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Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni


mercoledì 28 aprile 2021
    

 
 
E' molto probabile che questa volta non sia soltanto un suggestivo "libro dei sogni", questo Ricovery plan appena presentato dal governo. La ragione? Sedmplice: c'è una fraccata di soldi. Ci voleva Draghi? Forse si, perchè i cordoni della borsa sono stati messi nelle mani di tecnici e non della politica che in costante campagna elettorale è più affaccendata a favorire le proprie clientele, piuttosto che affrontare i problemi alla radice.

E, leggendo il piano, ci accorgiamo che i problemi sono tanti. Ad essere sinceri, niente di nuovo sotto il sole, soprattutto per chi conosce da sempre i problemi ambientali, come i cacciatori.

Per questo, rinviando chi vorrà approfondire al testo integrale del piano prresentato dal Governo proponiamo a stralcio alcune parti dello stesso che riguardano i temi a noi cari. Tutte cose ultranote, ma purtroppo troppo spesso ignorate da chi se ne dovrebbe fare carico, a partire dalle nostre associazioni ambientaliste, che non passano giorno senza lanciare strali contro la caccia. Auspicabile, per il nostro mondo, intervenire direttamente "per salvaguardare e promuovere la biodiversità del territorio".

Ecco alcuni brani relativi alla cosiddetta "transizione ecologica".

L’Italia è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’aumento delle ondate di calore e delle siccità. Le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali rischiano di subire gli effetti legati all’incremento del livello del mare e delle precipitazioni intense. Secondo le stime dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), nel 2017 il 12,6 per cento della popolazione viveva in aree classificate ad elevata pericolosità di frana o soggette ad alluvioni, con un complessivo peggioramento rispetto al 2015. Dopo una forte discesa tra il 2008 e il 2014, le emissioni pro capite di gas clima-alteranti in Italia, espresse in tonnellate di CO2 equivalente, sono rimaste sostanzialmente inalterate fino al2019. Dietro la difficoltà dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e di correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali, c’è l’andamento della produttività, molto più lento in Italia che nel resto d’Europa. Dal 1999 al 2019, il Pil per ora lavorata in Italia è cresciuto del 4,2 per cento, mentre in Francia e Germania è aumentato rispettivamente del 21,2 e del 21,3 per cento. La produttività totale dei fattori, un indicatore che misura il grado di efficienza complessivo di un’economia, è diminuita del 6,2 per cento tra il 2001 e il 2019, a fronte di un generale aumento a livello europeo.
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Il pilastro della transizione verde discende direttamente dallo European Green Deale dal doppio obiettivo dell’Ue di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55 per cento rispetto allo scenario del 1990 entro il 2030. Il regolamento del NGEU prevede che unminimo del 37 per cento della spesa per investimenti e riforme programmata nei PNRR debba sostenere gli obiettivi climatici. Inoltre, tutti gli investimenti e le riforme previste da tali piani devono rispettare il principio del "non arrecare danni significativi" all’ambiente. Gli Stati membri devono illustrare come i loro Piani contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi climatici, ambientali ed energetici adottati dall’Unione. Devono anche specificare l'impatto delle riforme e degli investimenti sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la quota di energia ottenuta da fonti rinnovabili, l'efficienza energetica, l'integrazione del sistema energetico, le nuove tecnologie energetiche pulite e l'interconnessione elettrica. Il Piano deve contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati a livello UE anche attraverso l'uso delle tecnologie digitali più avanzate, la protezione delle risorse idriche e marine, la transizione verso un'economia circolare, la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti, la prevenzione dell'inquinamento e la protezione e il ripristino di ecosistemi sani. Questi ultimi comprendono le foreste, le zone umide, le torbiere e le aree costiere, e la piantumazione di alberi e il rinverdimento delle aree urbane.
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La transizione ecologica, come indicato dall’Agenda 2030 dell’ONU e dai nuovi obiettivi europei per il 2030, è alla base del nuovo modello di sviluppo italiano ed europeo. Intervenire per ridurre le emissioni inquinanti, prevenire e contrastare il dissesto del territorio, minimizzare l’impatto delle attività produttive sull’ambiente è necessario per migliorare la qualità della vita e la sicurezza ambientale, oltre che per lasciare un Paese più verde e una economia più sostenibile alle generazioni future. Anche la transizione ecologica può costituire un importante fattore per accrescere la competitività del nostro sistema produttivo, incentivare l’avvio di attività imprenditoriali nuove e ad alto valore aggiunto e favorire la creazione di occupazione stabile.
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Missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica Èvolta a realizzare la transizione verde ed ecologica della società e dell’economia per rendere il sistema sostenibile e garantire la sua competitività. Comprende interventi per l’agricoltura sostenibile  e per migliorare la capacità di gestione dei rifiuti; programmi di investimento e ricerca per le fonti di energia rinnovabili; investimenti per lo sviluppo delle principali filiere industriali della transizione ecologica e la mobilità sostenibile. Prevede inoltre azioni per l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato;  e iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico, per salvaguardare e promuovere la biodiversità del territorio, e per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e la gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche.

La transizione ecologicaL'Italia è particolarmente esposta ai cambiamenti climatici e deve accelerare il percorso verso laneutralità climatica nel 2050e verso una maggiore sostenibilità ambientale. Cisonogià stati alcuni progressi significativi: tra il 2005 e il 2019, le emissioni di gas serra dell'Italia sono diminuite del 19per cento. Ad oggi, le emissioni pro capite di gas climalteranti, espresse in tonnellate equivalenti, sono inferiori alla media UE.
Tuttavia,il nostro Paese presenta ancora notevoli ritardi evulnerabilità. Per quanto riguarda i trasporti, l'Italia ha il numero di autovetture ogni mille abitanti più alto tra i principali Paesi europei (figura 1.8) e una delle flotte di autoveicoli più vecchie dell'Europa occidentale. Nel 2018 i veicoli altamente inquinanti erano pari al 45 per cento della flotta totale e al 59 per cento del trasporto pubblico.
La quota su rotaia del trasporto totale delle merci è inferiore alla media UE. Nel 2019, in Italia era l’11,9 per cento, contro il 17,6 per cento. L’estensione della rete ferroviaria in rapporto alla popolazioneè la più bassa tra i principali Paesi europei (figura 1.8). Pertanto, l'aumento dell'uso della ferrovia –a finiprivatie commerciali–e una maggiore integrazione dei diversi modi di trasporto possono contribuire alla decarbonizzazione e all'aumento della competitività del Mezzogiorno.La Commissione europea ha aperto tre procedure di infrazione per l'inquinamento atmosferico contro l'Italia per particolato e ossidi di azoto. Nel 2017, 31 aree in 11 regioni italiane hanno superato i valori limite giornalieri di particolato PM10. L'inquinamento nelle aree urbane rimane elevato e il 3,3 per cento della popolazione italiana vive in aree in cui i limiti europei di inquinamento sono superati. In un’analisi europea sulla maggiore mortalità causata dall’esposizione a polveri sottili e biossido di azoto,tra le prime 30 posizioni ci sono 19 città del Nord Italia, con Brescia e Bergamo ai vertici della classifica10.L'inquinamento del suolo e delle acque è molto elevato, soprattutto nella Pianura Padana. La Pianura Padana è anche una delle zone più critiche per la presenza di ossidi di azoto e ammoniaca in atmosfera a causa delle intense emissioni di diverse attività antropiche, comprese quelle agricole11.Per quanto riguarda l'economia circolare, l'Italia si posiziona al di sopra della media UE per gli investimenti nel settore e per la produttività delle risorse. Il tasso di utilizzo di materiale circolare in Italia si è attestato al 17,7 per cento nel 2017 e il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani al 49,8 per cento, entrambi al di sopra della media dell'UE. Tuttavia, significative disparità regionali e la mancanza di una strategia nazionale per l'economia circolare suggeriscono l'esistenza di ampi margini di miglioramento.
Gli investimenti nelle infrastrutture idriche sono stati insufficienti per anni e causano oggi rischi elevati e persistenti di scarsità e siccità. La frammentazione dei diversi attori e livelli istituzionali rappresenta un ostacolo agli investimenti. 895 agglomerati hanno violato le direttive UE, con multe ad oggipagate da 68 di loro.L'Italia è inoltre particolarmente vulnerabile agli eventi idrogeologici e all'attività sismica. Oltre il 90 per cento dei comuni italiani è ad alto rischio di frane e inondazioni, pari a circa 50.000 km2del territorio italiano. Il nostro Paese ha un patrimonio unico da proteggere: un ecosistema naturale e culturale di valore inestimabile, che rappresenta un elemento distintivo dello sviluppo economico presente e futuro.L’Italia ha avviato la transizione e ha lanciato numerose misure che hanno stimolato investimenti importanti. Le politiche a favore dello sviluppo delle fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica hanno consentito all’Italia di essere uno dei pochi paesi in Europa (insieme a Finlandia, Grecia, Croazia e Lettonia) ad aver superato entrambi i target 2020 in materia. La penetrazione delle energie rinnovabili si è attestata nel 2019 al 18,2per cento, contro un target europeo del 17per cento. Inoltre, il consumo di energia primaria al 2018 è stato di 148 Mtoe contro un target europeo di 158 Mtoe. Il Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC) e la Strategia di Lungo Termine per la Riduzione delle Emissioni dei Gas a Effetto Serra, entrambi in fase di aggiornamento per riflettere il nuovo livello di ambizione definito in ambito europeo, forniranno l’inquadramento strategico per l’evoluzione del sistema.
Il PNRR è un’occasione straordinaria per accelerare la transizione ecologica e superare barriere che si sono dimostrate critiche in passato. Il Piano introduce sistemi avanzati e integrati di monitoraggio e analisi per migliorare la capacità di prevenzione di fenomeni e impatti. Incrementa gli investimenti volti a rendere più robuste le infrastrutture critiche, le reti energetiche e tutte le altre infrastrutture esposte a rischi climatici e idrogeologici.Il Piano rende inoltre il sistema italiano più sostenibile nel lungo termine, tramite la progressiva decarbonizzazione di tutti i settori. Quest’obiettivo implica accelerare l’efficientamento energetico; incrementare la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, sia con soluzioni decentralizzate  che centralizzate (incluse quelle innovative ed offshore); sviluppare una mobilità più sostenibile; avviare la graduale decarbonizzazione dell’industria, includendo l’avvio dell’adozione di soluzioni basate sull’idrogeno, in linea con la Strategia europea12. Infine, si punta a una piena sostenibilità ambientale, che riguarda anche il miglioramento della gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, l’adozione di soluzioni di smart agriculturee bio-economia, la difesa della biodiversità e il rafforzamento della gestione delle risorse naturali, a partire da quelle idriche.Il Governo intende sviluppare una leadership tecnologica e industriale nelle principali filiere della transizione (sistemi fotovoltaici, turbine, idrolizzatori, batterie) che siano competitive a livello internazionale e consentano di ridurre la dipendenza da importazioni di tecnologie e creare occupazione e crescita. Il Piano rafforza la ricerca e lo sviluppo nelle aree più innovative, a partire dall’idrogeno. Nel pianificare e realizzare la transizione, il governo intende assicurarsi che questa avvenga in modo equo e inclusivo, contribuisca a ridurre il divario Nord-Sud, e sia supportata da adeguate politiche di formazione. Vuole valorizzare la filiera italiana nei settori dell’agricoltura e dell’alimentare e migliorare le conoscenze dei cittadini riguardo alle sfide ealle opportunità offerte dalla transizione. In particolare, il Piano vuole favorire la formazione, la divulgazione, e più in generale lo sviluppo di una cultura dell’ambiente che permei tutti i comportamenti della popolazione.

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17 commenti finora...

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Vito canavese io non capisco che vuole dire... Io sui sentieri farei migliaia di piste ciclopedonali... Tipo 5 terre... Francia... Elba.. Argentario... Camargue...Migliaia di ciclopedonali... Anche dando la gestione ai privati.... Con noleggi bici turisti alla domenica ecc ecc... La coesistenza con la caccia la troverei assoluta.... Certo a monte deve esserci l assoluto esproprio di tutti i sentieri possibili dove si vanno a seminare a questi cecchini da strapazzo che passano la loro domenica con carabine sterminabufali pronte al fuoco spianate altezza d uomo..... Chi ci va alla domenica sui sentieri così... Facciamo scappare i turisti e ci teniamo questi???Questi che si traslino a raccattare i porci in mezzo ai rovi a distanza di sicurezza kilometrica da qualsiasi tipo di sentiero che deve essere assolutamente libero e praticabile... Se vogliamo fare prosperità e turismo....

da Luca 30/04/2021 12.46

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

“Ma cosa bisogna leggere” .Altra esternazione che conferma alcune incapacità!!

da Vito Canevese 30/04/2021 11.06

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

la Cina si mangerà l'Eruopa ma non gli inglesi che sono maestri nella guerra.

da Cina stop 30/04/2021 8.31

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Non credo proprio. Le scorrerie che si fanno in montagna con le famose bici mtb ( tradotto in italiano RAMPOCHINO)è usata prevalentemente su sentieri e tracciati a volte improvvisati. Sterrati e strade asfaltate sono usate impropriamente come definirsi cacciatori i selecontrollori. Per i cinghiali. Venezia non è la capotale del mondo e se non vi sono cinghiali forse è perché ancora non hanno scoperto i gondolieri. Gli animalati ridono ancora di più e con più gusto leggendo quello che scrivi.

da Ma cosa bisogna leggere!!!!!! 30/04/2021 7.44

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Dott. Draghi si ricordi di noi cacciatori che recandoci in campagna/ montagna non contagiamo alcuno e per grazia di Dio non veniamo contagiati anche in virtù del fatto che un Art di legge della 157/92 prevede che le distanze minime per ragioni di sicurezza sono di 100 metri l’uno dall’altro. Per viaggi e ristori ci si attiene alle norme che si impongono ai comuni cittadini. E’ un appello che mi sento di fare in virtù del fatto che nessuna delle associazioni venatorie si è pronunciata in tal senso.

da Alvaro B. 30/04/2021 4.53

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Luca ,ma lei con i suoi commenti cerca qualcuno da poter querelare ? Non capisco il,suo modo di affrontare gli argomenti,forse non si capisce nemmeno lei .. LUCA le piste ciclabili in mezzo ai campi sono strade a tutti gli effetti e quindi ci sono le limitazioni dovute al rispetto di una strada ! anche a chi ridicolamente si definisce cacciatore vero!Lei e' talmente accecato .....Per inciso in provincia di Venezia cinghiali non c'e' ne sono e la specie non e' cacciabile quindi e' pure fuori argomento caro cacciatore ?vero?

da Vito Canevese 29/04/2021 19.03

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Verità assoluta ma lacunosa per una quisquilia Far lavorare bimbi e bimbe dai 6 anni in su ammassati come pecore, grandi e attempati a 6/7€ a giornata fanno di questa potenza comunista la più forte e industrializzata del mondo. Se gli amanti di questa nazione governata dai rossi comunisti è così apprezzata perchè non incominciano loro a dare il buon esempio rivolgendo le loro richieste modello cinese ai sindacati rossi e rosa nazionali? Ps. raccomandazione prodotti soddisfacenti non immondizia cinesi che si vende in italia.

da m v a. f i c- t- e i- c 29/04/2021 17.21

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Dopo che mi so preso una giornata di ferie x leggere questo lungo articolo che nemmeno ci ho capito niente.. L unica cosa che ho capito che siamo sempre la, nulla di concreto... Saluti

da Il cacciatore del paese fantasma 29/04/2021 13.28

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

la conversione dal petrolio all'elettrico sta già causando troppi guai. Il rame è introvabile e i suoi costi sono sproporzionati come tutte le materie prime La Cina ha requisito tutte le aree dove può reperire materie prima con la sua politica espansionistica ( Africana)mentre noi "occidentali" stiamo a vedere e pensiamo ai migranti ( roba da idioti seriali). Peccato che i cinesi stiano diventando la prima potenza commerciale al Mondo e presto militare. Noi pensiamo che con due ciclabili e quattro panelli di rivoluzionare cosa ? Lo scenario futuro sarà apocalittico altrochè rivoluzione verde, che fa ridere solo a sentirla nominare, se va avanti cosi tra poco nelle città ci saranno le barricate !povera Italia in mano a incapaci

da Roby 29/04/2021 8.03

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Legambiente LIPU WWF ecc sono già andate. Battere cassa ,quello gli interessa ,il resto sono favole!

da Passatore 28/04/2021 20.56

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Certo che fare ciclabili non è così disdicevole...meglio ciclabili sui sentieri la domenica coi sentieri cosparso di turisti... Che avere i sentieri con seminati la domenica di questi cecchini da strapazzo con sterminabufali apianate altezza d uomo pronte ansiose a torare al borsone..Le ciclabili e i turisti che portano prosperità e vita a noi cacciatori veri non danno certo problemi...

da Luca 28/04/2021 20.13

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Ed è per questo che si va male. Se si guardasse indietro si vedrebbero gli acquedotti romani ancora in piedi a differenza dei ponti del 6 politico che crollano anche senza terremoti.

da gibo 28/04/2021 16.06

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Se essere e fare economia verde ( green) significa alta tecnologia ,accelerazione di nuove produzioni industriali .occupare aree verdi con pannelli solari o con pale eoliche ,?smaltire? il vecchio chissa come .. Fare piste coclabili su tutti i siti di interesse naturalistico quindi per rispetto a quella che e' a tutti gli effetti una strada che ci esclude .... non ci resta che avere fede.. perche' di speranza ne abbiamo avuto abbastanza

da Vito Canevese 28/04/2021 15.59

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Io cercherei di pensare positivo. Degli ottanta (80) miliardi per il green, se minimamente ci diamo da fare (tutti insieme) qualche milione (dico qualche milione, non cifre esagerate) ci potrebbe toccare per dare un indirizzo nostro alle politiche ambientali. Se continuiamo a protestare e basta, perderemo sempre più posizioni. Il mondo non guarda indietro, va avanti.

da Giova Notti 28/04/2021 13.49

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Un buon risparmio di denaro sarebbe di evitare di pagare tutti i ricorsi animalisti contro le Regioni per i calendari venatori. Ogni anno a decine e se si pensa che molti di questi non vengono vinti dalle associazioni ambientaliste la spesa processuale decorre lo stesso ma a carico dello Stato (quindi nostro) poiché wwf, lipu, legambiente etc. agiscono sotto la bandiera Onlus le spese per pagare le pronunce dei Tar li sborsiamo solo Noi.

da Flavio romano 28/04/2021 12.43

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

Sì , sognare si può e si deve, oltre naturalmente ad impegnarsi ognuno in prima persona al raggiungimento degli obiettivi possibili e raggiungibili ai quali ognuno di noi aspira .

da bretone 28/04/2021 9.41

Re:Recovery Plan. Non dovrà essere un libro dei sogni

e' il libro sei sogni!

da FDI 28/04/2021 9.19