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10/03/2013 

Le premesse non mi piacciono, di nessun genere, ma una in questo caso mi è indispensabile. Il riferimento è quanto ha scritto Pierpaolo Pandolfi sulla falconeria, e la premessa è questa: se è utile e giusto ascoltare diverse opinioni, subito dopo è indispensabile mettere in ordine nei concetti e fare chiarezza sui termini.

Ho deciso di farlo (con ritardo, ma questi sono i miei tempi) a titolo strettamente personale. Gli altri, compresi quelli che mi hanno così premurosamente sollecitato, potranno farlo se, come e quando lo riterranno opportuno.

Parlando di falconeria è quasi d'obbligo iniziare dalle origini e dalla sua storia. Ci si può sbizzarrire, visto che si possono citare soltanto notizie, poche o tante, conosciute praticamente da tutti gli interessati. Da Ctésia e Aristotele a Dante e Boccaccio, da Marziale e Apuleio allo splendore delle corti rinascimentali, dagli arabi con Ghatrif e la magnificenza di Kubilay Khan ai nostri giorni. Passando ovviamente per l'incredibile mondo di Federico II. L'ultimo degli Svevi, incontrate le tracce rimaste del mondo islamico e fatto tesoro del sapere scientifico e culturale degli arabi, scrive un'opera immensa per i cultori della falconeria, frutto della straordinaria esperienza personale fatta di pratica e di passione; il tutto raccolto e trasmesso con una grande capacità di sintesi. Particolarmente preziosa la nota introduttiva del De Arte, scritta - per il desiderio di rimuovere gli errori di molti, i quali senza conoscenza dell'arte, ne fanno scempio, imitando libri mendaci e inadeguati- . Fin qui tutto bello, apprezzabile e conosciuto.

Poi a qualcuno è venuto in mente, ma non da ora s'intende, di cominciare a chiamare la falconeria in altri modi: siamo partiti da divertimento, e passando da sport, siamo arrivati a hobby. Non è una cosa importante, si sente ripetere. Siamo d'accordo, ma cominciamo da lì a dire in chiaro: chi si vuole, appunto, divertire faccia pure, ma chi invece intende parlarne seriamente si dia una regolata.

Si prosegue con Falconeria intesa come caccia.
E' incomprensibile. La Falconeria come tale è solo caccia con il falco.

Anni fa, in una definizione molto sintetica avevo scritto: “E' l'arte di allevare i falconi, di ammaestrarli e per mezzo di essi fare caccia di altri uccelli”. Sintesi più o meno corretta e adattata di quella che era - l'Arte di saper catturare falchi che vivono allo stato selvatico, addestrarli applicando le tecniche dei maestri arabi tramandate da Federico II, e con gli stessi cacciare animali che sono nati e vivono allo stato selvatico in totale libertà -.

Tenuto conto delle modifiche anche legislative apportate negli ultimi anni, questo è quanto. A seguire: la legge 157 classifica il falco come mezzo di caccia , quindi per utilizzarlo come tale occorre la relativa licenza. Giusto e ineccepibile. Ma la detenzione di un falco, e qui bisogna capirsi,   è come la detenzione di un'arma. In entrambi i casi, i mezzi di caccia non sono subordinati all'utilizzo, ma è invece l'utilizzo che è subordinato al tipo di licenza. Chi possiede un falco, fatta la denuncia di detenzione, decide che tipo di attività intende svolgere con lo stesso: caccia, spettacoli, bird control, riproduzione, etc.

Sempre la legge 157 cita: - Chi viene trovato in aperta campagna con i mezzi consentiti per la caccia, viene considerato in atteggiamento venatorio -. E' quindi chiaro che se un falconiere vuole andare in campagna con il proprio falco senza tener conto di questo, può essere sanzionato da qualsiasi organo di Polizia Giudiziaria. Ma questo non in molte regioni, dappertutto. Se invece si fa normale attività di volo in allenamento o spettacolo, non c'è l'obbligo della licenza, ma soltanto quello, oltre alla notifica di possesso del rapace, di chiedere alle competenti Autorità il permesso di volare in determinati orari e ambienti aperti.  Dette Autorità (Uffici Caccia e Pesca) possono ovviamente condizionare tempi e spazi, ma non possono né vietare il volo libero (sarebbe una forma di istigazione al maltrattamento di animale protetto), né richiedere la licenza di caccia, non configurandosi nessun tipo di attività venatoria.

Il prospettare tre categorie di rapaci adatti alla caccia, mi ha, oltretutto, rattristato. Da sempre, e speriamo resti anche in futuro, la Falconeria ha indicato due tipologie di animali utilizzate in Alto volo e Basso volo, evidenziando le sostanziali differenze di caratteristiche fisiche e comportamentali. Il prevedere una terza “categoria” con l'utilizzo di Harris, poiana comune e Codarossa, è veramente allucinante. Tenendo anche conto che non è mai stata, diciamo così, ufficializzata quella tecnica che un mio amico definisce con ironia – di lungo volo – forse da sempre utilizzata dagli arabi e relativamente in Francia. Si tratta di lanciare dal pungo, come per il basso volo, falchi di alto volo ad inseguire la preda. Questa pratica, come detto, è realmente esistente e la spiritosaggine deriva dal fatto che la maggioranza delle azioni si concludono molto lontano.

Credo che fare a meno delle invenzioni sarebbe utile a tutti.

Altra classificazione proposta è la Falconeria alternativa. Sarebbe l'attività svolta da chi non va a caccia col falco e pratica il volo libero senza uso di prede vive.

Anche qui cerchiamo di chiarire: che il termine Falconeria indica l'uso di falchi addestrati per cacciare animali selvatici è già stato detto; che non c'è niente di alternativo nel far volare rapaci per spettacolo utilizzando tecniche di ammansimento descritte e usate per la falconeria è facile da capire e che, infine, una qualsiasi attività dove si utilizzano rapaci notturni e avvoltoi non può assolutamente essere definita Falconeria.

Altro capitolo: la falconeria professionale, comprende quattro “categorie” di attività: Bird control, riproduzione in cattività, riabilitazione dei rapaci e Guferia, che delle quattro è la più eclatante. Se quindi ho interpretato correttamente sarebbero professionali quelle attività che producono un reddito. Sempre ammesso che abbia capito bene, credo sarebbe più opportuno e corretto usare questo termine per garantire la qualità dell'attività svolta, a prescindere che sia fatta a scolpo di lucro o a titolo gratuito.
Mi sia concesso anche un rapido commento alle “categorie”.

Bird Control: colombi, gabbiani e cornacchie hanno colonizzato i centri urbani perchè scelgono ambienti più facili, più caldi, con più possibilità di approvvigionamento alimentare e soprattutto privi di predatori naturali. Il resto, tutto il resto, è secondario.

Si legge anche una spiegazione sul rapace utilizzato che - ha successo perchè suscita una forte sensazione di stress nelle colonie infestanti-.  E se le notizie da stress fossero proprio queste?

Riproduzione in cattività: da sempre argomento di enorme importanza; chi ha l'età giusta ricorderà che fin dai tempi in cui il prof. Toschi era direttore del Laboratorio di Zoologia applicata alla accia erano state considerate alcune proposte. Dopo molti anni l'Istituto Naz.le di Biologia della Selvaggina diffuse un documento nel quale autorevoli personaggi proponevano all'INBS di organizzare l'allevamento dei rapaci in collaborazione con il Circolo Falconieri e alcuni Istituti scientifici. Non se ne fece praticamente di niente per la dabberraggine di molti e le furberie di pochi.

Riabilitazione dei rapaci: ben vengano i Centri specialistici, a patto che ci sia collaborazione (indispensabile) con l'esperienza dei falconieri. Quelli veri, s'intende.
Guferia: so che il termine esiste, ma siccome con la Falconeria non c'entra niente, non è commentabile.

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