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News Caccia

Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”


martedì 21 dicembre 2010
    
Cristina BertaminiCristina Bertamini,  nata nel 1972 a Sestri Levante, abita a Moneglia, piccolo e riservato gioiello del levante ligure. Donna determinata ed energica, è responsabile dell'Ufficio commerciale di un'affermata azienda metalmeccanica, una fervente cacciatrice e una patita del tiro a volo. Alla caccia dedica da sempre una grande attenzione: nel consiglio della Federcaccia locale ha coordinato per diversi anni  le attività del Comitato per la salvaguardia dell'ambiente “lottando e vincendo – ci racconta - contro il progetto che voleva rendere la nostra meravigliosa Liguria un unico grande Parco interdetto all'attività venatoria, da Portofino alle Cinque Terre, da Santo Stefano d'Aveto all'interland savonese”.
 
Alla passione del tiro a volo non ha dato di meno. Lo ha praticato ad altissimi livelli e ultimamente si è laureata presso l'ISA, International Shooting Accademy. Oggi si occupa di trasferire quello che sa ai ragazzi del settore giovanile della Liguria, che segue direttamente e presto anche a quelli di Toscana e Piemonte.  I ragazzi – spiega - sono la mia luce e la mia gioia, riverso su di loro tutto il mio cuore e la mia esperienza. E non è difficile, visto che la maggior parte di loro sono anche cacciatori accalorati: rispecchiarmi in loro è questione di un attimo, ed il feeling è palpabile”.

BertaminiCristina ricorda con gioia le origini della sua passione. Ha cominciato a seguire il padre a caccia quando ancora frequentava le elementari: “alba e tramonto ai tordi sono state le prime esperienze che lui ha condiviso con me”. L'amore per la caccia è nato in lei attraverso un rituale che si ripeteva durante ogni periodo natalizio. “Ancora piccolissima – scrive - ricordo che finito il pranzo e sgombrato il tavolo da ogni ben di Dio, si stendeva la coperta militare di quando il nonno era alpino, grigia e consunta, ed ogni uomo di famiglia predisponeva, indaffaratissimo, borre, pallini, feltri, inneschi, il bilancino….si trascorrevano ore a caricar cartucce”. A quel rituale prendevano parte vicini, parenti e amici che ogni anno invadevano casa dei nonni puntualmente per prender parte alle attività. “Natale per me non avrebbe avuto lo stesso nome se mai si fosse abbandonata questa riunione di cacciatori”.

Lei, che della caccia si sente una figlia indiscussa, dice: “mi ha cresciuta nel pieno rispetto della natura, nell'insito appagamento che ti pervade alla fine di ogni faticosa salita a ridosso dell'acqua pendente, nel rigore e nella disciplina di risvegli notturni e dei sacrifici ad essi connessi; mi ha concesso il privilegio di imparare ad ascoltare, di saper tacere innanzi all'esperienza, di capire la differenza tra ottenere ed avere”. La caccia insomma non è uscire di casa fucile in spalla e cane al guinzaglio ma tutto quello che normalmente dell'ars venandi non si conosce o si considera poco: ovvero faticare a vantaggio del patrimonio faunistico, curando sentieri, ripulendo le messi, liberando i corsi d'acqua mesi prima dell'apertura, insomma, scrive Cristina “condividere uno sforzo comune che premia le nostre gesta di pochi mesi”.

Questi sono i motivi che oggi la portano a considerare che un cacciatore è un individuo completo e consapevole del pieno significato della vita. Principi che sarebbero ideali per una vera educazione dei ragazzi di oggi, capace di “far loro riconquistare il sapore delle tradizioni vissute appieno”. Tanto basterebbe, per Cristina a “portare indietro di un passo la nostra societe ricollegare la vita alla conquista e non al mero benestare, a creare una nuova generazione di persone coinvolte nella tutela dell'ambiente, capaci di condividere i doni. Se la caccia fosse vista così, si potrebbe  “assottigliare quel distacco nei confronti di ciò che oggi viene aridamente definito uno sport e che ne rende difficile la comprensione ai più, purtroppo”.

“La caccia dal palco, le albe pungenti e rossastre del mese di ottobre, sono quanto di più profondo i miei sensi percepiscano nell'arco dell'intero anno. Vedere i nostri 40 volantini disegnare morbidi e flessuosi cerchi nell'azzurro terso del mattino, veder brillare le loro mostrine al sorgere del sole, assaporare ogni battito d'ali ed avere il privilegio di sentire assonanza col cuore... scatena in me emozioni che mi pervadono l'animo. “Questo è il mio personale senso della caccia: questo è ciò che mio padre ed i miei nonni prima di lui mi hanno insegnato, questo è il mio mondo. E oggi so che mio padre guida ogni fucilata da lassù, con gli occhi lucidi, orgogliosi della cacciatrice che sono diventata”.

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8 commenti finora...

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

Auguri Cristina! La mia cara e unica (per quel poco che la scuola mi ha concesso) istruttrice di tiro a volo! Ciao Cristina a presto!

da Luca dalla Spezia 26/12/2010 21.15

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

Complimenti a Cristina. Anche per il suo Breton. Un anno di serenità a Lei e famiglia.

da Silvano B. 22/12/2010 15.14

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

Ma i che c'è!! prima l'articolo di Erica ora quello di Cristina,allora vu mi volete propio fa piangere!!!!!.Beati i vostri mariti che hanno du mogli così!!!A me purtroppo...un me toccato.Comunque Buon Natale Cristina, chissa se il tuo papà lassù starà cacciando con il mio e sicuramente si staranno divertendo,e magari guardandoci diranno," insomma via,non sono poi così male i nostri figlioli". Un Abbraccio

da Mastice 67 22/12/2010 11.59

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

V. Serio: lei si lascia trascinare da considerazioni opportunistiche: tutti conveniamo che ci sono due ordini di pensiero che rimarranno, probabilmente, per sempre contrapposti. Ma a voi tocca il torto di voler considerare le cose in un ordine errato: infatti è lo sport che è utile alla caccia, come alla guerra e non viceversa. La saluto.

da Fromboliere 22/12/2010 9.47

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

A parte i complimenti dal tuo corregionale ed i doverosi auguri di buone feste, potresti dare anche un bel bacione sul muso a quel bel topolone di breton.

da gianni cacciatore genova 21/12/2010 21.18

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

Brava cristina leggendo questa pagina mi hai fatto rivivere la mia infanzia. Il fatto che sei una donna che vede la caccia come la vedi tu ti fa onore. congratulazioni, e Auguri di un buon Natale,ed un in bocca al lupo.

da P. 57 21/12/2010 18.26

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

L'accezione ottocentesca di matrice anglossassone del termine sport, comprendeva anche la caccia. Erano i ricchi e colti latifondisti sudditi di sua maestà che fra una seduta della camera dei lord e una caccia alla volpe (evento più mondano che ludico),impiegavano il loro tempo libero in attività "sportive", come l'andare a cavallo, in barca (a remi e a vela), allevare cani, portarli alle mostre e farli correre nei Field Trials, andare a pesca,trastullarsi col criket etc etc. Ogni tanto entravano in competizione fra loro, e ovviamente andare a caccia e addestrarsi al tiro. Ogni tanto si assegnavano medaglie e coppe, ma era sempre un aspetto secondario, il bello era...."partecipare", come codificò poi Decubertain, che lo fece per ridare valore a un principio, quello appunto del sano divertimento, che stava per andare in disuso, travolto dalla corsa alla conquista del "record", ovvero del risultato. Quindi, va bene anche definire la caccia come sport, se per sport s'intende un attiviotà del tempo libero praticata in campagna.

da V. Serio 21/12/2010 17.44

Re:Amiche di BigHunter. Cristina Bertamini: “ecco come la caccia mi ha cresciuta”

Se la caccia fosse uno sport altrettanto si potrebbe definire sport frequentare un agriturismo? che è un’attività in chiave moderna tra tutte quelle che una volta venivano definite ‘predilezione per la vita agreste’, che si ispirava alla vita contadina di un’era che lentamente è tramontata e di cui la caccia ha fatto parte integrante e che ancora tutt’ oggi rimane inserita, a pieno diritto, in quella predilezione i cui seguaci preservano, esaltandole con la loro passione, attività come la raccolta dei funghi, dei tartufi, dei frutti di bosco, delle erbe o delle lumache, che una volta erano attività prevalentemente contadine e che racchiudono conoscenze enciclopediche. Si possono quindi, su questo metro, definire sportivi i contadini e sport la raccolta dei frutti, arare i campi e allevare animali? Non credo che nemmeno il più stolto tra i trolls potrebbe affermare tanto. Non c’è concetto secondo il quale si può separare la caccia dalle altre attività naturali di raccolta, ancor di più se tra tutte queste è la più disciplinata, non solo dalle leggi ma anche alla conduzione di un ambiente che offre i suoi ‘frutti’ solo se mantenuto sano e che se tale non fosse nemmeno potrebbe offrire opportunità venatorie. Confondere la caccia con il tiro a segno e quindi amalgamarla allo sport, è un atto di mistificazione cosciente, puramente voluto, proprio con l’intento di privarla del diritto di quella legittimazione storica e culturale che al pari di ogni attività rurale le compete e di cui tu sei esperta e valida testimone

da Fromboliere 21/12/2010 17.11