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L'America riapre le frontiere ai trofei dallo Zimbabwe


martedì 11 luglio 2017
    

leone Dopo il bando, durato due anni, per l'importazione di trofei dallo Zimbabwe, l'Agenzia americana per la pesca e gli animali selvatici (USFWS) ha eliminato il divieto di importare trofei di caccia dallo stato africano. Il tutto era scaturito dalle pressioni animaliste a seguito dell'uccisione del leone Cecil, del Parco nazionale di Hwange, ad opera del dentista americano Walter Palmer.
 
La pressione mediatica mondiale era stata tale da spingere il governo degli Stati Uniti ad imporre un assurdo divieto sui trofei. Un modo spiccio e populista di rispondere ai tanti che non hanno dimestichezza con i principi della caccia legale africana, che, come dimostrato ampiamente, serve a tutelare gli animali protetti nelle riserve garantendo entroiti consistenti a favore delle azioni di protezione dal bracconaggio. Il fatto che il divieto sia stato rimosso, dimostra che la decisione non aveva in realtà alcun fondamento logico. Tanto più che l'autore del misfatto non è stato penalmente perseguibile, perchè aveva tutti i permessi in regola per cacciare un leone dove ha abbattuto il famoso Cecil.

Il divieto è stato un danno economico per lo Zimbabwe, che ha visto crollare il numero dei cacciatori americani. Le entrate si sono fermate a 70 milioni di dollari, stando ai dati comunicati dal Ministro dell'Ambiente dello Zimbabwe. Il permesso per abbattere un leone, il trofeo più ambito, può arrivare a costare anche 50 mila dollari. 

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