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17/02/2014 16.35 

 


 
Che la Svezia fosse uno degli Stati più belli del mondo ne ebbi la conferma appena misi piede nello Jamtland, la regione che si trova all’estremo nord ovest del Paese, ai confini della Norvegia, ad un passo del circolo polare artico e a sud della terra dei Lapponi. Dopo diversi mesi di preparazione ebbe così inizio una delle più belle ed entusiasmanti avventure della mia vita: la caccia ai tetraonidi e al grande alce!

Per poter esercitare l’attività venatoria in Svezia con successo, occorrono pochi ma fondamentali requisiti: la licenza di caccia (valida per un anno ed acquistabile direttamente presso un qualsiasi ufficio postale), l’autorizzazione del proprietario del terreno, un’ottima forma fisica, degli ausiliari eccezionali e …..una guida lappone. Su consiglio del nostro “Outfitters”, il Patron della spedizione, partimmo in ottobre, subito dopo la fine del periodo degli amori delle alci. Il nostro programma prevedeva sette giorni di caccia, tre da dedicare al Signore del Grande Nord e altrettanti per la caccia alla selvaggina da piuma.
L’ultimo lo avremmo tenuto di riserva. Come vedremo più avanti, una settimana di caccia si dimostrò appena sufficiente. Chi vuole intraprendere una spedizione simile e desidera conseguire tutti i prestigiosi trofei che quel meraviglioso Paese può offrire, deve optare per un soggiorno dai dieci ai quattordici giorni. Il nostro gruppo era composto dal sottoscritto, dall’inseparabile compagno di mille avventure Pietro e dall’amico ligure Fausto. Ci accompagnava Gian Luigi Urtoller, di origine italiana, ma che vive in Svezia da oltre vent’anni. Le sue specializzazioni sono la pesca e la caccia alla piuma ma, prenotando con largo anticipo era anche in grado di organizzare delle spedizioni alla grossa selvaggina (capriolo, renna, alce ed orso), col supporto del suo socio lappone Ulf.

A Stoccolma sfruttammo due ore e cinquanta delle tre che avevamo a disposizione prima della coincidenza per Ostersund per sbrigare le pratiche doganali. Avevamo con noi un piccolo arsenale: tre carabine, tre fucili a canna liscia ed una nutrita scorta di munizioni. Vista la pignoleria degli addetti, controllare tutte le matricole non fu certo uno scherzo, anche perché per dialogare con uno svedese esistono soltanto tre alternative: conoscere bene la sua lingua, parlare l’inglese alla perfezione oppure “noleggiare” un interprete. Noi fortunatamente avevamo quest’ultimo. Quando eravamo partiti da Milano Linate il clima era mitissimo, con una temperatura intorno ai diciotto gradi, ma quando atterrammo nello Jamtland il freddo ci stordì. Dovemmo farci forza per uscire dall’aeroporto. Alle venti il termometro era già meno cinque. Sperammo di cuore che le nostre attrezzature fossero all’altezza della situazione!

Dopo una notte insonne finalmente suonò la sveglia. Gian aveva già sbrigato tutta la burocrazia necessaria, compreso l’affitto del territorio ai lapponi. Partimmo con la sua Toyota Rav carica fino all’inverosimile e con il morale alle stelle, anche se il cielo plumbeo prometteva neve. Ai bordi della strada vedemmo molti caprioli e una femmina di cedrone, niente male come inizio! Nel portabagagli anche la setterina di Gian fremeva impaziente. Viaggiammo per una quarantina di chilometri (in Svezia distanze come quelle si percorrono per andare a comperare il pane!), fino dentro una foresta di conifere.

Gustammo un ultimo caffè dal thermos, ci aggiustammo i berretti sulla testa, e dopo aver caricato le armi c’inoltrammo nella tundra. Gian per ultima cosa programmò il GPS, perché senza il suo aiuto sarebbe stato quasi impossibile ritornare alla macchina. La setterina tricolore partì veloce sparendo in un attimo dalla nostra vista. Mantenemmo il collegamento con lei soltanto col suono del Beeper. Dopo pochissimo tempo la cagna era già in ferma. Al comando del suo conduttore partirono tre pernici bianche. Ne colpii una io ed una Fausto.

Erano le nostre prime prede in terra Svedese!! Cacciando in quattro con un cane (io che sono abituato ad uscire da solo con tre setters!) non era proprio il massimo, ma al calare della sera avevamo in carniere cinque bianche, tre francolini ed un giovane gallo forcello. Avevamo tutti utilizzato cartucce corazzate con pallini del sei, che si dimostrarono per tutta la durata della spedizione il miglior compromesso per tutta la selvaggina da piuma. Alle diciotto e trenta i negozi erano già chiusi, ma per fortuna riuscimmo ad acquistare qualcosa da mangiare in un distributore di benzina!

A quelle latitudini dovevi alimentarti in modo adeguato se volevi avere le energie necessarie per cacciare dalla mattina alla sera. Il giorno seguente sostituimmo la setter con due volpini Spezt Finsk, veri specialisti nella caccia al cedrone.

Conoscevo già quella razza per averne sentito parlare e perché avevo visto su Seasons un bel documentario su di loro, ma non ero preparato allo spettacolo che ci regalarono durante quell’indimenticabile avventura. Ci dividemmo. Io e Pietro andammo con Ulf e il suo Spezt di nome Poppen, mentre Fausto e Gian si affidarono alla bravura della giovane Kiria. Fummo educati sul lavoro dei cani e sul comportamento che avremmo dovuto tenere a riguardo. I volpini avrebbero cacciato nel bosco alla ricerca dei cedroni, ed occasionalmente avrebbero anche incontrato pernici e forcelli; a quei volatili era tassativamente vietato sparare, proprio per non rovinare i pregiatissimi cani.

Una volta trovato un cedrone, il volpino lo avrebbe fatto involare su di un albero per poi segnalare la sua posizione abbaiandogli a fermo. Dai suoi latrati il conduttore avrebbe capito come si presentava la situazione. Se il cane avesse ringhiato significava che vedeva il grosso uccello, mentre se avesse abbaiato in un modo più vago, stava a significare che ne percepiva la presenza senza però averlo individuato con precisione. Col cane alla “ferma” sarebbe stato necessario aspettare almeno cinque minuti prima d’iniziare l’avvicinamento. E’stato provato che quel lasso di tempo è necessario per far tranquillizzare il cedrone, dopo di che può rimanere sullo stesso albero anche per delle ore intere.

L’avvicinamento da parte del cacciatore dovrà essere silenziosissimo ed i suoi passi dovranno coincidere con l’abbaiare dello Spezt. Una volta avvistato l’animale si dovrà sparargli soltanto a fermo, con la canna liscia o con la rigata a secondo del caso. Per l’occasione mi fu affidato un vetuso combinato Tikka modello 70 in calibro 12- 222 Remington. Era dotato di un’ottica variabile 3-9 x, ed io lo caricai con una RC serie oro piombo quattro e una pallottola Norma blindata da 55 grani.

Due fiammiferi di diversa lunghezza decisero chi avrebbe tentato per primo l’accostamento. La fortuna baciò il sottoscritto. Poppen partì velocissimo, sembrava che neanche toccasse terra. Quel batuffolo di pelo rosso assomigliava ad un folletto, aveva un’andatura unica e inimitabile. Dopo neanche mezzora di cammino eccolo che lo sentimmo abbaiare. Ulf ed io c’immobilizzammo con le orecchie tese. Passò un minuto, due, tre… forse era il momento buono.

Con le dita incrociate lasciammo trascorrere parecchi minuti prima di dare il via, da solo, all’avvicinamento. Quella è una caccia che auguro a tutti di poter provare almeno una volta nella vita, l’emozione vi attanaglierà lo stomaco! In un quarto d’ora percorsi sì e no dieci metri, talvolta strisciando sul terreno ed anche procedendo a carponi. Un fragoroso quanto temuto frullo frantumò la mia speranza di conquistare l’ambito trofeo.

Dove avevo sbagliato? Raggiunsi Ulf e Pietro che erano già pronti per riprendere la caccia. Lo Spezt di sua iniziativa era partito verso la direzione presa dal pregiato tetraonide. Ulf, che non parlava italiano ma soltanto un po’ di inglese, mi fece capire che quella caccia era difficilissima e che le probabilità di successo erano quelle di abbattere un cedrone ogni otto o dieci trovati. Pietro abbatté un bellissimo gallo al sesto incontro, dopo che a turno ne avevamo accostati quattro.

Sulla via del ritorno fummo raggiunti da Gian e Fausto. Anche loro avevano trovato diversi cedroni ma erano stati meno fortunati. Il giorno seguente riprendemmo la caccia da dove l’avevamo lasciata, con Poppen sempre in ottima forma. Battemmo una zona molto più in alto e con meno sottobosco di quella dove eravamo stati il giorno prima. A proposito di sottobosco, voglio sottolineare l’enorme quantità di frutti che trovammo, fragole, mirtilli e lamponi erano dappertutto e a quintali. Durante la caccia i miei scarponi lasciavano sul terreno una striscia continua color rosso sangue!

A metà di quella mattina, dopo che avevo fallito altri due accostamenti, lo Spezt finsk si esibì nell’ennesimo, solito copione. Nel silenzio ovattato della foresta sentimmo il suo abbaiare ringhioso ed il verso gutturale del cedrone. Sembrava che si fronteggiassero. Dopo tanti insuccessi avevo acquisito una certa pratica, quella volta controllai persino il vento. Non credevo che un cedrone potesse fiutarmi, ma controvento indubbiamente mi avrebbe sentito di meno. Avanzai con una lentezza esasperante, non avevo voglia di affidarmi alla fortuna perché ben sapevo che immancabilmente, quando meno te l’aspetti, essa svanisce. Dovevo contare soltanto sulle mie possibilità. Avrei cercato di avvicinarmi il più possibile ma avrei anche tentato di riuscire a individuare il cedrone da una certa distanza.

Finalmente, dopo quella che sembrò un’eternità, riuscii a vedere sia cane sia l’albero dove erano indirizzati i suoi latrati. Dopo aver valutato attentamente la situazione mi sembrò d’intravedere una sagoma scura appollaiata su un grosso ramo. Era lui? Con il mio binocolo mi concentrai sul ramo e vedi la cosa più bella del mondo, la testa del cedrone con al centro il suo enorme, vigile occhio. Ero in preda ad un fremito incontrollabile.

Ragazzi, che emozione! Si trovava ad una quarantina di metri. Non mi fidai a tirargli con la canna liscia, ma se lo avessi preso di mira a braccio sciolto con la canna rigata lo avrei sbagliato di sicuro. Selezionai il grilletto sulla palla, armai il cane esterno del combinato e cercai di crearmi un buon appoggio sul ramo basso di un larice. Quando presi di mira il grosso uccello avevo un tamburo nel petto, ma fortunatamente il reticolo non usciva dal suo corpo. Prima di stringere il grilletto pensai: ora o mai più.

Il grosso tetraonide perfettamente centrato cadde a terra con un tonfo. Tanta fu la felicità che prima di correre ai piedi dell’albero lanciai un urlo disumano. Vi trovai già Poppen a fare la guardia che morsicava il cedrone con delicatezza senza rovinarlo. Quel piccolo batuffolo di cotone rosso ringhiando m’impedì addirittura di avvicinarmi. Ulf arrivò subito dopo con un pezzetto di carne secca per il volpino, che finalmente mi permise di accarezzare la mia preziosa preda. Aver abbattuto un selvatico così bello nel rispetto di tutte le regole scritte e non fu per me molto importante.

Prima di riprendere la caccia lo onorammo come fosse un ungulato. Girammo ancora per circa un’ora finché, all’unanimità, decidemmo d’interrompere la battuta. Dove avevamo lasciato i fuoristrada trovammo Fausto un po’ triste perché non aveva catturato nessun gallo, ma ci seguì ugualmente con entusiasmo in paese per sostenere la prova di tiro, senza la quale non avremmo potuto praticare la caccia all’alce.

Seguendo i consigli dei nostri amici svedesi superammo la prova al primo tentativo. Colpimmo diverse volte una sagoma di alce da una settantina di metri, prima a fermo e poi in movimento. Quei test servirono più per vedere come maneggiavamo le armi che la precisione delle stesse, perché, come ci confermarono i direttori di tiro, molti cacciatori stranieri si recano a caccia in Svezia dopo aver acquistato una carabina soltanto il giorno prima della partenza!

L’importante era che noi, dopo quelle sessioni di tiro, eravamo pronti ed abilitati per dare la caccia al Signore dei boschi scandinavi, il più grosso cervide europeo. Per l’indomani Gian e Ulf avevano in serbo per noi una piacevolissima sorpresa. Come molta selvaggina ungulata, anche l’alce ha delle abitudini notturne, quindi al mattino di buon ora è bene circondare la zona da battere per interpretare correttamente le tracce lasciate dagli animali durante la notte. Era un lavoro lungo e meticoloso da fare e se lo sarebbero accollato Sven, il proprietario del terreno, ed Olle, il conduttore dello Jamten: il cane da alce.

Lo Jamten, è una specie d’incrocio tra un Husky e un lupo siberiano. Nel frattempo noi cinque avremmo sfruttato le prime ore del mattino per cacciare il gallo forcello in Parata. Durante la notte la colonnina di mercurio scese oltre i meno quindici e quando ci svegliammo, tutto intorno a noi c’erano trenta centimetri di neve. Pietro esclamò: ”Che bellezza!” Ed io gli risposi: “Ne riparliamo al ritorno stasera!”.

Marco Benecchi


(continua...)
 
 

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18 commenti finora...

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

in OMAN non si puo cacciare se non si hanno conscenze e noi ( mi sembra) stavamo parlando di beccacce no? Tu hai citato Romania ( bella solo quando il Danubio era aperto e quando fare 1000 anatre era normale) ora per fare qualche anatra è un rebus! per il resto è un paese per zingari. Polonia .... uguale starne vere...ma parliamo degli anni 80 amico! Le mete vere non sono nei circuiti io caccio beccacce in Turchia e Iraq ma non chideremi come ... posso dirti che sono da solo... non c'è agenzia viaggi che possa arriavre dove io arrivo prima. e quando arrivano per me è ora di andare. in Europa fino 5 anni fa in Lituania ci si divertiva ora è n ei circuiti ed è piena di gente...ci sarebbe da sparare bene in Afganistan ma ci sono torppi talebani in giro. scusami il ritardo nella risposta ma io ora sono in partenza per il Canada ... e mi collego quando posso... saluti e non prenderetla se sono polemico è il mio carattere. Dimenticavo, l'Iran ... hai detto bene vietata ai non residenti... Chiudo...crimea e bute (????) ma mi prendi in giro ho fai sul serio???

da Geppo  02/03/2014 18.47

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Al di la' del fatto che quando si iniziano ad utilizzare termini offensivi e toni di supponenza se non di vera e propria arroganza, molto spesso lo si fa per mancanza di veri argomenti, suona quanto meno strano il sentir dire "il prezzo e' alto per me" da uno che - beato lui - se ne va in giro per il mondo da oltre 30 anni!!!! (cosa si caccia in Oman?)
Tralasciando il fatto che Polonia e Romania non sono certo famose quali destinazioni per le beccacce ma offrono moltissime altre possibilita' venatorie e che sono state di mio interesse, sarei soprattutto curioso di sapere cosa intendi per "Iran gia' finito nel 2001" quando in quel paese la caccia agli stranieri fu riaperta nel 1999 dopo un'interruzione durata oltre 20 anni a seguito della rivoluzione komeinista con l'unica eccezione della caccia ai grandi animali,comunque limitata e non propriamente economica!!
Ti chiedo inoltre se saresti cosi' gentile da indicarmi quelle che tu consideri le mete di elezione per un vero cacciatore di beccaccia dato che con l'eccezione di Crimea e isola di Bute sono riuscito a visitare il resto delle offerte presenti sul mercato ma sono sempre attratto da nuove esperienze e avventure!!
Finisco salutandoti e chiedendo scusa a Marco Benecchi e agli altri utenti del blog per il tanto spazio occupato con questa nostra piccola "diatriba" frutto di visioni penso inconciliabili della ns passione.

da Iacopo  26/02/2014 10.43

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

chi non vede la caccia come competizione- per me- non è un vero cacciatore ma una marionetta con il fucile. MA SONO PUNTI DI VISTA. io sono attratto solo dai grandi carniere e sparatorie ( pago per questo) i miei insegnamenti derivano dal mio bisnonno, nonno e padre ... tutti grandi cacciatori e non marionette. nel 2001 io erano già venti anni che andavo in giro per il mondo a caccia ( dove lo sono anche adesso in Oman ) l iran nel 2001 per me era già finito. in Polonia ci andavo con la guida e l'orbis tu non sai neppure cosa sia. in croazia non piace ci sono i croati e io sono croato di nascita, la Romania è per gli zingari se queste sono le tue mete di beccacce non ne sai un granchè anzi nulla!! Ora capisco molte cose anche il tuo sottile snobbismo di chi non ha mai visto nulla di vero. Cambia mete se vuoi divertirti questi luoghi non sono da beccacce ma da passeggiate nel bosco le puoi fare in Italia senza spendere un euro... ti saluto e .stammi bene ragazzo...

da Geppo  25/02/2014 21.07

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Geppo, hai detto bene,sono punti di vista diversi di cacciatori diversi!!!! Personalmente non riesco a vedere la competizione nella Caccia (competizione verso cosa?) ma in essa ricerco altre sensazioni ed emozioni!!!!! e se pure non disdegno il poter conquistare un GIUSTO carniere sicuramente non sono attratto (in Italia come fuori) ne dalle grandi sparatorie ne tanto meno dalle stragi, ma questo magari deriva dagli insegnamenti e dall'educazione fortunatamente trasmessami da chi la caccia mi ha fatto conoscere.
Per quanto riguarda la mia conoscenza della caccia all'estero non vuole essere ne poca ne tanta,ma semplicemente quella che mi sono fatto a partire dal 2001 in occasione del mio primo viaggio (in Iran a beccacce) fino all'anno appena concluso,maturatasi in varie avventure tra Lapponia Romania Polonia Croazia.... sempre dietro la coda dei miei setters, tutte le volte che me lo sono potuto permettere ma posso assicurarti che spesso quelli che "tornano senza aver visto una coda" non e' che non sappiano andare a caccia (piu' o meno sanno farlo tutti) ma semplicemente hanno peccato in qualcosa (vd il mio primo post) in fase di organizzazione della loro gita. Saluti
Iacopo

da Iacopo  25/02/2014 12.09

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Caro Iacopo, io quando vado all'estero non vado per prendere aria ma per andare a caccia e VOGLIO sparare più colpi possibili perché per ME la caccia è sempre competizione anche con me stesso. se tu non hai voglia di competere ma ti diverti a tirare due colpi .. per me non è cosi. Sono punti di vista diversi di cacciatori diversi. Tornando all'estero le occasioni SONO SEMPRE DI PIU con qualsiasi organizzatore tu vada perché all'estero è sempre tutto più facile ( per me che so andare a caccia) da come scrivi non mi sembra che conosci molto bene la caccia all'estero... ma scusa non sari uno di quelli va via due volte all'anno e credei di sapere ... ma cosa??? finisco il prezzo è alto per la vacanza di marco. per me.

da Geppo  24/02/2014 19.34

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Ezio, il mio esagerato era solo una risposta scherzosa al tuo "grazie di esistere", certo che concordo con te su tutto quanto dici..... troppi sono coloro che parlano solo per dar fiato al palato,per sentito dire - e spesso si sentono dire grandi balle da chi ritorna e vuole farsi bello (?) con quello che ha spesso solo sognato - oppure solamente per invidia verso chi si toglie delle soddisfazioni,magari a prezzo di sacrifici e rinunce in altri campi.... purtroppo uno degli sport nazionali italiani e' il pontificare di cio' che non si conosce!!!!

Geppo, all'estero le occasioni sono (POSSONO ESSERE) di piu' se si fanno le giuste scelte - destinazione,tipo di caccia, tour operator - (e se si parla di migratoria ci vuole anche la giusta dose di fortuna!!!) altrimenti si rischiano cocenti delusioni e insuccessi. Soprattutto bisognerebbe che nella mentalita' corrente un'avventura oltreconfine fosse vista/vissuta come un esperienza che ci possa regalare delle emozioni purtroppo difficilmente vivibili a casa nostra e non come l'occasione di sparare le cartucce che da noi si sparano in x anni al fine di ottenere carnieri esagerati!!!!!

Marco,non farci aspettare troppo la seconda parte!!!!!!!!

da Iacopo  24/02/2014 10.55

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Ezio, la differenza sta solo nelle occasioni che all'estero sono di più. Poi, c'è chi è più bravo e meno bravo ma la differenza c'è , su non facciamo i fenomeni di turno! dai che sei grande...oltre a questo torno a dire che la Svezia per me è cara e la caccia è molto dura e non per tutti è vero!

da Geppo  22/02/2014 12.33

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Esagerato caro Iacopo???!!! Prova a leggerti certi commenti in giro in giro di cacciatori che parlano della caccia all'estero...cacciatori che OVVIAMENTE parlano soltanto per il famoso e famigerato sentito dire. Sembra che all'estero la selvaggina appena arrivano i cacciatori si metta tutta in fila con la benda sugli occhi pronta farsi fucilare.

da Ezio x Iacopo  21/02/2014 16.10

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Complimenti per il racconto.Con la fantasia mi sembrava di vivere personalmente le grandi emozioni di cacciare in quel paradiso di mondo.
In cuor mio spero di riuscire un giorno, ancor di più assieme con mio padre oramai vecchietto,di poter salir la sù e vivere la magia Lappone.
Aspetto con Attesa la seconda parte...
A presto
Marco

da marcot  20/02/2014 16.01

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Giorgio, non confonderti con la caccia al Gallo nel periodo degli amori..................!!!!!!!!!!!!!!!
Quando lo abbiamo cacciato noii selvatici erano MOLTO SVEGLI.
L'unica cosa che riusciva a distrarli era l'abbaio dello spetz.
Comunque è sempre una esperienza bellissima e indimenticabile....
Da provare.
Un saluto
Marco

da Marco Benecchi x Giorgio  20/02/2014 14.57

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

se non ricordo male, la caccia al cedrone si fa con brevi spostamenti perché il cedrone quando canta è completamente sordo, quindi il cacciatore approfitta di questi brevi istanti, comunque deve essere un'esperienza senza pari.

da giorgio  20/02/2014 14.26

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Esagerato, ho solo scritto quello che l'esperianza di varie escursioni oltre frontiera mi ha insegnato. Comunque grazie, fa sempre piacere trovare apprezzamento per cio' che si dice o scrive!!

da Iacopo x Ezio  20/02/2014 12.03

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Finalmente leggo qualcosa di SENSATO e NORMALE sulla caccia all'estero!! Grazie di esistere Iacopo!!!! :-)

da Ezio  19/02/2014 15.48

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Geppo, io in Lapponia ci sono stato per la caccia classica con il cane da ferma (cedroni compresi) e posso dirti che si, hai ragione,sono cacce bellissime come forse nessun'altra, ma sono anche cacce difficili e impegnative perche' lassu' ti confronti con Selvatici veri come pochi altri e quindi sono cacce per Cacciatori che non guardano ai numeri ma alla qualita'..... per i rischi che paventi posso dirti che oltre a quelli insiti in ogni caccia che sia realmente VERA, spesso la gente si trova ad affrontare situazioni spiacevoli per troppa superficialita' nell'organizzare una gita venatoria, per essersi affidati,magari abbagliati da roboanti promesse e pubblicita' e prezzi concorrenziali ad operatori che poi si dimostrano poco o punto preparati quando non del tutto seri!!! L'unico difetto che potra' trovare chi vorra' vivere un'avventura in Svezia sara' il prezzo indubbiamente non proprio contenuto, ma quello e' rapportato agli standard svedesi che per noi sono molto alti!!

da Iacopo  19/02/2014 12.43

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

cacce bellissime ma non c'è il giusto rapporto qualità...prezzo e risultato... spesso la gente torna senza neppure aver visto una coda... troppo rischio per molti soldi!

da Geppo  19/02/2014 9.03

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

SI! Confermato. E' proprio lui!!
Salutamelo.
Ciao
M

da Marco x Ciccio  17/02/2014 20.13

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Quando si dice vivere una vita alla grande!! Complimenti Marco!!

da Ezio  17/02/2014 19.16

Re: AVVENTURA NELLO JAMTLAND - Caccia in Svezia all’alce e ai tetraonidi (PRIMA PARTE)

Marco il tuo amico ligure di cognome fa per caso Bian....?

da Ciccio  17/02/2014 18.50
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