Logo Bighunter
  HomeCacciaCaniFuciliNatura
Editoriale | Blog | Eventi | Meteo | I Video | Sondaggi | Quiz | Le Leggi | Parlano di noi | Amici di Big Hunter | Amiche Di Big Hunter | Solo su Big Hunter | Tutte le news per settimana | Contatti | BigHunter Giovani | Sondaggio Cacciatori |
 Cerca
Archivio
<aprile 2021>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293012
3456789
Mensile
aprile 2021
marzo 2021
febbraio 2021
gennaio 2021
dicembre 2020
novembre 2020
ottobre 2020
settembre 2020
agosto 2020
luglio 2020
giugno 2020
maggio 2020
aprile 2020
marzo 2020
febbraio 2020
gennaio 2020
dicembre 2019
novembre 2019
ottobre 2019
settembre 2019
agosto 2019
luglio 2019
giugno 2019
maggio 2019
aprile 2019
marzo 2019
febbraio 2019
gennaio 2019
dicembre 2018
novembre 2018
ottobre 2018
settembre 2018
agosto 2018
luglio 2018
giugno 2018
maggio 2018
aprile 2018
marzo 2018
febbraio 2018
gennaio 2018
dicembre 2017
novembre 2017
ottobre 2017
settembre 2017
agosto 2017
luglio 2017
giugno 2017
maggio 2017
aprile 2017
marzo 2017
febbraio 2017
gennaio 2017
dicembre 2016
novembre 2016
ottobre 2016
settembre 2016
agosto 2016
luglio 2016
giugno 2016
maggio 2016
aprile 2016
marzo 2016
febbraio 2016
gennaio 2016
dicembre 2015
novembre 2015
ottobre 2015
settembre 2015
agosto 2015
luglio 2015
giugno 2015
maggio 2015
aprile 2015
marzo 2015
febbraio 2015
gennaio 2015
dicembre 2014
novembre 2014
ottobre 2014
settembre 2014
agosto 2014
luglio 2014
giugno 2014
maggio 2014
aprile 2014
marzo 2014
febbraio 2014
gennaio 2014
dicembre 2013
novembre 2013
ottobre 2013
settembre 2013
agosto 2013
luglio 2013
giugno 2013
maggio 2013
aprile 2013
marzo 2013
febbraio 2013
gennaio 2013
dicembre 2012
novembre 2012
ottobre 2012
settembre 2012
agosto 2012
luglio 2012
giugno 2012
maggio 2012
aprile 2012
marzo 2012
febbraio 2012
gennaio 2012
dicembre 2011
novembre 2011
ottobre 2011
settembre 2011
agosto 2011
luglio 2011
giugno 2011
maggio 2011
aprile 2011
marzo 2011
febbraio 2011
gennaio 2011
dicembre 2010
novembre 2010
ottobre 2010
settembre 2010
agosto 2010
luglio 2010
giugno 2010
maggio 2010
aprile 2010
marzo 2010
febbraio 2010
gennaio 2010
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
ago28


28/08/2018 14.46 



Capalbiaccio, 25 gennaio duemilasette. Sembrava un giorno come un altro, adatto per fare una battuta al cinghiale come un’altra, ma non fu così. Quel giovedì mattina ebbi la conferma (semmai ce ne fosse stato bisogno) che gli amici, quelli veri, esistono ancora. Ricordate quel periodo? In Italia coincise con un repentino cambiamento delle condizioni meteorologiche. In un paio di giorni si passò da un clima primaverile all’inverno vero e proprio, con un drastico calo della temperatura abbinato a fortissimi venti con pioggia e molte persone si trovarono impreparate. In compenso, le tanto agognate precipitazioni (almeno per i contadini e per i cacciatori di cinghiali!) avevano finalmente reso possibile la tracciatura dei selvatici, così io e Giampiero avevamo deciso di organizzare per quel giorno una grossa battuta con lo scopo di anticipare l’imminente chiusura. Era l’occasione buona per salutare il vecchio anno venatorio insieme agli amici ed ai compagni della squadra. Ma quando feci il solito giro di telefonate, non so se le risposte che ricevetti mi suscitarono più rabbia o ilarità. “Le previsioni danno neve anche a bassa quota. Come facciamo a spostarci con le macchine, specialmente io che non ho le catene!”. “Ma fa un freddo cane (4-5 °!)”. “E’ pieno di fango in giro!”. “Siete sicuri che i cinghiali ci sono?”. Queste furono alcune delle risposte che ricevetti da parecchi cacciatori per declinare l’invito, ma loro almeno furono sinceri, perché altri, per non darmi un secco no, s’inventarono le scuse più stravaganti: “Devo riparare un armadio rotto”. “Mi dispiace, ma mia moglie ha il mal di pancia” “Scusa Marco, ma il 25 proprio non posso perché devo portare il cane dal veterinario per fargli tagliare le unghie!”. Ok. Tanto peggio, Giampiero ed io contammo gli irriducibili e ci ritrovammo con ventisette poste ed una decina di canai. Per fare “Il Pozzo” bastavano, e visto che eravamo relativamente pochi, decisi d’invitare anche Adolfo, che quell’anno, per motivi di lavoro, a caccia c’era andato veramente poco.

I vecchi proverbi non sbagliano mai: “Il bel tempo si aspetta in campagna!”. Contro ogni previsione, per il 25 di gennaio il tempo era ritornato sereno. Nel cielo c’erano i soliti quattro minacciosi nuvoloni, ma per un “puntorossista” come il sottoscritto (con poca luce si prende meglio la mira), erano più utili che dannosi. Devo ammettere che anch’io per dar retta al colonnello di turno mi ero bardato come se fossi l’omino della Michelin, ma appena il sole prese a salire, anche se ero fermo alla posta, dovetti addirittura togliermi il giaccone pesante. Giampiero ci aveva schierati come da manuale, piazzando i tiratori migliori nelle zone più transitate e/o dove il tiro sarebbe potuto risultare più difficile e gli anziani dove ci fosse meno da camminare. Neanche a dirlo, a me fu affidata una posta che definirla brutta era fargli un complimento. Non solo avevo una visuale scarsissima, ma come mi resi conto in seguito ero praticamente di “controposta”. Il ruolo di “controposta” si ricopre spesso in Maremma. Serve per tentare di recuperare eventuali animali sbagliati o quelli che hanno attraversato il fronte armato in posti imprevisti.

Non era la prima volta che volutamente mi mettevo di controposta, specialmente se eravamo in pochi e le poste era piazzate rade tra loro, ma visto che eravamo quasi alla chiusura della caccia, devo ammettere che quel giorno mi rodeva un po’ fare il “recuperatore”. Comunque, da buon soldato, obbedii agli ordini senza commentare, come sempre! Un buon cacciatore di cinghiali, prima del suono del corno o del via dato per radio, ripete automaticamente e alla perfezione sempre le stesse azioni. Controllai dov’erano i vicini di posta, mi feci vedere da loro, definimmo gli angoli di tiro, pulii la zona sotto i piedi, feci anche un piccolo capanno, caricai l’arma e mi sedetti su un comodo sgabello pieghevole, immobile con tutti i sensi all’erta, con la mia bella carabina carica, senza sicura e con il Red Point già acceso tra le gambe.


Vi è mai capitato di vedere dei cinghiali arrivare verso le prime poste prima ancora che il Capocaccia abbia finito di piazzare le ultime? A me si, quindi mai farsi cogliere impreparati. Alzai gli occhi e quando vidi il cielo sereno e le cime degli alberi immobili, mi venne da ridere pensando alle previsioni pessimistiche annunciate dagli “esperti” meteorologi. Ancora non l’abbiamo capito che a dispetto dei computer, dei satelliti, delle sonde aerospaziali, ecc, la natura fa sempre come gli pare.

Io non credo a quei cacciatori di cinghiali che sostengono di divertirsi soltanto ad ascoltare le canizze, che si accontentano di godersi la spettacolarità della braccata e l’ambiente cameratesco che regna nella squadra. Credetemi, il novanta per cento dei partecipanti ad una battuta ha un solo desiderio: quello di tirare al cinghiale! Punto e basta. Anch’io come seppi per radio che erano state liberate le mute e che la cacciata era cominciata, non mi vergogno a dirlo, “gufai” che almeno una delle poste facesse qualche piccolo sbaglio. Mi sarei accontentato di veder correre almeno un cinghiale (bugiardo!) anche se poi, tutte le volte che ne vedo uno, riesco sempre a tirargli. Il bello di quando si batte una zona poco estesa e con pochi di cacciatori è che la cacciata te la gusti tutta, dall’inizio alla fine.

I “tigrati” maremmani di Giampiero scovarono i cinghiali prima ancora che le ultime mute fossero fatte scendere dai fuoristrada. Nel giro di dieci minuti la macchia del Pozzo “bolliva”! Dopo quasi quarant’anni di Cacciarelle mi si rizzano ancora i peli sulla nuca e sulle braccia quando sento molti cani a canizza! Per non parlare poi se quella canizza viene spedita proprio verso di me. Automaticamente mi alzai, impugnai l’HK 770 308 W e misi in azione tutti i miei radar. Per un attimo dimenticai la linea Maginot che avevo davanti, ma solo per un attimo, perché una scarica di fucileria mi fece sobbalzare oltre che deludere le mie aspettative.

“Chiamate i cani che è morto”, sentii nell’auricolare del Midland, e mogio mogio mi rimisi a sedere. Nel giro di un paio d’ore la suddetta azione di caccia si ripeté per altre quattro volte e sempre con lo stesso risultato. Contai un numero imprecisato di colpi, ma dal percorso che facevano i cinghiali in fuga, praticamente correndo paralleli alla linea delle poste, se non li abbatteva un cacciatore lo faceva quello a fianco. Era in corso una gran bella cacciata ed io, anche se mi ero goduto bene tutte le canizze, stavo per cadere nello sconforto. Quanto mi sarebbe piaciuto mettere il punto rosso  addosso ad un cinghiale, specialmente durante quella battuta che poteva essere l’ultima per quell’anno. Nel taschino della camicia vibrò il mio cellulare. Chi poteva essere? Quando hai famiglia (ed in particolare un figlio di diciassette anni sempre in sella ad un boosterino modificato) è sempre bene controllare chi chiama. Era Adolfo! Che voleva? E soprattutto, se aveva voglia di dirmi qualcosa, perché non me la diceva per radio?

“Come mai questa telefonata? Ti si sono scaricate le pile dell’Alan?”. “No. Tranquillo, è tutto a posto. Volevo soltanto dirti una cosa, ma non mi sembrava il caso di dirtela per radio. Io ho preso un cinghiale e ne ho visti altri cinque, mentre Mario sotto di me, ne ha presi due, ma ha tirato a quattro! Come va da te?” “Tutto OK, a parte il fatto che sto meditando il suicidio. Non capisco perché ho caricato l’Heckler, vista la piega che ha preso la cacciata, potevo benissimo lasciarla nel fodero. Non vedo l’ora che la battuta finisce, così almeno potrò vedere un cinghiale, anche se morto!” “Era proprio di questo che volevo parlarti. Perché non vieni da me, ci mettiamo in due alla mia posta?” Sono cose che non si fanno e che non ho mai fatto, ma accettai senza pensarci su un attimo. “Lascio tutto qua ed arrivo!”. Sfruttai un momento che le canizze erano lontane ed in pochi minuti raggiunsi il generoso compagno di battuta.

Adolfo mi accolse con un sorriso indicandomi con la canna della sua 770 (anche lui ha un’HK praticamente identica alla mia, compreso il punto rosso) una sagoma nera in mezzo al campo. “Quanti colpi?”. Chiesi. “Uno solo. L’ho gelato con una delle tue (le munizioni gliele ricarico io) Hornady SST da 150 grani. Sono stati Mario & C. gli artefici di tutte quelle raffiche”.



Ci mettemmo quasi spalla e spalla in silenzio, godendo della nostra rispettiva compagnia, ognuno assorto nei propri pensieri. Ed i miei, neanche a dirlo, erano rivolti all’amico che avevo a fianco. Tornai indietro con i ricordi e non mi venne in mente nessuno che, in passato, mi avesse mai fatto un invito simile. Era tardi, ma la battuta era ancora in corso e le canizze sempre in piedi, ma non mi facevo comunque illusioni. Il gentile gesto di Adolfo era stato sufficiente a mettermi di buon umore.

Ad un tratto sulla nostra sinistra entrarono di nuovo in azione le mitragliatrici. Capisco, approvo, ma non per questo giustifico necessariamente i colpi “sparpagliati” a caso. A Mario ed al suo vicino di posta, mancavano soltanto i treppiedi per essere perfetti. Adolfo sorrise e sussurrò: “Vuoi scommettere che se ne fanno passare un altro?”. Non finì neanche la frase che ecco apparire nel campo un bel cinghialotto di una quarantina di chili. Proprio da porzione! Veniva verso noi due a circa tremila chilometri l’ora. Adolfo mi sfiorò il gomito incitandomi ad avanzare. Non bisognava essere dei geni per capire che quel cinghiale era tutto per me. Mi riproposi di ringraziare l’amico in seguito, ma in quel momento dovevo impegnarmi e non poco. Cercai d’incannare il missile nero in arrivo di punta, ma aspettai che si sfiancasse un poco prima di tirare il grilletto. La “mia” SST da 150 grani lo raggiunge perfettamente nel collo facendolo ruzzolare come una lepre. Roba da non credere! Ero riuscito a tirare un colpo anch’io, ma soltanto grazie al cortese e nobile gesto di un amico. Un amico e basta, né vecchio, né grande, né nient’altro.

“Amico” è una parola troppo spesso usata a sproposito o impropriamente, quando in molte occasioni sarebbe meglio sostituirla con: conoscente, compagno o collega. Adolfo è mio Amico, ed io ne sono orgoglioso, anche perché ha saputo dimostrarmelo nel migliore dei modi, senza che nessuno gli chiedesse niente. Ma in seguito mi venne un piccolo dubbio, che forse il suo memorabile gesto non era stato del tutto disinteressato, perché, mentre stavamo rientrando a casa, mi chiese: “Pensi che me le sono meritate una cinquantina di Hornady”?!

Marco Benecchi


 

Tags:

Tuo Nome:
Titolo:
Commento:


172.70.38.246
Aggiungi un commento  Annulla 

4 commenti finora...

Re: Semplicemente un amico!

Hai detto bene Marco "AMICO" è una parola grossa.

da GLADIATORE  11/09/2018 10.28

Re: Semplicemente un amico!

Che bella foto

da Lucio48  08/09/2018 16.41

Re: Semplicemente un amico!

E CHE C ZZ PARLATE SOLO DI VOI ELITE..

da Tutta una gang  05/09/2018 13.09

Re: Semplicemente un amico!

Bellissimo!!! Racconto stupendo.Pensavo nessuno piu' provasse i miei stessi sentimenti e nostalgie dei tempi passati. Bravo marco

da Bebby  31/08/2018 11.17
Cerca nel Blog
Lista dei Blog