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04/01/2018 

Michele Bonesi Pubblichiamo con piacere l'opinione di un giovane amico di Bighunter, che con parole sue riesce a descrivere emozioni e sentimenti universali, oggi spesso caduti nell'oblio.


Ormai da quasi due anni collaboro con una  AFV nella zona dove risiedo, e perciò posso considerarmi molto  fortunato, non tanto per i prelievi, ma per l' abbondanza di incontri coi selvatici che faccio durante il monitoraggio, per le piccole opere di recupero ambientale, la vigilanza, l' assistenza agli altri cacciatori e anche naturalmente  durante l'attività venatoria personale o in gruppo; nella maggior parte dei casi si caccia da altana, in selezione, a ungulati quali caprioli, cinghiali e daini (i cervi qui sono ancora pochi, per la gioia dei caprioli che in questa zona sono dei bellissimi capi da poter prendere da esempio). Si caccia anche la piuma, dalla beccaccia ai fagiani alle starne;  esiste anche un invidiabile ceppo di lepre italica (così dicono gli esperti), oggetto di caccia in terreno libero, ma non all' interno della riserva, per volere dei gestori, che s'impegnano per preservarne  questa importantissima linea genetica.

La maggiore delle uscite sono in appostamento al cinghiale,  anche a tutela del lavoro degli agricoltori che tanto faticano per il prezioso mais, l' avena, il grano ed il fieno. Tante sono anche le uscite a caprioli, per la maggior parte effettuate da parte di selettori che intervengono nella gestione del piano di prelievo annuale. Cosa che mi permette comunque di ammirare al meglio splendidi esemplari maschi e femmine di ogni età di questa specie per me molto interessante.

E mentre si cerca di limitare i danni dei cinghiali che proliferano nel vicino parco naturale, negli ultimi anni è comparso anche un gruppetto di daini. Mentre per ora, come dicevo, i cervi son di raro passaggio.

Registro che l'anormale presenza di cinghiali ha provocato sensibili anomalie anche nei comportamenti di certi cacciatori, che privilegiano la quantità di questa carne pregiata, rispetto ad altri valori della nostra tradizione venatoria.

Comportamenti che a mio parere fanno dimenticare a volte la prudenza necessaria in queste forme di caccia.

Con ciò voglio dire che tante volte oggi giorno s'incontrano persone a cui non interessa la vera caccia, lo scovare, la cerca, ma solo portare a casa un trofeo, qualcosa da far vedere, la foto subito da pubblicare su internet, l' apparire ... Che poi ti porta a non ragionare, non usare quella consapevolezza che un Cacciatore deve avere, quel rispetto verso la natura, verso la vita e verso la morte.



Oggi la figura del cacciatore moderno deve "naturalmente" fare riferimento al passato, alle vecchie storie, ai racconti dei nostri nonni, ma deve fare anche ... i conti  col mondo che è cambiato rispetto a 50anni fa; anche io fantastico su mille avventure, leggendo su libri dell'epoca, quando la selvaggina era ovunque, quando si usciva di casa in bici o in vespa col cane in braccio e la doppietta in spalla senza fodero, quando al rientro con i selvatici prelevati ti fermavi in piazza  o al circolo e la gente si complimentava; ma poi rifletto su quel che in realtà trovo oggi: se non fosse per gli ungulati, in primo luogo il cinghiale, almeno per la mia esperienza, penso che la caccia in Italia potrebbe reputarsi ben poca cosa, in particolare per la cosiddetta "piuma".

In altri paesi l' arte venatoria fa parte delle tradizioni e della cultura: come è possibile che in Italia il cacciatore venga visto, per la maggior parte delle volte, in maniera negativa da parte di coloro che vivono estranei a tutto ciò che concerne fauna, agricoltura, biologia ecc.? Sono dell'idea che 50anni fa, quando scrivevano quei fantastici  racconti di caccia, anche l' italiano medio era a conoscenza di quando maturava il "mergün", di quando si doveva seminare il riso, di quanti erano i tagli di fieno e quando si iniziava a farli, ecc. Non molti anni fa, ricordo anche di una pubblicità in televisione dove i protagonisti erano due cacciatori che in padule facevano frullare un sacco di anitre scrocchiando dei wafer. Oggi una publicità del genere sarebbe inimmaginabile! Ecco una cosa su cui far riflettere anche molti possessori di licenze di caccia. Ed ecco perché sarebbe  giusto che anche la società riflettesse un po' sullo stile di vita che stiamo conducendo e a cosa si dà priorità e valore!

Penso anche che non è solo con lo studio delle materie d'esame venatorio (ornitologia, biologia, ecologia, legislazione), che si può formare il cacciatore del nuovo millennio; ci vuole anche molto  semplicemente una coscienza naturalistica.

Chi ci avversa, adopera concetti filosofici e  frasi ad effetto. Ho visto di recente un filmato dove si dice: " Il cacciatore ha grazia, bellezza e purezza d' animo.. Non c' è distinzione tra quello che sono e quello che fanno. E quello che fanno è uccidere...". Verissimo. Bello e tragico. Sono affermazioni che ci dovrebbero fare riflettere. Per riacquisire quella consapevolezza antica. Del rapporto inscindibile fra la vita e la morte. È un po' come  quando hai il cane ferma,  ti prepari col cuore a mille, parte la beccaccia, imbracci miri e... tiri il grilletto. O ti trattieni. E' una tua decisione, naturale nell'uno e nell'altro caso, legittima, che devi prendere con estrema consapevolezza.

Viviamo in un mondo sempre più "snaturato", un'epoca dissennata. Quante belle cose si sono perse, quante bellezze del nostro paese sono state bistrattate, quanti prodotti vengono comprati all'estero benché in Italia vengano ancora coltivati, e meglio; quanto lavoro abbiamo perso, quanti campi, quanti coltivi, quanti frutteti, quante stalle, quanti pascoli, quanti prati sono stati abbandonati? In anni passati, alle elementari ci insegnavano che il nostro paese era una potenza in quanto il primo settore di produzione e rendita era l'agricoltura; ed oggi? Sembra che i giovani abbiano imparato solo dalla tv. Per fortuna non tutti... Forse la caccia è di difficile comprensione oggi giorno, si riflette sempre meno su ciò che è stato, sui valori che storicamente ci hanno formato, nei secoli, nei millenni. Abbiamo dimenticato come  eravamo. Per questo, diamoci da fare, noi che ancora amiamo la caccia e gli animali, ricordando che prima di tutto dobbiamo adoperarci per tutelare il nostro patrimonio naturale, salvaguardarlo, gestirlo e solo come conseguenza - e con consapevolezza - trarne beneficio.

Bisogna far si che la figura del cacciatore  sia di nuovo compresa dalla società, una  figura che appare preparata sotto tutti gli aspetti; il cacciatore esiste da sempre, una figura positiva,  come si racconta  anche nelle fiabe, Biancaneve, Cappuccetto Rosso, ad esempio. I bambini devono tornare a conoscere la caccia, nei suoi valori che  preparano alla vita.
 

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