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06/07/2022 

La caccia come è ridotta.. oggi.

Si sa ormai i “Social” spopolano, nella Caccia non sono da meno, i temi cruciali e i “rospi da inghiottire” transumano attraverso i Social, vengono “socializzati” per l’appunto e nulla è più reale, fedele, carnale, trend topic nella caccia come l’algoritmo diventano relatori e mediatori di ogni discussione. Abbiamo abdicato all’intelligenza artificiale anche se A.I. e algoritmi non sono mai puri, hanno un costo e “vanno verso la biada del padrone”.

Ma qual è questa “biada del Padrone” chi se la cava nel nostro piccolo mondo di opinioni?

Lo spunto mi è giunto leggendo uno scontro tra amici sulla opportunità o meno della legge 157 o meglio sull’art. 842 del Codice Civile.. lo scontro era tra dirigente di EPS (ente produttori selvaggina) e cacciatore tradizionale (ovvero iscritto ad associazione tradizionale).

Non mi sento di condannare nessuno, il bello ma anche il grottesco di tutto è che ognuno ha le sue “buone ragioni”. Chi si scaglia contro la caccia sociale e popolare sa bene che questa oggi più che mai è diventata manna per circoli e per clientele locali appannaggio di piccoli “don Rodrigo” territoriali che tengono con furbizia le redini di un consenso diffuso scarsamente alfabetizzato. Chi conosce le dinamiche di ripopolamento dei fagiani sul territorio sa bene di cosa sto scrivendo e sa bene che con una laurea, buona favella e capacità di vendere il prodotto anche se non è il suo si domina adeguatamente la “massa”. In fondo è l’avvento di un nuovo comunismo.

Dall’altro canto c’è il cacciatore tradizionale che si scaglia contro i Padroncini venatori e i latifondi della caccia “figa e modaiola”. Tra i suoi clienti c’è il partita iva per bene (ma con i soldi) il partita iva (evasore) il dirigente e il funzionario pubblico benestante, i consumatori perfetti per un mercato di nicchia, un mercato che “vende” un fucile svariati migliaia di euro e che propone pacchetti turistico venatori con plafond variabile ma non certo da reddito medio nazionale.

Negli anni ‘30 del secolo scorso Jonh Maynard Keynes teorizzava il trade off tra Burro e Cannoni, in effetti è proprio così basti vedere una delle ormai numerose fiere venatorie, migliaia di cacciatori in fila con quintali di carta da portare a casa “per sognare..” e pochi facoltosissimi cacciatori che comprano. L’ottimo paretiano, rendo trendy il prodotto, lo vendo ai pochi ma facoltosi influencer e fatturo con una massa di tagliandi di decine di migliaia di “spettatori” paganti.

Ma in questo quadro a tinte fosche dove sta la gestione? Come possiamo convincere la maggioranza non venatoria del Paese sull’utilità di una Caccia che si presenta al pubblico come lo scontro tra interessi particolaristici contrapposti ma simbiotici? Ci presentiamo con associazioni che sembrano cooperative collettivistiche di massa (con gruppi dirigenti strettissimi e gelosissimi de proprio ruolo che poi corrisponde ai rimborsi assicurativi) o con associazioni padronali dove i concessionari propongono “sogni venatori” da svariati kappa di euro per pochi, abbienti ma comunicativamente influenti clienti?

Esiste giddensianamente una “terza via” a tutto ciò? Spero di si e l’unica strada percorribile è per quei pazzi ventenni che stanno prendendo la licenza in questi anni, millennials non particolarmente abbienti ma decisamente appassionati. Sono in nostro futuro ma soprattutto sono uno spaccato della società che nulla ha a che fare con le categorie di cui ho scritto. I pochi saggi pensino a loro, senza tirarli per la giacchetta, la mia generazione ha tendenzialmente fallito, i pochi senzianti e di buona volontà deleghino il futuro della caccia ai pochi ma veri ventenni cacciatori che ci rimangono, a noi non resta che andare a caccia e trovarci intorno al tavolo di un Brado. Lo so se la prenderanno a male in molti… ma prima o poi la verità andava detta, o scritta.

 

Andrea Severi

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1 commenti finora...

Re: Dal collettivismo associativo del fagiano pronta caccia allo jus fragarum del terzo millennio

L’Europa è piena di modelli di gestione venatoria di vario tipo, più o meno privatistici, basta copiare dagli altri.
Certo il modello “caccia sociale” è fallito ed anacronistico.
Pensare di fare gestione senza proprietari e conduttori dei fondi e senza dar loro un reddito integrativo è da illusi o da uomini in malafede.
Oggi si raccoglie quello che si è seminato.

da Vecchio cedro  06/07/2022
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