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08/08/2013 15.23 

 
 
Prima o poi arriverà anche il famoso mal d’Africa, credo sia inevitabile, ma nel frattempo di febbri simili ne ho contratte ben altre. Purtroppo a differenza di molti appassionati safaristi, i selvatici che maggiormente riescono a farmi salire la temperatura corporea sono ancora gli orsi e le alci. Grandi e nobili animali, i veri signori delle foreste della nostra vecchia Europa e del Nord America e l’alce, in particolare, è sempre stata la mia ossessione.

L’alce l’ho inseguita per giorni e giorni in Svezia, in Bielorussa, in British Columbia e ancora in Bielorussia, ed anche se non sono riuscito ad abbattere trofei importanti, dar la caccia al più grosso dei cervidi, al Signore del Grande Nord, è sempre stata un’esperienza emozionantissima e molto gratificante. Grazie ad Aliaksandr Hancharou ed al supporto della sua serissima agenzia di caccia bielorussa BELHUNT SERVICE, ed al suo italiano pressoché perfetto (sicuramente migliore del mio!), dopo cinque anni d’assenza, ho deciso che forse era giunta l’ora d’organizzare un’altra battuta in quella splendida Ex Repubblica Sovietica. E questa volta, dopo aver fatto tesoro delle precedenti esperienze, sbrigare tutto l’iter burocratico é stata una passeggiata. Richiedere il visto d’ingresso direttamente in Italia presso il consolato Bielorusso e l’aver preparato il 90 % delle pratiche necessarie con molto anticipo, mi ha permesso di lasciare il terminal aeroportuale neanche mezzora dopo che il volo Belavia era atterrato a Minsk.

Lo scopo primario della nostra spedizione era ovviamente l’alce al bramito (na vabu in russo), ma non avremmo disdegnato neanche di tirare a qualche cinghiale (che in quel paese sono famosi per la loro mole gigantesca) a qualche capriolo ed eccezionalmente anche a dei cervi. Per i miei compagni di caccia, Renzo e Mario, un selvatico sarebbe valso l’altro, ma non per il sottoscritto. Cosa volete, le ossessioni sono delle brutte malattie. I miei compagni d’avventura sembravano due turisti giapponesi, durante tutta la vacanza hanno praticamente ripreso e fotografato di tutto. Io invece, non vedevo l’ora di percorrere i duecento chilometri che ci separavano dalla provincia di Lepel, dov’era situata una Riserva Statale dal nome impronunciabile, che sarebbe stata il teatro di tutte le nostre battute di caccia. E poi ero soprattutto curioso di conoscere le nostre guide e di riuscire a capire se fossero più o meno abili. Il tragitto fu lungo ma piacevole e noi lo percorremmo allegri senza soste e quasi senza accorgercene.

Ai bordi delle strade incontrammo alcuni contadini intenti a vendere frutta e verdura così bella e variopinta che io mi riproposi d’acquistare al nostro rientro un po’ di quei funghi porcini che avevo visto far capolino dai cesti di vimini. Prima del mio arrivo in Bielorussia avevo avuto con Alex uno scambio di mail e telefonico praticamente giornaliero, così non avevo nessun dubbio che avremmo trovato ogni cosa al suo posto, in perfetto ordine e tutto organizzato al massimo dal simpatico e cordiale bielorusso. Arrivammo a destinazione per l’ora di cena e consumammo un’ottima zuppa di verze, fagioli e patate con pane nero ed affettato.

Dopo ci sistemammo in un bel cottage stile Hansel & Gretel, semplice ma al contempo rifinitissimo per gli standard del luogo. Era completo di una moderna cucina con tanto di lavatrice annessa, di bagno autonomo con doccia, riscaldamento, televisione e addirittura di un PC portatile. Purtroppo i nostri bagagli erano talmente tanti e voluminosi che fummo costretti a sistemarli in terra e sui letti liberi. Devo confessare che, come al solito, nel preparare le valige avevamo veramente esagerato. Eravamo partiti dall’Italia che la temperatura sfiorava ancora i trenta gradi, ma a quelle latitudini bisogna andarci sì ottimisti, ma preparati al peggio. Il bramito nel periodo degli amori cade verso la seconda quindicina di settembre dove in un giorno la temperatura può trasformarsi da autunnale-semiestiva in invernale, con temperature prossime allo zero! Quando si parte per delle cacce così impegnative non bisogna tralasciate niente al caso, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento e le calzature. Ed è cosa buona e giusta portare sempre tutto doppio.

Mentre controllavamo le nostre attrezzature arrivò Vadim il Capocaccia, un ragazzone giovanissimo che a prima vista mi ricordò l’Ivan Drago di Rocky III. Avete presente: “Ti spiezzo in due?” Proprio quello. Alex me n’aveva già parlato e quindi sapevo che nonostante la giovane età doveva essere un’ottimo cacciatore professionista. Vadim, dopo un’infinità di strette di mano, c’illustrò brevemente come si sarebbe svolta la caccia. Io avrei cacciato con Alexander, Renzo con Serjei e Mario con Dennis; tutti cacciatori abili e famosi della zona. Purtroppo lui non sarebbe potuto venire con noi perché aveva altri impegni, ma ci garantì che sarebbe ritornato presto. Alex ci avrebbe invece accompagnato a turno come interprete. Vadim con il suo sorriso gioviale, quasi infantile, sollecitò la comitiva ad andare subito a dormire perché la sveglia era fissata per le tre e mezza.

Prima di congedarsi volle soltanto vedere le nostre armi e, com’era già capitato cacciando in altri Paesi sia dell’Est Europa sia Nord Americani ed asiatici, si mise a ridere quando conobbe i calibri. Li ritenne, senza mezzi termini, “molto buoni per la caccia agli elefanti”! Io avevo con me una futuristica Weatherby Mancina con calcio in kevlar e canna in acciaio inox fluted-scanalata con freno di bocca multiforo calibro 300 Weath. Magnum.

La mia Accumark ha sopra il Re dei cannocchiali variabili, uno splendido e versatilissimo 2,5 – 15 x 56 P con reticolo balistico BRi illuminato. Renzo sperava di utilizzare una splendida carabina Weatherby - Sauer Mancina sempre in calibro 300 WM, ma in versione classica Custom De luxe con sopra una vecchia ma validissima ottica 1,5 – 6 x 42 montata ad incastro. Mario invece non si separa mai dalla sua bella Savage 116 Wather Warrior calibro 300 Winchester Magnum, tassativamente versione “ognitempo”, con calcio in polimeri e canna inox con frenodi bocca e un 3 – 12 x 50.

Secondo Vadim, che di alci ne ha viste veramente tante, il calibro più adatto per la caccia ai grandi maschi è il 308 W!! Quando squillò la sveglia sembrò la sirena dei pompieri. Ancora insonnoliti ma euforici ci vestimmo veloci, facemmo una leggera colazione con the e caffelatte e poi ognuno prese il proprio zaino, ricontrollò le armi e poi via di corsa fuori nella notte fresca e cristallina. Trovammo ad attenderci un cielo decorato con un miliardo di stelle e le guide già a bordo di un camioncino UAZ a quattro ruote motrici con tanto di pianale di carico. Dopo una decina di chilometri percorsi senza incontrare anima viva, cominciammo a dividerci per prendere direzioni diverse.

Mentalmente mandai ai miei compagni d’avventura un “in bocca al lupo”, certo che anche loro stessero facendo lo stesso. Io ed Alexander percorremmo ancora almeno un’altra decina di chilometri prima che il rude ma affidabilissimo autoveicolo si fermasse in una radura. Da quel momento in poi avremmo comunicato soltanto a gesti. Camerai una cartuccia in canna, inserii la sicura e carabina in spalla c’inoltrammo all’interno di una sterminata foresta di betulle. Procedevamo molto cauti perché il sottobosco, paludoso e disseminato di felci, licheni ed ortiche enormi, era davvero insidioso. Quindi dovevamo stare molto attenti a dove mettevamo i piedi. Andammo avanti così fin oltre le otto, senza mai fermarci e senza mai incontrare nessun alce e quando il sole fu veramente alto nel cielo, la mia guida dopo aver scambiato alcune parole incomprensibili nel suo cellulare, decise di finalmente di rientrare.

Alla casa di caccia ci ritrovammo tutti e ci aggiornammo su quella che, anche se infruttuosa, era sta comunque una splendida prima uscita. Purtroppo anche Renzo e Mario non avevano avuto fortuna. Facemmo colazione a base di quello che sarebbe diventato il pasto ufficiale dell’intera spedizione: spezzatino in umido con patate e cipolle e durante il pasto, i nostri rispettivi accompagnatori ipotizzarono che l’aumento repentino della temperatura doveva aver indotto gli animali a ritardare l’estro. Eravamo comunque tutti ottimisti. Non era il caso di preoccuparci, avremmo avuto a disposizione ancora ben cinque giorni interi di caccia. Ci congedammo per andare a riposare perché alle diciassette saremmo ripartiti di nuovo per altre avventure.

Alla sera la caccia si svolse molto diversamente dal mattino. Raggiungemmo un’altana posizionata strategicamente in un luogo normalmente frequentato dagli animali e praticammo una classicissima caccia all’aspetto, né più né meno. Di diverso c’è stato soltanto che cacciando l’alce si resta ad aspettare un’ora o due ben oltre il tramonto e si spera nell’impossibile. Su consiglio delle guide avevamo portato anche delle torce da 250 lumens per poter sparare, all’occorrenza, anche a notte fonda. Ma il risultato del primo appostamento fu identico a quello del mattino e nonostante tutti i nostri sforzi, nessuno riuscì ancora ad avvistare un alce. Per tre lunghi giorni lo stesso copione si ripeté alla perfezione. Avvistammo qualche capriolo, un cervo, addirittura un grosso orso e Mario udì anche i lupi in caccia, ma del grande cervide oggetto dei nostri desideri neanche l’ombra.

La foresta era piena di tracce, di fatte, di lestre e di fregoni, ma nessun maschio si lasciò avvistare o cedette ai richiami delle nostre guide. Pian piano il nostro morale cominciò a scivolare sotto la suola delle scarpe, ed al cottage l’atmosfera diventò da funerale. Non ho ben capito se fu il caso o se Alex avesse fatto qualche telefonata propiziatoria, ma sta di fatto che al mattino del quarto giorno…… Vicino al camioncino UAZ trovammo Vadim in compagnia di altre due guide: una di nome Ivan e l’altra di nome Boris, che dall’aspetto fisico sembrava più un sardo che un russo.

Fu subito evidente che la caccia avrebbe preso un’altra piega. Immediatamente si rifecero le squadre: Vadim, io ed Alexander; a Renzo e Serjei si unì “Gavino - Boris” come lo soprannominammo dal suo aspetto, e con Mario e Dennis andò anche Ivan. Se in British Columbia avevamo cacciato l’alce con la formula di due cacciatori con ½ guida, a Lepel sarebbe stato un po’ diverso: un cacciatore con due guide (e che guide!) ed a turno avremmo usufruito anche di un validissimo interprete. In Bielorussia il silenzio è sconcertante, persino le cince, le cinciallegre, i tordi ed i merli sembra che cantino più piano. Dopo aver lasciato equidistanti sia il gruppo di Renzo sia quello di Mario, Vadim scese dal veicolo e prese a camminare spedito e al buio davanti allo Uaz, che procedeva a passo d’uomo coi fari spenti, guidato da Alexander. Dopo aver percorso meno di un chilometro Vadim ritornò tutto eccitato sussurrando: “Los! Los”. Alce! Mi fece cenno di lasciare lo zaino ed il binocolo sul furgone, e di seguirlo soltanto con la Weatherby carica. Alexander prese dal cassone un classico “stick” da tiro, stile africano, fatto con due rami di nocciolo fissati con un chiodo e senza dire una parola s’inoltrò in un bosco fittissimo. Sembrava più una giungla equatoriale che una foresta del Nord Europa. Un ramo d’ortica alto quasi due metri mi ustionò il collo. Vadim doveva essere imparentato con i gatti. Non capisco infatti come faceva a camminare così veloce nel buio più completo. Solcava il sottobosco come un cinghiale ed io ed Alexander faticavamo parecchio a stargli dietro.

Giunti in prossimità di una lunga e stretta radura di forma rettangolare Alex aprì l’alto bipede e mi fece il segno di appoggiarci la 300 puntandola verso il lato più ampio. Nascosto dietro un riparo di tronchi mi sentivo ormai come parte integrante del bosco stesso, ma percepivo che stava per succedere qualcosa. Imbracciai la Weatherby, tolsi la sicura, misi l’ingrandimento al minimo ed accesi il reticolo sulla posizione “Notturna”. Alle mie spalle sentivo la presenza di Alexander, ma chissà dov’era finito Vadim. Non trascorsero neanche due minuti che dietro di noi sentii ripetere per tre volte un verso gutturale, sordo, cadenzato e a basso di tono. Come un “Whoò! Whoò! Whoò”. Le risposte non si fecero attendere.

Se quello era il verso di un alce maschio, oltre alla mia guida che lo imitava intorno a noi dovevano essercene almeno altri tre. Per un attimo temetti che il cuore mi si staccasse dal petto e che andasse a farsi una passeggiatina per il bosco. Ho provato un’emozione fortissima, indescrivibile e indimenticabile. Quel gioco di versi, di richiami e di risposte andò avanti per due ore e non voglio star qui a pregarvi di credermi, ma posso soltanto dirvi che Vadim con le alci ci parlava davvero, non si limitava a ripetere uno sciocco richiamo come fanno in tanti. Non avevo mai visto niente di simile prima d’allora. Avevo le palme delle mani bagnate e viscide come se le avessi immerse nell’olio. Vadim ritornò più infastidito che preoccupato. Mi fece capire a gesti che gli animali c’erano e che credevano al richiamo, ma dato il caldo innaturale capiva da quel che gli “dicevano” che erano pigri e che non avevano voglia di muoversi. Sarebbe toccato a noi andare a cercarli. Misi la carabina in spalla e mi avviai.
Ad Alexander spettò il compito di recuperare i bastoni – bipede e di chiudere la fila. L’avvicinamento fu quasi più emozionante dell’appostamento. Dopo un’ora di marcia lentissima giungemmo ai margini di un fiumiciattolo così largo e profondo che ci costrinse a fermarci. Vadim si bagnò la bocca con un sorso d’acqua preso da una bottiglietta che aveva in tasca e riprese a “chiacchierare” con i suoi amici alci. Alexander piazzò lesto il provvidenziale appoggio. Da dov’eravamo avevamo una discreta visuale verso un bosco acquitrinoso di giovani betulle, abbastanza fitto, ma che consentiva di poter tirare fino ad un centinaio di metri. Fu Alexander il primo ad avvistare il grosso selvatico immobile come una statua quasi al limitare della visuale. “Los!” sussurrò indicandomi un punto preciso leggermente sulla mia sinistra. Lo individuai subito anch’io, una sagoma scura, niente di più. Direttamente attraverso le nitidissime lenti dell'ottica vidi una parte del muso, un corno e nient’altro. Non erano certo le condizioni ideali per sparare, ma Vadim ed Alex m’incitarono di tentare comunque il tiro. Il 300 Weatherby Magnum non è come un 22-250, ci vuole ben altro che quattro rametti coperti da foglie verdi e gialle per deviare la sua pesante palla da 180 grani. Così regolai l’ingrandimento a 6 x, ipotizzai dove dovesse essere il petto, posizionai il reticolo nel centro dell’ombra, controllai il respiro e feci fuoco.

Per quanto il freno di bocca della mia Accumark sia molto efficace, non riuscii ugualmente a vedere l’esito del tiro, ma udii distintamente il rumore provocato dalla Hornady quando era entrata in cassa. “Very good shoot” disse Vadim in inglese. Alexander, per fare la sua parte, mi diede una pacca sulla schiena che per poco non mi mandò a finire nel ruscello. Era fatta! Avevo abbattuto il mio Bull di alce. Alla detta dei miei accompagnatori, l’animale era caduto fulminato sul posto ed in seguito Alex mi tradusse che le mie guide gli confidarono di non aver mai visto morire così velocemente un animale di quella mole. Pensai che forse gli amici bielorussi avevano finalmente capito perché avevo scelto di usare il 300 WM piuttosto che un 308! Per raggiungere l’alce dovemmo costruire un ponte “tibetano” di tronchi di betulle e tribolammo non poco per ritrovare il punto preciso dov’era caduto.

L’alce non era niente di eccezionale né come mole né come trofeo, anzi, quest’ultimo era proprio scarsino, ma era pur sempre il MIO alce, quello che avevo sulla licenza e che avevo inseguito ed abbattuto come: “Cristo comanda”. Ero al settimo cielo. Da principio eravamo tutti intenzionati ad abbattere alci con dei trofei da 6-7 chili, facilmente valutabili su animali fermi messi a cartolina, ma se dietro quel muro verde ci fosse stato un “mostro” da dieci - dodici chili (4.000-5.000 euro) come mi sarei comportato? Si, ero soddisfatto ugualmente di com’era andata. Lo stesso giorno anche Renzo prese un alce. Mentre Mario non ci riuscì neanche stavolta. In compenso si divertì ugualmente abbattendo qualche giovane capriolo per la mensa. Il sesto ed ultimo giorno di caccia iniziò come tutti gli altri. Anche se la nostra vacanza stava ormai per giungere al termine perché sprecare un’uscita? Di notte aveva piovuto molto e una spessa nebbia c’impedì di cercare qualche buon capriolo, ma in un prato vidi muoversi qualcosa. Dalla mole mi sembrò un cane, Vadim invece disse “Fuchs”, volpe. Così grossa? Non ci fu neanche bisogno di chiedere il permesso di sparargli, perchè fu Vadim a pregarmi di farlo. Un colpo tirato a braccio libero da una settantina di metri mi fece guadagnare un altro splendido trofeo. Tirando le somme, sono rimasto molto soddisfatto della nostra spedizione; ho tirato pochissimi colpi, ma ho cacciato con determinazione ed onore. Ho visto posti nuovi e soprattutto ho conosciuto persone uniche che farò fatica a dimenticare. Ho preso un alce dal trofeo modesto, ma che per me equivale ad un Kapital. Per fortuna, pur apprezzando i bei trofei, non ho mai subito la “febbre” del collezionista. Per me quel che conta è sempre stato e sempre sarà l’azione di caccia, indipendentemente dal valore e dall’importanza del selvatico cacciato. E poi la Bielorussia si trova a poco più di due ore di aereo dall’Italia, semmai mi venisse qualche voglia strana non dovrei far altro che telefonare ad Alex oppure mandargli una mail e chiedergli di avvertire “L’uomo che parla con le alci” da prepararsi che sto arrivando.
Marco Benecchi

LE NOSTRE ATTREZZATURE

ABBIGLIAMENTO
In Bielorussia in settembre “dovrebbe” fare abbastanza freddo, ma non sempre è così. Comunque, per non sbagliare è meglio partire con abbigliamento invernale, caldo, leggero e di ottima marca. Noi tre avevamo tutti dei completi, verdi o mimetici Upland e Waterfowl Big Game della BERETTA che si sono dimostrati sempre all’altezza del prestigioso nome che portano. Biancheria in cotone e calzettoni in misto cotone-lana o in pile.

CALZATURE
L’alce è sinonimo d’acqua e quindi d’acquitrini e di paludi. Lo scarponcino basso va bene per chi desidera cacciare poco e soltanto all’aspetto dall’altana. Chi invece vuole fare anche una sana cerca oltre all’appostamento è meglio che porti con se degli scarponi idrorepellenti e foderati in Gore Tex alti almeno fino al polpaccio (noi ci siamo trovati benissimo con gli ottimi Hunter della Crispi). Ma un paio di stivali di buona fattura come Beretta, Le Chameau e Aigle sono fondamentali.

ARMI
Le nostre guide erano tutte armate, neanche fossero fucili d’ordinanza (o forse si!), con dei combinati Baikal calibro 12 – 308 Winchester. Non sto qui a descrivervi le loro ottiche e soprattutto i loro attacchi perchè non mi credereste. Da quelle parti i cannocchialacci cinesi che si trovano sulle bancarelle nelle fiere paesane, sono dei lussi che pochi bielorussi possono permettersi (gli stipendi si aggirano intorno ai 100 – 250 Euro!). Noi in fatto di calibri abbiamo voluto esagerare. Io ho optato per il 300 Weatherby Magnum caricato con palle originali da 180 grani Hornady Spire Point. Se non lo portavo per l’alce cos’altro avrei dovuto farci? Anche Renzo aveva un 300 Weath con le mie stesse munizioni, mentre Mario giura sul suo 300 Winchester Magnum con palle Nosler Partition da 180 grani. Da un’approfondita indagine fatta durante le mie spedizioni di caccia sono giunto alle seguenti conclusioni. I calibri più accreditati e largamente utilizzati per l’alce europeo sono nell’ordine: il 6,5 x 55 S, il 7 mm Remington Magnum, il 308 W, il 30.06 Springfield, il 7,62 x 54 Russian, l’8 x 57 Mauser, il 300 WM, il 308 Norma M, il 358 NM, il 9,3 x 57, il 9,3 x 62 e il 9,3 x 74R. Le statistiche indicano i suddetti calibri come quelli che hanno abbattuto più alci in assoluto, sempre a patto di utilizzare palle lente e pesanti, particolarmente robuste e/o ad espansione controllata. Nella categoria rientrano ottimi prodotti come: le RWS DK, KS e TUG; le Nosler Partition, le Barnes X- Bullet, le Norma Vulcan PPC, Oryx e TXP, le Lapua Mega, le Sako Powerhead e Twinhead, le Woodleigh Weldcore, le Swift A-Frame, le Trophy Bonded, le Speer GS e le Blaser CDP.

CONSIGLI UTILI
Durante la caccia sarete attaccati inesorabilmente da zecche, zanzare e mosche cavalline (come le chiamiamo dalle nostre parti). Quest’ultime sono fastidiosissime. Cercano in tutti i modi di infilarsi nei capelli e nei peli e per impedirglielo sarà bene tenere sempre il cappello in testa, pettinarsi spesso e tenere il colletto della camicia ben chiuso. Nelle case di caccia si mangia alla “russa” e quindi se non digerite aglio, cipolla, brodi e minestre varie vi conviene portare qualcosa dall’Italia, come: pasta, pomodori, sughi pronti, parmigiano ed olio d’oliva. In Bielorussia la birra è molto buona, la Vodka costa meno dell’acqua minerale ed il vino è praticamente inesistente (le poche bottiglie che si trovano costano quanto il Johnnie Walker!). Portatevi dietro degli euro di piccolo taglio (5-10) per le mance. Per le guide e i battitori sono molto graditi regali come: coltelli, foderi, cinte, giberne e munizioni a palla calibro 12 (con una netta predilezione per le Brenneke).


Marco Benecchi
 

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37 commenti finora...

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Il mio inseparabile 8x68 andrebbe bene sull'alce?

da tiroler X Marco  11/10/2013 13.14

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Non dico che il 243W sia per il cervo, ma per il capriolo è ottimo è chiaro se devo andare a caccia ad animali più grossi prendo un calibro più grosso , ho anche il 300WM ma per animali grossi come , cinghiale, daini, cervo. Ogni calibro ha il suo difetto come il classico 308 preciso ma per me ritengo che per la caccia non sia buono per il semplice fatto che ha troppa parabola e quindi è adatto per il poligono. Io di calibri me ne intendo stai certo che non parli con uno che non capisce nulla sulla caccia , e sui calibri. Il 270 è un buon calibro però essendo un calibro "grossetto" per il capriolo ho risento dire che allungono . Hanno scorso tirai un capriolo con il 300WM non ci crederai ma ha fatto 30 m e poi è morto.Allora qualè il problema, il discorso bisogna essere precisi bucarli il cuore e cioè intorno alla spalla e stai certo che più di 10m non fanno. SALUTI :) ( è un blog fra amici cacciatori più educazione per favore, vogliamo che si fa la gara chi lo mette prima nel "culo,"no, facciamo una famiglia sola, se ci piace la caccia)!!!!

da Riccardo  23/08/2013 11.01

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

non occorre essere eseprti per capire -da quello che scrive - che lei non ha la minima idea di calibri e balsitica e il 243 è un vero cesso di calibro per gente come lei...che lo rappresenta degnamente...

da 270  22/08/2013 11.03

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

AHAHAHAAAAAAAA:) bà è arrivato un'altro esperto.Buona Caccia ....

da Riccardo  21/08/2013 21.38

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

so fare tutto piu di te...

da 270  21/08/2013 10.47

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Quello era storto, con le carabine ma con qualsiasi tipo di arma dobbiamo avere responsabilità . Ma se te AAAA sei uno esperto dicci cosa sai fare davvero.

da Riccardo  19/08/2013 13.15

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Riccardo con il tuo 243 facci la birra ...

da 270  18/08/2013 13.34

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Io ho il 300 WM ma , utilizzo il 243 W per capriolo con colpi RWS palla 100gr T-Mantel e fa da dio ho buttato giù anche una daina, con quel piccoletto. Ho un mio amico che dice che il 243 sia una scurreggia lui che a il 270 dopo sparato va a cercarli con la lampadina perchè allungono , io invece con la scurreggia prendo il capriolo e mi giro il cullo . Una scurreggia ma letale. Gli animali non si abbattono con il botto ma con precisione, soprattuto se si parla per caccia di selezione con carabina.

da Riccardo  18/08/2013 13.24

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

scusate se mi ero allontanato dal forum, non volevo scatenare una polemica, cmq Fabio, Marco un pò di ragione ce l'ha, io sono un cacciatore che per molti motivi (tempo e soldi) pratico per lo più la caccia teorica a discapito di quella pratica, in compenso leggo e mi documento molto in materia. Cmq è anche vero che volevo avere un semplice parere, ma è giusto così, chi legge di Benecchi sa ormai che è una persona che CACCIA e quindi ha avuto e avrà esperienze venatorie con molte armi e animali, il suo parere e punto di vista è ormai chiaro a tutti.... per me è già tanto poterci avere un dialogo venatorio.

da Paolo 79 a Fabio Guidi e Marco B.  18/08/2013 13.22

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Quinta padella? Tiri a 300 metri? Buffalo Bill? 243 nel cesso? Rampino, buttati nel dirupo più vicino!!!

da Solengo  14/08/2013 13.35

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Rampino , non sa cos'è un rampino? controlli su Google. E' il mio soprannome perché faccio alpinismo e sono "piccolino" 170! però , quando mi aggancio con una mano riesco a tirarmi su ovunque. ecco da dove arriva il nome. 20 camosci, non sono pochi.. pensavo che ne avesse tirati un paio. non sei un esperto ma neppure uno neofita. Riguardo il 243. Torno a ripetere che non puoi SUGERIRRE questo calibro a TUTTI tanto che lo scorso anno mi è arrivato un cacciatore delle tue parti che con 243 che si credeva Bufalo Bill . Dopo la quinta padella a tiri sui 300 metri gli ho detto di buttarlo nel cesso. Fabio, lei è lo spirito santo !

da Rampino  14/08/2013 12.20

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Certo che di cacce ne fai tante eh!
ESTERO SELEZIONE ITALIA, AFV ITALIA, FAGIANI, LEPRI, CINGHIALI, SQUADRA CINGHIALI... Tanta roba.....

da eddy  13/08/2013 14.45

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Eddy, di debolezze ne ho ben altre........................
Io caccio per pura passione.
Quando TANTI ANNI FA scrissi il mio primo articolo: Sulla caccia al muflone, un racconto e poi uno sui calibri per la caccia al cinghiale,
Lo feci perrchè non ne potevo più
di leggere un mare di stronz da chi scriveva molto ma che a caccia ci andava poco.
Voglio farti una piccola confidenza, anche se non dovrei visto che ti avevo "pregato" di non presentarti più nel mio blog.
NON VEDO L'ORA che cominci l'addestramento dei cani!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Capisci cosa vuol dire svegliarsi alle 4 caricare 4- 5 cani in macchina e macinare chilometri e chilometri DA SOLO tra caldo tafani e zanzare. Spessissimo senza acqua...
Non mi sembra di averlo mai raccontato! A te risulta di si?
Pensi che quelli siano gesti da "psicologicamente fragili"
Vedi "psicologicamente fragile" uno che a caccia aperta, in ottobre quando colombai e tordaroli sparano centinaia di cartucce, se ne va in giro per lande desolate a cercare un'ultimo vero fagiano o una lepre superstite da 100 battaglie?
Sinceramente non so se dovrei ritenermi offeso dalle tue affermazioni.
Lo vedi uno Psicologicamente fragile se affronta le montagne Kyrghyse DA SOLO tra stenti e pericoli?
Eddy, eddy..................
Se tu sapessi chi son io non faresti tal parlare.
Non è una frase mia, l'ho letta nell'Orlando Furioso..

da Marco x Eddy  13/08/2013 13.41

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Marco secondo me hai bisogno ogni giorno di conferme...sei psicologicamente fragile.... Lo si evince chiaramente da come ti poni..... cacci per il racconto e per postare le foto sul blog e sulle riviste....ma non è che uno si debba vergognare di questo .... È una debolezza come fumare o raccontar bugie....

da Eddy  13/08/2013 12.46

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Marco, on darmi colpe che non ho.
io ho espresso con educazione dei concetti personali nei tuoi riguardi, permeati anche da grande rispetto, e mi pare che questo sia stato recepito, ma ti ho anche avvertito che un certo tipo di presentazione del pezzo, poteva suscitare, per invidia o solo per pochezza mentale, le reazioni che
spesso si leggono sul blog e non solo oggi e non solo perche' ho scritto quello che ho scritto.
D'altra parte e' anche vero che chi scrive si espone a questo ed altro e deve poi essere in grado di sopportarne le conseguenze, almeno fino ad un certo punto.
Cordialita'

da fabio guidi x marco  13/08/2013 10.47

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Ragazzi qullo che conta nelle armi a canna rigata è l' energia, il discorso del diametro della palla non è così importante come crediamo,si, per animali di grossa taglia una bella palla non guasta però per buttare giù un animale ci vuole l'energia. Marco te dici che il 308 W per il cinghiale va bene e sono d'accordo ma esistono persone che vanno con il 9,3 calibri da SAfari. Io ho 19 anni e quindi sono giovane ma di caccia me intendo perchè sono nato da una famiglia famosa per la caccia . Lo sapete lo zio del mio babbo cacciatore cinghialaio che quando vedeva uno con una carabina lo metteva nella posta peggiore ,allora andavano con doppietta e palla tonda e non con 9,3 e pure facevano garage pieni di cinghiali uguali anche di un quintale e più. Il discorso che se le chiappi bene e vanno giù , se invece e padelli puoi avere anche il cannone i risultati sono scarsi. SALUti:)

da Riccardo  13/08/2013 10.09

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Rampino, poi ci spiegherai cosa significa,
Permettimi, ma di camosci ci capisco qualcosa anche io.
Avendoli cacciati in Austria, Trentino, Piemonete, Slovenia.
Non ne ho fatti molti è vero, forse una ventina,
Ma da lì a non poterli nominare troppo ce ne corre.
Ti pregherei di essere più educato quandi rispondi, dato che non credo che ci conosciamo ed anche per rispetto verso gli altri.
Con il 243 in montagna ci fai due pere.??????????????????
Allora credo proprio che dovresti darti alla MARMELLATA, perchè conosco MOLTI cacciatori che lo usano con successo anche sul cervo.
Vittorio Bartolini, il direttore della riserva alpina di Rima - Rimasco - Carcoforo ha fatto qualche centinaio di camosci col suo BSA in calibro 243. E guai a chi glielo tocca.
Con cartucce commerciali poi................
Io non l'ho mai usato né sul camoscio né sul cervo, ma fino ai palanconi di daino e ai cinghiali di 120 - 130 CREDIMI, non li vede neanche!!!!
NESSUNO si è MAI paragonato a Dio, (che poi l'hanno messo in croce) ne si è mai professato un bravo.
Espongo con molta calma soltanto le mie idee e sono prontissimo ad ogni confronto.
Con persone SERIE, EDUCATE e soprattutto ADULTE.


Ai visto Fabio che cosa hai combinato?
Sinceramenteme la prendo più con te che con rampino................

da Marco x Rampino  13/08/2013 10.04

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Grazie per il corretto pensiero, però vorrei che certi avalli mi arrivassero da persone un po' più
corrette a livello di espressione e ragionamenti.
L'aggressione verbale, come la tua, non può essere normalmente accettata quando la discussione
si basa su concetti onestamente e correttamente espressi.
E ci sarebbe anche da disquisire sul merito, ma qui lascio che Marco risponda.
saluti

da fabio guidi x rampino  13/08/2013 9.47

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

La mia risposta era indirizzata a PAOLO 79 e non a TUTTI come sposso faccio.
Una persona che, vista la sua proposta di utilizzare il 338 Federal sul cinghiale,
NON DOVEVA assolutamente conoscere nè me nè le mie opinioni in materia.
Tutto quà.
Non ho nè voglia nè passione per stare ad elencare i mieii abbattimenti o le mie armi.
E roba MIA e di nessun altro
Magari potrei meglio elencare qual che mi piacerebbe abbattere e/o quali armi ancora acquistare....
m
Mi piacerebbe sentire cosa dice Alcino....................

da Marco x Fabio  13/08/2013 8.27

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

di camosci non capisci niente e non nominarli - limitati al puzzolente e brutto cinghiale !! Cacciato in battuta poi che caccia è? Con il 243 ci fai due pere in montagna e anche al cinghiale ( solo lei caccia con quel calibro ed è una chiavica!!) per il resto sei bravo ma non sei il Dio della caccia a palla in Italia. Fabio Guidi ha esposto un corretto pensiero.

da Rampino  13/08/2013 8.14

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Buongiorno Marco,
da come mi rispondi mi pare che anche tu non abbia capito bene quello che volevo dirti.
Il problema e' che non c'era assolutamente alcun bisogno di ribadire il fatto che tu hai provato centinaia e centinaia di calibri su qualsiasi animale, perche' ormai dopo un po' che uno frequenta il blog, se non e' proprio uno stupido lo capisce da sè.
Basterebbe semplicemente che tu dessi quei consigli, che, ribadisco, provengono da una esperienza fatta sul campo che di sicuro almeno tra noi che seguiamo il blog, non ha eguali ( ed anche su questo punto non credo che tu mi abbia capito), senza rimarcare continuamente quanti fucili possiedi, quanti animali hai prelevato e quante volte vai a caccia durante l'anno. Alla maggior parte delle persone che ti leggono, interessano la tua esperienza ed i consigli che puoi dare, non la reiterazione ossessiva di come te la sei fatta.
Tutto questo, solo per dimostrarti la mia ammirazione, e darti molto umilmente un consiglio su come potresti essere piu' accattivante, se solo usassi un approccio diverso.
Non me ne volere, lo faccio in ottima fede e perche' ritengo che questo blog oltre che interessante per i temi trattati, possa effettivamente risolvere qualcuno dei nostri problemi di cacciatore.
Cordiali saluti

da fabio guidi x marco  13/08/2013 8.09

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!


Alcinoo Almeno avessi il coraggio di firmarti con nome e cognome, anche se magari falsi..............
Questa mattina, mentre mi recavo a lavoro ho letto l'insegna di un ristorante:
SPECIALITA' alla BRACE. PESCE e Carne e "AGNELLO" tutto l'anno!!!!!!

Caro Alcino, non mi sembra ti averti mai visto assaltare ristori e macellerie con la baionetta tra i denti...
Ti è mai capitato di vedere sgozzare un centinaio di BELLISSIMI agnelli, in "serie" come in una catena di montaggio...?????
Tutti quei bei manti bianchi, candidi insanguinati solo per "SODDISFARE" i palati fini come il tuo.
Vuoi sapere anche quanto tempo ci mettono per morire?
Dai, non dirmi che non te lo sei mai chiesto
Una palla ben piazzata è molto meglio. Credimi!
Vai in chiesa e racconta al parroco cos'hai fatto, imbrattrando il mio Blog.

Forse lui saprà darti l'assoluzione.
Buon appetito.
M

da Marco x Alcinoo  13/08/2013 6.27

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Mi spiace caro Fabio che NON HAI ASSOLUTAMENTE CAPITO le mie intenzioni,
Assolutamente NO!!!!!
Se mi sono permesso di "ricordare" le prime 6 righe l'ho fatto SOLTANTO per RICORDARE che di calibri, palle, munizioni ne ho provati a decine così come le azioni di caccia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Tutto quà. Perchè se ti dico che il 243 è già un ottimo calibro per il cinghiale è perchè l'ho ampiamente usato e non perchè mi sono letto qualche numero di Guns & Ammo!!!!
I miei colleghi GIORNALISTI forse si, ma cacciatori un po' meno, perchè ci conosciamo tutti ( e non siamo poi tanti) mi ricordano sempre quando ci incontriamo che io vado troppo a caccia........ Se io vado a cinghiali "almeno" tre giorni la settimana da novembre a febbraio da una quarantina di anni, che dici una certa esperienza me la sarò fatta? Come se vado a caprioli da maggio a marzo. Di camosci ne abbatto uno o due capi l'anno........
A buon intenditoere. I "miei collegfi" devono dirci come si sono fatti le ossa perchè ne conosco alcuni, sia giovani sia più attempati, che con quattro - cinque uscite l'anno scrivono per una stagione.
Lo vedi che polverone hai sollevato.

Poi vorrei rispondere anche a EDDY,
Marco vive e caccia per raccontare e' un insicuro! che vive solo se gli altri lo credono "er piu'""""""""""""
Che significa? Non l'ho capita.
Ti sembra che io sia un insicuro?????
Il più delle volte parto per avventure di giorni e giorni DA SOLO e tu OSI DEFINIRMI un insicuro!!!!
Oppure uno che vuole essere definito er mejo?
E perchè??? Meglio di chi e di che cosa.
Visto che non ti suscito molte simpatie, mi permetto di chiederti di non visitare più il Nostro blog,
Tanto che lo visiti a fare? Per leggere cose scritte da un INSICURO che vuole essere il migliore.

Poveri Noi.
M

da Marco x Fabio Guidi  13/08/2013 6.18

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

fabii guidi perche dici qhesto? Marco vive e caccia per raccontare e' un insicuro! che vive solo se gli altri lo credono "er piu'"

da eddy  12/08/2013 20.18

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

.....potevi evitare le prime sei righe della risposta ed essere estremamente efficace con il resto.
Peccato perche' la tua esperienza sarebbe molto più godibile se permeata da un po' di sana umilta' che, per esempio, altri cacciatori/giornalisti mettono sempre nelle loro risposte.
Sia chiaro che questo e' solo un mio pensiero personale e per questo, completamente criticabile, ma secondo me, questo modo di scrivere provoca in seguito quei comportamenti idioti che spesso rovinano l'essenza stessa del blog che nel suo insieme sarebbe molto gradevole.
Senza nessuna acrimonia, mi scuso in anticipo se il mio intervento dovesse aver causato disagio all'autore, esso, l'intervento, e' solo un consiglio appassionato e sincero dato ad una persona che
in materia di caccia agli ungulati ne sa' molto piu' di me.

da fabio guidi x marco  12/08/2013 16.16

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

.....potevi evitare le prime sei righe della risposta ed essere estremamente efficace con il resto.
Peccato perche' la tua esperienza sarebbe molto più godibile se permeata da un po' di sana umilta' che, per esempio, altri cacciatori/giornalisti mettono sempre nelle loro risposte.
Sia chiaro che questo e' solo un mio pensiero personale e per questo, completamente criticabile, ma secondo me, questo modo di scrivere provoca in seguito quei comportamenti idioti che spesso rovinano l'essenza stessa del blog che nel suo insieme sarebbe molto gradevole.
Senza nessuna acrimonia, mi scuso in anticipo se il mio intervento dovesse aver causato disagio all'autore, esso, l'intervento, e' solo un consiglio appassionato e sincero dato ad una persona che
in materia di caccia agli ungulati ne sa' molto piu' di me.

da fabio guidi x marco  12/08/2013 16.16

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Dalle mie parti si dice Aridaje.......
Vuoi che ti ricordi quanti cinghiali ho abbattuto in vita mia?
"Qualcuno"......
Il mio RECORD 158 kg. 1 colpo solo di 308 palla Hornady SST da 150 grani.
Ma anche durante la scorsa stagione di caccia ne ho "inginocchiato" qualcuno abbondantemente sopra il quintale con la stessa munizione.
Domanda? Perchè COMPLICARCI la vita? Un semiauto in 338 Federal? Ci sono già in 8 Mauser 338 WM e 9,3 x 62...
Dai retta a me.. il 308 W è già un grosso calibro per il cinghiale in battuta.
Ciao
M

da Marco x Paolo  12/08/2013 14.17

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Quelle che dite, sono verità sacrosante, secondo me però il 338 federal troverebbe il suo maggiore impiego in una semiautomatica per la caccia in battuta, essendo una carica non magnum,avendo un bossolo corto (lo stesso del 308), ma montando una palla con una sezione maggiore.. da 338!

da Paolo 79 per Marco e Riccardo  12/08/2013 13.31

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Sono d'accordo con te Marco ,ansi io utilizzo il 243 W per il capriolo ed ottengo ottimi risultati , anno scorso tirai a una daina e feci un abbattimento pulito . Ho anche il 300 WM ma lo utilizzo per tirare a lungo e per grossi maschi di daini e cinghiali. SALUTI :)

da Riccardo  12/08/2013 11.23

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Il calibro 338 lo preferisco hai vari 300 ad alta intensità, forse perchè meglio rispecchia le caretteristiche del mio preferito: l' 8 x 68 S!!! Non capisco invece il discorso FEDERAL,..
E chi lo comprerebbe?? C'è già il meraviglioso 338 WM, perchè complicarsi la vita. Io in BC col 338 ho fatto due orsi e ... non li ha visti neanche.
E' già un calibro eccessivo anche per il Nord America.
Per le Alci europee e Americane il discorso è un po' complicato. Io le ho cacciate entrambi.
Non sono dei fortissimi incassatori, ma molto dipende dalle distanze di tiro e dal fitto della vegetazione.
Quando è possibile, su simili bestioni è meglio abbondare per non correre rischi di fare dei ferimenti, specialmente se si spara di notte. Come è accaduto un paio di volte in Bielorussia.
Delle alci che ho abbattuto io, quello che mi ha fatto più strada ( 60 - 70 mt!) l'ho colpito, ammetto male, troppo basso in corsa, col 9,3 x 62!
Per i NOSTRI SELVATICI Italiani, col 270 Winc FAI TUTTI, volendo cacciare ESCLUSIVAMENTE il cervo, allora 7 mm RM o 300 WM o 8 x 68.
Calibri maggiori non servono.
Un saluto
Marco

da Marco x Paolo  12/08/2013 6.22

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Io non sono per i calibri grossi però Eddy per gli alci il 300 WB va bene perchè per buttare giù animali di 2 quintali ci vuole calibri grossi, ansi in america sparano anche il 375 H&H per gli alci, insomma il 7mm,300 Winchester M,300 Weatherby sono calibri che vanno bene per gli alci e quindi non sono esagerati. SAluti:)

da Riccardo  11/08/2013 8.39

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Ottimo il cal. 50bmg...

da Eddy  10/08/2013 19.42

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Innanzi tutto, di nuovo grazie per la Mail dell'altro giorno sulla piccola Ruger..... poi, complimenti per l'ennesima avventura di caccia vissuta e descritta.... Per l'alce,appunto, come vedrebbe il calibro 338 Federal? E per i nostri selvatici italiani?

da Paolo 79 a Marco Benecchi  10/08/2013 15.17

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Senza voler prendere le difese di nessuno. Da cacciatore ho già detto che questo genere di caccia non mi piace ma la rispetto come dovresti farlo tu indipendentemente dall'essere o meno cacciatore è una questione di educazione cosa che a te manca ...CONTESTATORE. Porco e criminale lo pensi tu e lo dici tu che non sei ne puoi ritenerti il portavoce di chicchessia....è un tuo personale pensiero.Riguardo al fatto di fare qualcosa di utile per il prossimo beh, meglio di cosi? Si spendono dei soldi, qualcuno ci guadagna e l'economia gira, non è questo un aiuto a chi ha bisogno di lavorare?

da Carlo  10/08/2013 10.00

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

...è un tiro molto sportivo, specie allo schizzo...il Bisonte quando parte e' una saetta!

da Eddy  09/08/2013 17.07

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Certo che c'è anche il bisonte. E' presente in buon numero anche in Bielorussia ma sono in pochi a poterselo "permettere".

Io l'ho visto!!!!!!!!!!!!!!!
E' veramente un selvatico monto imponente.
Saluti
M

da Marco x Carlo  09/08/2013 13.42

Re: L’UOMO CHE PARLAVA CON LE ALCI: Caccia in Bielorussia all’alce e a tanto altro ancora!

Come grandi animali in Europa non c'è pure il bisonte ? Mi sembra in Polonia o giù di lì.

da Carlo  09/08/2013 12.47
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