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Uomo Natura e Poesia
Uomo Natura e Poesia
giovedì 15 marzo 2018 
    
Versi struggenti quelli di Domenico Gadaleta raccolti nel vol. 3 di Uomo e Natura in Poesia, publicato in proprio. Significative in particolar alcune liriche  dedicate agli esseri selvatici che ci sono vicini. Ne riproponiamo le più suggestive.

Passavano le tortore
Nel sereno mattino nubi viole
annunciavano primavera.
Il grido del treno lungo l'Adriatrico
e voli millenari nella magia d'aprile
salutavano la costa.
Primavere passate! Tante volte perdute
nel disincanto della memoria.
Torna la stagione bella,
ma breve fuggirà la tortora solitaria
che tuba al lamento d'un nido infranto.

***

L'aria rigida si fa lieve
zucchera la terra
spolvera gli ulivi bassi
ove il tordo
nel trillo d'ali convulso
si leva cercando il bosco
da fiocchi pungenti travolto.

***

Anatra volatrice fatata
negli specchi palustri.
Bercia la tua anima strane note
messaggi al sole,
vibratili celesti croci,
uccelli del diluvio.
Le paludi tutte vi cercano
figlie del silenzio.
E' l'inverno teatro
del vostro festivo tempo.

***

Tre pittime volano sulla pianura verde
nella distesa valle a sera fluttuano
per chiari di stagni pavoncelle scure;
la gambetta tace e becca là
dove un frullino in pace
sogna nella notte chiara.

***

Dai cipressi una tortora
si lamenta cupa.
Più alte le rondini
sfrecciano fra i gabbiani.
Lucerna il sole
agli struggenti avelli.

***

Ronzano di rabbia i mosconi
impertinente un passero volastro
apre il becco ingordo.
Tace regina cicala.
Un fringuello
gorgheggia al riposo.

***

Girano selvatiche tortore tubanti,
novello bosco, querceto.
Specchiano gli ulivi lontani, trafitte memorie,
vetusta fede rinata d'autunno alle piogge:
oranti petti fattisi volti antichi di nonni,
anni che tempo involò giovinezze al vivere.

***

Migratore

Vibra l'ali alle stelle
migratore d'autunno, gialli pianori fugge:
l'ultimo fischio è canto,
inno alla luna
nel silenzio dell'ali.

***

Ancora pastore d'ombre

Ci rivedremo nella primavera di sole.
Avrai il volto scuro e stanco,
ma limpidi gli occhi,
me vagante a pascere i pensieri.
Rincorrerò i gabbiani, sacri alati dell'aurora,
sentirò l'allodola nel trillo celeste.
Adescherò il piviere, la fluttuante gambetta.
Mirerò il possente airone,
lo guarderò solene nella tua primavera antica.
Nell'arida estate brucerà la fede.
Non morrai uomo vecchio.
Nè ti distruggerà il tempo.
Ancora pastore d'ombre.

***

Aprile  lacustre

Il vento portava uccelli
nel silente metamorfosi del tempo.
Bianche folate vaganti
sparivano nell'incanto solatio:
la brezza d'acqua sui canneti
si scioglieva inebriante.

***

Trilla
L'allodola sola
nell'aria perduta.
Canta un messaggio
a sorella calandra
e un nugolo di storni vola.
E' questa la tua terra
l'ultima valle dei tuoi padri.
Estrema spia
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