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04/01/2019 

La migrazione pre-nuziale ha subito, anche nel 2018, le conseguenze derivanti dal “pazzo” inverno. Al 10 di gennaio, quando scrivevamo nelle note dell’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio (CO) questi appunti, ben sintetizzavamo l’inizio di una stagione meteorologica particolare: “Fiocchi di neve sulle cime del Sahara, caldo primaverile al sud con 24°C a Roma, nevicata sulle Alpi oltre ogni misura e a Zermatt 13mila turisti bloccati, come pure a Cervinia”. L’attività sembrava correre verso la primavera perché, dopo un gennaio che consentiva, senza particolari interruzioni per le condizioni meteo, di provvedere alla sistemazione arborea del complesso intorno all’Osservatorio Ornitologico (ndr. da anni non si verificava una situazione così ottimale per i lavori in esterno), si erano così indirizzati anche i primi giorni di febbraio allorché, da metà mese, l’inverno tornava prepotente anche a causa  dell’effetto del burian, il vento siberiano che ha fatto crollare le temperature di 12 gradi su parte del nord Italia e anche lungo le coste adriatiche, con nevicate rimarchevoli, freddo intenso su tutta la penisola e una bora che a Trieste ha toccato i 133 km/h. Il mese di febbraio, che i nostri vecchi solevano chiamare “corto, ma duro” perché dall’inverno non potevano essere fuori, ci traghettava in quello di marzo che si preannunciava “pazzerello”, confermando il vecchio detto, ben lontano da quell’inizio della primavera indicata, ai fini del calendario meteorologico, che viene fissato alla data del primo giorno del mese. Quest’anno sembrava, infatti, di essere molto lontani da quella specie di primavera anticipata, vissuta a gennaio e nei primi giorni di febbraio con una dolce uscita dall’inverno. Il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, passava all’insegna di un abbassamento delle temperature e piogge consistenti al nord e al centro della penisola, risparmiando il sud, avendo regalato solo alcune giornate con sole veramente primaverile (13, 14 e 16/03). L’inverno sembrava proprio non volersene andare tanto da regalarci gli ultimi giorni del mese – soprattutto al nord e al centro Italia – con temperature sotto la media. Poi, all’inizio di aprile, finalmente è arrivato un bel sole nel giorno di Pasqua.

Il mese di aprile, e così anche quello di maggio, è stato caratterizzato da un’instabilità persistente senza quelle giornate di tepore primaverile e così la settimana di metà maggio si presentava con una forte perturbazione sopra i 1.800 metri con precipitazioni nevose e, al di sotto, con piogge, soprattutto al nord, che non hanno fornito quella tranquillità alla nidificazione della prima covata. Al nord, invece, del Paleartico Occidentale, dove in questo periodo si è posizionata l’alta pressione e un caldo fuori stagione, con temperature massime estive, consentendo un magnifico momento per la nidificazione, luogo eccezionale per il serbatoio annuale dei nostri amici alati come ci comunicavano gli stagisti dell’Università di San Pietroburgo, che abitualmente svolgono la loro attività autunnale presso l’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN, e che continuano i contatti durante tutto l’anno. Non così favorevoli sono state queste prime decadi di maggio nel nostro territorio, per poi rimettersi al bello facendo venir meno quella instabilità diffusa con rovesci e temporali, assolutamente non favorevoli ai nostri amici alati. Una conferma data dal responsabile scientifico di OMPO, Alexandre Czajkowski, che è stato presente nei mesi primaverili a S. Pietroburgo e nelle zone a nord per lo studio della nidificazione dei grandi turdidi.

Nel venire al dunque su questi movimenti verso i luoghi di nidificazione dei nostri amici alati dobbiamo considerare che mezza Europa è stata ancora sotto ghiaccio e neve fino alla fine di aprile e i primi di maggio, con le Alpi a far da barriera difficilmente sormontabile, per cui i turdidi hanno avuto una risalita alquanto ritardata. E così dicasi per tutte le altre specie quali anseriformi e limicoli, lasciando al mese di aprile un velocissimo “viaggio” di risalita verso i lidi di nidificazione. Una nota, in pillole, veramente da segnalare è la presenza tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio di un movimento erratico molto interessante del Lucherino, quasi assente (salvo le solite eccezioni) durante l’autunno 2017.
 
Concludendo, va considerato che, come avvenuto nel nord del Paleartico Occidentale, la seconda parte della nidificazione anche sul territorio nazionale è stata positiva,  come confermato dalle osservazioni che molti seguaci di Diana hanno costantemente trasmesso, mentre curavano i loro appostamenti, offrendo un quadro generale che aveva fatto ben sperare sulla stagione autunnale che sarebbe, invece, arrivata non in forma positiva anche se gli habitat generalmente erano stati più curati e conservati rispetto al passato e per quella maggiore attenzione di tutto il territorio naturale che si deve finalmente riscontrare.

Si giunge così all’inizio del periodo migratorio dove nell’ultima settimana tra agosto e settembre si è notato un leggero movimento di tutti gli estatini, prima della perturbazione di venerdì 31 agosto, con particolare riferimento alla Balia nera, al Pigliamosche e al Beccafico, che si è presentato positivamente a metà agosto. In questa circostanza abbiamo annotato, in alcune zone delle Prealpi lombarde, una discreta presenza del Prispolone. Con l’inizio di settembre si è constatato un leggero movimento migratorio caratterizzato dalla presenza della Balia nera, del Codirosso, del Beccafico e del Prispolone, soprattutto nella seconda decade di settembre, sempre accompagnata da bel tempo e alte temperature medie. Si segnala una positiva, ma non abbondante, presenza della Capinera e del Pettirosso e l’arrivo dei primi Tordi bottacci nella fascia collinare delle Prealpi. Il primo esemplare di Tordo bottaccio è stato inanellato presso la struttura dell’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN il 13 settembre. L’anomala estate prolungata sembrava stesse per finire perché si preannunciava una massa di aria fredda proveniente dal nord Atlantico con un drastico crollo delle temperature, ma sole e caldo hanno invece accompagnato l’inizio dell’autunno condizionando nuovamente la migrazione post-nuziale che, alla fine di settembre, si è dimostrata ben al di sotto delle realtà abituali. Va sottolineato, infatti, che vi sono state solo semplici avvisaglie per quanto riguarda il Tordo bottaccio, mentre l’unica specie che si è fatta notare è stata la Capinera, accompagnata in modo più scarso dal Pettirosso. Non vi è quindi nulla di particolare da segnalare in considerazione del fatto che nel nord del Paleartico occidentale il tempo era ancora caratterizzato da temperature piacevoli.

Nonostante la luna piena di lunedì 24 e la tradizionale data del 29 settembre (San Michele), i Tordi bottacci non hanno affatto entusiasmato, anche se domenica 30, in alcune zone collinari, si sono notati in modo più consistente. Nemmeno l’affidamento ai nostri Santi e ai ricordi dei nostri vecchi anche per le date di giovedì 4 (San Francesco), di sabato 6 ottobre (San Bruno) e di lunedì 15 ottobre (Santa Teresa), è stato favorevole. Così è iniziato il mese di ottobre. Il passo del Tordo bottaccio si è dimostrato ben lungi da quello dello scorso anno e ha regalato solo sporadiche giornate positive, soprattutto al nord della penisola. Nella giornata del 9 ottobre, questa specie è arrivata in buon numero, ma in grande ritardo rispetto alla normale tabella di marcia. All’Osservatorio della FEIN si sono notati i primi Fringuelli di passo mentre, se in alta montagna è stato osservato il Tordo sassello, nella media collina è apparsa la Passera scopaiola. Nella seconda decade del mese la presenza del Fringuello è diventata notevole, ogni giorno sempre numerosa, come avvenuto per la Capinera. In leggera ripresa il Pettirosso, mentre, ancora tra i fringillidi, è interessante sottolineare la comparsa della Peppola e del Lucherino in bassa collina e la continua assenza del Frosone, nonché la scarsità del Fanello. Nelle campagne appaiono le prime Allodole, le prime Pispole e gli Spioncelli. Ottimo, se non eccellente, il passo del Colombaccio. Nulla di rilevante, invece, vi è da segnalare per quanto riguarda il Beccaccino (la siccità perdurante da settimane non ne ha certo favorito la frequentazione nei pascoli e nelle stoppie di riso), gli anatidi in generale (salvo una più accentuata presenza dell’Alzavola) e la mitica Beccaccia.

Dopo un mese di ottobre, quasi da dimenticare per molte specie autunnali, si segnala in alcune zone del nord Italia la buona presenza del Merlo con più esemplari del solito. Sulle Prealpi lombarde erano giunte notizie delle prime osservazioni di Beccaccia (ndr. considerata, a fine stagione, una presenza più che mai ragguardevole e in positivo rispetto agli anni precedenti) mentre, tra gli anatidi, l’Alzavola e il Germano reale sembrano essere comunque le specie più presenti, in linea con i dati di popolazione continentali. Dal Mediterraneo giungono notizie sui grandi turdidi: in Grecia e nel sud della Francia appaiono con un passo improvviso di media intensità nei giorni 14 e 15 ottobre. Lo stesso è avvenuto anche in Spagna nel weekend del 20 e 21 ottobre. Tale weekend – 19, 20 e 21 – si è rivelato ottimo in molte aree d’Italia, dalla Liguria, Emilia-Romagna e parte del crinale tosco-emiliano, alla Toscana interna e meridionale, con un interessante passaggio di Tordi bottacci, Merli, Fringuelli, Allodole e gli onnipresenti Colombacci, nonché interessanti avvisaglie di Beccacce. Purtroppo nulla di particolare ci è stato offerto dagli altri punti di rilevamento. Il tempo è sempre stato bello fino al 27 ottobre, allorché dall’Atlantico e dalla Spagna è giunto un intenso guasto meteo, che ha causato maltempo nel sud della Francia venerdì 26, con repentino abbassamento delle temperature. Giorni interi di venti forti, piogge intensissime, mareggiate violente e nevicate sulle Alpi oltre i 1.800/2.000 m/s.l.m., con un pesante fardello di danni e di lutti, hanno flagellato la gran maggioranza delle nostre regioni fino quasi alla fine di novembre. Pertanto nulla di rilevante vi è da segnalare per le Cesene e i Tordi sasselli in novembre, e il mese di dicembre, con la data dell’Immacolata (8/12), è stato privo di queste “gioie alate” per tutti i capannisti, chiudendo l’anno, soprattutto al nord, con cielo primaverile (si fa per dire), che non ha convogliato nelle nostre zone questi mitici turdidi che solevamo avere costantemente gli anni scorsi. Una notizia per ragioni meteorologiche vi è da segnalare per la leggera spruzzata di neve tra il 19 e il 20 dicembre, anche a bassa quota, per lasciare subito spazio ad un clima piacevole fino a Capodanno. E, quindi, un gelido vento è arrivato da nord.
***
Nel riassumere queste note non si può che sintetizzare un anno da dimenticare per le sue anomalie iniziate con un passo ritardato degli estatini in un’estate caratterizzata da temperature alte fuori dalla norma in tutta Europa e così nel Paleartico occidentale, bacino fondamentale per la nidificazione dei nostri amici alati. Ora ci si domanda come la buona nidificazione di quest’ultimo anno quale risultato abbia fornito sull’andamento della migrazione autunnale, che ha avuto un esito negativo sotto il profilo numerico per la stragrande maggioranza delle specie alate. Invero, oltre alla ritardata partenza verso i lidi di svernamento, si è assistito ad una condizione meteo sfavorevole che ha caratterizzato l’evolversi del fenomeno migratorio poiché, quando stava entrando nel pieno della sua espressione, nell’Italia settentrionale e centrale la bassa pressione, con forti venti e temporali, ha costretto in particolar modo il Tordo bottaccio a deviare la sua direzione verso le coste orientali arrivando alla penisola ellenica. Tra i grandi turdidi sia Tordo sassello che Cesena hanno tradito le aspettative rimanendo nei territori a loro congeniali  dove hanno trovato le condizioni ideali per il mantenimento del loro stato di conservazione. A loro si unisce l’assenza del Frosone, mentre solo Fringuello, Colombaccio, e in determinati territori, la Beccaccia, si sono osservati in buon numero. Per non parlare dei corvidi sempre presenti come Ghiandaia e Gazza.

Pertanto vi è da riflettere con la massima attenzione su questo anomalo anno che, tra disillusioni ed amarezze, ha visto solo un’inspiegabile campagna denigratoria contro il mondo dei migratoristi. Un fatto che non fa che accrescere una conflittualità di alcune istituzioni contro quanti operano nel rispetto delle normative europee secondo programmi di prelievo rigorosamente organizzati e programmati. Una situazione di cui in un futuro prossimo le Associazioni del mondo venatorio dovranno tener conto perché la loro attività non rimanga solo quella di mantenere il singolo tesserato, ma quello di far conoscere il modus operandi della caccia da capanno che rispetta il lavoro nei campi e la tutela dell’ambiente circostante, tramandando le vecchie tradizioni popolari che rappresentano ancora l’essenza di un vivere civile.



Walter Sassi con l’equipe FEIN (Giovanni Bana, Domenico Conti, Laura Gerosa, Matteo Pozzoli)

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2 commenti finora...

Re: Passo migratorio "un anno da dimenticare"

da novembre a fine caccia, da noi Piemonte sud, un grandissimo passaggio di beccacce,che non si ricordava da tempo. Ancora adesso alcune stanno svernando,vuoi il clima...in alto e in basso dappertutto. Ciao

da setter'63  07/01/2019

Re: Passo migratorio "un anno da dimenticare"

Dire che è un anno da dimenticare mi sembra un po troppo, io ci metterei la firma se per i prossimi anni il passo fosse come la stagione venatoria che sta finendo. Abbiamo assistito un'ottobre niente male con un ottima presenza di colonbacci, anche i tordi si sono visti che poi non si fermano più questa è un'altra storia che risale già da parecchi anni, perlomeno qui al centro italia. Buon passo di fringuelli e pochissime allodole, per quanto riguarda la beccaccia a tutt'oggi c'è stata una presenza significativa che ha garantito il divertimento degli ausiliari dei beccacciari. Dimenticavo anche le pavoncelle si vedono abbastanza in particolare in questo freddo periodo.

da un cacciatore  06/01/2019
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