sana e grande passione praticata nel pieno rispetto delle leggi. E che meritano molto più di quanto hanno ottenuto finora.
Se non saremo capaci di produrre buoni risultati il mondo venatorio non potrà giudicare con favore i suoi rappresentanti/dirigenti.

 Lamberto Cardia

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